...Parlamento e magistratura
Previti e Mercatante
Le regole non tengono, quando a stravolgerle sono per primi i magistrati che fanno attivismo civile e vogliono dettare tempi e contenuti della politica.
E’ appena ovvio che, condannato in via definitiva e privato per sentenza
dei suoi diritti politici, il deputato Cesare Previti dovrebbe lasciare l’aula della Camera, con l’istituto della decadenza su cui oggi i suoi colleghi sono chiamati a votare.
Ma è ovvio anche l’opposto.
Come può il Parlamento, dopo che lo stesso presidente della Repubblica ha richiamato un giudice per le indagini preliminari ai suoi doveri di riserbo e di non intrusione nella autonomia delle assemblee elettive, avanzando indirettamente il sospetto che il linguaggio di certe sentenze non sia legittimo per inquinamento da pregiudizio, usare due pesi e due misure?
I guai giudiziari in statu nascenti dei dirigenti ds sono altra cosa e diversa dalla condanna irrevocabile dell’onorevole Previti per corruzione in atti di
giustizia, ma il peccato originale della Repubblica, per il quale da quasi
vent’anni è in atto il braccio di ferro tra giustizialismo giuridico e garantismo,
vale in entrambi i casi.
La scelta del voto è solo politica, e dipende dal giudizio su come si amministra la giustizia in Italia.
E politica è anche la scelta, con una venatura umanitaria sottolineata dagli appelli di Stefania Craxi e Francesco Musotto, riguardante l’ex deputato siciliano Giovanni Mercadante, che non può stare in carcere per serie ragioni di salute, e invece ci sta in attesa di processo per mafia da oltre un anno, spietatamente.
I nomi di Craxi e Musotto, che evocano una giustizia amministrata nel segno della distruzione della persona prima che della tutela della legalità, dovrebbero
far riflettere.
Ferrara su il Foglio del 31 luglio
saluti




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