Nel luglio del 1960 un gruppo di geologi dell’ENI ritrovarono, nel deserto libico, i poveri resti del Serg. Maggiore Giovanni Romanini, dato per disperso a bordo del suo aereosilurante fin dal 1941.
Nell’aprile del 1941 un gruppo di nostri aereosiluranti SM79, partiti da Bengasi, attaccò un convoglio navale inglese nel mediterraneo.
Uno di essi non fece ritorno alla base e fu dichiarato disperso.
In realtà lo SM79 (o “Gobbo Maledetto”, come lo chiamavano i marinai inglesi) danneggiato durante l’azione si era inoltrato nel deserto libico, ed aveva compiuto un atterraggio di fortuna nel quale i componenti l’equipaggio, tranne uno, erano rimasti feriti.
Lo stesso gruppo di geologi dell’ENI, considerando che un uomo nel deserto riesce a percorrere 40/50 km prima di soccombere, inizio a cercare il relitto dell’aereo, e lo trovarono pochi mesi dopo, a ottobre del 1960.
Vicino all’aereo i corpi dei componenti l’equipaggio.
Romanini si era avventurato a piedi nel deserto per cercare soccorsi, dirigendosi verso nord dove sapeva che sarebbe arrivato ad una strada.
In realtà era arrivato a circa 90 km a nord del relitto dell’SM79, e a soli due chilometri dalla strada che avrebbe significato la salvezza.
Gli aviatori furono recuperati ed ora riposano nel Sacrario dei caduti d’oltremare.







Rispondi Citando