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    Predefinito 7 agosto - S. Gaetano Thiene

    Dal sito SANTI E BEATI:

    San Gaetano Thiene, Sacerdote

    7 agosto - Memoria Facoltativa

    Vicenza, ottobre 1480 - Napoli, 7 agosto 1547

    Nacque a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene nel 1480, e fu battezzato con il nome di Gaetano, in ricordo di un suo celebre zio, il quale si chiamava così perché era nato a Gaeta. Protontario apostolico di Giulio II, lasciò sotto Leone X la corte pontificia maturando, specie nell'Oratorio del Divino Amore, l'esperienza congiunta di preghiera e di servizio ai poveri e agli esclusi. È restauratore della vita sacerdotale e religiosa, ispirata al discorso della montagna e al modello della Chiesa apostolica. Devoto del presepe e della passione del signore, fondò (1524) con Gian Pietro Carafa, vescovo di Chieti (Teate), poi Paolo IV (1555-1559), i Chierici Regolari Teatini. Per la sua illimitata fiducia in Dio è venerato come il santo della provvidenza. (Avvenire)

    Etimologia: Gaetano = nativo di Gaeta, dal latino

    Emblema: giglio, Gesù bambino tra le braccia, abito corale, stola

    Martirologio Romano: San Gaetano da Thiene, sacerdote, che a Napoli si dedicò a pie opere di carità, in particolare adoperandosi per i malati incurabili, promosse associazioni per la formazione religiosa dei laici e istituì i Chierici regolari per il rinnovamento della Chiesa, rimettendo ai suoi discepoli il dovere di osservare l’antico stile di vita degli Apostoli.

    Martirologio tradizionale (7 agosto): A Napoli, in Campania, san Gaetano Thiene Confessore, Fondatore dei Chierici Regolari, il quale, per la sua singolare confidenza in Dio, diede a seguire ai suoi l'antica forma di vita Apostolica; e, illustre per miracoli; dal Papa Clemente decimo fu annoverato fra i Santi.

    Nacque a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene nel 1480, e fu battezzato con il nome di Gaetano, in ricordo di un suo celebre zio, il quale si chiamava così perché era nato a Gaeta.
    Laureatosi a Padova in materie giuridiche a soli 24 anni, si dedicò allo stato ecclesiastico, senza però farsi ordinare sacerdote, perché non si sentiva degno; fondando nel contempo nella tenuta di famiglia a Rampazzo, una chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, che è ancora oggi la parrocchia del luogo.
    Trasferitosi a Roma nel 1506, divenne subito segretario particolare di papa Giulio II, ed ebbe l’incarico di scrittore delle lettere pontificie, ufficio questo che gli diede l’opportunità di conoscere e collaborare con tante persone importanti.
    Siamo nel periodo dello splendore rinascimentale, che vede concentrati a Roma grandi artisti, intenti a realizzare quanto di più bello l’arte era in grado di offrire, e che ancora oggi il Vaticano e Roma offrono all’ammirazione del mondo; nel contempo però la vita morale della curia papale, del popolo e del clero, a Roma come altrove, non brillava certo per santità di costumi.
    Gaetano non si lasciò abbagliare dallo splendore della corte pontificia, né si scoraggiò per la miseria morale che vedeva; egli ripeteva: “Roma un tempo santa, ora è una Babilonia”; invece di fuggire e ritirarsi in un eremo, da uomo intelligente e concreto, passò all’azione riformatrice, cominciando da sé stesso; incoraggiato da una suora agostiniana bresciana Laura Mignani, che godeva di fama di santità.
    Prese ad assistere gli ammalati dell’ospedale di San Giacomo, si iscrisse all’Oratorio del Divino Amore, associazione che si riprometteva di riformare la Chiesa partendo dalla base, il tutto alternandolo con il lavoro in Curia; anche in queste attività conobbe altre personalità, che avevano lo stesso ideale riformista.
    Nel settembre 1516 a 36 anni, accettò di essere ordinato sacerdote, ma solo a Natale di quell’anno, volle celebrare la prima Messa nella Basilica di S. Maria Maggiore. In una lettera scritta a suor Laura Mignani a cui era legato da filiale devozione, Gaetano confidò che durante la celebrazione della Messa, gli apparve la Madonna che gli depose tra le braccia il Bambino Gesù; per questo egli è raffigurato nell’arte e nelle immagini devozionali con Gesù Bambino tra le braccia.
    Ritornato nel Veneto, nel 1520 fondò alla Giudecca in Venezia l’Ospedale degli Incurabili. Instancabile nel suo ardore di apostolato e di aiuto verso gli altri, ritornò a Roma e nel 1523 insieme ad altri tre compagni: Bonifacio Colli, Paolo Consiglieri, Giampiero Carafa (vescovo di Chieti, diventerà poi papa con il nome di Paolo IV), chiese ed ottenne dal papa Clemente VII, l’autorizzazione a fondare la “Congregazione dei Chierici Regolari” detti poi Teatini, con il compito specifico della vita in comune e al servizio di Dio verso gli altri fratelli.
    Il nome Teatini deriva dall’antico nome di Chieti (Teate), di cui uno dei fondatori il Carafa, ne era vescovo. L’ispirazione che egli sentiva impellente, era di formare e donare alla Chiesa sacerdoti che vivessero la primitiva norma della vita apostolica, perciò non ebbe fretta a stendere una Regola, perché questa doveva essere il santo Vangelo, letto e meditato ogni mese, per potersi specchiare in esso.
    Le costituzioni dell’Ordine furono infatti emanate solo nel 1604. I suoi chierici non devono possedere niente e non possono neanche chiedere l’elemosina, devono accontentarsi di ciò che i fedeli spontaneamente offrono e di quanto la Provvidenza manda ai suoi figli; con le parole di Gesù sempre presenti: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.
    Nel 1527 avvenne il feroce ‘Sacco di Roma’ da parte dei mercenari Lanzichenecchi, il papa Clemente VII della famiglia fiorentina de’ Medici, fu costretto a rifugiarsi in Castel S. Angelo difeso dal Corpo delle Guardie Svizzere, che subì pesanti perdite negli scontri.
    Anche s. Gaetano da Thiene, come tanti altri religiosi, fu seviziato dai Lanzichenecchi e imprigionato nella Torre dell’Orologio in Vaticano; riuscito a liberarsi si rifugiò a Venezia con i compagni dell’Istituzione.
    Rimase nel Veneto fino al 1531, fondando, assistendo e consolidando tutte le Case del nuovo Ordine con le annesse opere assistenziali; accolse l’invito del celebre tipografo veneziano Paganino Paganini, affinché i Padri Teatini si istruissero nella nuova e rivoluzionaria arte della stampa tipografica, inventata nel 1438 dal tedesco Giovanni Gutenberg.
    Nel 1533 per volere del papa Clemente VII, si trasferì insieme al suo collaboratore il beato Giovanni Marinoni, nel Vicereame di Napoli, stabilendosi prima all’Ospedale degli Incurabili, fondato in quel tempo dalla nobile spagnola Maria Lorenza Longo, insieme ad un convento di suore di clausura, dette ‘le Trentatrè’, istituzioni ancora oggi felicemente funzionanti; e poi nella Basilica di S. Paolo Maggiore posta nel cuore del centro storico di Napoli, nella città greco-romana.
    La sua attività multiforme si esplicherà a Napoli fino alla morte; fondò ospizi per anziani, potenziò l’Ospedale degli Incurabili, fondò i Monti di Pietà, da cui nel 1539 sorse il Banco di Napoli, il più grande Istituto bancario del Mezzogiorno; suscitò nel popolo la frequenza assidua dei sacramenti, stette loro vicino durante le carestie e le ricorrenti epidemie come il colera, che flagellarono la città in quel periodo, peraltro agitata da sanguinosi tumulti.
    Per ironia della sorte, fu proprio il teatino cofondatore Giampiero Carafa, divenuto papa Paolo IV a permettere che nell’Inquisizione, imperante in quei tempi, si usassero metodi diametralmente opposti allo spirito della Congregazione teatina, essenzialmente mite, permissiva, rispettosa delle altre idee.
    E quando le autorità civili vollero instaurare nel Viceregno di Napoli, il tribunale dell’Inquisizione, il popolo napoletano (unico a farlo nella storia triste dell’Inquisizione in Europa) si ribellò; la repressione spagnola fu violenta e ben 250 napoletani vennero uccisi, per difendere un principio di libertà.
    Gaetano in quel triste momento, fece di tutto per evitare il massacro e quando si accorse che la sua voce non era ascoltata, offrì a Dio la sua vita in cambio della pace; morì a Napoli il 7 agosto 1547 a 66 anni, consumato dagli stenti e preoccupazioni e due mesi dopo la pace ritornò nella città partenopea.
    L’opera che più l’aveva assillato nella sua vita, era senza dubbio la riforma della Chiesa, al contrario del contemporaneo Martin Lutero, operò la sua riforma dal basso verso l’alto, formando il clero e dedicandosi all’apostolato fra i poveri, i diseredati e gli ammalati, specie se abbandonati.
    A quanti gli facevano notare che i napoletani non potevano essere così generosi negli aiuti, come i ricchi veneziani, rispondeva: “E sia, ma il Dio di Venezia è anche il Dio di Napoli”.
    Il popolo napoletano non ha mai dimenticato questo vicentino di Thiene, venuto a donarsi a loro fino a morirne per la stanchezza e gli strapazzi, in un’assistenza senza risparmio e continua. La piazza antistante la Basilica di S. Paolo Maggiore è a lui intitolata, ma la stessa basilica, per secoli sede dell’Ordine, è ormai da tutti chiamata di S. Gaetano; il suo corpo insieme a quello del beato Marinoni, del beato Paolo Burali e altri venerabili teatini è deposto nella cripta monumentale, che ha un accesso diretto sulla piazza, ed è meta di continua devozione del popolo dello storico e popoloso rione.
    Nella piazza, come in altre zone di Napoli, vi è una grande statua che lo raffigura; da secoli è stato nominato compatrono di Napoli. Il suo è uno dei nomi più usati da imporre ai figli dei napoletani e di tutta la provincia. Egli venne beatificato il 23 novembre 1624 da papa Urbano VIII e canonizzato il 12 aprile 1671 da papa Clemente X.
    San Gaetano da Thiene è la testimonianza di quanto la Chiesa nei secoli, attraverso i suoi figli, sia stata sempre all’avanguardia e con molto anticipo sul potere laico, nel realizzare, inventare e gestire opere di assistenza in tutte le sue forme per il popolo, specie dove c’è sofferenza. Ecco così i Monti di Pietà per giusti prestiti ed elargizioni, l’istituzione degli ospedali, orfanotrofi, ospizi, lebbrosari, ecc. a cui ieri come oggi i governanti più avveduti e non ostili, hanno dato il loro consenso o il prosieguo, anche se a distanza a volte di molto tempo.

    Autore: Antonio Borrelli






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    St. Cajetan

    (GAETANO)

    Founder of the Theatines, born October, 1480 at Vicenza in Venetian territory; died at Naples in 1547. Under the care of a pious mother he passed a studious and exemplary youth, and took his degree as doctor utriusque juris at Padua in his twenty-fourth year. In 1506 he became at Rome a prothonotary Apostolic in the court of Julius II, and took an important share in reconciling the Republic of Venice with that pontiff. On the death of Julius in 1523 he withdrew from the court, and is credited with founding, shortly after, an association of pious priests and prelates called the Oratory of Divine Love, which spread to other Italian towns. Though remarkable for his intense love of God, he did not advance to the priesthood till 1516. Recalled to Vicenza in the following year by the death of his mother, he founded there a hospital for incurables, thus giving proof of the active charity that filled his whole life. But his zeal was more deeply moved by the spiritual diseases that, in those days of political disorder, infected the clergy of all ranks, and, like St. Augustine in earlier times, he strove to reform them by instituting a body of regular clergy, who should combine the spirit of monasticism with the exercises of the active ministry.

    Returning to Rome in 1523 he laid the foundations of his new congregation, which was canonically erected by Clement VII in 1524. One of his four companions was Giovanni Pietro Caraffa, Bishop of Chieti (in Latin Theate), afterwards Paul IV, who was elected first superior, and from whose title arose the name Theatines. The order grew but slowly. During the sack of Rome in 1527 the Theatines, then twelve in number, escaped to Venice after enduring many outrages from the heretic invaders. There Cajetan met St. Hieronymus Æmiliani (see SOMASCHI), whom he assisted in the establishment of his Congregation of Clerks Regular. In 1533 Cajetan founded a house in Naples, where he was able to check the advances of Lutheranism. In 1540 he was again at Venice, whence he extended his work to Verona and Vicenza. He passed the last four years of his life, a sort of seraphic existence, at Naples where he died finally of grief at the discords of the city, suffering in his last moments a kind of mystical crucifixion. He was beatified by Urban VIII in 1629, and canonized by Clement X in 1671. His feast is kept on the 7th of August.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. III, New York, 1908

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    Theatines

    (CLERICS REGULAR)

    A religious order of men, founded by Gaetano dei Conti di Tiene, Paolo Consiglieri, Bonifacio da Colle, and Giovanni Pietro Carafa, afterwards Pope Paul IV. Carafa was Bishop of Chieti (Theate), a city of the Abruzzi in Southern Italy, from which the congregation adopted its specific name, to distinguish it from other congregations (Jesuits, Barnabites, Somaschi, Caracciolini, etc.) modelled upon it. Gaetano consecrated his order to the Cross, which he adopted as its emblem, and the foundation took place on the feast of the Finding of the Holy Cross, 3 May, 1524. It was approved on 24 June, 1524, by Clement VII in the Brief "Exponi Nobis". On 14 Sept., feast of the Exaltation of the Holy Cross, St. Gaetano and his companions made solemn profession before the papal altar of St. Peter's, Rome, in the presence of Mgr. Giovanni Battista Bonziano, Bishop of Caserta, special papal delegate. The chief object of the order was to recall the clergy to an edifying life and the laity to the practice of virtue. St. Gaetano and his companions zealously endeavoured to combat the errors of Martin Luther, which, having gained a foothold in Switzerland, Germany, England, and France, then threatened Italy. They founded oratories (among them the celebrated Divino Amore) and hospitals, devoted themselves to preaching the Gospel, and reforming lax morals. Through their good example clergy and laity were induced to better living.

    Notwithstanding their severe rule of life and strict vow of poverty, the congregation rapidly developed, and soon numbered among its members illustrious names of the Italian aristocracy (Vezzosi, "Illustri scrittori Teatini", Rome, 1780). They founded many beautiful churches, among them that of S.Andrea della Valle in Rome, a gift of Costanza Piccolomini D'Aragona, Duchess of Amalfi. This church is a masterpiece of Carlo Maderna, and contains several paintings by Domenichino. The Theatines were invited to Turin, Genoa, Venice, Milan, Padua, Piacenza, Parma, Modena, Florence; Naples, Palermo, Messina, Lecce, etc., by the authorities of these places. They also attained a great development in foreign countries. In France, through the efforts of Cardinal Mazarin, they built the Church of St. Anne la Royale opposite the Louvre in 1644. In Spain, under Philip II, the Theatine Cardinal Paolo Burali d'Arezzo, afterwards beatified, filled various embassies at the command of the viceroy of Naples. In Portugal John IV, in 1648, gave the Theatines a splendid house and college for the education of noble youth. In England, under Henry VIII, Goldwell, Bishop of St. Asaph, entered the order of Theatines (see THOMAS GOLDWELL).

    The Theatines were the first to found papal missions in foreign lands, as in: Golconda, Ava, Pegu, Mingrelia, the Islands of Sunda, Borneo, Sumatra, the history of which was written by the Theatine Bartolomeo Ferro (Missioni Teatine nelle Indie Orientali); Georgia, Arabia, Armenia, in which latter country Father Galano, author of the history of the Armenian Church, negotiated and concluded the reconciliation and union of that Church with the Roman Catholic; Persia and in many other places, as is shown by Theatine manuscripts dating from 1530 till the end of the eighteenth century. In the nineteenth century the order began to decline, and in 1860, through the well-known suppression of religious orders, it was reduced to a shadow of its former greatness. In accordance with the spirit of its rule, it had never acquired possessions and is the only order which feels the consequences of the law of suppression.

    Father Francesco di Paola Ragonesi, general of the order and the last surviving representative of its ancient traditions, restored the Church of S. Andrea della Valle to its former splendour, by his care and zeal aided by the munificence of Comm. Filippo Giove Romano. The Theatines maintain a flourishing mission at Durango in Colorado, U.S.A. Pius X, in a Motu Proprio of 15 December, 1909, decreed the union of the ancient Congregation of the Regular Theatine Clergy with the youthful Spanish Congregation of the Holy Family at Barcelona. Besides the two saints, Gaetano, invoked for the interposition of xxyyyk.htm">Providence, and Andrea Avellino, against sudden death, the order furnished one pope, Paul IV (Giovanni Pietro Carafa), 250 bishops, archbishops, and papal legates, and the cardinals: Blessed Giovanni Marinoni, Blessed Paolo Burali d'Arezzo, Blessed Giuseppe Maria Tomasi, Giovanni Bernardino Scotti, Francesco and Domenico Pignatelli, Giuseppe Capece-Zurlo, Francesco Maria Banditi, and Ferdinando Pignatelli, the last named created cardinal by Gregory XVI. Father Anton Francesco Vezzosi (whom Clement XIII wished to make cardinal, but chose instead Fr. Ganganelli of the Conventuals who succeeded him in the papacy as Clement XIV) treats of the illustrious men of the order in his work "I scrittori de' chierici regolari detti Teatini", Rome, 1780. The last famous Theatine was the philosopher, littérateur, and great sacred orator, Father Gioacchino Ventura dei baroni di Raulica, a Sicilian. He preached and wrote in both Italian and French. His most celebrated work is his funeral oration on the death of Daniel O'Connell. He was the friend of the most illustrious men of his day, among them the Abbé de Lamennais whom he sought to save for the Catholic Church. He died at Versailles in 1860.

    THEATINE NUNS

    Theatine Nuns, a religious congregation of women -- oblates and hermitesses -- existing in Naples and Sicily, founded under the name of Sisters of the immaculate Conception of the Virgin Mary, by Venerable Ursula Benincasa. This illustrious woman, who, according to Padre Silos ("Istorie Theatine", Palermo, 1666, XII, p. 657), united in herself the spirit of Gertrude, of Catherine of Siena, of Brigid, and of Paula, was born at Naples, 7 August, 1547. Her parents were Girolamo Benincasa and Vincenza Genuina. Her family came originally from Siena, in Tuscany, and had given to the arts, to the sciences, and to the Church both men and women of great distinction. Venerable Ursula herself displayed great talent; while still a young girl, she comprehended the most recondite meanings of Latin books and of the Holy Scripture. Her inclination to the monastic life was strongly pronounced from her earliest years. Many of her biographies (that of Maggio; Flaminio da Latera, "Compendio della storia degli ordini regolari" s. v. "Theatine dell'immacolata Concezione"; Bonanni in "Catalogo delle Vergine dedicate a Dio") state that when ten years old she attempted to enter the monastery of S. Maria di Gerusalemme, which flourished at Naples under the rule of St. Clare, and after various pilgrimages and trials she founded the Congregation of the Theatine Oblate Sisters. Her sisters, among them Christina who became the first superioress, and some of her nieces formed the community. Little by little, other pious women joined them, to the number of sixty.

    The date of this formation is fixed by some as 1581, according to others (including so weighty an authority as Padre Bonanni, S.J.) as 1583. The latter date is the better substantiated, for in 1581 Ven. Ursula merely determined the spot on which she intended a church to be erected; it was in fact built near Castel S. Elmo, with the help of the Spanish priest Gregorio Navarro, Abbot of Francavilla, whom she had told of a vision in which the Blessed Virgin had commanded her to build a church in honour of the Most Holy Conception of Mary. At this period, having created much popular excitement by her visions, her ecstasies, and the loftiness of her teaching, and having attracted enthusiastic admiration and envenomed calumny, she was accused of being possessed by a devil and was therefore summoned to Rome. Baronius and Tarugi, Oratorians and illustrious cardinals, received her and took her to have audience of Gregory XIII at Frascati, 3 May, 1582. By the pope's authority she was placed under the spiritual direction of St. Philip Neri, who subjected her to the most severe trials; he was constantly astonished by her piety and humility. In 1583 the foundation proper took place, under the protection of the Blessed Virgin, St. Joseph, St. Michael the Archangel, and St. Peter.

    The rules of the Congregation of the Oblates are those of the active life of St. Martha, with simple vows. They include recitation of the Office of the Blessed Virgin and the Divine Office daily; one hour of prayer in common at morning, besides the recitation of the Veni Creator and the De Profundis at None; one hour of adoration before the Blessed Sacrament, exposed in the church every Friday, with singing of appropriate hymns. In addition to the ordinary fasts prescribed by the Church, the Oblates fast on the vigils of the feasts of Corpus Christi, the Purification, and the Immaculate Conception, and they are exhorted to wear the hairshirt on Fridays. The daily recitation of one-third of the Rosary is also prescribed. They are recommended to labour with their hands, to practise the common life, poverty and the other virtues. The habit is that of the Theatine clerics: a white tunic under a black garment with wide sleeves and girdle of wool; on the head a white veil without wimple, the place of which is supplied by the collar of the outer garment, like that of the Theatine clerics (Baronius and Bonanni).

    The Theatine Hermitesses (Romite Teatine) were founded in 1617. As Venerable Ursula wished to completely withdraw from the world she took thirty-three companions, in memory of the thirty-three years of Christ upon earth, and retired to a hermitage. The rules of the Hermitesses are much like those of the Oblates as regards works of piety; but the former religious follow the contemplative life of St. Magdalene. In addition to their solemn vows, their constitution imposes on them great austerities. They are bound to perpetual abstinence from flesh meat except in case of illness, to fast on the vigils of feasts of the Blessed Virgin and with still greater rigour on the vigils of the Immaculate Conception, the Ascension, and Corpus Christi. They also fast every Saturday and on the last two days of Carnival, besides the ordinary fasts of the church. They are bound to keep the Blessed Sacrament exposed for five hours every Friday, with continual adoration by five religious, and to practise penance regularly. The age of reception to the hermitage is twenty, and the novitiate lasts two years. On admission to solemn profession, a religious may converse with her nearest relatives for one day, but must not expect to see them again. Their enclosure is of the strictest, and they hold no communication with anyone except those charged with supplying them with food, which is given to them through a turnstile. Their habit is of white cloth with a leather girdle, light blue scapular and mantle, black veil and wimple like other nuns (Bonanni, op. cit.). The building of the Hermitage was begun on 10 June, 1633, and completed in 1667. The rules of the Hermitesses and those of the Oblates were approved by Gregory XVI in 1623.

    The Theatine Sisters, more particularly the Oblates, were under the government and spiritual direction of the Fathers of the Naples Oratory, by the request of the Abbot Navarro mentioned above, until 1633. In this year the Theatine Order, under pressing and insistent solicitation of important personages, among them Pope Urban VIII, undertook this charge, under the generalship of Padre Matteo Santomagno, who was the depositary of Ven. Ursula's last wishes and desires. Oblates and Hermitesses practised fervent and incessant prayer to avert from mankind the terrible chastisements which Ven. Ursula by Divine Providence foresaw in her ecstasy. The life of the Oblates is active, that of the Hermitesses contemplative. These institutes -- like many others which have not lived in touch with the world through schools, hospitals and the like -- continued to live and prosper while the days were less evil than now, and their members were regarded with wonder as victims expiating with prayer the sins of humanity; but through the spoliation of monasteries they have now almost disappeared and are reduced to a shadow of their former greatness. Venerable Ursula's rule and the pious practice of the Blue Scapular, which she introduced, are still observed.

    Bibliography

    Constitutiones Clericorum Regularium (Rome, 1604, 1610); Regole per le vergine Romite Theatine dell'Immacolata Concettione (Naples, 1680); Acta SS., Aug. II, 282 sqq.; CARACCIOLI, De vita Pauli IV (Cologne, 1612); TUFFO, Storia dei chierici regolari (Rome, 1610); PEPE, Vita di S. Gaetano (Rome, 1657); SILOS, Historia clericorum regolarium (Palermo, 1666); MORELLI, San Gaetano (Verona, 1843); TRACY, Saint Cajetan (Paris, 1774); FIORI, B. Paolo Giustiniani (Rome, 1729); CANCELLIERI, Campane descritte (Rome, 1806); CURRIER, Hist. of Religious Orders (New York, 1896), 357-9; DUMORTIER, St. Gaëtan de Thienne (Paris, 1882); FERRO, Storia delle missioni dei chierici Teatini (Rome, 1704); HEIMBUCHER, Die Orden und Kongregationen, III (Ratisbon, 1908), 258-69; HÉLYOT, Dict. des ordres religieux, III (Paris, 1850), 648-73; LA CLAVIÈRE, St. Gaëtan (Paris, 1901), tr. ELY (London, 1902); LÜBEN, Der hl. Cajetan von Tiene (Ratisbon, 1893); RASTOUL, Le R. P. Ventura (Paris, 1906), Vita della Ven. Suor Orsola, scritta da un Padre Teatino (Rome, 1796); BAGOTTA, Vita della Venerabile Orsola Benincasa ; BONI, La chiesa di S. Andrea della Valle (Rome, 1907); RAGONESI, Della vita di S. Andrea Avellino (Rome, 1908); DE MAULDE, San Gaetano e la Riforma Cattolica (Rome, 1480-1547), tr. SALVADORI (Rome, 1911).

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. XIV, New York, 1912

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    Da dom Prosper Guéranger, L’Année Liturgique - Le Temps après la Pentecôte, Paris-Poitiers, 1901, VI ediz., t. IV, p. 361-368

    LE VII AOUT.

    SAINT GAÉTAN DE THIENNE, CONFESSEUR.


    Gaétan apparut comme le zélateur du sanctuaire, à l'heure où la fausse réforme lançait par le monde ses manifestes de révoltée. La grande cause du péril d'alors avait été l'insuffisance des gardiens de la cité sainte, leur connivence par complicité de cœur ou d'esprit avec les doctrines et les mœurs païennes, qu'une renaissance mal entendue avait ramenées. Ravagée par le sanglier de la forêt, la vigne du Dieu des armées retrouverait-elle jamais sa fertilité des beaux jours (1)? Gaétan reçut de l'éternelle Sagesse la révélation du nouveau mode de culture qui convenait à cette fin pour une terre épuisée.

    L'urgent besoin de ces jours néfastes était le relèvement du clergé par la dignité de la vie, le zèle et la science. Il fallait à cette œuvre des hommes qui, clercs eux-mêmes dans l'acception entière du mot et la variété des obligations qu'il comporte, fussent pour les membres de la sainte hiérarchie un modèle permanent de la perfection primitive, un supplément à leurs impuissances, un levain qui peu à peu régénérerait et soulèverait la masse entière (2). Mais où trouver ailleurs que dans la vie des conseils et la stabilité des trois vœux qui en forment l'essence, l'impulsion, la puissance, la durée nécessaires aux éléments d'une telle entreprise? L'inépuisable fécondité de l'Ordre religieux ne fit pas plus défaut à l'Eglise en ces temps de décadence qu'aux époques de sa gloire. Après les moines tournés vers Dieu dans leurs solitudes, et attirant sur la terre qu'ils semblaient oublier la lumière et l'amour; après les familles des religieux mendiants, gardant par le monde leurs habitudes claustrales et l'austère parfum du désert: les clercs réguliers faisaient leur entrée sur le champ de bataille, où leur poste de combat, leur genre extérieur de vie, leur costume même, allaient confondre leurs rangs avec ceux de la milice séculière; ainsi on fortifie les cadres d'une troupe hésitante en y versant des soldats éprouvés de mêmes armes, qui agissent par la parole,l'exemple et l'entraînement sur les faibles.

    Comme d'autres avaient été les initiateurs des grandes formes antérieures de la vie religieuse, Gaétan fut le patriarche des Clercs réguliers. Le 24 juin 1524, un bref de Clément VII approuvait sous ce nom l'institut qu'il fondait cette année même avec l'évêque de Théate, d'où vint aussi aux nouveaux religieux l'appellation de Théatins. Bientôt, Barnabites, compagnie de Jésus, Somasques de saint Jérôme Emilien, clercs réguliers Mineurs de saint François Carracciolo, clercs réguliers Ministres des infirmes, clercs réguliers des Ecoles pies, clercs réguliers de la Mère de Dieu, d'autres encore, se pressaient dans la voie ouverte et montraient l'Eglise toujours seule belle, toujours digne de l'Epoux, laissant retomber de son poids sur l'hérésie l'accusation d'impuissance qu'elle lui avait lancée.

    Ce fut sur le terrain du détachement des richesses, dont l'amour avait causé mille maux dans l'Eglise, que Gaétan voulut commencer et qu'il mena le plus avant la réforme. On vit les Théatins présenter au monde un spectacle inconnu depuis les Apôtres, pousser le zèle du dénûment jusqu'à s'interdire la faculté de mendier, et attendre toutes choses de l'initiative spontanée des fidèles. Héroïque hommage rendu à la Providence de Dieu, à l'heure même où Luther en niait l'existence, et que maintes fois le Seigneur se plut à reconnaître par des prodiges.

    Lisons le récit de la vie du nouveau patriarche.

    Gaétan naquit à Vicence, de la noble famille de Thienne; à peine né, sa mère l'offrit à la Vierge Mère de Dieu. Telle apparut dès les premiers ans son admirable innocence, que par tous il était appelé le Saint. Il prit à Padoue les degrés de docteur en l'un et 1 autre droit, et se rendit à Rome où Jules II lui donna rang dans la prélature. Ordonne prêtre, un tel feu de l'amour divin envahit son âme que, laissant la cour, il se voua à Dieu tout entier. On le vit fonder des hôpitaux de ses propres deniers, et y servir de ses mains les malades même atteints de maladies pestilentielles. Le zèle sans trêve qu'il déployait pour le salut du prochain lui fit donner le nom de Chasseur des âmes.

    La discipline ecclésiastique étant grandement déchue, le désir de la ramener à la forme de la vie apostolique lui fit instituer l'Ordre des Clercs réguliers; ceux-ci, laissant de côté toute préoccupation des choses de la terre, sans revenus, sans autorisation de mendier, devaient vivre des seules aumônes offertes spontanément par les fidèles. Ctément VII ayant donc approuvé l'institut, il en fit profession solennelle à l'autel majeur de la basilique Vaticane, en la compagnie de Jean-Pierre Caraffa évêque de Théate, qui fut plus tard le Pape Paul IV, et de deux autres personnages d'éminente piété. Dans le sac de Rome qui eut lieu alors, cruellement tourmenté par des soldats avides d'un argent que les mains des pauvres avaient depuis longtemps placé dans les trésors du ciel, il supporta les coups, la torture, la prison, avec une invincible patience. Il persévéra sans faiblir dans le genre de vie qu'il avait embrassé, ne s'appuyant que sur la divine Providence; celle-ci ne lui fit jamais défaut, et parfois des miracles en fournirent la preuve.

    Il fut le zélé promoteur du culte divin, de la beauté de la maison de Dieu, de la fidélité aux rites sacrés, de l'usage fréquent de la très sainte Eucharistie. Plus d'une fois il découvrit et dissipa les obscures menées de l'hérésie. On le voyait prolonger son oraison jusqu'à huit heures de suite en larmes continuelles, souvent ravi en extase et éclairé du don de prophétie. A Rome pendant une nuit de Noël, près de la crèche du Seigneur, il mérita de recevoir l'enfant Jésus des bras de la Mère de Dieu dans les siens. Quelquefois il passait des nuits entières à châtier son corps par les disciplines, et l'on ne put jamais l'amener à adoucir l'austérité de sa vie; sa volonté était, disait-il, de mourir sur la cendre et le cilice. Enfin il tomba malade de la douleur qu'il conçut de voir Dieu offensé dans une sédition du peuple. Ce fut à Naples que, réconforté par une vision céleste, il passa au ciel; son corps y repose dans l'église de Saint-Paul, où il est entouré des plus grands honneurs. Glorifié par nombre de miracles durant sa vie et après sa mort, le Souverain Pontife Clément X l'a mis au nombre des Saints.

    Qui comme vous, ô grand Saint, fit honneur à la parole de l'Evangile: Ne vous inquiètez du manger, ni du boire, ni du vêtement (3)?

    Vous connaissiez aussi l'autre parole, également divine: Celui qui travaille mérite qu'on le nourrisse (4); vous saviez qu'elle s'appliquait principalement aux ouvriers de la doctrine (5); vous n'ignoriez point que d'autres semeurs du Verbe avaient avant vous fondé sur elle l'incontestable droit de leur pauvreté, embrassée pour Dieu, à revendiquer du moins le pain de l'aumône. Sublime revendication d'âmes affamées d'opprobres à la suite de Jésus, et rassasiant en elles ainsi surtout l'amour! Mais la Sagesse qui plie les aspirations des saints aux circonstances du temps où elle place leur vie mortelle, fit prédominer en vous sur la soif des humiliations l'ambition d'exalter dans votre pauvreté la sainte Providence; n'était-ce pas ce qu'il fallait à un siècle dont le néo-paganisme semblait, avant même d'avoir écouté l'hérésie, ne plus compter sur Dieu? Hélas! de ceux même à qui le Seigneur s'était donné pour possession au milieu des enfants d'Israël (6), on pouvait trop justement dire: Ils recherchent comme des païens les biens de ce monde (7). Vous eûtes à cœur, ô Gaétan, de justifier le Père qui est aux cieux, de montrer qu'il était toujours prêt à tenir la promesse faite pour lui par son Fils adoré: Cherchez premièrement le royaume de Dieu et sa justice, et toutes ces choses vous seront données par surcroît (8).

    C'était bien ainsi que, par le fait, il s'imposait de commencer la réforme du sanctuaire à laquelle vous aviez résolu de dévouer votre vie. Il fallait tout d'abord rappeler les membres de la sainte milice à l'esprit de la formule sacrée qui fait les clercs, au jour béni où, déposant l'esprit du siècle avec ses livrées, ils disent dans la joie de leur cœur: Le Seigneur est la part de mon héritage et de mon calice; c'est vous, à Dieu, qui me rendrez mon héritage (9).

    Le Seigneur, ô Gaétan, reconnut alors votre zèle et bénit vos efforts. Gardez en nous le fruit de votre labeur. La science des rites sacrés reste grandement redevable à vos fils; puissent-ils prospérer, dans une fidélité renouvelée aux traditions de leur père. Que votre bénédiction de patriarche accompagne toujours les nombreuses familles des Clercs réguliers marchant à la suite de la vôtre. Que tous les ministres de la sainte Eglise éprouvent qu'au ciel vous restez puissant pour les maintenir, et, au besoin, les ramener dans la voie de leur saint état, comme vous l'étiez sur la terre. Que l'exemple de votre confiance sublime en Dieu apprenne à tous les chrétiens qu'ils ont au ciel un Père dont la Providence n'est jamais en défaut pour ses fils.

    Honorons la mémoire du saint évêque d'Arezzo que la persécution de Julien l'Apostat envoya en ce jour au ciel. La prière suivante, où l'Eglise exprime la confiance qu'elle garde toujours en son intercession puissante, se retrouve déjà au Sacramentaire gélasien; si le titre de Confesseur y tient la place de celui de Martyr (10), on ne saurait pourtant révoquer en doute la mort de Donat pour le Christ.

    ORAISON.

    O Dieu, la gloire de vos prêtres, accordez à notre prière d'éprouver le secours de votre saint Martyr et Evêque Donat, dont nous célébrons la fête. Par Jésus-Christ.

    -----------------------------------------------------------------------
    NOTE

    1. Psalm. LXXIX.

    2. Matth. XIII, 33.

    3. Matth. VI, 31.

    4. Matth. X, 10.

    5. I Tim V, 17-18.

    6. Num. XVIII, 20.

    7. Matth. VI, 32.

    8. Ibid. 33.

    9. Pontificale roman. De clerico faciendo, ex Psalm. XV, 5.

    10. Sancti Confessoris et Episcopi tui Donati.

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    Predefinito Dalle «Lettere» di san Gaetano, sacerdote

    Io sono un peccatore e di me faccio poco conto, ma ricorro ai santi servi del Signore, perché preghino per te Cristo benedetto e la sua Madre. Non dimenticare che tutti i santi non possono renderti cara a Cristo quanto lo puoi tu. E' impresa tua e, se vuoi che Cristo ti ami e ti aiuti, tu ama lui e volgi la tua volontà a piacergli sempre e non dubitare che, se anche ti abbandonassero tutti i santi e tutte le creature, egli ti aiuterà sempre nelle tue necessità. Sii certa che noi siamo sulla terra pellegrini e viaggiatori: la nostra patria é il cielo. Chi si insuperbisce, va fuori strada e corre alla morte. Mentre viviamo quaggiù, dobbiamo acquistarci la vita eterna, e tuttavia da soli non possiamo, perché l'abbiamo perduta per i nostri peccati, ma Gesù Cristo ce l'ha ricuperata. Perciò bisogna che lo ringraziamo in ogni circostanza, lo amiamo, gli obbediamo e facciamo tutto quello che ci é possibile per rimanere sempre con lui.
    Egli si é dato per noi come nostro cibo. Infelice chi ignora un dono così grande. Ci é dato di possedere Cristo, Figlio della Vergine Maria. Lo rifiuteremo? Guai a colui che non si cura di riceverlo. Figlia, il bene che desidero per me, lo chiedo ardentemente anche per te, ma per conseguirlo non c'é altra via che pregare spesso la Vergine Maria, perché venga a visitarti con il glorioso suo Filgio. Anzi, ardisci di supplicarla che ti doni il Filgio suo, quale vero cibo dell'anima, nel santissimo sacramento dell'altare. Ella te lo darà volentieri, e più volentieri egli verrà a fortificarti perché possa inoltrarti con sicurezza in questa selva oscura, che é piena di insidie e di nemici. Ma se ci affidiamo all'aiuto della Vergine non ne avremo alcun danno.
    Figlio, non ricevere Gesù Cristo per servirtene secondo il tuo intendimento, ma piuttosto donati a lui, tuo Dio e salvatore, e fatti ricevere da lui, perché sia lui a fare di te e in te tutto ciò che vuole. Questo desidero e questo ti chiedo e, per quanto posso, questo sollecito da te.

  6. #6
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    Carlo Monaldi, S. Gaetano Thiene, 1738, Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, Roma

  7. #7
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    Andrea Vaccaro, S. Gaetano offerto alla Vergine da sua madre, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

    Andrea Vaccaro, Il disinteresse di S. Gaetano, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

    Andrea Vaccaro, Morte di S. Gaetano, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

    Giovanni Lanfranco, La Vergine appare a S. Gaetano Thiene, 1620-30

    Anonimo, S. Gaetano Thiene venera la Madonna con Bambino, Cappella gentilizia, Chiesa Matrice, Corato (BA)

    Sebastiano Santi, Cristo Crocifisso tra i SS. Agostino, Lorenzo Giustiniani, Antonio da Padova e Gaetano Thiene, XIX sec., Chiesa dei SS. Geremia e Lucia, Venezia

    Giovan Battista Tiepolo, La Sacra Famiglia appare a S. Gaetano, XVIII sec., Galleria dell'Accademia, Venezia

    Francisco Goya y Lucientes, S. Gaetano, 1775-80, Collezione privata

  9. #9
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    Sebastiano Ricci, S. Gaetano conforta un moribondo, 1727, Pinacoteca di Brera, Milano

    Matteo Rosselli, I SS. Gaetano Thiene, Andrea Avellino, Francesco d'Assisi adoranti la Trinità, con la Madonna ed i SS. Giovanni Battista e Michele arcangelo, XVIII sec., Chiesa dei Santi Michele e Gaetano, Firenze

    Francesco Solimena, S. Gaetano, XVIII sec.

    Francesco Solimena, S. Gaetano placa la Collera Divina, Basilica di San Paolo Maggiore, Napoli

    Giovanni Battista Piazzetta, Angelo custode tra i SS. Antonio da Padova e Gaetano Thiene, 1729 circa, San Vitale, Venezia

 

 
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