Ritenete che lo statuto dei lavoratori, così come concepito in Italia, è un limitazione alla creazione di posti di lavoro ?


Ritenete che lo statuto dei lavoratori, così come concepito in Italia, è un limitazione alla creazione di posti di lavoro ?


Pensavo che parlassi di quello che hanno appena approvato in cina.
E perche' dovrebbe essere una limitazione?




L'articolo 18 dello statuto sicuramente sì.


Lo Statuto dei Lavoratori limita le morti sul lavoro, non il numero di posti di lavoro disponibili..... a limitare la creazione di posti di lavoro ci pensa la politica della Banca Centrale Europea


Nella vita ho sempre imparato a guardare in casa mia, a limitare le spese per quelle che sono le possibilità della mia tasca ecc.
Non so quali siano gli statuti dei lavoratori esistenti in altre realtà nazionali, io guardo alla nostra situazione economica e sento che da ogni parte ci si lamenta perchè in Italia non c'è un forte e robusto tessuto industriale. L'economia è retta da tantissime micro imprese con meno di 15 dipendenti che non hanno la forza economica di fare acquisizioni strategiche, anzi, siamo sempre più acquisiti dagli stranieri. La colpa non è dei lavoratori, quelli buoni naturalmente che nessuna impresa vorrebbe farne a meno, ma sicuramente qualche responsabilità è di quel sindacato parassitario che ad ogni costo vuole mantenere in piedi una barriera protettiva per alcuni dei parassiti del sistema. Quella barriera è l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori che è responsabile, anche, di tanto lavoro precario.


Io invece nella mia facoltà di economia ho imprato che l'economia italiana va male perché:
1) La Banca Centrale Europea tiene l'euro supervalutato compromettendo le esportazioni;
2) La Commissione Europea ha aperto le frontiere all'importazione di beni industriali cinesi, indiani, ecc..
3) I nostri governi sono incapaci di fare una politica industriale degna di questo nome;
4) La grande impresa è in crisi e i "grandi" imprenditori al posto di investire in ricerca preferiscono ritirarsi nei settori non esposti alla concorrenza internazionale e vivere di rendita.
5) la diffusione del lavoro precario in Italia è, in gran parte, una conseguenza dell'approvazione del pacchetto Treu.
L'articolo 18 invece dice solo che non si può licenziare un dipendenta senza un giustificato motivo.... per esempio non si può licenziare un tornitore perché non va in chiesa la domenica, una donna perché è incinta, ecc.. Nessun impatto sull'occupazione....


... i tuoi sono esempi irreali, ma sicuramente non si può licenziare, in aziende con più di 15 dipendenti, il lavoratore che ha l'abitudine di ammalarsi per 3 giorni x 11 mesi all'anno = 33 gg (fai un pò di calcoli di quanto costa questo tipo di assenteismo all'azienda); dell'impiegato del pubblico impiego che timbra il cartellino e porta il proprio cane a fare la pipì; dell'impiegata che durante l'orario di lavoro va a depilarsi dall'estetista; dell'autista di un'azienda privata addetto alla consegna delle merci che durante l'orario di lavoro va a puttane giustificando il proprio ritardo a causa del traffico; dei lavoratori che nelle 8 ore di lavoro vanno in bagno 4 volte a fumare la tanto meritata sigaretta.
Molti diritti che i lavoratori italiani oggi hanno, e ne reclamano ancora di impossibili a concedersi, sono la causa della capitolazione di molte aziende di prestigio, e sulla strada della capitolazione si avvia anche la nostra Alitalia (Attenzione: parlo di diritti acquisiti che il lavoratore spesso confonde con libertà di fottersene del lavoro e non ricambia mai con appropriato dovere)
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Vedi, Sandokan80, io non voglio giustificare i datori di lavoro che in alcuni, o forse molti, casi sono dei criminali, ma tu nenache mi puoi far credere che i lavoratori siano tutti Angeli.


No.
«Non ti fidar di me se il cuor ti manca».
Identità; Comunità; Partecipazione.


a dispetto di qualsiasi cosa dicano i votanti e gli intervenuti qui e' da tempo noto che le limitazioni legali alla contrattazione costituiscono un elemento disincentivante la stessa e soprattutto una inefficienza. Non e' smentibile il fatto che un limite alla licenziabilita' del dipendente -qualunque esso sia- ha un costo per le imprese limitate in questo, tale costo e' un trasferimento disposto in base alla legge e non in base a regole di mercato.
Ogni costo ha una conseguenza, poiche' il denaro consumato per un uso non puo' essere destinato ad un altro, a dispetto di qualsiasi considerazione etica o morale, che con questo discorso non ha nulla a che vedere, e' un fatto che -stante l'esistenza di varie voci di spesa- ogni singolo euro perso in costi quali (sparo a caso):
- cause intentate dal lavoratore contro il datore di lavoro (per qualsiasi motivo, compresi gli infortuni e i licenziamenti)
- contributi pensionistici, assicurazioni obbligatorie, tassazione
determina una riduzione del soldo in cassa dell'azienda, quindi una riduzione della sua possibilita' di investire, l'assunzione di un nuovo lavoratore e' proprio un investimento o una parte di esso, nella misura in cui essa viene a mancare per mancanza di denaro nelle casse dell'impresa essa e' impedita per esempio dai costi di cui sopra
chiaramente le regole sul mercato del lavoro non sono l'unico fattore incidente, paradossalmente a livello di singola impresa anche l'altrui concorrenza limita le assunzioni! E' chiaro pero' che se la tassazione o la regola vale per tutte le imprese considerate e' definibile una certa quantita' di posti di lavoro non creata a causa delle regole e non della concorrenza altrui.
Con questo ancora non sto dicendo che cio' sia giusto o sbagliato, sto solo rimarcando un fatto. Aprire qualsiasi manuale di economia non del tutto keynesian-socialista per credere !!!
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale