BELGRADO - La nuova troika negoziale euro-russo-americana incaricata dal Gruppo di Contatto di tentare di sbrogliare la matassa del futuro status della provincia secessionista serba a maggioranza albanese del Kosovo é giunta oggi a Belgrado per una prima visita nella regione.

Una missione che gli stessi protagonisti hanno annunciato come "difficile", sullo sfondo di un persistente clima da muro contro muro. Ma anche come "ultima chance" per cercare di individuare una qualche soluzione condivisa, secondo quanto affermato ieri a margine di una riunione preparatoria svoltasi a Londra il rappresentante Ue del terzetto: il tedesco Wolfgang Ischinger, che compone il team con l'americano Frank Wisner e il russo Aleksandr Botsan-Kharcenko. C

ome primo atto del loro mandato, i tre diplomatici hanno in programma un doppio sondaggio: a Belgrado (oggi) con i vertici serbi; a Pristina (domani) con i dirigenti albanesi-kosovari. Nella capitale serba il trio è stato accolto collettivamente dal presidente della Repubblica, il liberale Boris Tadic, e dal premier, il conservatore Vojislav Kostunica, nonché dai ministri degli esteri, Vuk Jeremic, e della questione kosovara, Slobodan Samardzic. Un modo, da parte dell'attuale leadership democratica serba, per mostrare - al di là delle differenze fra le sfumature più europeiste di Tadic e quelle più nazionaliste di Kostunica - piena compattezza sul Kosovo: e ribadire, accanto alle profferte di"larga autonomia", l'irriducibile 'no' al riconoscimento di una qualsiasi forma d'indipendenza.

Indipendenza che invece gli albanesi di Pristina - e di Tirana - rivendicano come unico sbocco accettabile. Una rigidità reciproca, attenuata solo dall'impegno comune a non ripercorrere in nessun caso la strada della violenza, che rispecchia d'altronde i dissidi presenti nella comunità internazionale e nella stessa troika.

Laddove Usa e Ue insistono sulla necessità d'imporre una scadenza a questa estrema tornata negoziale (il 10 dicembre) e di ripescare in caso di fallimento il controverso piano di 'indipendenza sorvegliata' concepito nei mesi scorsi dall'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. Piano che piace a Pristina, ma non a Belgrado. E che Mosca - dopo averne bloccato l'iter all'Onu con la minaccia del veto - ha appena ripetuto, per bocca di Botsan-Kharcenko, di considerare morto e sepolto.