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  1. #1
    dubito, ricerco, costruisco
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    Predefinito bioetanolo, fame nel mondo, e rincari a settembre

    allego un articolo uscito or ora..

    http://www.repubblica.it/2007/08/sez...settembre.html

    Consumi boom nei Paesi emergenti. Tra le altre cause: la siccità australiana e le colture per il bioetanolo
    Gli esperti: niente panico, buone prospettive di un incremento della produzione


    Rincari in tavola tra il 5 e il 20 per cento
    Pasta, latte, carne: aumenti a settembre


    di ETTORE LIVINI



    MILANO - Dopo sei anni di "crescita zero", con i prezzi alimentari rimasti inchiodati ben al di sotto dell'inflazione, la tavola degli italiani si prepara a un autunno caldo. Anzi caldissimo. Il destino dei nostri portafogli si sta decidendo in questi giorni. Nella calma surreale degli uffici d'agosto - con i consumatori distratti dalla corsa della benzina - le grande aziende e i big della distribuzione stanno mettendo a punto i listini dei prossimi mesi.

    E il rientro dalle ferie rischia di essere amarissimo per il carrello degli italiani: i produttori di latte hanno chiesto un aumento medio dall'8 al 12%. Per la pasta spenderemo (con gli incrementi spalmati a rate) il 20-25% in più. Rialzi in vista anche per il pane (quello di Altamura è già passato, tra le polemiche, da 1,5 a 2 euro al chilo), il caffè, il burro (+10%), la carne e i formaggi.

    Di chi è la colpa? Certo ci sono i cronici problemi della filiera alimentare italiana. Un percorso tortuoso dove i prezzi di grano, frutta e ortaggi si moltiplicano per 100 nel tragitto dalla pianta alla padella. Ma questa volta non c'è solo lo zampino della speculazione tricolore. Se cappuccino, pasta al ragù e panino al prosciutto ci costeranno più cari, i colpevoli sono la siccità australiana, l'appetito dei cinesi (e di tutti i paesi emergenti) e il boom del bioetanolo. In una parola, l'onda lunga della globalizzazione che ha spinto alle stelle i prezzi di molte delle materie prime della dieta mediterranea.


    Il frumento (+60% negli ultimi 12 mesi) ha corso più del petrolio. Il latte sul mercato libero di Lodi è balzato del 25% in un anno. Le quotazioni di mais (+25%) e soia (+38%) macinano rialzi a ritmi da bolla speculativa. Un po' di questi aumenti è stato ammortizzato dai recuperi produttivi delle imprese. Di un altro pezzettino si sono fatti carico i supermercati. Ma ormai lo tsunami dei prezzi è pronto a tracimare nei portafoglio degli italiani.

    L'Unione pastai ha già previsto un aumento minimo del 20% al consumo. La semola di grano duro - che conta per il 55% del costo finale di spaghetti & c - ha registrato un aumento del 58% in un anno, si lamentano, e i mulini sono a corto di frumento. Morale: il prezzo del pacco da mezzo chilo di pasta passerà nei prossimi mesi da una media di 60 a 75 centesimi.

    Stesso discorso per tutta la filiera del latte. Sugli scaffali dei supermercati dovremmo trovare un primo ritocco del 4-5% già al rientro delle vacanze che verrà seguito da un ulteriore aumento di proporzioni simili a ottobre-novembre. Trascinando nella spirale del rialzo tutti i derivati, dalle mozzarelle agli yoghurt. L'oro bianco - come già lo chiama qualcuno - sta diventando un problema globale.

    Burro e formaggio aumenteranno in Germania fino al 40% nei prossimi mesi. In Francia l'austero "Le Monde" ha aperto il giornale chiedendo l'abolizione delle quote latte per non svuotare i portafogli dei consumatori (e degli allevatori) transalpini. E anche in Italia diverse associazioni di settore e aziende hanno iniziato a far pressioni in questo senso sul ministero dell'agricoltura.

    Il caro frumento non risparmia, come ovvio, nemmeno il pane. La scarpetta non è ancora un lusso da Billionaire. Il caro-michetta però è in agguato. I panificatori chiedono più soldi ("non molto, solo un +5-6%"), la Coldiretti protesta ("speculano, il grano incide solo per l'8% sul costo finale"). E in scia si preparano a ritoccare i listini anche i uova e carne, visto che buona parte dei mangimi per il bestiame è fatto con derivati del latte e del frumento.

    Quanto peserà questo autunno caldo della tavola italiana sull'inflazione? Gli esperti sono tranquilli. Nell'era del superfluo, la voce alimentare pesa poco sul paniere. E in fondo - ricordano - c'è il precedente dello zucchero: era arrivato a costare 19,6 centesimi alla libbra a inizio 2006. Poi India e Brasile hanno aumentato la produzione e ora viene via a poco più di 11 cent. La parola d'ordine, insomma, è niente panico.

    La banca d'affari Lehman Brothers stima in un +0,3% nel secondo semestre 2007 l'aumento dei prezzi per il cibo a livello europeo. Vedremo. L'unica certezza è che a voler affogare in un boccale di birra il dispiacere per questa improvvisa fiammata del carrello della spesa, c'è il rischio di rimanerci ancora peggio. L'orzo (la base del malto) è salito del 40% in 12 mesi. E sugli scaffali dei supermarket per gli amanti della bionda - avvisano i produttori - sono in arrivo sorprese.

    (13 agosto 2007)

  2. #2
    dubito, ricerco, costruisco
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    Ossia, il mio punto di vista:
    i Paesi sviluppati (non nel cervello nè, specialmente, nei sentimenti) hanno bisogno di un'enorme quantità di energia. Ma sono arrivati anche ad un grado di benessere che possono permettersi di farsi "problemi ambientali" (che ci sono da sempre e comunque, e sempre e comunque vanno risolti). Per cui, si rivolgono a energie "verdi", sottraendo cibo vitale (e non ineccesso, come l'amburghe degli obesi ienchi) all'60% della popolazione mondiale.
    che schifo: è come nel colonialismo, Kipling giustificava la superiorità del bianco che deve insegnare agli sprovveduti indiani. adesso uguale: giornalate sul problema del clima, giornalate di gente che di energia e biochimica non ne sa un pisello di cane, e si coltiva, nella mente della gente, la giustificazione a tagliare l'amazzonia per farci piantagioni di mais per bioetanolo.

    su "il manifesto" e "liberazione" ho trovato, per fortuna, alcuni interventi interessanti: ma serve una lotta serrata contro questo capitalismo neocolonialista!

    lo diceva un amico di Prodi, ma abbastanza preparato: Rifkin. le guerre e gli sviluppi della società umana, nella storia, sono sempre stati legati alla disponbibilità e qualità delle fonti di energia: grano per i romani, egizi e babilonesi, mais per gli inca, poi il carbone, poi il petrolio, ora ancora il grano e simili.
    ciclicità. e crici cicliche: i romani sono crollati anche perchè non avevano abbastanza grano per sfamare il popolo e le truppe (che stavano in lontani paesi del nord dove c'eran solo ghiande..), i maya son crollati prima dell'arrivo degli spagnoli, perchè avevano taglaito tutta la foresta per fare compi di mais, e si era desertificata.
    i babilonesi avevano sottratto talmente tanta acqua al suolo, che quella marina, salata, ha risalito le falde e portato ad una desertificazione per salinizzazione.

    insomma: io vo' a piedi o in bici, scaldo l'acqua sotto il sole, risparmio non per soldi ma per lasciare il resto agli altri. Credo sia questo il comunismo dei beni, anche a livello internazionale..

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da due_calzini Visualizza Messaggio
    Ossia, il mio punto di vista:
    i Paesi sviluppati (non nel cervello nè, specialmente, nei sentimenti) hanno bisogno di un'enorme quantità di energia. Ma sono arrivati anche ad un grado di benessere che possono permettersi di farsi "problemi ambientali" (che ci sono da sempre e comunque, e sempre e comunque vanno risolti). Per cui, si rivolgono a energie "verdi", sottraendo cibo vitale (e non ineccesso, come l'amburghe degli obesi ienchi) all'60% della popolazione mondiale.
    che schifo: è come nel colonialismo, Kipling giustificava la superiorità del bianco che deve insegnare agli sprovveduti indiani. adesso uguale: giornalate sul problema del clima, giornalate di gente che di energia e biochimica non ne sa un pisello di cane, e si coltiva, nella mente della gente, la giustificazione a tagliare l'amazzonia per farci piantagioni di mais per bioetanolo.

    su "il manifesto" e "liberazione" ho trovato, per fortuna, alcuni interventi interessanti: ma serve una lotta serrata contro questo capitalismo neocolonialista!

    lo diceva un amico di Prodi, ma abbastanza preparato: Rifkin. le guerre e gli sviluppi della società umana, nella storia, sono sempre stati legati alla disponbibilità e qualità delle fonti di energia: grano per i romani, egizi e babilonesi, mais per gli inca, poi il carbone, poi il petrolio, ora ancora il grano e simili.
    ciclicità. e crici cicliche: i romani sono crollati anche perchè non avevano abbastanza grano per sfamare il popolo e le truppe (che stavano in lontani paesi del nord dove c'eran solo ghiande..), i maya son crollati prima dell'arrivo degli spagnoli, perchè avevano taglaito tutta la foresta per fare compi di mais, e si era desertificata.
    i babilonesi avevano sottratto talmente tanta acqua al suolo, che quella marina, salata, ha risalito le falde e portato ad una desertificazione per salinizzazione.

    insomma: io vo' a piedi o in bici, scaldo l'acqua sotto il sole, risparmio non per soldi ma per lasciare il resto agli altri. Credo sia questo il comunismo dei beni, anche a livello internazionale..

    Sono d'accordo,e va ricordato che quando Berlinguer parlava di austerità fu un pioniere di questo tipo di pensiero largamente incompreso ...
    Myrddin

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo,e va ricordato che quando Berlinguer parlava di austerità fu un pioniere di questo tipo di pensiero largamente incompreso ...
    ah, scusa l'ignoranza, ma non sapevo nulla su questo suo pensiero!
    meglio!

    credo sia un tema centrale del comunismo, un qualcosa su cui lavorare davvero. perchè entra nei problemi che ci interessano, perchè è basilare!

  5. #5
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    Predefinito L'austerità come leva di sviluppo

    L'austerità come leva di sviluppo
    dai discorsi al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979)




    (...) Una trasformazione rivoluzionaria può essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all'Occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ciò, secondo noi comunisti, comporta per l'Occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l'illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.

    Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base.

    Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l'indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità, invece, deve avere come scopo - ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio - quello di Instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova.

    Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (e di necessità, per la sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e a intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un'opera di trasformazione sociale.

    Proprio perché pensiamo questo, occorre riconoscere, a me sembra, che finora la politica di austerità non è stata presentata al paese, e ancor meno attuata, dentro tale spirito non di rassegnazione, ma di consapevolezza e di fiducia. E se possiamo ammettere - dobbiamo ammettere, anzi - che vi sono state e vi sono a questo proposito manchevolezze e oscillazioni del movimento operaio e anche del nostro partito, tuttavia le deficienze principali sono da imputare alle forze che dirigono il governo del paese. (...)

    L'austerità è un imperativo a cui oggi non si può sfuggire. Certe obiezioni di qualche accademico ignorano dati elementari del mondo di oggi e dell'Italia di oggi. In sintesi, questi dati sono: innanzi tutto, il moto e l'avanzata dei popoli e paesi del Terzo mondo, che rifiutano e via via eliminano quelle condizioni di sudditanza e d'inferiorità, cui sono stati costretti, che sono state una delle basi fondamentali della prosperità dei paesi capitalistici sviluppati; in secondo luogo l'acuita concorrenza, la lotta senza esclusione di colpi fra questi stessi paesi capitalistici, della quale fanno sempre più le spese i paesi meno forti e sviluppati, fra i quali l'Italia; infine, la manifesta e ogni giorno più evidente insostenibilità economica e insopportabilità sociale, in questo mutato quadro mondiale, delle distorsioni che hanno caratterizzato lo sviluppo della società italiana negli ultimi venti-venticinque anni.

    Da tempo noi comunisti cerchiamo di richiamare l'importanza e di far prendere coscienza di questi dati oggettivi della situazione del mondo e dell'Italia. Tuttavia, ancora oggi molti non si sono resi conto che adesso l'Italia si trova oramai - ma io credo, prima o poi, anche altri paesi economicamente più forti del nostro si troveranno - davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose così come stanno andando, ma in tal modo si scenderà di gradino in gradino la scala della decadenza, dell'imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realtà (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia così densa di pericoli e di minacce in una occasione di cambiamento, in un 'iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civiltà, che sia dunque non una sconfitta ma una vittoria dell'uomo sulla storia e sulla natura.

    Ecco perché diciamo che l'austerità è, si, una necessità, ma può essere anche un'occasione per rinnovare, per trasformare l'Italia: un'occasione, certo, come ha detto qui un compagno operaio, tutta da conquistare, ma quindi da non lasciarci sfuggire.
    L'austerità per definizione comporta restrizioni di certe disponibilità a cui ci si è abituati, rinunce a certi vantaggi acquisiti: ma noi siamo convinti che non è detto affatto che la sostituzione di certe abitudini attuali con altre, più rigorose e non sperperatrici, conduca a un peggioramento della qualità e della umanità della vita. Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. (...)

    La politica di austerità quale è da noi intesa può essere fatta propria dal movimento operaio proprio in quanto essa può recidere alla base la possibilità di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che è fonte di parassitismi e di privilegi, e può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l'istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura. "Lor signori", come direbbe il nostro Fortebraccio, vogliono invece l'assurdo perché in sostanza pretendono di mantenere il consumismo, che ha caratterizzato lo sviluppo economico italiano negli ultimi venti-venticinque anni, e, insieme, di abbassare i salari.

    L'austerità, leva per trasformare l'Italia ed instaurare una cooperazione col Terzo mondo
    L'austerità come leva di sviluppo
    dai discorsi di Enrico Berlinguer al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979)
    Myrddin

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio



    Una società più austera può essere
    una società più giusta,
    meno diseguale, realmente più libera,
    più democratica, più umana. (...)



    dai discorsi di Enrico Berlinguer al
    Teatro Eliseo di Roma (1977)
    e al Teatro Lirico di Milano (1979)

    e mi permetto di aggiungere,
    sicuramente più felice e serena,
    perché più vicina e coerente all'ideale
    cristiano..........

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    e mi permetto di aggiungere,
    sicuramente più felice e serena,
    perché più vicina e coerente all'ideale
    cristiano
    ..........

    Certo, l'unica visione del mondo a proporre austerità.

    Ma va là...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio

    Certo,
    l'unica visione del mondo a proporre austerità.

    Ma va là...
    dove l'hai letto che è l'unica?

  9. #9
    are(a)zione
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    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    dove l'hai letto che è l'unica?
    " perché più vicina e coerente all'ideale
    cristiano.........."


    Già, unica ti sei dimenticato(a) di scriverla.

  10. #10
    dubito, ricerco, costruisco
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    Sulla religione ho visto che è stato aperto un dibattito, quindi non infierisco più di tanto..partendo dal presupposto che gerarchie religiose e religione son due cose diverse, l'ultima uscita del nazis...Papa Cattolico B-XVI è stata favore del nucleare come arm...come energia per il futuro.
    beh, rimanendo seri, il problema è lo stesso, ma non mi sorprendo: ne parla uno contro la Relatività, e che di scEnza non sa nulla, per cui ci siamo....
    il nucleare ha il solito problema (oltre ad altri..) dei combustibili fossili: prima o poi le riserve di uranio arricchito (234) finiscono!!! non so bene la statistica degli anni, ma non sono tanti...è una fonte energetica enorme, certo, ma utilizzabile se si controlla bene e si smaltiscono bene le scorie. e se non è quella basilare!! tanto finisce...
    voglio dire: l'uomo deve trovare una soluzione duratura, non una montatura che serve solo a spostare gli assi della geopolitica...
    questa soluzione il Papa proprio non sa dov'è: è il risparmio e l'austerità dei consumi.
    ma non è roba per lui.

    ad ogni modo, ci puoi vedere radici cristiane, ma anche musulmane (in fin dei conti, non bere alcoolici e non mangiare carne di maiale in Paesi caldi vuol dire risparmiare cose che possan solo farmni star male, e magari fermarti il cuore...) , buddiste, ciò che si vuole. è un pensiero che sta dentro l'uomo in quanto animale, e che sa, da animale, che per perpetuare la specie deve lasciare da mangiare per i propri piccoli...

    e poi cristo ha detto che tutti gli uomini sono eguali, ma lo ha detto anche Marx...come diceva Benigni nel film "il Pap'occhio"!!!

    augh

 

 
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