
Originariamente Scritto da
LEONIDA
Un fremito d' orgoglio e libertà attraversa sempre più decisamente il continenete sudamericano ; di ieri la notizia della proposta dell' argentino Pérez Esquivel ( cattolico torturato dai militari argentini e liberato dopo una finta esecuzione) di candidare il Presidente della Bolivia al Premio Nobel per la pace. Si parla evidentemente di Evo Morales, indigeno (fiero di esserlo !) Aymara, riuscito ad emergere dalla povertà, divenuto trascinante e popolare leader contadino prima, Presidente del suo paese poi. Un indio quindi, appartenente ad un popolo che ha conosciuto uno dei primi e dei più sistematici genocidi della storia, un popolo che si è visto sottrarre non solo la terra, ma memoria, la cultura. Il suo villaggio di nascita rappresenta in effetti, una fotografia rimpicciolita del grande continente sudamericano ; nel villaggio infatti passava il gas ( gas quindi boliviano) ma la gente che vi abitava ne restava priva, perchè quel gas era destinato ad altri "americani" - gli yankee nordamericani -.IL Presidente della Bolivia, sta conducendo una campagna di alfabetizzazione della sua gente, una estensione dell' assistenza sanitaria e soprattutto una politica di riappropriazione delle risorse naturali. Con le dovute e inevitabili differenze, dovute alle peculiarità nazionali, è evbidente l' assonanza col Presidente venezuelano Chavez. Un popolo insomma dopo secoli si rialza in piedi, reclamando "il diritto alla propria strada", alla propria dignità, alla propria emancipazione dal giogo dei "gringos". La raccolta di adesioni ha finora trovato 'sponda' in Italia in Rif. Com.sulla cui legittimità al sostego di una via 'socialista nazionale' ci sarebbe tanto da dire ( basti pensare alle 'difficoltà' create a quanti in quel partito ebbero l' ardire di sostenere Chavez) ma che comunque resta come fatto. Ci piacerebbe portare a conoscenza il Presidente boliviano che ci sono 'altri' in Italia che - senza minimante apprezzare la struttura denominata "Premio Nobel" - sono a Lui vicini, in quanto "socialisti nazionali", in quanto convinti che ogni Comunità Nazionale abbia il sacrosanto diritto a scegliersi il proprio destino.