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    Predefinito Ddl Gentiloni, Camera approva emendamento su frequenze a favore di Europa7

    Roma 01/08/2007 18:00
    DDL GENTILONI, CAMERA APPROVA NORMA SU FREQUENZE A FAVORE EUROPA7

    Roma, 1 ago. (Apcom) - Con un rush finale le commissioni Cultura e Trasporti della Camera hanno approvato l'articolo 3 del ddl Gentiloni, quello forse più importante (insieme al 2 sulla pubblicità, già approvato nelle settimane scorse) del provvedimento, aprendo così le porte ad un 'varo' definitivo per l'Aula, che potrebbe arrivare entro settembre. Tra gli emendamenti approvati in commissione ce ne è uno che precisa che le frequenze che si libereranno con il passaggio alla tecnologia digitale saranno assegnate dal ministero delle Comunicazioni "con procedure trasparenti e non discriminatorie" fissate dall' Agcom, ma che alcuni soggetti con "diritti acquisiti" avranno una sorta di di 'prelazione' sulle frequenze. Il testo cita i "soggetti destinatari delle concessioni rilasciate il 28 luglio del '99" che non abbiano potuto "avviare l'attività trasmissiva causa mancata assegnazione delle frequenze". Si tratta dell'identikit di Europa7, l'emittente che pur avendo ricevuto una concessione tv nazionale, non ha mai potuto trasmettere, aprendo un contenzioso sia a livello nazionale che comunitario, e che è al centro di uno degli addebiti rivolti di recente all'Italia da Bruxelles. La norma prevede una sorta di diritto 'primario' sulle freqeunze liberate anche per Rete A (ora di proprietà del gruppo l'Espresso) e per Mtv, che per carenza di frequenze finora non hanno raggiunto la copertura del territorio (80%) prevista dalle concessioni nazionali.

  2. #2
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    Una notizia ottima, un provvedimento sacrosanto!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Lollo87Lp Visualizza Messaggio
    Roma 01/08/2007 18:00
    DDL GENTILONI, CAMERA APPROVA NORMA SU FREQUENZE A FAVORE EUROPA7

    Roma, 1 ago. (Apcom) - Con un rush finale le commissioni Cultura e Trasporti della Camera hanno approvato l'articolo 3 del ddl Gentiloni, quello forse più importante (insieme al 2 sulla pubblicità, già approvato nelle settimane scorse) del provvedimento, aprendo così le porte ad un 'varo' definitivo per l'Aula, che potrebbe arrivare entro settembre. Tra gli emendamenti approvati in commissione ce ne è uno che precisa che le frequenze che si libereranno con il passaggio alla tecnologia digitale saranno assegnate dal ministero delle Comunicazioni "con procedure trasparenti e non discriminatorie" fissate dall' Agcom, ma che alcuni soggetti con "diritti acquisiti" avranno una sorta di di 'prelazione' sulle frequenze. Il testo cita i "soggetti destinatari delle concessioni rilasciate il 28 luglio del '99" che non abbiano potuto "avviare l'attività trasmissiva causa mancata assegnazione delle frequenze". Si tratta dell'identikit di Europa7, l'emittente che pur avendo ricevuto una concessione tv nazionale, non ha mai potuto trasmettere, aprendo un contenzioso sia a livello nazionale che comunitario, e che è al centro di uno degli addebiti rivolti di recente all'Italia da Bruxelles. La norma prevede una sorta di diritto 'primario' sulle freqeunze liberate anche per Rete A (ora di proprietà del gruppo l'Espresso) e per Mtv, che per carenza di frequenze finora non hanno raggiunto la copertura del territorio (80%) prevista dalle concessioni nazionali.
    finalmente....

  4. #4
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    Non capisco bene, Europa7 ha frequenze attualmente occupate da un'altra rete a concessione nazionale?
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Non capisco bene, Europa7 ha frequenze attualmente occupate da un'altra rete a concessione nazionale?
    Europa7 ha le sue frenquenze attualmente occupate da un emittente Mediaset e per la precisione Rete4.....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Lampo Visualizza Messaggio
    Europa7 ha le sue frenquenze attualmente occupate da un emittente Mediaset e per la precisione Rete4.....
    E io che mi meravigliavo dell'esultanza.
    Dire che non c'è un accanimento persecutorio mi sembra veramente azzardato.
    Vedremo al Senato, un'iniziativa di questo genere fa storcere il naso.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    E io che mi meravigliavo dell'esultanza.
    Dire che non c'è un accanimento persecutorio mi sembra veramente azzardato.
    Vedremo al Senato, un'iniziativa di questo genere fa storcere il naso.
    Vuoi dire che c'è accanimento ?

    Ma perfavore Rete4 occupa le frequenze di Europa7 che lo Stato ha concesso ad Europa7....

  8. #8
    Pasdar
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    Lo Stato QUANDO ha concesso le frequenze ad Europa7?
    QUANDO a Rete4?
    Puzza tanto di provvedimento bolivariano.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Lo Stato QUANDO ha concesso le frequenze ad Europa7?
    QUANDO a Rete4?
    Puzza tanto di provvedimento bolivariano.
    La prospettiva come emittente nazionale

    Nel luglio 1999, Francesco Di Stefano, dopo aver messo da parte i capitali derivati dalla precedente attività di syndication (12 miliardi di lire), decide di partecipare ad una gara pubblica per l' assegnazione delle frequenze televisive nazionali (in totale 11: 3 per la RAI e 8 per i gruppi privati) con richiesta di 2 reti televisive: Europa 7 e 7 plus. Riesce a vincere una concessione per Europa 7 (settima in classifica), al posto di Rete 4, il quale perde così il diritto di trasmettere. La commissione ministeriale della gara nega la richiesta per 7 plus, ma Francesco di Stefano fa ricorso al Consiglio di Stato, il quale ordina al ministero di dare anche una seconda concessione.
    Le frequenze non furono immediatamente assegnate poiché il nuovo piano delle frequenze venne ritardato, tra le altre cose, da altri ricorsi effettuati da Rete Mia, Rete Capri e Rete A. Gli articoli 1 e 2 della concessione prevedevano comunque un termine massimo di 24 mesi dalla notifica della concessione per l'assegnazione delle frequenze. [1].
    Nel frattempo, Europa 7 si prepara per iniziare le nuove trasmissioni entro il 31 dicembre 1999 come prevede la licenza: il piano prevede 700 assunzioni, un centro di produzione a Roma di 20000 mq, composto da 8 studios e una library di programmi (nella graduatoria Europa 7 è prima in programmazione); tuttavia la stessa Europa 7 non fa alcun acquisto di frequenze sul mercato italiano.
    Europa 7 non ha mai iniziato le trasmissioni; il ministero contravvenendo al risultato della gara pubblica non concede le frequenze e con autorizzazione ministeriale del 1999 permette la prosecuzione delle trasmissioni analogiche a Rete 4. Il ministero comunque, in una nota del 22 dicembre 1999, si impegnava con Centro Europa 7 perchè in breve tempo si arrivasse "di concerto con l’Autorità, alla definizione del programma di adeguamento al piano d’assegnazione delle frequenze"[1]. Così cominciano da parte della società Europa 7 una serie di ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, al Consiglio di Stato e alla Corte Costituzionale.
    Nel novembre 2002, interviene la Corte Costituzionale, a cui viene chiesto di valutare la costituzionalita degli articoli art. 3, comma 6 e 7, della legge 31 luglio 1997, n. 249[2], che permettono a chi ha un numero di reti superiore alle due massime previste di propogare le trasmissioni in analogico, a patto che a queste si inizino ad affiancare le trasmissioni in digitale, fino ad un termine che doveva essere deciso dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. La corte con la sentenza 466/2002 [3], conferma, come già affermato nel 1994[4], che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive e le reti eccedenti (in questo caso Rete 4 e Tele+nero), devono cessare la trasmissione in via analogica terrestre. La Corte, ritiene non incosituzionale l'art 6 (che ammette le proroge), ma incostituzionale l'art. 3 comma 7 (per cui la fissazione della proroga al poter usare le frequenze terresti prima del trasferimento obbligatrio alle trasmissioni digitali non era fissato dalla legge e la sua decisione era demandata all'Autorità per le Comunicazioni) e fissa un limite improrogabile entro il 31 dicembre 2003 per il passaggio esclusivo al satellite e/o al cavo. Tuttavia tale sentenza non indica affatto, come invece molti pensano, che le frequenze liberate debbano passare ad Europa 7, la quale per trasmettere avrebbe dovuto acquistare frequenze a prezzi di mercato (così come hanno fatto recentemente H3G, Tim, Vodafone, Mediaset e il Gruppo L'Espresso) in quanto la Corte era chiamata ad esprimersi sulla supposta incostituzioanlità dei due articoli, non sulla correttezza della vecchia gara di asseganzione delle concessioni nazionali.
    Nel estate del 2003, il ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri presenta un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo italiano e l'introduzione della trasmissione digitale terrestre. La legge (nota come legge Gasparri) verrà approvata dal Parlamento il dicembre 2003, la quale permette a Rete 4 di continuare a trasmettere in via analogica terrestre in netto e palese contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale, ma in continuità con la riforma del sistema radiotelevisivo del marzo 2001.
    Successivamente, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, rifiuta di firmare la legge e la rinvia alle Camere. Così, per poter garantire a Rete 4 di continuare a trasmettere via etere e a Raitre di mantenere la pubblicità, il 24 dicembre 2003 il governo Berlusconi vara un decreto legge. La legge Gasparri si approva definitivamente nell'aprile 2004.
    Nel luglio 2005, il Consiglio di Stato,[1] dove si mettono in discussione le leggi italiane in materia di televisioni ed è in ballo una richiesta sempre da parte di Europa 7 per risarcimento danni da parte dello Stato di 3 miliardi di euro per la mancata attività televisiva.
    Il 30 novembre 2006 si è tenuta l'udienza alla Corte di Giustizia Europea[5]; durante l'udienza l’avvocatura dello Stato ha difeso la legge Gasparri e sostenuto le posizioni precedentemente espresse nella memoria difensiva del precedente governo.
    Successivamente, dopo alcune interrogazioni alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dei beni Culturali da parte di esponenti dell'Unione e dopo che lo stesso ministro Gentiloni aveva disconosciuto l'operato dell'avvocatura dello Stato, il 13 dicembre l'avvocatura ha precisato, in risposta alle dichiarazioni del ministro, di aver sostenuto in sede comunitaria che i problemi di trasmissione di Europa 7 non riguardavano la legge Gasparri, ma la precedente legge Maccanico varata nel 1999 e che anzi, secondo alcune interpretazioni dell'art 23 della legge Gasparri, che regolamenta la "fase di avvio delle trasmissioni televisive in tecnica digitale", sarebbe permesso a Di Stefano di acquistare delle frequenze da un'operatore già attivo ed iniziare a trasmettere in attesa del passaggio completo al digitale terrestre. L'avvocatura ha anche sostenuto di aver informato la Corte di giustizia europea che, in caso di appovazione del ddl Gentiloni di modifica della legge Gasparri, la società Centro Europa Sette avrebbe potuto ottenere le frequenze che le spettavano. [6] [7]
    La sentenza della corte, inizialmente prevista per maggio 2007, ha avuto svariati rinvii

    da Wikipedia

    da notare che per due volte la Corte Costituzionale ha detto che nessun privato può possedere più di due frequenze televisive

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Lo Stato QUANDO ha concesso le frequenze ad Europa7?
    QUANDO a Rete4?
    Puzza tanto di provvedimento bolivariano.
    A parte il fatto che io li ho votati ANCHE E SOPRATUTTO per provvedimenti accanitamente persecutorii nei confronti del Nano Pelato , non è certamente colpa dello Stato se Berlusconi occupa abusivamente una frequenza che sarebbe stata già sgomberata, se il Nostro non avesse fatto un decreto ad hoc (Decreto Salva Rete4) qualche estate fa, mi pare nel 2003 (con la connivenza di quel demente di Rizzo, del PDCI, che affermava "non possiamo mettere in mezzo a una strada i 60 lavoratori di Fede").

 

 
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