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  1. #1
    14/05/48 Schiavi di Sion
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    Predefinito L'aggressione ebraica contro il Libano: un anno fa

    TEL AVIV - Una grave crisi fra Israele e Anp e' maturata oggi quando ingenti reparti militari israeliani hanno stretto d'assedio il carcere palestinese di Gerico (Cisgiordania) nel tentativo di catturare sei importanti reclusi. Fra questi spiccano i nomi del leader del Fronte popolare per la liberazione della Palestina Ahmed Saadat e di Fuad Shobaki, ex consigliere finanziario di Yasser Arafat. Il primo e' ritenuto da Israele il mandante dell'uccisione, nel 2001, del ministro Rehavam Zeevi. Il secondo e' considerato il 'cervello' dell'acquisto di una nave carica di armi destinate all'intifada. Gli altri quattro detenuti che interessano Israele sono i membri del commando che uccise il ministro.

    Da settimane Israele seguiva da vicino la sorte di Saadat, avendo appreso che la sua liberazione rientra nelle condizioni del Fplp per entrare nel nuovo governo di Hamas. La crisi e' iniziata all'alba con la repentina partenza dal carcere di Gerico delle guardie britanniche e statunitensi incaricate - in base ad un accordo fra Israele e Anp - di vegliare sulle condizioni di detenzione dei reclusi.

    Nel giro di pochi minuti alle porte di Gerico si sono presentati ingenti reparti militari israeliani che hanno stretto d'assedio il carcere, dove hanno incontrato la resistenza dei guardiani palestinesi.

    Secondo un bilancio ancora non ufficiale, in questi scontri sono rimasti uccisi due palestinesi (un agente e un recluso, a quanto pare) e altri 18 sono rimasti feriti. Unita' speciali israeliane sono entrate nella Muqata (il quartiere generale) di Gerico, ma ancora non hanno cercato di catturare Saadat. Secondo alcuni mezzi stampa, questi avrebbe a disposizione alcune ore per consegnarsi spontaneamente. Saadat ha fatto sapere che non lo fara' mai.

    PROTESTA DI ABU MAZEN, COLLERA A GAZA - Immediata la protesta di Abu Mazen (Mahmoud Abbas). Il presidente palestinese, che si trova in visita in Europa, ha accusato Israele di aver violato le intese. Anche il premier incaricato Ismail Haniye (Hamas) ha ammonito Israele a non compiere azioni che potrebbero avere ripercussioni gravi. Secondo Haniye la operazione israeliana e' legata alla imminenza delle elezioni: ''Il sangue palestinese non puo' essere utilizzato come una carta nelle mani dei partiti israeliani'', ha affermato.

    A Ramallah e a Gaza sono segnalate intanto prime manifestazioni di protesta contro gli Stati Uniti e la Gran Bretagna che vengono accusati di aver abbandonato Saadat alla sua sorte. Un civile statunitense e' stato brevemente prelevato a Gaza da miliziani armati. Sempre a Gaza, miliziani armati hanno attaccato il Centro culturale britannico. E un miliziano di al-Fatah ha avvertito che adesso la incolumita' di civili statunitensi e britannici a Gaza e' in pericolo.

  2. #2
    14/05/48 Schiavi di Sion
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    L'Occidente ed cristiani del mondo dovrebbero esprimere solidarieta' ai palestinesi ed alle autorita' politiche che per l'ennesima volta vedono violata la sovranita' TERRITORIALE E GIURIDICA della loro patria.

    O forse e' in dubbio che Gerico sia citta' palestinese?

    Siamo di fronte all'ennesima prepotenza che passa sopra ad ogni risoluzione delle Nazioni Unite sui confini della Palestina.
    A meno che le Nazioni Unita valgano solo quando ai tratta dell'Iran.

    Si potrebbe proporre una fiaccolata di protesta sotto l'ambasciata israeliana di Roma.

    Chissa' che rav.Di Segni decida di partecipare e portare solidarieta' ed amicizia come ha fatto ieri verso gli islamici in Italia.

  3. #3
    Estremismo Turoldo-Dossettiano
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    Ma c'erano condizioni precedenti od accordi di consegna del palestinese o no?

    Da li' la posizione cambia da una parte o dall'altra.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da SibriumCenobita
    Ma c'erano condizioni precedenti od accordi di consegna del palestinese o no?

    Da li' la posizione cambia da una parte o dall'altra.
    Conta che la cosa venga denunciata, magari con un bel cartellone in Cattolica con buona pace di "Arroganza Nazionale Likud Italia".

    Attendiamo...

  5. #5
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    sul tema: http://www.politicaonline.net/forum/...41#post3478841

    GERUSALEMME, 14 MARZO - Il leader del fronte popolare per la liberazione della Palestina, Saadat, si e' arreso alle truppe che assediano la prigione di Gerico. Lo hanno confermato fonti militari israeliane. Si stanno consegnando ai soldati anche diversi miliziani del Fronte popolare. Intanto, altri occidentali sono stati rapiti a Nablus, Jenin e nella Striscia di Gaza. L'Anp ha ordinato alla polizia di sparare contro i responsabili di attacchi. La Farnesina ha invitato gli italiani a lasciare i Territori.

  6. #6
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    Exclamation Giugno-Luglio 2006: aspri scontri nella Palestina occupata


  7. #7
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    Predefinito UE condanna l'entità sionista

    Gaza: scontri sporadici, Israele uccide 5 palestinesi
    venerdì, 7 luglio 2006


    GAZA - Con attacchi aerei e terrestri oggi Israele ha ucciso cinque palestinesi in alcuni scontri sporadici con i militanti nella zona nord di Gaza, dopo che ieri era stato il giorno più sanguinoso di combattimenti dal 2004.

    Il movimento di Hamas, che governa la Palestina, ha detto che le violenze di ieri -- in cui sono morti 20 palestinesi e un soldato israeliano -- sono state un duro colpo per i tentativi di liberare il caporale rapito e hanno aggiunto che lo stato ebraico "pagherà il prezzo per ogni goccia di sangue" che ha fatto versare.

    L'Unione Europea ha accusato Israele di "sproporzionato uso della forza". E' la prima volta che il blocco delle 25 nazioni critica così duramente lo stato ebraico.

    Ma in un gesto di avvicinamento alla parte israeliana, un ministro del gabinetto ha avanzato l'ipotesi che Israele consegni alcuni ostaggi palestinesi facendo "un gesto di buona volontà", qualora il caporale Gilad Shalit fosse liberato e gli attacchi palestinesi cessassero.

    Medici palestinesi e testimoni oculari hanno detto che oggi un raid aereo israeliano ha ucciso due militanti di Hamas. In altri incidenti il fuoco dei carri armati israeliani ha ucciso un uomo vicino alla città settentrionale di Beit Lahiya, città che ieri è stata teatro degli scontri più feroci.

    Alcuni abitanti dell'area volevano evacuare, ma presi dal panico hanno chiesto alle agenzie internazionali di portarli via.

    Gli attacchi fanno parte di un'offensiva nel territorio di Gaza che ha lo scopo di fermare il lancio di missili da parte degli uomini armati contro le città israeliane e di liberare il caporale rapito.

    Le truppe di Israele hanno inoltre scavato trincee nella zona settentrionale della Striscia di Gaza dopo gli scontri di ieri contro uomini armati palestinesi e dopo essersi spinte in profondità hanno preso possesso delle aree una volta occupate dagli insediamenti israeliani e abbandonate lo scorso anno.

    Il primo ministro di Israele Ehud Olmert ha ordinato ai carri armati di spingersi in profondità a Gaza dopo che dei militanti di Hamas avevano sparato dei missili contro una città israeliana per la prima volta.

    L'offensiva di Israele è iniziata la settimana scorsa con lo scopo principale di ottenere il rilascio del soldato Shalit, che era stato catturato in un raid da Gaza lo scorso 25 giugno.

    "I terroristi hanno pagato un caro prezzo fino ad ora", ha detto il generale dell'esercito israeliano, il tenente Dan Halutz.

    Hamas ha detto che Israele dovrebbe ripensarci.

    "Il governo dell'occupazione sbaglia se pensa che i massacri sionisti contro la nostra gente serviranno a portare a termine il loro obiettivo di metterci pressione per recuperare il soldato rapito", ha detto il gruppo in una nota.

    Membri del bracco armato di Hamas erano tra i responsabili del rapimento del soldato. Le trattative diplomatiche condotte dall'Egitto non hanno avuto buon esito e Israele si è rifiutata di liberare i prigionieri palestinesi, la condizione che era stata chiesta dai palestinesi per la liberazione di Shalit.

    NESSUNA RI-OCCUPAZIONE DEI TERRITORI

    Malgrado Israele abbia preso possesso della zona settentrionale di Gaza, i funzionari del paese hanno detto che non c'è alcun progetto a lungo termine di ri-occupazione di quelli che fino all'anno scorso erano insediamenti israeliani dopo 38 anni di comando militare nell'area.

    Hamas ha accusato Israele di usare il rapimento di Shalit come pretesto per ribaltare il governo eletto dai palestinesi. Israele ha rapito più di un terzo del gabinetto e minacciato di assassinare i leader di Hamas se Shilat venisse ucciso.

    Inoltre l'incursione dell'esercito israeliano mette sotto grande pressione il governo di Hamas, che deve già affrontare l'embargo di aiuti dall'occidente. Ogni possibile apertura alle trattative di pace si è infranta.

    Un elicottero israeliano ha aperto il fuoco sugli uffici vuoti del primo ministro palestinese Ismail Haniyeh, a Gasa, domenica scorsa prima dell'alba.

    Martedì e mercoledi scorsi i razzi di Hamas hanno colpito Ashkelon, una città di 115.000 abitanti. E' stato il punto più lontano raggiunto dai missili e ha causato pochi feriti, ma ha diffuso il panico nell'area.

    Entrambi i fronti oggi erano preparati a una giornata ancora più sanguinosa di quelle precedenti, ma per ora gli scontri sono stati sporadici.

    Secondo i medici almeno 36 palestinesi, la maggior parte dei quali miltanti, sono stati uccisi da quando è iniziata l'offensiva di Israele.

    "L' Ue condanna la perdita delle vite causate dallo sproporzionato uso della forza", ha detto la presidenza Ue in un comunicato. Israele tende a resistere alle pressioni che arrivano all'unanimità dall'estero, esclusi i loro principali alleati, gli Stati Uniti.

  8. #8
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    Sempre più pesante l'operazione militare "Pioggia d'estate" per liberare il caporale Gilad Shilat, catturato il 25 giugno. Offensiva israeliana all'alba tank e aerei a città di Gaza. Uccisi 4 palestinesi. Hamas: "L'ostaggio è vivo e trattato con umanità, ma la sua posizione si è fatta più complicata".

    GAZA - Continua l'offensiva delle truppe israeliane nella Striscia di Gaza. Almeno 15 tank sono entrati questa mattina all'alba a Gaza city appoggiati da elicotteri e droni (aerei senza pilota). I militari hanno attraversato il valico commerciale di Karni e Nahal Oz, e sono diretti verso la periferia della città, nei quartieri di Sajiya e Zeitoun. Durante gli scontri un palestinese è stato colpito a morte da una cannonata israeliana e altre tre persone sono rimaste ferite. Sale così a quattro il numero complessivo dei palestinesi morti stamane. In precedenza un membro delle forze di sicurezza dell'Anp, erfa stato ucciso da un missile lanciato da un aereo senza pilota e altri due erano morti sotto il fuoco dei carri armati. Molti feriti. Sono circa 44 i palestinesi morti dall'inizio dell'offensiva israeliana, sette solo nella giornata di ieri.

    L'ingresso delle truppe israeliane nella città segna una nuova fase nell'operazione "Pioggia d'estate", lanciata per fermare il lancio di razzi Qassam da parte dei palestinesi e liberare il caporale israeliano Gilad Shilat catturato dai miliziani il 25 giugno scorso.

    Stamane un portavoce dell'esercito israeliano ha reso noto che le truppe si sono ritirate dal settore di Beit Lahya, nel nord della Striscia, mentre "continuano a operare a ovest del valico di Karni, nella parte est di Beit Hanoun e nella zona industriale del valico di Erez".

    L'Unione Europea ha accusato Israele di un uso "sproporzionato" della forza contro i palestinesi della Striscia di Gaza. Ieri il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha chiesto ai rapitori di rilasciare Shalit e a Israele di liberare, in cambio, alcuni prigionieri palestinesi. Hamas ha intanto confermato che l'ostaggio è vivo e trattato con umanità, come previsto dalla religione islamica, ma l'organizzazione ha anche aggiunto che la sua posizione "si è fatta più complicata che mai".

    Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ieri si è appellato ad entrambe le parti, israeliani e palestinesi, affinché pongano fine allo scontro "per il bene di tutti i civili" della regione. Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sta lavorando a una bozza di risoluzione presentata dal Qatar per conto del gruppo arabo. Il testo chiede a Israele di ritirarsi da Gaza immediatamente. L'iniziativa incontra l'opposizione degli Stati Uniti che l'hanno giudicata "sbilanciata", dal momento che non si fa menzione degli attacchi di razzi palestinesi né alla cattura di Shalit.

    E mentre un sondaggio del quotidiano Maariv rivela che l'82 per cento degli israeliani sono favorevoli all'eliminazione dei capi di Hamas pur di arrivare alla liberazione di Shalit, sul terreno la situazione resta difficilissima. I militanti palestinesi hanno proseguito per tutta la giornata di ieri il lancio di razzi dalla Striscia contro Israele: almeno 15 quelli caduti in territorio israeliano.

  9. #9
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    Nuova offensiva per liberare il caporale Shilat Raid a Gaza: tre palestinesi uccisi Incursione notturna dell'esercito israeliano a Gaza City, mentre comincia il ritiro delle truppe da Beit Lahiya.

    GAZA CITY - Tre palestinesi sono stati uccisi nel corso di un'incursione notturna dell'esercito israeliano a Gaza City. L'ingresso delle truppe dello Stato ebraico nella città segna una nuova fase nell'offensiva nella Striscia di Gaza per fermare il lancio di razzi e liberare il caporale israeliano rapito, Gilad Shilat. Ma come sempre le armi si incrociano con la politica: il premier di Hamas Haniyeh ha lanciato la proposta di un cessate il fuoco reciproco. Nel comunicato rileva che è necessario che le due parti, israeliana e palestinese, tornino alla calma. Aggiunge che Israele deve ritirare da Gaza le proprie forze e fermare ogni altri genere di aggressione. L'ufficio di Haniyeh ha inoltrato via fax il comunicato alle diverse agenzie di stampa. Ma la sua distribuzione è stata resa complicata dal fatto che in varie zone di Gaza manca la corrente elettrica.

    MILIZIANI UCCISI - Intanto decine di carri armati israeliani, appoggiati dagli elicotteri, sono entrati nella striscia di Gaza attraverso i valichi orientali di Karni e Nahal Oz. I mezzi militari si sono concentrati in un'area industriale dove hanno circondato alcuni importanti magazzini di merci, e sono avanzati per un chilometro in due quartieri periferici della città: a Shujaya, roccaforte di Hamas, sono stati uccisi due palestinesi mentre un membro delle forze di sicurezza è morto nel quartiere di Zeitun. Sale così a 40 il numero di palestinesi, per lo più miliziani, morti nell'offensiva lanciata la settimana scorsa da Israele.

    TRUPPE VIA DA BEIT LAHYA - L'esercito israeliano si è invece ritirato dall'area di Beit Lahya, nel nord della Striscia di Gaza, invasa tre giorni fa; lo ha indicato il portavoce dell'esercito a Tel Aviv alla agenzia France Presse. L'offensiva israeliana «prosegue però a ovest del valico di Karni, a est di Beit Hanun e nella zona industriale vicino al valico di Erez», ha precisato lo stesso portavoce.

    AMERICANI SCORTATI - Per motivi di sicurezza intanto 150 palestinesi con passaporti stranieri, per lo più americani, sono stati scortati dalle guardie presidenziali dell'Anp fino al valico di Erez, nel nord della Striscia, e trasferiti in Israele.

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../08/gaza.shtml

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    Il quotidiano definisce l'Entità sionista come Stato ebraico...Scipione mi sai dire il motivo?

  10. #10
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    Lightbulb Terrorismo ebraico

    Solo per gli arabi: la Legge e l’Ordine israeliani

    di Jonathan Cook

    Immaginate il seguente scenario. Un palestinese armato di mitra sale su di un autobus in Israele che porta alla città di Netanya. Quasi alla fine del percorso, si avvicina all’autista, solleva il suo fucile automatico contro la testa dell’uomo e gliela riempie di proiettili. Si gira e svuota l’intero caricatore – uno dei 14 che si è portato nello zaino – sul passeggero che siede dietro l’autista e su due giovani donne che siedono appena dopo. Mentre i passanti in strada guardano terrorizzati, il nostro uomo col mitra ricarica l’arma e sventaglia l’autobus con altre pallottole, ferendo 20 persone. Si avvicina ad una donna che cerca di nascondersi accucciata dietro un sedile, abbassa la canna dell’arma in direzione della sua testa e preme il grilletto. Il caricatore è ormai vuoto. Mentre cerca di inserire un nuovo caricatore, la donna afferra la canna rovente dell’arma, allora altri passeggeri accorrono in soccorso. Cogliendo l’occasione, i passanti si precipitano nell’autobus e infiammati da un turbine di passioni – furia, indignazione e paura di altri attacchi – picchiano l’uomo a morte. La notizia si diffonde ma la televisione israeliana continua a trasmettere una partita locale di calcio senza riportare la strage. In seguito, quando i vari canali televisivi si decidono a dare la notizia, cominciano col mostrare l’immagine dell’uomo col fucile con in sovrimpressione la scritta «Dio benedica la sua anima» - esattamente come farebbero con una vittima di un attacco terroristico. Il Primo Ministro denuncia al mondo l’uomo col fucile come terrorista, ma malgrado ciò, nel paese, i Media e la polizia si concentrano sulla «folla scalmanata» che lo ha linciato.

    La polizia inizia un’inchiesta segreta che dopo 10 mesi porta all’arresto di sette uomini accusati di averlo ucciso, con la prospettiva di ulteriori arresti. Un portavoce della polizia descrive il comportamento degli arrestati come «assassinio a sangue freddo» dell’uomo col fucile. Fantasioso? Ridicolo? Ebbene, questi avvenimenti hanno realmente avuto luogo in Israele nel corso dell’ultimo anno – con la differenza che la località in cui sono avvenuti non è la città ebraica di Netanya, ma la città araba di Shafa’amr in Galilea; l’uomo armato di mitra non era un palestinese ma un soldato israeliano che ha usato il suo M-16 di ordinanza, e le vittime non erano ebrei israeliani, ma arabi israeliani. Adesso si capisce il senso della storia. L’uccisione di quattro palestinesi cittadini di Israele da parte del soldato 19enne Eden Natan Zada poco prima del ritiro da Gaza, cioè il 4 agosto dello scorso anno, è stato tranquillamente dimenticato dal mondo. Dopo la sepoltura delle vittime arabe, l’unico problema che interessava gli israeliani era sapere chi aveva ucciso Zada. Ieri, sembra che abbiano risolto il problema: sette uomini di Shafa’amr sono stati arrestati dalla polizia israeliana per essere sottoposti a giudizio per il loro assassinio «a sangue freddo». Nessuno si preoccupa che lo Stato si sia disinteressato delle famiglie dei morti di Shafa’amr, alle quali è stato negato il pagamento dei sostanziosi compensi che ricevono le vittime israeliane del terrore palestinese. Un comitato ministeriale ha stabilito che, siccome Zada era un soldato in servizio, il suo attacco non poteva essere considerato un incidente terroristico. Evidentemente solo gli arabi possono essere dei terroristi. Fino ad oggi lo Stato non ha dato alle famiglie nemmeno un centesimo del compenso automaticamente versato alle famiglie ebraiche. Non c’è stata nessun’inchiesta per stabilire perché a Zada, molto noto per le sue idee estremiste, era stato permesso di assentarsi dalla sua unità, senza permesso, per settimane, e senza che nessuno si preoccupasse di rintracciarlo. O perché dalle autorità erano stati ignorati i ripetuti avvertimenti della famiglia di Zada che cioè egli aveva minacciato di fare qualcosa di «terribile» per fermare il ritiro da Gaza. Nessuno si era chiesto perché, pochi giorni prima del suo attentato, la polizia aveva respinto Zada, che aveva cercato di consegnare la sua arma. Cosa ancora più sconvolgente, nessuno si era mai preoccupato del fatto che Zada, il quale tutti sapevano appartenesse al Kach, movimento razzista fuorilegge che chiede l’espulsione, per non dire lo sradicamento, degli arabi dalla Terra Santa, era stato autorizzato a servire nell’esercito. Come mai a Zada e a migliaia di altri sostenitori del Kach è stato permesso di diffondere le loro oscene posizioni? Perché questi attivisti del Kach, per lo più giovanissimi israeliani, hanno potuto dimostrare apertamente contro il ritiro da Gaza, assaltando poliziotti e soldati, sebbene il gruppo sia illegale e clandestino? E perché dopo l’attentato le autorità non hanno fermato e interrogato gli amici del Kach di Zada della colonia di Tapuah in Cisgiordania? Come mai il loro possibile coinvolgimento nell’organizzazione dell’attentato non è mai stato preso in considerazione, e nemmeno il loro eventuale ruolo d’incitamento? Il fatto è che le autorità israeliane volevano che Zada fosse considerato un pazzo solitario – come, prima di lui, Baruch Goldstein, il medico dell’esercito che, nel 1994, aprì il fuoco nella città palestinese di Hebron, uccidendo 29 musulmani che pregavano alla Tomba dei Patriarchi e ferendone altri 125. Sebbene l’allora primo ministro, Yitzhak Rabin, definì Goldstein una «erba infestante», dopo la sua morte gli fu costruito nella colonia di Kiryat Arba un parco con monumento funebre, dove egli è ancora venerato come un «santo» e come «uomo giusto e santo». Ben lungi dall’essere un luogo abbandonato, il suo monumento funebre attrae migliaia di ebrei israeliani che si riuniscono nel centro del territorio palestinese per onorarlo. Invece di andare a snidare e sradicare questa crescente tendenza di fondamentalismo ebraico, dopo l’attentato terroristico di Shafa’amr, Israele ha sostenuto che la priorità doveva essere quella di trovare e punire gli uomini che avevano ucciso Zada. Era una faccenda di rispetto della legge e dell’ordine, ha affermato Dan Ronen, il comandante della forza di polizia del nord. Alla stampa ebraica egli ha detto: “Malgrado le sensibilità, la gente non può fare ciò che ritiene opportuno, in un paese dove vige la legge e l’ordine. Spero che gli arabi mostreranno maturità e sensibilità”. Dai cittadini di Shafa’amr e da oltre 1 milione di cittadini palestinesi del paese, questo viene visto come l’applicazione oltraggiosa di due pesi e due misure. L’applicazione della legge non è mai stata una preoccupazione importante quando coloro che la violano sono ebrei e le vittime arabe, anche se i fatti di sangue avvengono all’interno d’Israele.

    I cittadini arabi non hanno dimenticato il massacro di 49 persone, donne e bambini, da parte di un’unità dell’esercito che, nel 1956, impose un coprifuoco dell’ultimo minuto (senza avvertimenti e preannuncio, NdT) sul villaggio israeliano di Kfar Qassem, assassinando, uno ad uno, gli abitanti del villaggio – tutti arabi naturalmente – al posto di blocco mentre essi se ne tornavano innocentemente a casa dopo una giornata di lavoro nei campi. Durante il loro processo, il giornale Ha’aretz riportò che i soldati avevano ricevuto un aumento di paga del 50% e che ovviamente erano stati «trattati da eroi, non certo da criminali». Il comandante, ritenuto colpevole di un «errore amministrativo», era stato multato di una somma corrispondente a 2 centesimi. E, ancora, nessuno fu ritenuto colpevole quando 6 cittadini arabi di Israele, disarmati, furono uccisi dai servizi di sicurezza nella città di Sakhnim, in Galilea, nel 1976, mentre protestavano contro un’altra ondata di confische di terra fatte ai danni delle comunità rurali arabe. Il primo ministro di allora, il famoso Rabin, si rifiutò addirittura di aprire un’inchiesta. Circa 25 anni dopo, un’inchiesta fu invece aperta sull’uccisione da parte della polizia di 13 arabi disarmati in Galilea. Ciò accadeva nell’ottobre del 2000, durante una protesta contro l’uccisione di palestinesi presso il Nobile Santuario di Gerusalemme (Spianata delle Moschee, NdT) – strage che segnò l’inizio dell’Intifada. 6 anni dopo, a conclusione dell’inchiesta, nessun poliziotto è stato incriminato per quelle morti pur avvenute nello Stato di Israele. Non sono stati puniti nemmeno quei comandanti che illegalmente autorizzarono l’intervento di un’unità anti-terrorismo di cecchini contro i dimostranti armati solo di pietre. I cittadini arabi di Israele conoscono anche troppo bene la storia della «faccenda dell’autobus 300», del 1984. Allora 2 palestinesi armati provenienti dai territori occupati furono catturati in Israele dopo aver dirottato un autobus. Furono condotti via in manette dai servizi di sicurezza dello Shin Bet, in seguito fu rivelato che i due uomini erano morti. Nessuno fu mai incriminato per il loro omicidio, sebbene si sapesse diffusamente chi li avesse uccisi e sebbene in seguito un alto personaggio dello Shin Bet, Ehud Yatom, ammise di aver fracassato il cranio dei 2 con una pietra. Nel 1986, per prevenire la minaccia di incriminazione, il presidente di allora, Chaim Herzog, emanò un’amnistia totale per tutti gli agenti dello Shin Bet coinvolti.

    Ora Tornando alla storia di Zada, se si dimostra che egli fu ucciso dopo che la folla aveva saputo che si era cercato in qualche modo di impedirgli di fare quello che ha fatto, allora si proceda pure; altrimenti si deve assolutamente tener conto di tutti quei precedenti storici – cioè le ripetute negazioni di giustizia da parte dello Stato alle sue vittime arabe. Nessuno può infatti ragionevolmente aspettarsi che i passanti restassero calmi sapendo che Zada, come altri rappresentanti ebrei dello Stato prima di lui, non avrebbe ricevuto nessuna punizione o, tutt’al più, pochi anni di prigione e poi la grazia perché ha ucciso degli arabi, e non degli ebrei. Israele ha dimostrato da tempo, più volte, che applica la legge e l’ordine in modo selettivo, a secondo dell’etnia di appartenenza dell’assassino e della vittima. Il comandante Ronen, alla conferenza stampa dopo gli arresti di Shafa’amr, ha osservato: “Dall’ottobre del 2000 abbiamo cercato di migliorare il nostro rapporto con gli arabi”. Se questo è vero, e se ne può dubitare, le autorità hanno di nuovo compiuto ogni sforzo per distruggere quel poco di fiducia che c’era.

    Note

    Jonathan Cook è uno scrittore e un giornalista che vive a Nazaret, Israele. E’ l’autore del libro di prossima uscita Blood and Religion: The Unmasking of the Jewish and Democratic State, (Sangue e Religione: Lo smascheramento dello Stato Ebraico e Democratico, NdT) Pluto Press, e negli Stati Uniti, University of Michigan Press. Il suo sito web è www.jcook.net

    Originale da counterpunch.org

    Tradotto dall’inglese da Manno Mauro e revisionato da Mary Rizzo, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte

 

 
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