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  1. #1
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    L'Italia degli INCENDI e degli SRADICATI

    Vi propongo un articolo, di bruciante attualità, tratto da MZ, il giornale online di Movimento Zero (www.movimentozero.org/mz)

    Quegli incendi vengono da lontano...
    di Giuliano Corà

    In sessant’anni di ‘democrazia’ e di ‘legalità’ l’abbiamo ben imparato che la dietrologia non è mai, in Italia, esercizio inutile. Basta grattare, anche poco, a volte, e subito salta fuori qualche porcheria. Questa volta non è stato necessario nemmeno andare troppo lontano, per scoprire quello che da decenni tutti sanno, e cioè che l’autocombustione è la favola della buonanotte. Esistono i piromani, sì, quelli via di testa davvero, e sono tanti, il 29%. Ma questi, per così dire, ‘possiamo capirli’, e poi sono meno pericolosi di quanto sembri: proprio a causa della loro patologia, spesso sono loro a chiamare subito i soccorsi, e il danno può essere limitato. Ma chi fa danno sul serio sono altri. Accendono i pastori, per aumentare la superficie a pascolo: il 23%. Accendono i volontari dell’antincendio (il 10%), così si garantiscono il lavoro. Accendono, soprattutto, gli speculatori edilizi, golosi dei terreni che così si rendono liberi, con la complicità dei Comuni, che non istituiscono il catasto degli incendi, unico strumento che consenta di applicare la legge del 2000 secondo cui per dieci anni non si può costruire sui terreni bruciati. Ma c’è un altro elemento estremamente interessante, in questa storia. Chi, materialmente, va ad appiccare il fuoco? A parte appunto i piromani ‘certificati’, sembra che la percentuale di giovani sia molto bassa: circa l’8%. La grande maggioranza sono ultrasessantenni, in genere pensionati, che per poche centinaia di euro arrotondano la pensione seminando devastazione e rovina. Ora, ogni uomo ha il suo prezzo, dice Tex, ed anche ogni infamia, soprattutto da quando il dio Profitto ha ucciso qualsiasi gerarchia di valori, qualsiasi differenza tra Bene e Male. Male è ciò che mi fa guadagnare ‘poco’. Bene, invece, è ciò che fa guadagnare molto e in fretta. Per esempio, vendere bambini al mercato della prostituzione, o al traffico di organi: perché no? Oppure seppellire nei campi e nei fiumi veleni mortali: tanto sono sempre ‘gli altri’ a crepare, e io mi bevo la minerale. Oppure anche trafficare in schiavi e schiave: un bel business anche quello. Secondo: il problema sono i déracinés, gli sradicati. Agli inizi del secolo scorso, la percentuale di popolazione italiana impiegata in agricoltura era superiore all’80%, e ancora nel ’55 – in prossimità di quel boom economico che ci avrebbe reso tutti ricchi, moderni e "felici" – era ancora del 40%. Oggi, quella percentuale è di poco superiore al 5%. Pensateci un attimo. Per decenni (e prima per secoli), la terra è stata ben più e ben altro che un mestiere. La terra era una Weltanschauung, una dimensione dell’esistenza, l’unico sistema di valori possibile ed immaginabile. Poteva essere una padrona dura ed esigente, spesso anche avara: ma era comunque l’unico punto di riferimento ideale e ‘culturale’ per milioni di persone. Di conseguenza, le sue esigenze erano essenziali e fondamentali: prima venivano i bisogni della terra, e i doveri che si avevano verso di essa, poi l’individuo, con le sue esigenze personali. Ma poi è arrivato il Progresso. La Natura? Ubbìe da romantici: anch’essa deve servire a guadagnare, altrimenti non ‘serve a niente’.E il lavoro contadino, di cui si diceva? Una cosa ‘vecchia’: sporco, volgare, ignorante, troppo lento nei suoi ritmi, troppo lento nei suoi profitti. Meglio la fabbrica: da operai o magari anche da padroncini. Così, la montagna e la campagna da un lato hanno cominciato ad essere abbandonate, dall’altro hanno cominciato a ricoprirsi di cemento e capannoni, in una proliferazione selvaggia e maligna che ha massacrato e snaturato – appunto – il Paese. In meno di cinquant’anni, quella che si è verificata non è stata soltanto una mutazione economica, ma anche e soprattutto una mutazione antropologica. Quello che accade oggi, allora, non deve stupire. Il pensionato che per cinquecento o mille euro incendia un bosco non è che l’ultimo anello consequenziale di una catena che comincia da lontano, dalla Rivoluzione Industriale, e che sembra voglia andare ancora lontano, verso l’abisso. E chi accende un rogo non è meno ‘immorale’ di chi costruisce un mostro di cemento sulla spiaggia, o di chi nasconde rifiuti tossici sotto un campo. I déracinés, coloro che hanno tagliato le proprie radici, non possono fare altro che rivoltarsi contro la loro stessa Madre, la Natura.

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  2. #2
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    Giustissimo parlare anche di questi argomenti che poi sono collegati all immigrazione selvaggia di popoli di tutto il globo nei nostri territori.

  3. #3
    piemonteis downunder
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    Citazione Originariamente Scritto da SIGISMONDC Visualizza Messaggio
    Giustissimo parlare anche di questi argomenti che poi sono collegati all immigrazione selvaggia di popoli di tutto il globo nei nostri territori.
    Ah beh, sei fissato con sto tema dell'immigrazione. Lo so che e' un problema, ma esistono anche altri argomenti di cui occuparsi. Mi spieghi quale sarebbe il nesso con il fatto che un gran numero di bastardi autoctoni da' fuoco ai boschi per propri interessi? Lo fanno perche' sono turbato dal numero di immigrati presenti sul territorio? O si tratta di incendi accidentali mentre cercavano di dare fuoco a un immigrato?

    E poi, tanto per attizzare la discussione (scusate il pun): visto che M Fini sembra cosai' nostalgico dei ben tempi andati quando eravamo tutti a zappare la terra (detto da un giornalista che non ha mai preso la zappa in mano, peraltro), ha mai notato che la distruzione dei boschi in tutta Europa e' avvenuta fra l'epoca dei Romani e il 1800, cioe' esattamente PRIMA della rivoluzione industriale e del progresso. Non e' il progresso che ha distrutto i boschi, sono i sui cari vecchi contadini e pastori, per secoli. Oggi la superficie coperta da boschi e' maggiore di quella di un secolo fa, statistiche alla mano. Il progresso ha dato modo alla gente di acquisire sufficiente benessere e cultura, da poter apprezzare i boschi come opportunita' di turismo, benessere, ecc. Fintanto che eravamo contadini, i boschi erano legna da tagliare per scaldarsi d'inverno. Lo sono ancora, per pastori e agricoltori del Terzo Mondo, mentre noi ci tormentiamo per le sorti della foresta tropicale mentre sorseggiamo i nostri fair-trade lattes da starbucks. Chi brucia i boschi oggi per proprio tornaconto fa esattamente quello che i suoi antenati hanno fatto per secoli; solo che non ha capito che oggi i boschi rendono piu' soldi se sfruttati come risorsa turistica. E' li' che bisogna insistere: dimostrare a quella gente che si arricchiranno di piu' (materialmente) lasciando stare i boschi e sfruttando l'indotto turistico. Se la mettiamo sui "valori", non c'e' speranza, perche' la maggior parte della gente guarda al portafoglio, come ha sempre fatto da secoli, anche i cari vecchi contadini.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da SIGISMONDC Visualizza Messaggio
    Giustissimo parlare anche di questi argomenti che poi sono collegati all immigrazione selvaggia di popoli di tutto il globo nei nostri territori.
    Non si può pretendere che gli stranieri riservino amore per la nostra terra, quando noi stessi siamo i primi a non averne.
    Tu, giustamente, sottolinei le colpe dell'immigrazione selvaggia (che contribusce a riempire il nostro paese con orde di sradicati)... ma come vedi nell'articolo si parla soprattutto degli italiani, di coloro che hanno perso l'amore, lo spirito di comunione con la loro terra.

    Lo sradicamento culturale è un nostro problema, una tara che mina in profondità l'integrità delle nostre comunità e del nostro territorio.

    Uno straniero in Italia è naturalmente uno sradicato... grave è la situazione in cui anche un italiano lo diventa.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke Visualizza Messaggio
    E poi, tanto per attizzare la discussione (scusate il pun): visto che M Fini sembra cosai' nostalgico dei ben tempi andati quando eravamo tutti a zappare la terra (detto da un giornalista che non ha mai preso la zappa in mano, peraltro), ha mai notato che la distruzione dei boschi in tutta Europa e' avvenuta fra l'epoca dei Romani e il 1800, cioe' esattamente PRIMA della rivoluzione industriale e del progresso. Non e' il progresso che ha distrutto i boschi, sono i sui cari vecchi contadini e pastori, per secoli. Oggi la superficie coperta da boschi e' maggiore di quella di un secolo fa, statistiche alla mano. Il progresso ha dato modo alla gente di acquisire sufficiente benessere e cultura, da poter apprezzare i boschi come opportunita' di turismo, benessere, ecc. Fintanto che eravamo contadini, i boschi erano legna da tagliare per scaldarsi d'inverno. Lo sono ancora, per pastori e agricoltori del Terzo Mondo, mentre noi ci tormentiamo per le sorti della foresta tropicale mentre sorseggiamo i nostri fair-trade lattes da starbucks. Chi brucia i boschi oggi per proprio tornaconto fa esattamente quello che i suoi antenati hanno fatto per secoli; solo che non ha capito che oggi i boschi rendono piu' soldi se sfruttati come risorsa turistica. E' li' che bisogna insistere: dimostrare a quella gente che si arricchiranno di piu' (materialmente) lasciando stare i boschi e sfruttando l'indotto turistico. Se la mettiamo sui "valori", non c'e' speranza, perche' la maggior parte della gente guarda al portafoglio, come ha sempre fatto da secoli, anche i cari vecchi contadini.
    Quella di Fini non è una superficiale nostalgia dei bei tempi andati... parte da un discorso più articolato, da una posizione di critica radicale della modernità.
    La questione non riguarda la maggiore o minore estensione delle foreste europee, ciò su cui si punta il dito è un atteggiamento, del tutto moderno e mercantile, di classificare i valori umani e universali (come lo è la Natura) in virtù di logiche di profitto.

    è essenziale che l'uomo non perda il suo innato amore ed il suo reverenziale rispetto per la natura e per il territorio che lo ha visto nascere: nel momento in cui quest'ultimo acquista importanza esclusivamente per il suo valore di promozione turistica (e quindi per mero utilitarismo), esso diventa un semplice mezzo di acquisizione di benessere (ed in quanto tale passibile di soppressione nel caso in cui dovesse, per un qualsiasi motivo, disattendere a questa sua vocazione - e dimostrarsi improduttivo).

    Lo sfruttamento della natura è sempre esistito, come dici tu, ma il senso di superiorità germogliato all'ombra del progresso ci ha resi arroganti oltre ogni limite. Noi non vediamo più nella natura un nostro interlocutore paritario, men che meno una forza che ci governa e limita (come è sempre successo), ma una risorsa come tante altre, da sfruttare fino alla devastazione ultima.
    Da questa ideologia progressista, profondamente anti-umana, nascono lo sfruttamento selvaggio e l'ambientalismo paternalista... due facce della stessa medaglia.

  6. #6
    piemonteis downunder
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    Sono d'accordo su molte cose che dici, ma non quando sostieni che abbiamo perso il rispetto per la Natura. Semmai mi sembra il contrario: proprio grazie al progresso tecnico, ci siamo resi conto che saremmo teoricamente in grado di devastare la natura, ed e' a quel punto che abbiamo cominciato ad capire che bisogna averne rispetto. In altri termini, credo che il senso di superiorita' tecnica ci abbia reso piu' prudenti e consapevoli, non piu' arroganti!

    In passato, non ci si poneva il problema perche' gli strumenti tecnologici erano meno avanzati e i danni sembravano piu' limitati, non perche' ci fossero piu' valori o piu' rispetto. La prima cosa che gli esseri umani hanno fatto dopo aver scoperto il fuoco e le asce di pietra, e' stato applicarle allo slash & burn, altro che rispetto per la natura! Con lo slash & burn, gli aborigeni australiani (che oggi un certo ambientalismo chic vorrebbe prendere a modello dell'armonia di uomo e natura) hanno causato l'estinzione del 75% dei marsupiali. La gente gettava immondizia nei fiumi da sempre, fino a quando non e' arrivato il progresso. L'aria di Londra era piu' inquinata da sostanze velenose e polveri sottili nel medioevo (per via delle fornaci) che non oggi (ti do' dei dati se vuoi).

  7. #7
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    se fini critica la modernità, dia lui stesso l'esempio, via il compiuter, la macchina e lo stipendio da giornalista e scrittore e zappa in spalla, si avvii con faticoso passo verso il podere.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo su molte cose che dici, ma non quando sostieni che abbiamo perso il rispetto per la Natura. Semmai mi sembra il contrario: proprio grazie al progresso tecnico, ci siamo resi conto che saremmo teoricamente in grado di devastare la natura, ed e' a quel punto che abbiamo cominciato ad capire che bisogna averne rispetto. In altri termini, credo che il senso di superiorita' tecnica ci abbia reso piu' prudenti e consapevoli, non piu' arroganti!

    In passato, non ci si poneva il problema perche' gli strumenti tecnologici erano meno avanzati e i danni sembravano piu' limitati, non perche' ci fossero piu' valori o piu' rispetto. La prima cosa che gli esseri umani hanno fatto dopo aver scoperto il fuoco e le asce di pietra, e' stato applicarle allo slash & burn, altro che rispetto per la natura! Con lo slash & burn, gli aborigeni australiani (che oggi un certo ambientalismo chic vorrebbe prendere a modello dell'armonia di uomo e natura) hanno causato l'estinzione del 75% dei marsupiali. La gente gettava immondizia nei fiumi da sempre, fino a quando non e' arrivato il progresso. L'aria di Londra era piu' inquinata da sostanze velenose e polveri sottili nel medioevo (per via delle fornaci) che non oggi (ti do' dei dati se vuoi).
    Apprezzo molto i tuoi interventi.
    Ad ogni modo io credo che non possa sussistere rispetto da una posizione di convinta superiorità.
    Dall'alto del nostro progresso scientifico e tecnologico noi non vediamo più la Natura come un nostro naturale interlocutore.
    La consideriamo più che altro sotto un'ottica paternalistica.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da francodisassoni Visualizza Messaggio
    se fini critica la modernità, dia lui stesso l'esempio, via il compiuter, la macchina e lo stipendio da giornalista e scrittore e zappa in spalla, si avvii con faticoso passo verso il podere.
    Fini critica la modernità in quanto sistema di valori, proposta esistenziale. Per favore, evita di addentrarti in simili, sterili schermaglie.
    Banalizzare non serve a nulla... infastidisce me e non aiuta certo te a comprendere le mie posizioni.

    ps. nella mia famiglia sono tutti agricoltori... e non trovo davvero nulla di così disdicevole nella loro professione. Mi verrebbe da dire: "Meglio il podere che l'acciaieria" ... quantomeno per la salute dei lavoratori

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Antimodernità! Visualizza Messaggio
    Fini critica la modernità in quanto sistema di valori, proposta esistenziale. Per favore, evita di addentrarti in simili, sterili schermaglie.
    Banalizzare non serve a nulla... infastidisce me e non aiuta certo te a comprendere le mie posizioni.

    ps. nella mia famiglia sono tutti agricoltori... e non trovo davvero nulla di così disdicevole nella loro professione. Mi verrebbe da dire: "Meglio il podere che l'acciaieria" ... quantomeno per la salute dei lavoratori
    i politici di solito amano dire "armiamoci e partite" e penso sia il caso anche di fini che di cose concrete ne ha fatte poche, certo tante belle parole...anch'io sono contadino ma fini non lo sarà mai, lui critica la modernità ma ci sguazza.

 

 
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