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  1. #1
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    Predefinito Fisichella: Fini ha ragione. E' stato un errore chiudere la destra

    Intervista a Domenico Fisichella
    di Federica Fantozzi su L'Unità

    Farà un nuovo partito. Il gioco solitario non durerà

    9 settembre 2009

    Parla un padre fondatore di AN: "Il presidente della Camera ha ragione, i problemi ci sono. L'ho apprezzato su immigrazione, Gheddafi e autonomia dello stato dalla Chiesa"


    Domenico Fisichella, cattolico, padre fondatore di An da cui è uscito per dissensi sul «mancato baluardo» al federalismo leghista, non era mai stato tenero - finora - con Gianfranco Fini.

    Professore, Fini è sotto fuoco amico, il Giornale lo chiama “compagno”. Deve preoccuparsi?
    «Di per sé non significa niente. Io 15 anni fa, ai tempi di Rauti, scrissi sul Tempo “compagno missino”. Questa locuzione non è una novità. Mentre le sue recenti prese di posizione hanno alcuni elementi di novità che non possono essere sottovalutati».

    In particolare?
    «Ne ho apprezzato l’atteggiamento in occasione della visita di Gheddafi. Perché va bene fare compromessi per interessi economici ma senza dimenticare la dignità nazionale. Anche sull’immigrazione esprime posizioni meditate. Basate sulla logica della comune umanità e sul fatto che chi lavora e paga le tasse non può essere ignorato sul piano dei diritti civili e, con i dovuti tempi, politici».

    E’sui temi bioetici che il presidente della Camera ha indispettito i suoi ex colonnelli. «In generale, la Chiesa ha diritto di fare le sue valutazioni ma poi c’è l’autonomia dello Stato soprattutto nei momenti in cui ai vertici della Chiesa si verificano situazioni di sbandamento non da poco».
    Mai, negli ultimi anni, lei ha espresso giudizi così positivi sull’azione di Fini.

    Lo ha rivalutato?
    «Considero in maniera tendenzialmente positiva queste sue mosse. Restano dei gravi nei come l’indulgenza della sua An sul federalismo leghista. Io ho insistito sui pericoli di disgregazione istituzionale ma anche culturale e civile, e ho lasciato An per questo. Ora certe prese di distanza sono tardive: se mi avesse ascoltato, facendo da baluardo alle aspettative del Carroccio, non saremmo al punto che Fini deplora. Ma anche le scelte del centrosinistra sul Titolo V hanno contribuito».

    Feltri si chiede dove vuole arrivare. Lui replica a Berlusconi a muso duro. Dove è oggi Fini rispetto al suo partito?
    «Fini non ha mai amato il suo partito, e larga parte dei suoi colonnelli non ha mai amato lui. Detto questo, sul piano della linea politica considero un errore il suicidio di An».

    Intende la confluenza nel PdL?
    «Eh sì. Oggi Fini ha una libertà politica superiore che se An fosse rimasta in piedi ma non gli resta nessuno strumento reale per sviluppare una sua azione nei prossimi anni. A meno che non pensi, con queste dichiarazioni, di costruire una nuova formazione capace di farsi interprete in modo organizzato e politicamente significativo delle sue linee».

    Mettersi capo di una piccola destra laica? Per farne cosa?
    «Non credo ad aggettivi stantii come laico o clericale. Ci sono però alcuni snodi che prima o poi andranno affrontati: la personalizzazione del potere, il confitto di interessi, il sistema mediatico. Se non si interviene su questi temi, l’ipotesi che circola di Fini candidato al Quirinale con i voti del centrosinistra, e non in questa legislatura perché non basterebbero, resterebbe una boutade a tavolino».

    Se Fini punta al Colle, qual è il modo di raggiungerlo?
    «Per immaginare questo traguardo occorre la disarticolazione del quadro politico, del PdL ma anche del centrosinistra. Non so se una persona singola senza un partito alle spalle ha la forza per una simile trasformazione».

    Può darsi che l’implosione del PdL non sia più fantapolitica?
    «E' un discorso prematuro. Ma Fini ha ragione, i problemi politici restano. C’erano anche prima ed è stato un azzardo fare il partito unico. Però certo, come per il Pd, ora sarebbe molto più difficile una scissione con esito positivo per il sistema politico italiano»

    Insomma, alla terza carica dello Stato non basta più una Fondazione?
    «E’ necessaria ma non sufficiente. In una prima fase Fini può fare il gioco solitario ma poi dovrà chiamare a raccolta forze e uomini che condividano la sua linea. E passare dalla tattica alla strategia».


    Domenico Fisichella

  2. #2
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    Predefinito Rif: Fisichella: Fini ha ragione. E' stato un errore chiudere la destra

    Intervista di Domenico Zaccaria a Domenico Fisichella su Epolis Domenico Fisichella

    Le lamentele di Gianfranco sono fondate ma tardive

    12 settembre 2009





    Negli ultimi giorni sono riemerse le tensioni fra Berlusconi e Fini. Il premier ha minimizzato parlando di un semplice “fraintendimento” ma la reazione del presidente della Camera è stata tutt’altro che conciliante. «Su di me – ha accusato sul palco di Gubbio – c’è stato uno stillicidio indegno».

    Allora i problemi ci sono o no?
    I problemi sono reali e di vario ordine. Ferma restando la crisi del centrosinistra, è chiaro che il centrodestra non riesce ad esprimere una linea coerente con le esigenze e i problemi del Paese.

    Fini chiede agli alleati del Pdl «valutazioni di carattere politico».
    Sono necessarie valutazioni sulle modalità interne di assunzione delle decisioni. Berlusconi privilegia il rapporto con la Lega e si muove tenendo conto ben poco delle posizioni del mondo riferibile ad Alleanza Nazionale: il suicidio di An è stato un grave errore politico. C’è una logica personalistica e leaderistica che guida il Pdl. A ciò si devono aggiungere le questioni che riguardano la politica migratoria, i rapporti con la Libia e l’influenza della cultura ecclesiastica. C’è il ruolo del Parlamento fortemente ridimensionato e un disagio crescente per situazioni riferibili all’immagine del premier, che non sono una questione privata ma politica.

    Il quadro sembra preoccupante...
    Fini esprime delle preoccupazioni fondate. Purtroppo la maggior parte di queste sono tardive: mi riferisco in particolare al ruolo della Lega e al tema dell’unità nazionale. Avevo messo in guardia il partito sulla pericolosità istituzionale e civile di certe scelte della Lega; An purtroppo non mi ha voluto ascoltare e non ha fatto quello che avrebbe dovuto.

    Ovvero?
    Svolgere all’interno della coalizione un ruolo di contenimento e di proposta di indicazioni alternative rispetto alle crescenti pressioni esercitate dalla Lega, che hanno costantemente trovato terreno fertile nelle scelte del premier. Mi chiedo se il silenzio di An non sia stato dettato da pure esigenze di potere, per cui oggi c’è il rischio concreto che certi allarmi possano suonare a vuoto.

    L’impressione è che quella tra Fini e Berlusconi sia una rottura annunciata e difficile da ricomporre.
    Parliamoci chiaro, Fini e Berlusconi non si sono mai amati. Sul piano personale e politico ci sono state costantemente ragioni di dissenso anche serio, tacitate per il desiderio di conseguire posizioni di potere. Oggi l’atteggiamento critico di Fini pone quantomeno l’esigenza di un dibattito sulle scelte future del Pdl, ma se Gianfranco si limita ad agire sul fronte interno del partito i risultati non saranno incisivi.

    L’hanno sorpresa di più le prese di posizione di Fini in tema di immigrazione o di bioetica?
    Su immigrazione e reato di clandestinità credo che Fini avesse maturato già da tempo una serie di atteggiamenti che lo hanno condotto alle prese di posizione attuali. Sulla bioetica e sull’atteggiamento di autonomia dello Stato nei confronti del mondo ecclesiastico c’è un elemento di sorpresa maggiore, soprattutto per l’insofferenza mostrata rispetto alle scelte del Senato sul fine vita. Non vedo in lui un’esplosione di laicismo ma un atteggiamento “ghibellino” che punta a rivendicare una forte autonomia delle istituzioni parlamentari.

    Fini sta puntando sulla sinistra in vista di un approdo al Quirinale?
    Nella presente legislatura non ci sono le condizioni. Certo, se un giorno emergesse un processo di disarticolazione del centrodestra e del centrosinistra allora molti giochi si potrebbero riaprire.

    In che direzione?
    Nella direzione di un recupero di un ruolo politico più significativo da parte di Fini. Al momento bisogna chiedersi fino a che punto può spingere la sua capacità di farsi ascoltare in un partito nel quale anche molti ex esponenti di An sono assorbiti nel sistema di potere berlusconiano.

    Che bilancio fa dei primi sei mesi di vita del Pdl?
    Non positivo. Sono favorevole al bipolarismo ma contrario a questa precipitazione bipartitica che sta mostrando i suoi limiti. Si sente la mancanza di un vero partito di destra: su tante questioni che stanno degradando il Paese ci sarebbero state reazioni che invece non si avvertono minimamente.



    Domenico Fisichella

  3. #3
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    Predefinito Rif: Fisichella: Fini ha ragione. E' stato un errore chiudere la destra

    Continuo a considerare ineludibile l'esistenza in Italia di un sistema bipolare, non necessariamente bipartitico (formula in crisi anche in Inghilterra e Stati Uniti), in grado di appoggiarsi a due perni, da un lato il Partito Democratico, e dall'altro il Popolo della Libertà. Questi due gruppi, seppur deboli e sfilacciati, hanno comunque una notevole forza alle spalle; forza confermata dalla partecipazione popolare alle manifestazioni ed alle primarie. Non hanno ormai più senso divisioni eccessive che generano caos e sfiducia. Resta evidente, peraltro, che a causa dell'incapacità della classe dirigente i risultati del bipolarismo risultano inferiori alle attese. Non è stato un errore "chiudere la destra", fondere Alleanza Nazionale a Forza Italia; semmai lo sbaglio sta nel processo di fusione a freddo, e nella palese incapacità di produrre cultura di sintesi.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Fisichella: Fini ha ragione. E' stato un errore chiudere la destra

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Continuo a considerare ineludibile l'esistenza in Italia di un sistema bipolare, non necessariamente bipartitico (formula in crisi anche in Inghilterra e Stati Uniti), in grado di appoggiarsi a due perni, da un lato il Partito Democratico, e dall'altro il Popolo della Libertà. Questi due gruppi, seppur deboli e sfilacciati, hanno comunque una notevole forza alle spalle; forza confermata dalla partecipazione popolare alle manifestazioni ed alle primarie. Non hanno ormai più senso divisioni eccessive che generano caos e sfiducia. Resta evidente, peraltro, che a causa dell'incapacità della classe dirigente i risultati del bipolarismo risultano inferiori alle attese. Non è stato un errore "chiudere la destra", fondere Alleanza Nazionale a Forza Italia; semmai lo sbaglio sta nel processo di fusione a freddo, e nella palese incapacità di produrre cultura di sintesi.
    Proprio perchè bisogna distinguere il bipolarismo dal bipartitismo per il quale (purtroppo) non siamo preparati, Alleanza Nazionale doveva restare in vita. In quanto era, nel novero dei partiti "non di sinistra" l'unico che aveva una cultura dello Stato-nazione. Forza Italia nasce infatti come forza liberista, l'UDC è cattolica, mentre la Lega localista. La , era proprio solo di AN ed oggi, con la fusione del PDL è purtroppo svanito. Penalizzato da accordi innaturali che favoriscono nell'immediato sul piano elettorale ma sul piano sociale e culturale sono invece devastanti.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Fisichella: Fini ha ragione. E' stato un errore chiudere la destra

    Somessamente a me AN mi sembrava quello che realmente era, un gruppo di ex gettizzati ansioni di recuperare gli anni in cui erano stati esclusi dal potere. E non è qualunquismo il mio!

  6. #6
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    Predefinito Rif: Fisichella: Fini ha ragione. E' stato un errore chiudere la destra

    che ignobile banderuola questo Fisichella, so che è monarchico e l'ho anche contestato duramente in diverse occasioni e le mie lamentele gli sono pure arrivate tramite l'UMI

 

 

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