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    Thumbs up La conclusione dell'VIII° campeggio no tav: A SARA' DURA!

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    La conclusione dell'VIII° campeggio no tav: A SARA' DURA!


    L'ottava edizione del campeggio no tav si è da poco conclusa e quest'edizione ci lascia in consegna dati di fatto e riflessioni importanti. Il campeggio è nato otto anni fa al Malpasso, San Giorio, in un terreno che l'amministrazione comunale ci diede riponendo fiducia nella conoscenza e nella storia di alcuni compagni. Si spostò a Condove, al Gravio, in un luogo visibile e frequentato, raggiungibile da Torino e di passaggio nella Valle. Poi si passò a Venaus: la prima volta sui terreni minacciati di esproprio, la seconda nei terreni liberati e accanto al presidio permanente, oggi in una terra definitivamente libera e soprattutto ribelle.
    Il campeggio è cresciuto anno dopo anno con il movimento, a specchio diremmo, e noi con loro. Siam passati da le prime iniziative di avanguardia, occupando il cantiere che poi divenne simbolo della nostra lotta ancor prima che se ne parlasse chiaramente, alla marcia delle Gorge di quest'anno, una splendida marcia popolare che ha portato con se un filo rosso che da Venaus ha raggiunto Chiomonte, con determinazione, coerenza e solidarietà solo come il movimento no tav sa fare e dare. Non è semplice trarre bilanci e non serve parlare di risultati. La nostra è come tante iniziative che il movimento fa durante l'anno, ma ha avuto negli anni la capacità di ascoltare, rispondere e immaginare questa lotta, la nostra lotta. Così quest'anno abbiamo legato saldamente la resistenza popolare con la resistenza partigiana, andando alla Garda, dove giurarono i partigiani, e sui sentieri di Condove dove resistettero, accompagnati dagli stessi giovani-nonni, cambiati anagraficamente ma con lo stessa combattività di un tempo. Martedì l'assemblea popolare, venerdì l'incontro tra le realtà antagoniste che discutendo di progetti e soggettività si sono confrontate in maniera serrata con questo movimento, ascoltando e comprendendo chi oggi rappresenta uno dei punti più alti di autorganizzazione sociale. Sabato l'incontro del Patto di Mutuo soccorso, dove si è delineato l'obiettivo del prossimo futuro: fermare il raddoppio della base di Vicenza, impedire nuove speculazioni sui rifiuti, e logicamente fermare il Tav.
    Sabato poi la marcia delle gorge ha rappresentato quel modo di manifestare che il movimento ha saputo darsi nel tempo, come nel dicembre del 2005 in un' insolita marcia sotto la neve con muli e scarponi facemmo il giro dei check point urlandone lo smantellamento, oggi sotto il sole e con una buona dose di determinazione abbiamo preso le misure al futuro territorio di battaglia. Ogni partecipante visualizzava di fianco a se i posti migliori dove issare barricate, dove fermare i mezzi, dove appendere le bandiere, dove costruire il presidio. Un marcia che ha dimostrato che sarà veramente dura passare per il governo, per Virano o chissà chi.
    Il campeggio si chiude con la riedizione di quello spirito che ci ha fatto definire i giorni dei dicembre del 2005, i giorni della libera repubblica di Venaus, che è ancora vivo e presente nel movimento e nella sua gente, che non si arrende, che richiama alla lotta, pensando, riflettendo e agendo, come solo il movimento no tav sa fare.
    Infine proprio qui dalle montagne della resistenza l'ultimo ricordo al comandante Visone, Giovanni Pesce, che nei giorni del campeggio ci ha lasciato.

    centro sociale Askatasuna
    comitato di lotta popolare no tav Bussoleno



    8° campeggio NO TAV dal 23 al 29 luglio -Venaus-Manifesti e presentazioni audio
    Dai territori liberati di Venaus verso nuove battaglie, preparando Vicenza
    La marcia delle gorge (video e foto)
    Campeggio No Tav: giornata resistente
    Primo appuntamento al campeggio No Tav: l'assemblea popolare

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    Il Documento No Tav può essere scaricato qui: http://www.infoaut.org/public/media/...470%5B1%5D.pdf

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    Dai territori liberati di Venaus verso nuove battaglie, preparando Vicenza



    I compagni e le compagne dell’area antagonista, presenti all’8° campeggio No Tav e riuniti in assemblea, propongono una riflessione e lanciano un messaggio sui nodi cruciali dell’autonomia dei movimenti e la costruzione di conflitto. Ri-partendo dal No Tav e dalle indicazioni che ci ha saputo fornire.
    Questo movimento attraversa oggi una nuova fase ma, diversamente dai resoconti mediatici, non si tratta né di divisione né di debolezza. La polarizzazione e il diverso posizionamento, rispettivamente dei comitati e delle amministrazioni comunali, all’ “offerta di dialogo” governativa non sono sintomo di una spaccatura all’interno del fronte ma il risultato di un processo sempre aperto di confronto e chiarificazione. In questi mesi i comitati hanno approfondito il proprio ruolo propositivo e di direzione all’interno del movimento, sviluppando in numero e qualità la propria capacità mobilitativa. La differenza da cogliere, all’interno di un No Tav sempre e comunque riaffermato, è molto semplicemente tra 2 modi differenti di affrontare la sfida consegnataci, specchio in piccolo di una più generale differenza nel fare politica: da un lato ritiro della delega e assunzione di responsabilità, dall’altro riproposizione di tavoli “di confronto”. Il primo sedimenta incompatibilità con la politica della rappresentanza; il secondo pretende di addomesticare la ricchezza del movimento alle consuetudini concertative. Nel radicalizzarsi delle posizioni, il movimento afferma la propria autonomia.
    Su questo orizzonte il No Tav investe e agisce la crisi della rappresentanza.

    Il sistema dei partiti vive oggi una verticale perdita di legittimità nell’intero corpo sociale. La politica istituzionale si riduce sempre più ad un puro ruolo di amministrazione e gestione dell’esistente, dove sempre più scoperta è la difficoltà di adempiere a questo compito, in un divario sempre più allargato tra i bisogni dei molti e gli interessi dei pochi. Una sola progettualità, un solo obiettivo informa questo agire: riprodurre e garantire l’esistenza di un ceto politico, sempre uguale a se stesso, navigato nel recuperare i conflitti e l’incompatibilità delle eccedenze sociali.
    Nel solco apertosi tra la Liberazione di Venaus e la fondazione del presidio di Vicenza, si dà la possibilità di una ripresa forte dei movimenti sociali. Ma la crisi della rappresentanza non investe soltanto la politica del Palazzo. Ad un livello molto più profondo essa attraversa e stravolge anche il personale politico del movimento.
    A partire da Genova 2001 le potenzialità conflittuali, insite nell’affermarsi sulla scena pubblica di una nuova generazione politica, sono state compresse e de-potenziate dall’incrostazione, in seno al movimento, di un ceto politico preoccupato più di garantirsi un domani lavorativo in rappresentanza di esso che di svilupparne le dinamiche di rottura.
    Un movimento come il No Tav, pur partendo da posizioni ben più moderate, ha spazzato via nella pratica le strettoie di un dibattito sterile durato anche troppo a lungo. Alla contrapposizione manichea tra violenza e non-violenza ha sostituito la ben più concreta opposizione tra legittimità dei movimenti costituenti e legalità dell’ordine costituito.

    Ri-partire dal No Tav, preparare Vicenza, significa oggi porsi il problema della metropoli e dell’intervento che vi vogliamo costruire. L’attuale ciclo dei movimenti presenta una fase inedita di accerchiamento della metropoli mentre è proprio nel cuore delle città, dentro il tessuto metropolitano, oggi tanto ricco di contraddizioni quanto avaro di proposte riproducibili, che dobbiamo ripartire a sedimentare pratiche e immaginari di conflitto, esplicitare proposte di rottura e tentativi di ricomposizione. In troppe delle nostre città la disgregazione e l’atomizzazione del corpo sociale trova conferma speculare nella frammentazione delle situazioni e degli aggregati militanti. Ridare centralità e fiato ai centri sociali significa allora tornare ad essere modello effettivo di alterità e contrapposizione, avanguardia linguistica e tecnologica, centri di contro-produzione mediatica e segnica, embrioni urbani di quella ingovernabilità dei territori esplosa in Val Susa e a Serre, nelle proteste popolari contro i rifiuti e nei primi passi del movimento contro il Dal Molin.

    L’amministrazione della metropoli e la garanzia di funzionamento dell’intera macchina produttiva e riproduttiva continuano a essere le preoccupazione di fondo della politica delle istituzioni. Far saltare l’equilibrio, praticare la rottura, costruire forme di contro-cooperazione devono tornare ad essere gli obiettivi-guida delle realtà dell’antagonismo sociale. Dentro questo orizzonte, il nodo scoperto continua ad essere quello della soggettività politica e militante da costruire, contro il professionismo della politica e le retoriche dello spontaneismo. Solo dove esistono strutture il progetto diventa possibile.
    I terreni su cui rilanciare l’iniziativa continuano ad essere davanti ai nostri occhi ordinati secondo la duplice logica di guerra e precarizzazione sociale, mentre squadracce sparse si danno il compito di rispondere, da destra, agli effetti collaterali della globalizzazione capitalista. In questi ambiti è la nostra voce ed il nostro intervento che devono costituire punto di riferimento e autorganizzazione.

    Tendenze positive e segnali incoraggianti sono accorsi negli ultimi mesi. Si sono moltiplicati gli appuntamenti organizzati e preparati dal movimento e per il movimento, in totale autonomia da partiti e apparati; la giornata del 9 giugno in particolare ha segnato un punto di non-ritorno nel rapporto (troppo a lungo ambiguo) tra movimento e ceto politico istituzionale: da una parte decine di migliaia di donne e uomini coscienti della posta in gioco e coerenti con un opposizione “senza se e senza ma” alle politiche di guerra, dall’altra il misero fallimento della sinistra burocrazia di piazza del Popolo.
    L’autunno che si prepara potrebbe essere molto caldo. Un governo sempre più in bilico e tenuto insieme con la colla si appresta a giocarsi tutto sulla partita delle pensioni, grimaldello su cui sembra girare la passabilità di buona parte della sua politica economica. Segnali di nervosismo e contro-tendenza iniziano a darsi nella base elettorale e sindacale di molta sinistra istituzionale. La lobby delle grande opere tornerà certo all’attacco ma già sappiamo che in Val Susa, e speriamo in altri territori, si preparano le barricate.

    Come realtà dell’area antagonista siamo però consapevoli che - su tutte - sarà cruciale la battaglia di Vicenza. Sulla capacità di risposta che i movimenti sapranno costruire, si definirà la legittimità retroattiva di molte battaglie condotte in questi anni e l’apertura di possibilità su molte altre a venire. La questione che si gioca intorno al Dal Molin dà ragione al percorso pluriennale che tra mille fatiche ha cercato di tenere insieme il globale ed il locale, la difesa dei territori e l’opposizione alla guerra infinita.
    Vincere a Vicenza vorrà dire realizzare Genova e aprire 1000 Venaus. Per questo facciamo appello alle strutture di movimento e alle soggettività sparse a concentrare le energie e preparare le risposta: città per città, territorio per territorio, è a Vicenza che oggi dobbiamo vincere.


    Le realtà di area antagonista presenti all’8° campeggio No Tav riunite in assemblea
    Venaus_Libera Repubblica_ 27 luglio 2007



    Sito Internet: www.infoaut.org

  5. #5
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    La marcia delle gorge (video e foto)


    28 luglio-Campeggio No tav. Si è tenuta oggi pomeriggio la Marcia delle Gorge, marcia indetta nell'ambito dell'ottavo campeggio no tav di Venaus dal comitato di lotta popolare, dal presidio di Venaus, dal centro sociale Askatasuna e dal comitato no tav val Cenischia e moltre altre adesioni. La marcia era stata indetta per fare un gemellaggio tra le terre liberate di Venaus e quelle minacciate della Val Clarea e di Chiomonte. Già il 21 luglio, in occasione della consegna del dossier acchiappa-fondi del governo italiano, il movimento manifestò a Chiomonte in migliaia per ribadire la contrarietà assoluta a qualsiasi tracciato, laddove le nuove carte indicano il nuovo tunnel di base. Oggi si è replicato, partendo in migliaia da Giaglione per raggiungere il centro di Chiomonte, attraversando la Val Clarea, prendendo confidenza con il territorio e gustandone la bellezza. Passo per passo, abbiamo anche preso le misure di un possibile luogo di battaglia, attraversando le Gorge e visionando La Colombera, luogo indicato dal nuovo tracciato come sede del tunnel di base. Le rocce, la vegetazione, le vigne e un morale alto quanto non mai, hanno caratterizzato la marcia. Il risultato finale è stato ottimo: in alcune migliaia il popolo no tav ha compiuto un passo in più rispetto al giorno prima, solidarizzando con un nuovo territorio minacciato, cioè un futuro territorio in lotta. La giornata si è conclusa con alcuni interventi davanti al municipio di Chiomonte che hanno rilanciato l'idea di installare un presidio informativo nel paese, riscontrando l'approvazione degli abitanti e la disponibilità.

    Guarda il video

    video della manifestazione su YouTube

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