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COMUNICATO STAMPA
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Treviso, 14 agosto 2007
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Gentilini chieda scusa ai veneti omosessuali.
Le sue parole ci dividono e fanno il gioco di Roma
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Le parole di Giancarlo Gentilini sono retaggio di un uomo vecchio ed educato al fascismo italiano.
Gentilini ha sbagliato. E sbaglia anche Gobbo a dire che dobbiamo giudicare i fatti e non le parole, perché seguendo tale tesi se, per assurdo, un fanatico difensore dei diritti civili attentasse alla vita di Gentilini, qualche “cattivo maestro” potrebbe non condannare il fatto.
Ora che il polverone sembra passato si può fare qualche considerazione più politica.
Primo. Gentilini deve chiedere scusa ai veneti omosessuali, uomini, o donne che siano. Ce ne sono molti e sono stati trattati male due volte. La prima perché le parole del prosindaco di Treviso fanno rabbrividire. La seconda perché sono state pronunciate da una persona che si pensava potesse essere un patriota veneto.
Seconda considerazione. Così facendo, Gentilini ci divide tra noi veneti. Il tema è infatti un classico scontro tra destra e sinistra italiane e non tra veneti e italiani. Le sue parole lo accreditano come leader del centro-destra, ma non come leader veneto. Così facendo egli abdica da prosindaco veneto e diventa un prosindaco italiano. Ciò significa che se un veneto chiedesse i voti a Treviso per rappresentare i temi cari al nazionalismo veneto, potrebbe farlo senza che Gobbo o Bossi urlassero al “divide et impera” di Roma. Sono loro infatti a fare il gioco di Roma in Veneto.
Terzo. Gentilini a Treviso ha già vinto le elezioni per manifesta superiorità e a Treviso lo sanno tutti. Gli avversari sono insignificanti. Esporsi in questo modo non gli serve per prendere più voti. Il gioco è tutto dentro la Lega, contro i suoi rivali di partito, primo tra tutti Mauro Michielon. Quest’ultimo infatti potrebbe essere anche un amministratore migliore di Gentilini, ma sicuramente non un capopopolo e quindi non può contrapporsi su tali temi.
Ultima considerazione, la più importante da un punto di vista politico. Le parole di Gentilini gli fanno perdere definitivamente il voto degli omosessuali, il 12% dei voti, senza la certezza di averne conquistati altrettanti. Questa è infatti la stima del segmento gay-lesbo che si fa tra uomini di affari in Venetia (tra i dichiarati e i cosiddetti “grigi”), nell’universo della popolazione, trasversale a tutte le fasce economiche, sociali e culturali. L’unica differenza nella composizione di tale segmento è proprio nella ripartizione tra dichiarati e nascosti. Negli elettori di centro-destra prevalgono questi ultimi. Il danno per Genty è doppio, perché questi elettori gli gireranno le spalle senza dirglielo.
I VENETI - http://www.iveneti.org




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