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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Sviluppo Itaglia = Sviluppo Parenti

    In Calabria l’agenzia conta 34 assunti tra figli, fratelli e consanguinei. Di destra e di sinistra


    «Sviluppo Parenti»: tanto varrebbe chiamarla così, la società Sviluppo Italia. Almeno in Calabria. Tra i dipendenti di quella che doveva essere una specie di nuova Iri «ma più moderna, agile ed efficiente» per rilanciare il Sud attirando investimenti esteri, figurano infatti decine di figli, cognati, sorelle, cugini e parenti vari di politici, sindacalisti, giudici. Assunti senza concorso, per chiamata diretta. E decisi a sostenere bellicosamente d'essere stati assunti per brillanti meriti professionali.

    Che la società, al di là della pomposità manageriale della «mission» dichiarata («L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa è impegnata nella ripresa di competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno») sia diventata un carrozzone non è una novità. Lo sostiene il Sole 24 Ore che ne ha chiesto la chiusura perché «sbaraccare sarebbe un segnale di svolta più forte di qualunque riforma annunciata». E lo ha ammesso perfino l’amministratore delegato Domenico Arcuri: «Ho ereditato una farsa, una società con una struttura così elefantiaca che al cospetto la General Motors si intimorisce». Basti ricordare che, in attesa del drastico riordino annunciato, il gruppo è oggi un arcipelago di 181 società dotato di 492 amministratori, in larga parte legatissimi alla politica. Nelle sole «controllate» siedono 168 consiglieri di amministrazione, 93 sindaci e 78 membri degli organismi di vigilanza per un totale di 339 persone. Quanto ai dipendenti, sono 1.719, organizzati in maniera folle: il 63% negli «staff» e solo il 37% nelle «linee», da dove vengono i ricavi. Per non parlare delle gerarchie che, come ha scritto sul quotidiano economico Nicoletta Picchio riprendendo la denuncia dello stesso Arcuri, sono eccentriche: «Un dirigente governa due quadri, tutti e tre comandano 5 impiegati».

    C’è poi da stupirsi se, stando ai dati Luiss Lab, Sviluppo Italia ha attratto investimenti stranieri nel triennio 2003-2005 per un totale di 297 milioni di euro contro i 760 veicolati in un solo anno, nel 2005, dalla omologa di Dublino che potremmo chiamare «Sviluppo Irlanda»? Dentro un quadro come questo, che ha spinto i vertici a giurare su una svolta netta con una riduzione del personale degli «staff» dal 63 al 20 per cento, un taglio di 601 dipendenti e una radicale ristrutturazione delle strutture periferiche, la Calabria merita una messa a fuoco. Se la Sicilia ha due sedi a Palermo e Catania, la Puglia una più due «incubatori» e la Campania ancora una più due «incubatori», l’assai meno popolata Calabria ne ha cinque. Quattro sedi a Cosenza, Crotone, Reggio e Vibo Valentia più un «incubatore» a Catanzaro. Come mai? Tutto «merito», dicono affettuosi gli amici e critici gli avversari, di quello che è stato il patriarca calabrese della società: Francesco Samengo. La cui biografia merita qualche riga perché rappresenta plasticamente le contraddizioni della macchina pubblica. Venti anni fa venne infatti passato allo spiedo dagli ispettori mandati dall’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi a capire come diavolo avesse fatto la «Carical» (Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania), a lungo feudo della Democrazia cristiana e pilastro d’una politica spendacciona e clientelare, a inabissarsi in una voragine di mille miliardi di debiti. Saltò fuori di tutto. Mutui accordati per pagare assegni protestati. Altri accordati accendendo due o tre ipoteche sulla medesima casa. Conti in rosso da incubo tollerati in base a «una buona impressione soggettiva ». Fidi da tre miliardi di lire dati per «finanziamento campagna pesche e pomodori » a un tipo che assicurava (e nessuno controllò se fosse vero) che avrebbe avuto un contributo europeo. Prestiti astronomici concessi «in attesa incasso contributo della Regione Calabria» nonostante fosse stata accertata «l’inesistenza della contabilità interna» del cliente. Una gestione scellerata. Che sfociò in un tormentone processuale evaporato tra rinvii e assoluzioni, rinvii e prescrizioni. E in una causa civile, con richiesta di danni per 80 milioni di euro, contro vari amministratori tra i quali appunto Samengo. Allora ras della banca a Cassano Jonico. Dove una casalinga (Angelina Lione) era arrivata ad avere un mutuo dando in garanzia «costruzioni abusive» e a ottenere finanziamenti vari, secondo Bankitalia, «denunciando un patrimonio netto di 4,3 miliardi esistente solo nella sua mente». Altri, in Paesi seri, sarebbero stati spazzati via. Samengo no. E dopo qualche anno di apnea, grazie all’appoggio dell’Udc («io non ne so niente di niente», giurò Giulio Tremonti) si ritrovò nel 2002 promosso ai vertici nazionali di Sviluppo Italia da quello stesso Stato che da lui avanzava i soldi della Carical. Bene.

    Ricostruito il quadro, il giornale La Provincia Cosentina ha sparato nei giorni scorsi a tutta pagina un’inchiesta di Gabriele Carchidi. Con un elenco di 34 «assunzioni clientelari riconducibili ai politici di destra e sinistra, uomini di legge e dirigenti ». Figli, nipoti, cognati, cugini... Ed ecco Nerina Pujia, figlia del potente ex parlamentare della Dc Carmelo. Carlo Caligiuri, figlio dell’ex consigliere regionale diessino Enzo. Cecilia Rhodio, figlia dell’ex presidente regionale democristiano Guido. Paola Santelli, sorella dell’ex sottosegretario alla Giustizia e oggi deputata azzurra Jole. Marco Aloise, candidato sindaco per An a Paola nel 2003. Luigi Camo, figlio dell’ex senatore ulivista Geppino, oggi presidente della Sorical. Giovanna Campanaro, nipote dell’ex deputata democristiana e oggi «loierista» Annamaria Nucci (ora assessore comunale a Cosenza) e dell’ex assessore regionale Giampaolo Chiappetta.

    E poi ancora Andrea Costabile, nipote dell’ex assessore regionale e attuale senatore Udc Gino Trematerra. Ed Emilio De Bartolo, assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ex assessore ed ex preside della Facoltà di Economia all’Unical Giuseppe. E Giada Fedele, moglie del casiniano vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto. E Sandro Mazzuca, assunto con la moglie Fausta D’Ambrosio per la felicità dello zio acquisito Pino Gentile, consigliere regionale azzurro. E Antonio Mingrone, nipote dell’ex deputato forzista G. Battista Caligiuri. EGiovanna Perfetti, figlia dell’ex consigliere regionale buttiglioniano Pasqualino. E via così. Qualcuno, seccato, s’è precipitato a precisare. Paola Santelli assicura che l’assunzione è precedente all’elezione della sorella Jole in Parlamento. Il senatore mussiano Nuccio Iovene che suo fratello Daniele lavorava da anni «alla Società per l’imprenditoria giovanile» assorbita da Sviluppo Italia. Altri hanno fatto spallucce. Macché scandalo, così fan tutti...

    Gian Antonio Stella

    04 agosto 2007

    www.corriere.it

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  2. #2
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    Predefinito

    ATTENZIONE. Ricordiamoci tutti che Sviluppo Itaglia, la nuova cassa del mezzogiorno, e' stata fortissimamente voluta dalla Lega quand'era al governo e che al timone la Lega mise l'onorevolo Dario Fruscio, al contempo consigliere ENI.

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito

    http://www.report.rai.it/R2_popup_ar...068730,00.html

    http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,r...E12287,00.html


    MILENA GABANELLI IN STUDIO
    La Quadrilatero è una società nata 3 anni fa per fare una strada, è formata dall’Anas e da Sviluppo Italia. Il Consiglio d’ Amministrazione non è proprio al di sopra di ogni sospetto, i lavori non sono ancora partiti. Dunque Sviluppo Italia, un’agenzia governativa che, come dice la parola, deve aiutare lo sviluppo nelle aree dove ce n’è bisogno. Ma in che modo? è difficile saperlo. La sede è a Roma in Via Calabria.

    (…)

    MILENA GABANELLI IN STUDIO
    In sostanza dicono che c’è una disposizione aziendale di non parlare con noi, altrimenti potrebbero rischiare il posto di lavoro. Peccato perché è difficile spiegare le cose in questo modo. Anche perché io sono certa che là dentro ci saranno cose da nascondere, ma ce ne saranno anche delle buone. Proviamo a capire cos’è Sviluppo Italia.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Sviluppo Italia nasce tra il ’99 e il 2000, pensata dal governo Prodi e realizzata da quello d’Alema. Ha 9 consiglieri ma se si aggiungono le controllate diventano 176. Doveva attrarre investimenti dall’estero e razionalizzare lo sviluppo al sud. Una specie di nuova cassa per il mezzogiorno. Mette insieme 6 società pubbliche con una dote di porti, villaggi, immobili e un capitale di 2000 miliardi di lire e circa 800 dipendenti. Fino ad oggi Sviluppo Italia ha speso 6 miliardi di euro ha 1600 addetti e 118 società, di cui anche 86 partecipazioni in imprese private: si vada da Raphael, azienda alberghiera di cui è socio anche il governatore siciliano Cuffaro, a Frame società napoletana che fa servizi televisivi, da ITC a Sistex, imprese in fallimento.

    NICOLA ROSSI- economista e deputato DS
    Doveva fare una sola cosa, che era l’attrazione investimenti, e in realtà quella non l’ha mai fatta o l’ha fatta in misura veramente irrisoria, credo che se si vanno a vedere i risultati sono banali. Perché? Ma perché ha dedicato grandissima parte delle sue risorse e delle sue attività a tutt’altro.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    I primi amministratori erano Dario Cossutta, figlio di Armando, e Carlo Borgomeo. Solo che dopo un anno se ne vanno.

    CARLO BORGOMEO – Amm. Delegato Sviluppo Italia fino alla fine 2001
    Me ne sono andato è un po’ un eufemismo. Ho preso atto con un comunicato stampa del consiglio dei ministri che ho letto sull’Ansa e ho preso atto che ero stato sostituito.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Cambia il governo e cambia la missione. Su proposta di Giulio Tremonti viene nominato Amministratore Delegato Massimo Caputi, uno dei manager pubblici più noti d’Italia: vuol dire grandi stazioni ovvero caltagirone e Fimit, società di gestione del risparmio con cui aveva svenduto parte degli immobili Inpdap, il fondo previdenziale degli statali, senza fare aste pubbliche ma vendendo in blocco con uno sconto del 20%. Questo immobile di piazza Barberini se lo compra Caltagirone, per il quale Caputi oggi lavora. Mentre è a Sviluppo Italia Caputi diventerà anche vicepresidente di Banca Agricola Mantovana e di Paschi gestioni immobiliari, consigliere di Acea, del Monte dei Paschi di Siena, della Luiss, di Linificio e Canapificio Nazionale, di Consorzio Ingegneria per lo Sviluppo, di Sila holding industriale e di Sila holding Plastica.

    GIOVANNA BOURSIER
    Ma secondo lei è normale che uno stia in più di un Cda di aziende pubbliche, prenda soldi pubblici e ne prenda tanti senza vergognarsi?

    MASSIMO CAPUTI - Amm. Delegato Sviluppo Italia fino maggio 2005
    Ma guardi se lei fa un’analisi non sono il solo anzi devo dire che questo che i Boiardi di stato devono rimanere chiusi in loro stessi la trovo una cosa che è solamente tradizione un po’ bigotta italiana. I manager pubblici se sono chiamati in altre aziende diversificate, dal lino in giro per il mondo alle aziende bancarie, credo che possano dare solo un contributo di competenza.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Il contributo di competenza dato a Sviluppo Italia dal 2002 al 2005 è stato quello di creare società che oggi sono piene di debiti.

    GIOVANNA BOURSIER
    Nicola Rossi dice: “si è fatto tutto tranne quello che si doveva”. Penso che l’accusa sia rivolta a Lei?

    MASSIMO CAPUTI - Amm. Delegato Sviluppo Italia fino maggio 2005
    Guardi Nicola Rossi è una persona competente, forse ha poco tempo per leggere le carte e peraltro lui è stato uno di quelli che ha partorito il progetto Sviluppo Italia quindi se c’è un vizio legislativo all’origine forse bisognerebbe chiederlo anche a lui.

    (…)

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Il caso Cit è quello della più grande azienda di stato per il turismo. Alla fine degli anni 90 si comincia a privatizzare e Cit vende una parte di agenzie di viaggio a Callisto Tanzi - che finiranno nel crack Parmatour - e poi a un imprenditore varesino, che esportava frigoriferi nel terzo mondo, Gian Vittorio Gandolfi, appoggiato dal banchiere Giuseppe Vimercati. Dopo un paio d’anni Presidente e Amministratore Delegato di Cit diventa Ubaldo Livolsi, uomo finanza di Berlusconi. Tra i consiglieri anche Carlo Bernasconi, Presidente della Medusa film, la casa di produzione della Fininvest e Luca danese, nipote di Andreotti, è Presidente di Cit Belgio. Nel 2003 la quotano in borsa, al mercato ristretto. Nonostante il fiume di contributi pubblici la cit è piena di debiti. I bilanci 2003 e 2004 non vengono certificati (certificazione non opinion con sospensione revisori) e nel 2005 la consob impugna il bilancio 2003 firmato da Livolsi e sospende il titolo. La procura di Milano apre un’inchiesta e anche la procura di Varese sta indagando per truffa aggravata ai danni dello stato. Una delle agenzie di viaggio Cit è a Roma, nel Ministero degli Esteri.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Il buco è di 600milioni di euro. Alla fine il governo Berlusconi ci ha messo un commissario, l’avvocato Abrignani che guarda caso è anche consigliere di Sviluppo Italia. Quindi il governo vuole salvare Cit e alla fine ci mette dei soldi attraverso Sviluppo Italia?

    IGNAZIO ABRIGNANI - Commissario straordinario Cit
    Prevede questo assolutamente. Prevede nella società ristrutturata la possibilità di chiedere a Sviluppo Italia, come sempre fa, vuole entrare nel capitale come start up sta nello statuto di Sviluppo Italia farlo.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Si farà una nuova società ma gira e rigira uno sa in anticipo che Sviluppo Italia, che non dovrebbe occuparsi di aziende in crisi, sta dietro anche se ufficialmente entra in partecipazione solo nell’azienda ristrutturata. Si dice che Massimo Caputi se ne va da Sviluppo Italia proprio quando gli chiedono di salvare la Cit.

    MASSIMO CAPUTI - Amm. Delegato Sviluppo Italia fino maggio 2005
    Il vizio vero di S.I. è stato quello di dargli 5 azionisti. Non si è mai vista un’agenzia di sviluppo che risponde alla Presidenza Consiglio, al Ministero dell’ Agricoltura, a 3 branch del Ministero dell’ Economia, al Ministero delle Attività Produttive e non so chi altro. Un casino enorme.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Un casino enorme perché Sviluppo Italia fa salvataggio di imprese e non dovrebbe, risponde a troppi azionisti anche se ufficialmente è del tesoro, controlla anche 17 società regionali, dal Piemonte alla Sicilia, e 11 di scopo. Dalla banda larga a chi fa fondi d’investimento o Autostrade.

    (…)

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Si era inventato anche “Italia turismo” e anche questa è in perdita. Aveva investito 1 milione di euro e adesso ne perde 1 e mezzo. Doveva promuovere il turismo al sud. Ha immobili e villaggi e nel 2005 ha venduto il 49% del suo patrimonio immobiliare per 75 milioni di euro e nel gruppo sono entrati Marcegaglia, Ifil e Banca Intesa con contratti garantiti da delibere Cipe x 132 milioni di euro. Amministratore Delegato di “Italia turismo” è Sergio Iasi, che è anche nel CDA di un’altra controllata, “Italia evolution”. Ma Sergio Iasi non rilascia interviste.

    (…)

    NICOLA ROSSI- economista e deputato DS
    Ha prevalso nei confronti del Mezzogiorno la linea (rappresentata dal dipartimento politiche di sviluppo) che ha condotto alla costruzione di un’architettura burocratica il cui unico tangibile effetto fino ad ora è stato buttare una quantità inverosimile di soldi nel Mezzogiorno senza alcun effetto rilevante.

    GIOVANNA BOURSIER
    E cioè?

    NICOLA ROSSI- economista e deputato DS
    Nel senso che molte volte sono in larga misura sono state veramente operazioni clientelari.

    DONNA 3
    In Sicilia c’è per esempio una condivisione molto molto stretta con la struttura politica locale circa destinazione e uso delle risorse pubbliche, in alcuni casi indipendentemente dalla effettiva validità dei progetti. C’è per esempio il caso dei famigerati terreni di Miccichè, i terreni della moglie, che sono stati oggetto dell’investimento turistico a Sciocca finanziato da contributi pubblici che sono serviti appunto per acquistare i terreni. L’onorevole Miccichè all’epoca aveva una competenza e una responsabilità diretta essendo viceministro dell’economia.

    GIOVANNA BOURSIER
    Quindi le dirigenze politiche possono utilizzare SI come agenzia per dirottare fondi e investimenti dove gli pare?

    DONNA 3
    Questa affermazione è assolutamente corretta. Sviluppo Italia è uno strumento per la gestione del potere politico, con il quale si gestisce un’enorme massa di denaro e un’enorme massa di consenso politico

    (…)

    GIOVANNA BOURSIER
    Quanto prendeva Lei come primo Amm. Delegato di Sviluppo Italia?

    CARLO BORGOMEO – Amm. Delegato Sviluppo Italia fino alla fine 2001
    400 milioni l’anno lordi, ovviamente, nella prima fase. E 450 dopo 7 o 8 mesi insomma.

    GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
    Vicepresidente è Francesco Samengo. Nell’87 era alla Carical, la cassa di Calabria e Lucania affondata da un buco di quasi 1000 miliardi. Un altro consigliere è Francesco di Comite. Entrato alla Camera nel ’96 con Forza Italia, ci riprova nel 2001 nella lista “abolizione dello scorporo” ma non ce la fa. E il partito gli riserva un posto nel cda di Sviluppo Italia e un altro in Fincantieri.Direttore generale è Roberto Spingardi. nel 1994 Franco Tatò lo invita a lasciare la direzione del personale di fininvest. nello stesso anno entra nell’esecutivo di forza Italia, dove raggiunge ottimi risultati. nel ’95 viene premiato con la carica di condirettore generale di ferrovie dello stato. nel 2000 » invitato a dimettersi e passa al gruppo aeroporti di Roma con la carica di vicepresidente. nel 2005 non gli viene rinnovata la fiducia, e nello stesso anno gli viene assegnata la direzione di Sviluppo Italia.

    (…)

    MILENA GABANELLI IN STUDIO
    è possibile che un governo non abbia l’autorità per sfiduciare il consiglio di una sua società che usa denaro pubblico per favorire le clientele di questo o quel manager? Se così fosse immaginiamo che si continuerà a favorire un capitalismo straccione che fa grandi affari sulle dismissioni dello stato valorizzate con denaro pubblico. Cioè ristrutturo questa impresa quell’hotel quel villaggio che è sul terreno di un amico o parente, oppure ristrutturo e poi svendo ai Marcegaglia, a Pirelli Re o fiat. E non è possibile dire che nessuno controlla la catena di Maliffari perché ci sono le delibere del Consiglio di Amministrazione e dentro c’è un rappresentante del tesoro. Quando D’Antoni dice che si vuole cambiar pagina, occorre rendere trasparente il sistema di controllo, altrimenti io capisco che il manager butta i soldi dove gli pare, e tanto non deve rispondere a nessuno. Italia ladrona e buona notte. Cosa deciderà di fare la finanziaria di Sviluppo Italia? Staremo a vedere. Passiamo alla scuola di cinema.

  4. #4
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    Predefinito

    Di fronte a questo spaccato di Sviluppo Italia risulta anche il nome del parlamentare lega Fruscio nel ramo turismo.

    Ma che cosa deve “ ancora” fare la lega per dimostrare apertamente che è un vero partito , ed inoltre evidenziare le sue caratteristiche politiche meridionali?.
    Come siamo ridotti!!

    Dimenticavo che il senatore in questione è anche stato per un certo periodo nel consiglio di amministrazione della famosa banca creata per merito ed interessamento della lega.

    La lega partecipa a poche cose ma tutte interessanti.

 

 

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