In 5mila ad accogliere gli azzurri. Domani il trofeo Moretti al San Paolo
Il Napoli torna a casa e ritrova i tifosi
Il Napoli ritrova l’entusiasmo dei tifosi. Al
primo allenamento dopo il ritiro in Austria,
in cinquemila hanno accolto gli azzurri sul campo di Marano con slogan, cori e applausi. Dimenticata la contestazione per la campagna acquisti è tornata la voglia di rivedere e sostenere la propria squadra che è tornata in Serie A dopo due anni in C e uno in B. E domani sera, in un San Paolo che si annuncia gremito, esordio con Inter e Juve nel trofeo Moretti. Marino intanto tratta due acquisti: l’attaccante del Chievo Bogdani e il difensore dell’Atalanta Corrazzieri.
Entusiasmo. Tanto. Troppo. E troppo piccolo lo stadio di Marano per ospitarlo tutto, per tenerlo a bada. In cinquemila ad aspettare il Napoli per il primo allenamento a casa. Quasi a casa.
In cinquemila in uno stadio che potrebbe contenerne a stento la metà, visto che ha solo una tribuna, rinnovata, coperta ma anche priva di collaudo.
Festa azzurra. Però con troppi eccessi. Compreso lo
sfondamento d’una rete («Di là non c’era posto») e
l’invasione della pista da parte di un paio di centinaia di rappresentanti e due striscioni della Curva A rigorosamente dalla parte della squadra, ma anche rumorosamente contro la
cattiva organizzazione di questa prima uscita pubblica delle maglie azzurre.
Alla fine un migliaio le incontrollabili presenze a bordocampo. Cori, applausi, ovazioni. Tifo. Anzi, sfrenatissima passione. Un’accoglienza calda. Una prima eccitazione di massa che ha messo i brividi addosso ai vecchi azzurri. Figuriamoci poi a Lavezzi, Gargano e Hamsik, gli ultimi arrivati e già frastornati, emozionati, subito messi sull’avviso:
tanto affetto e tanto onore, infatti, va ripagato in campo. Ora lo sanno pure loro.
Preoccupato, invece, Reja. Capisce subito l’allenatore che con quel tifo a bordocampo lavorare diventa complicato. Tenta di mediare. Ci prova pure Iezzo prima di cominciare ma è chiaro che non serve a nulla. E infatti quando Garics scatta sulla fascia destra e invece di trovarsi davanti Domizzi che gioca dall’altra parte si scontra con un «invasore» e
quando il pallone calciato da Lavezzi finisce fuori e scompare non certo per magia, l’allenatore capisce che non può andare avanti. Ancora un po’, infatti,
e Reja, irritato, ordina la fine. Allenamento ridotto. Praticamente sospeso e fuga nello spogliatoio con gli azzurri davanti e i cacciatori di maglie ad inseguire. Un’ora barricati là dentro, gli azzurri. Poi in pullman, ma non è finita: pochi metri e scoppia (o è aiutata a scoppiare) una delle ruote posteriori. Proprio quando c’è un mucchio di gente attorno al bus, tant’è che il botto stordisce un giovanotto che ha bisogno anche di cure. Assaltato dai tifosi, poi scortato dalla polizia e da un lungo corteo di auto e motorette e traballando il pullman s’allontana. Si fermerà più in là per cambiare quella ruota e per riprendere la strada che porta a Castelvolturno, dove il Napoli lavorerà oggi pomeriggio. A porte chiuse. No,
non è stata una grande idea portare la squadra a Marano per il primo allenamento. Perplesso anche Massimo Nuvoletti, l’assessore allo Sport, ora diviso tra la voglia d’ospitare ancora gli azzurri e il bisogno di garantire sicurezza a tutti. E sul prato? Indicazioni per Reja? Non ve n’è stato il tempo. Di sicuro, però, l’allenatore già pensa al campionato e alle sostituzioni degli squalificati Domizzi e Cannavaro. Davanti a Iezzo, infatti, la linea a tre affidata di nuovo a Cupi, Maldonado e Savini. Come dire: pronti, partenza e subito emergenza. «Mi dispiace saltare proprio la gara d’esordio al San Paolo»,
commenta Cannavaro, che si racconta sospeso tra un sogno da tifoso («ambiziosissimi traguardi») e una realtà che gli suggerisce invece d’essere prudente? E allora?
«No, niente voli con la fantasia. Quest’anno il nostro traguardo dev’essere innanzitutto la salvezza».