Il 19 agosto 1954 morì Alcide De Gasperi, padre fondatore della Repubblica Italiana e sostenitore convinto dell'Europa Unita tanto da essere uno fra i padri assieme a Konrad Adenauer e Robert Schuman.
Riporto una breve biografia dello statista fatta da Wikipedia:
Fu il primo dei quattro figli di Maria Morandini ed Amedeo De Gasperi. Dopo di lui nacquero, Mario, che fu sacerdote, Marcella ed Augusto. Era italiano, ma allora l'Italia non comprendeva il Trentino - Alto Adige e pertanto nacque suddito dell'impero austro-ungarico. Fin da giovanissimo partecipa ad attività politiche di ispirazione cristiano-sociali nel trentino. Nel periodo degli studi universitari, a Vienna e ad Innsbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti italiani, che miravano ad ottenere una facoltà di diritto in lingua italiana. Dovette scontare per queste sue attività anche un breve periodo in prigione ad Innsbruck.
Successivamente fu giornalista e nel 1905 entrò a far parte della redazione del giornale Il Nuovo Trentino con cui, una volta divenutone il direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'italianità e l'autonomia culturale del Trentino dai tentativi di germanizzazione portati avanti dai settori più nazionalisti del Tirolo tedesco, pur non mettendone in discussione l'appartenenza all'Impero Austro-Ungarico. Fu in quel periodo che subì degli attacchi dalle pagine di un giornale da un giovane pubblicista romagnolo che in seguito avrebbe fatto parlare di sé: Benito Mussolini. Nel 1909, a 28 anni, fu eletto consigliere municipale di Trento e nel 1911 deputato e poi presidente del gruppo dei parlamentari italiani nel grande parlamento austroungarico di Vienna, il Reichsrat; successivamente fu anche deputato nella dieta di Insbruck. Come parlamentare italiano nel parlamento austriaco, anche dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, pertanto in una posizione molto delicata, si prodigò con coraggio e dedizione a sostegno della causa dei profughi trentini, internati in campi di concentramento austriaci, denunciando le violenze che questi subivano. Al parlamento di Vienna dichiarò con coraggio che il Trentino voleva essere annesso all'Italia. Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1919 partecipò alla fondazione del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Fu eletto deputato nello stesso anno e riconfermato nel 1921.
In quegli anni si sposa con Francesca Romani nella Chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, di cui una entrò in monastero.
Dopo l'iniziale sostegno del suo partito nella primissima parte del governo Mussolini, divenne poi uno dei suoi maggiori antagonisti. Nel 1923 si oppose alla legge Acerbo[1] e successivamente all'avvento del fascismo finché, ostracizzato dal regime, fu arrestato nel 1926, insieme alla moglie mentre si stava recando in treno a Trieste. Quando fu scarcerato, fu continuamente sorvegliato e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà e isolamento. Senza un impiego stabile, presentò una domanda per lavorare nella Biblioteca Vaticana nell'autunno 1928 e fu aiutato dal vescovo di Trento, mons. Celestino Endrici. L'assunzione poté tuttavia avvenire soltanto circa due mesi dopo la firma dei Patti Lateranensi (1929).
Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore.
Una volta liberato il sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri. Nello stesso anno fonda il Centro Nazionale Sportivo Libertas. Nella prima metà del 1944 scrive due lettere agli Angloamericani chiedendo espressamente il bombardamento della periferia della città di Roma, al fine di demoralizzare la popolazione e indurla ad atti ostili contro i Tedeschi. Dieci anni dopo, nel 1954, le due lettere verranno ripubblicate da Giovanni Guareschi sul settimanale umoristico Candido. Tale rivelazione costò allo scrittore emiliano un anno e mezzo di reclusione per diffamazione.
Nel 1945 fu eletto Presidente del Consiglio dei Ministri, il primo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del 1948.
Da ricordare che il 12 giugno del 1946, allorché il Consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della Repubblica, dopo il referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di Capo Provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmessi, coerentemente con quanto previsto dalla legge istituita del referendum, le funzioni fino allora esercitate dal Re Umberto II. De Gasperi cumulò nella sua persona le tre cariche di Capo del Governo (Presidente del Consiglio dei Ministri), di Capo dello Stato e di Regnante Reggente fino al 28 giugno, quando l'Assemblea Costituente, nella sua prima seduta, provvide ad eleggere Enrico De Nicola come Capo Provvisorio dello Stato.
Nel gennaio 1947 effettuò un viaggio negli Stati Uniti con il quale ottenne aiuti finanziari e materiali, e promosse con successo l'immagine della nuova Repubblica, iniziando il processo di reinserimento dell'Italia nella comunità internazionale.
Nell'occasione fu il terzo italiano di sempre ad essere onorato di una ticker-tape parade dalla città di New York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel 1951.
Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il Fronte Popolare, composto da socialisti e comunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei Ministri dell'Italia repubblicana.
In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda guerra mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Gettò inoltre le basi per risolvere in modo equo la questione della sovranità di Trieste e dell'Istria.
Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana.
La situazione precaria del paese migliorava molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale; ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosa alluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delle province di Rovigo e Ferrara (1951). Nel 1952, per il timore di una affermazione in Italia delle posizioni marxiste, il Vaticano suggerì, e successivamente cercò di imporre, un'alleanza elettorale ad ampia portata per affrontare le votazioni amministrative del comune di Roma. La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità, potesse essere amministrata da un sindaco socialista. De Gasperi si oppose decisamente, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre, e resistette sino a che il Papa si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta.
L'incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse: "Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa".
Mantenne la carica di presidente del Consiglio fino all' agosto 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa, da lui stesso fortemente voluta.
Convinto sostenitore dell'ingresso dell'Italia nella NATO, Alcide De Gasperi morì il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (comune di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia.
La sua scomparsa, improvvisa e discreta, suscitò commozione nell'Italia intera; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per omaggiarlo.Dentro e fuori alla chiesa dove si celebrò il funerale furono presenti rappresentanze di tutti i partiti, fatta eccezione per i deputati dell' MSI i quali, visto il passato di antifascista di Degasperi, si rifiutarono di presenziare al suo funerale. Attualmente si trova sepolto a Roma, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Poco dopo la sua morte qualcuno chiese di avviare per lui il processo di beatificazione.
da www.wikipedia.it





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