Iraq, Affluenza nazionale in calo, votano in massa kurdi e arabi sunniti
di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 8 marzo 2010
Nessuno si aspettava di più, ma è il calo dell’affluenza, a livello nazionale e in gran parte del Paese, in particolare nel sud sciita, e nelle due maggiori città, compresa Baghdad, la vera notizia delle elezioni legislative che si sono tenute in Iraq due giorni fa.
Un dato che è facile rilevare dalle cifre diffuse dalla Commissione elettorale irachena (IHEC), che ha fornito i numeri disaggregati per provincia, oltre a quello nazionale – il 62,40%: notevolmente inferiore a quello delle precedenti elezioni parlamentari del dicembre 2005, quando aveva votato il 79,63% degli iracheni, anche se più alto rispetto alle provinciali del gennaio 2009, dove l’affluenza era stata del 51 per cento.
La partecipazione più alta nelle tre province del nord che compongono la regione del Kurdistan: 80% a Dohuk, 76% a Irbil, 73% a Sulaimaniya. Alla pari con quest’ultima, un’altra provincia abitata da molti kurdi (nonché assai ricca di petrolio): quella contesissima di Kirkuk, dove vivono anche arabi e turcomanni, con il 73 per cento. Stessa percentuale a Salahuddin, provincia del nord a maggioranza arabo sunnita, la cui capitale, Tikrit, è il luogo dal quale proveniva l’ex presidente Saddam Hussein.
Le province abitate in maggioranza da arabi sunniti hanno visto una forte affluenza: un dato in controtendenza rispetto alle elezioni del dicembre 2005, quando la percentuale di sunniti che avevano votato era stata bassa.
Ecco quindi il 66% di Ninive, e poi si comincia a scendere – con il 63% a Babel, 62% a Diyala, Karbala, e Qadissiya, 61% ad al Anbar, Najaf, e Muthanna, il 60 % di Wasit e Dhi Qar.
In coda, Baghdad e Bassora: in quest'ultima provincia ha votato solo il 57 per cento, mentre nella capitale l’affluenza non ha superato il 53% (in alcune zone si dice che sia stata addirittura assai più bassa)
Ultima Maysan, provincia del sud-est a maggioranza sciita, con il 50 per cento.
01 - Baghdad
02 - Salahuddin
03 - Diyala
04 - Wasit
05 - Maysan
06 - Bassora
07 - Dhi Qar
08 - Muthanna
09 - Qadissiya
10 - Babel
11 - Karbala
12 - Najaf
13 - Anbar
14 - Ninive
15 - Dohuk
16 - Irbil
17 - Ta'amim (Kirkuk)
18 - Sulaimaniya
Saranno dati che sarà più facile interpretare una volta che arriveranno i risultati – i primi sono attesi per domani, e saranno risultati parziali, basati sul 30% dei voti scrutinati. Per quelli definitivi ci vorrà fine marzo.
Un flop il voto all’estero
Hamdiya al-Husseini, una dei dirigenti della IHEC, ha dato anche le cifre sul voto degli iracheni all’estero: 272.016 in tutto, molti meno delle previsioni, che parlavano di un milione, distribuiti in 16 Paesi, fra questi Siria e Giordania, nei quali vive un numero notevole di rifugiati.
Anche qui dati disaggregati per Paese, ma non percentuali, che la Commissione elettorale ha detto di non essere ancora in grado di fornire.
Si scopre così che il Paese nel quale hanno votato più iracheni (in numeri assoluti) è la Siria, con 42.965, seguita subito dopo dalla Svezia, con 36.931. Al terzo posto per partecipazione, gli Stati Uniti con 27.754.
Vengono quindi Giordania (24.717), Iran (23.554), Germania (19.474), Gran Bretagna (17.873), Emirati Arabi Uniti (16.036).
Da qui in poi si scende, con Canada (12.428), Olanda (12.300), Australia (12.068). E ancora Danimarca (9.328), Turchia (6.305), Egitto (4.917), Libano (3.787). Chiude l’Austria con 1.579 votanti.
Numeri questi che da soli dicono poco, in mancanza delle cifre degli aventi diritto. D’altronde, nel cosiddetto Out-of-country-voting, il voto degli iracheni all’estero, si partiva senza elenchi elettorali. Da cui la preoccupazione per possibili brogli e manipolazioni.
Intanto le varie formazioni politiche continuano ad anticipare i loro dati.
Maliki in testa?
Secondo Sami al Askari, che fa parte dell’Alleanza per lo Stato di diritto, la coalizione del premier Nuri al Maliki, il gruppo avrebbe circa il 45% del voto a Baghdad (dove ci sono in ballo 68 seggi su un totale di 325), e vincerebbe quasi la metà dei seggi a Najaf, la città santa sciita. In alcune zone del nord sarebbe al terzo posto, dopo Iraqiya, l’alleanza dell’ex Primo Ministro Iyad Allawi, e la Kurdistan Alliance, che raggruppa la maggior parte delle formazioni kurde.
Askari canta già vittoria. “Saremmo il blocco maggiore nel prossimo parlamento, e, in base alla Costituzione, saremo quello che nominerà il Primo Ministro”, dice – anche se ammette che “sicuramente avremo bisogno di allearci con una o due altre liste”.
Gli fanno eco dalla coalizione di Allawi. “Siamo in testa in almeno quattro province”, dice la portavoce Maysun al Damluji.
Fonti: Iraq Independent High Electoral Commission (IHEC), Reuters, Agence France Presse
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