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  1. #1
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Spigolature da Il Giornale

    ... l'antiberlusconismo ha funzionato come collante perché suscita invidia sociale. Ma oggi è difficile immaginare le sfogline delle ex feste dell'Unità che si spaccano la schiena per i reggitori di coda del milieu debenedettiano


    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=196994
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  2. #2
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito

    IL RISVEGLIO DEI BELLI ADDORMENTATI

    I belli addormentati del giornalismo italiano dopo anni di sonno si sono risvegliati. Cosa li abbia indotti ad aprire gli occhi e a guardarsi intorno non mi è noto. Forse un bacio di Prodi o una carezza di Fassino. Sta di fatto che per la prima volta si sono alzati dal giaciglio in cui hanno a lungo dormito e hanno scoperto gli sprechi della casta. Anzi, delle caste: quella politica e quella sindacale. L’altro ieri il Corriere denunciava i costi dei Consigli regionali e gli alti stipendi dei consiglieri, i quali per 30-40 sedute l’anno giungono a incassare anche 16 mila euro con annessa pensione. Una scoperta che fa il paio con lo stupore di qualche mese fa, quando il giornale di via Solferino si è accorto dei privilegi dei parlamentari. Ma ieri anche L’Espresso, il settimanale della sinistra chic, si è risvegliato e ha sbattuto in copertina «L’altra casta», ossia quella dei vertici di Cgil, Cisl e Uil: privilegi, carriere, stipendi e fatturati dei sindacati confederali. Un’inchiesta che nei sottotitoli promette di «svelare» i bilanci segreti, lo sterminato patrimonio immobiliare e gli organici colossali pagati dallo Stato. «Una macchina di potere e di denaro» che si alimenta con i centri di assistenza fiscale e con i patronati, business definiti formidabili.

    Per anni Il Giornale ha denunciato gli sprechi della casta politica e sindacale che soffoca il Paese e ne impedisce la crescita. Per settimane, talvolta per mesi, abbiamo rivelato le spese delle Regioni, gli stipendi, gli enti inutili, le commissioni per lo studio dell’acciuga e quelle per la felicità, i viaggi all’estero in compagnia di mogli, amici e amici degli amici. Giorno dopo giorno abbiamo descritto l’immenso apparato su cui si regge il potere sindacale, una struttura pagata dallo Stato, con i distacchi dei funzionari e con i rimborsi ai patronati per ogni pratica pensionistica. Migliaia di miliardi di vecchie lire buttati, milioni e milioni di nuovi euro regalati.

    Ricordo che un’estate di qualche anno fa sguinzagliai quattro o cinque cronisti per documentare ogni prebenda sindacale. Mai un quotidiano aveva ricostruito tutti i traffici e i privilegi della casta confederale. L’inchiesta fece rumore: il ministro del Lavoro mi confessò di aver appreso con stupore dell’esistenza di quella ragnatela di interessi e di tutele, il segretario nazionale di un sindacato mi invitò a piantarla, poi si passò alle querele. Gli unici che non si accorsero di nulla furono i belli addormentati nel bosco pietrificato della stampa italiana.

    Non ci fu editorialista che intinse la sua penna per denunciare lo spreco. Neppure uno che criticasse il sistema che consente ai funzionari di Cgil, Cisl e Uil di godere della pensione a carico dell’Inps senza che il sindacato abbia versato una lira. I grandi giornali ignorarono la raccolta di firme (annunciata con tanto di conferenza stampa) del Giornale e dei radicali per chiedere il rispetto di un referendum sulla tessera sindacale e l’applicazione della Costituzione per quel che riguarda le organizzazioni dei lavoratori. Gli occhi delle Biancaneve di carta rimasero chiusi.

    Ora che li hanno aperti, speriamo che non sia solo un risveglio estivo. Fatene una campagna, cari colleghi, che serva davvero a ridurre sprechi e privilegi. Se c’è bisogno, siamo pronti ad aprirvi il nostro archivio. Dovrete solo copiare.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=197203&START=1&2col=
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  3. #3
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito

    Lo piglia a schiaffi pure Piero Sansonetti. No, dico: Piero Sansonetti. Bravo giornalista, simpatico barbudos, onesto militante dalla penna rossa: ebbene Piero Sansonetti si è preso il lusso di non pubblicare un articolo scritto apposta da Romano Prodi per il quotidiano Liberazione. Lui e il direttore del manifesto hanno respinto al mittente la prestigiosa missiva partita da Palazzo Chigi e riservata ai quotidiani della sinistra radicale. «No pasaran», hanno gridato in coro. Sulle prime pagine hanno trovato posto per un po’ di tutto: una poesia sulla famiglia («la madre fa la maglia/il figlio fa la guerra/E il padre invece cosa fa?»), i debiti dell’università di Harvard, Emile Zola e un reportage sull’Osteria del Sordo di Parma. Solo per Prodi non c’era spazio.

    Povero premier. Cassato da Sansonetti, costretto a divulgare via Internet una lettera in versione sado-maso («Sì, dai, scendete in piazza, protestate, fatelo ancora...») e a umiliarsi di fronte ai suoi elettori, bacchettato da ogni parte dopo le ultime sortite sul Gesù Cristo fiscalista, bocciato in religione per aver fatto confusione fra San Paolo e San Pietro, comunque senza più sapere a che santo votarsi, scende a salutare i giornalisti, all’ultima conferenza stampa prima di partire per le vacanze estive. E si loda e s’imbroda con un sorriso stiracchiato: «Non si poteva fare di più». Ma sicuro: non si poteva fare di più. Però era anche difficile fare di meno. O di peggio.

    Lo diciamo perché nelle ultime ore sembra di cogliere in giro una certa arietta di prosopopea, del genere «scampato pericolo», con i tamburelli del regime che cercano di far passare l’idea di una chiusura trionfale della stagione estiva. La vulgata pissipissibaubau è: ce l’abbiamo fatta e dunque nulla più ci abbatterà. Tanto per dire: un importante quotidiano ieri titolava a tutta pagina: «Ora il Senato è l’arma del Prof». Il Senato: avete capito? Quello dove il Prof sta in piedi solo grazie al partito del catetere, l’aula che trasforma ogni voto in un brivido e ogni raffreddore alla Montalcini in un incubo per il governo: quella è diventata un’arma? Ma un’arma per cosa? Per l’harakiri?

    Prodi che va in vacanza col ghigno del vincitore è uno sberleffo alla realtà. Come se Napoleone se ne andasse a sant’Elena cercando di raccontare ai pesci della sua grandissima vittoria di Waterloo. O come negli annali del calcio italiano si celebrasse come un trionfo la storica partita con la Corea. Trionfo sì, ma di pomodori. E il premier, in effetti, se li prende in faccia un po’ da tutti, mica solo da Sansonetti: il sindacato firma ma si spacca, la sinistra radicale vince ma scende in piazza, i centristi abbozzano ma si muovono sul sentiero di guerra. Se questa è una vittoria, beh, signori: allora anche a Caporetto non è andata tanto male.

    Solo per restare all’ala sinistra della coalizione, basta prendere Liberazione e il manifesto di ieri. Anziché con la lettera di Prodi sono usciti a tutta pagina con una chiamata alle armi: «A ottobre in piazza», dicono perché «il governo così non va». Al premier viene fatta ogni sorta di accusa: dalle politiche sul lavoro ai diritti civili, dalla politica estera all’ambiente, passando persino (copyright Sansonetti) per l’accusa di cattiva educazione e «bulimia politica ed editoriale». E lui, Prodi, come risponde? Parla di «maggioranza coesa». Ma certo: la maggioranza è coesa, gli asini volano, in autostrada non ci sono code (la Salerno-Reggio Calabria? Fila via che una meraviglia), il mare è pulitissimo, le spiagge a buon mercato e dai rubinetti non esce solo acqua in abbondanza, ma volendo pure champagne. Non ci credete? Ve lo assicura il premier, dall’alto della sua maggioranza coesa e del governo che decide. E se poi questa celestiale visione è solo frutto di un colpo di calore, si rimedia facilmente: arrivano le vacanze e Prodi potrà finalmente rinfrescarsi buttandosi nel mare. Prima che ce lo buttino definitivamente gli italiani.

    Mario Giordano
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=197204&START=1&2col=
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