....e il masochista fissato
Roma. “C’è chi si batte per candidarsi e chi si candida per battersela”, dicono alcuni funzionari dell’Ulivo.
Perché se Marco Pannella da dieci giorni viene quotidianamente escluso dalle primarie del Pd con metodica costanza, ieri Furio Colombo ha polemicamente mollato la competizione.
Eppure Furio ce l’aveva quasi fatta, nonostante molte delle firme da lui consegnate fossero fotocopiate, aveva ottenuto dall’inflessibile Nicola Stumpo una dilazione di 48 ore per dimostrarne la validità.
Ma ieri sera, come aveva vaticinato Robin su Europa, l’ex direttore dell’Unità ha espresso il gran rifiuto: “Mi chiedete ‘entro 48 ore’ le firme originali. Mi rendo conto che la vostra richiesta è legittima, in base alle antiche regole burocratiche che questa vostra segreteria si è data”.
Così mentre dagli uffici romani dell’Ulivo fanno sapere che Furio si ritira “perché nun cià fa, come la volpe con l’uva”, e mentre a Catania gli animalisti candidano alla segreteria “un gatto meticcio di dieci anni con indole da ca po branco” che si chiama Palla, a Roma l’esclusione di Pannella divide. Per il ministro Rosy Bindi era “inevitabile”, mentre per il prodian-parisiano Franco Monaco, considerato un termometro degli umori del premier, “è una decisione precipitosa e non motivata”. Il fatto è che Marco Pannella, impipandosene dei niet democratici, lunedì ha consegnato le firme a sostegno della candidatura sua e di Emma Bonino ricevendo l’ennesimo diniego: gli autorevoli Stumpo, Recchia e Piscitello – che compongono l’ufficio tecnico dell’Ulivo – lo considerano incandidabile “ai sensi dell’art.1 comma 2 e art.7 comma 4”. Che più prosaicamente, come hanno detto Walter Veltroni e Romano Prodi, significa: Pannella sciolga i radicali e poi se ne parla.
Così anche stavolta il grande capo bianco dei radicali fa spallucce, e spernacchiando l’ufficio tecnico dice che “la loro delibera non ha nessun valore”. Ma intanto il termine di consegna delle firme è scaduto e sebbene i radicali annuncino un ricorso, (per adesso restano fuori assieme ad Antonio Di Pietro, non accettato sulla base dello stesso ragionamento: non ha sciolto il partito, non è dei nostri.
Ieri Di Pietro l’escluso aveva iniziato la giornata con una gran voglia di menar le mani:
“Trarrò le conseguenze – scriveva il minaccioso ministro sul suo blog – anche sulla opportunità di restare in una coalizione che ci respinge”.
Tuttavia in serata si era già calmato, spiegando conciliante che non solo non farà ricorso, ma rilancerà il ruolo autonomo dell’Italia dei valori nella fedeltà al governo Prodi. Insomma in poche ore ha metabolizzato il rifiuto del Pd sciogliendolo nell’orgoglio di appartenere a un’altra formazione.
Così, com’è normale, la contraddizione non sfugge ai maligni che si scatenano insinuando che la candidatura bocciata di compare Tonino facesse parte di una sceneggiatura finalizzata a stemperare l’effetto dell’esclusione singola di Marco Pannella. In sostanza “escluderne due rende le cose più facili”.
Altri, meno machiavellici e più cabalisti, dicono invece che il golden boy di Montenero di Bisaccia “vuole solo farsi un po’ di pubblicità”, ricordando come il ministro delle Infrastrutture abbia sempre riconosciuto a Pannella la capacità di tenere viva l’attenzione su di sé con le celebri pannellate agostane:
“E’ un genio della comunicazione”, avrebbe detto una volta Tonino.
Sarà. Resta il fatto che, almeno per adesso, l’esclusione di Pannella suscita reazioni indispettite, mentre quella di Di Pietro sembra già archiviata (in primo luogo dalla vittima).
Sarà perché il Corriere della Sera ha affidato a Piero Ostellino un fondo solidale con il vecchio radicale.
E un po’ sarà che Pannella rivendica un diritto di prelazione culturale sul Pd.
Perché, come dice Antonio Maccanico, “lui democratico lo è da sempre, dai tempi in cui frequentava Mario Pannunzio alla redazione del Mondo”.
Forse per questo ha ragione Bonino: “L’esclusione di Pannella è una scelta politica e non tecnica”, la scelta di “ignorare” la storia dalla quale i radicali provengono.
Da il Foglio del primo agosto.
saluti




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