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  1. #1
    Emiliano-Luneziano
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    Predefinito Lunezia Regione strategica e progetto innovativo

    Salve a tutti! Invito tutti gli emiliano-lunensi (e non solo), a leggere le dichiarazioni del Consigliere Marchini riportate sul forum www.lunezia.4000.it http://www.forumlandia.com/sv/viewfo...mforum=lunezia

    Firme sempre più prestigiose si associano a questo progetto, abbiamo bisogno del supporto e delle idee di ciascuno di voi. Sarete sempre i benvenuti!

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  2. #2
    direttamente dall'Inferno
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    solo per ribadire che trattasi di progetto federalista e NON secessionista....

  3. #3
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    Leggendo quà e là tra vari forum, in merito alla LUNEZIA , ritengo utile portare a conoscenza dei frequentatori di POL circolo ....Miglio, quanto si dibatte sul tema della nuova regione in oggetto,; TRATTO DA ( www.alicenonlosa.it ) forum.
    ************************************************** *****
    Nuove regioni e art. 132 della Costituzione

    citazione:Guardi che lei non conosce molto bene l'art. 132 della Costituzione: tratta eccome la costituzione di nuove regioni...
    Innanzitutto la ringrazio...il suo è uno dei pochi interventi critici che entra nel merito della questione...

    Se avrà avuto modo di leggere il mio intervento in questo in forum in merito all'art. 132 Cost. (che ho citato integralmente) avrà notato che ho rilevato che è sì prevista la possibilità di creare nuove regioni ma che questo meccanismo appare quantomeno improbabile...il primo comma dell'art.132 Cost. recita

    Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse

    Questo articolo non fa riferimento alla volontà popolare bensì alla "volontà" dei consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate...ecco, normalmente un referedum si promuove mediante la raccolta di firme...dei cittadini, ma, stranamente, non in questo caso...le firme quindi dovrebbero essere almeno un terzo di un milione...appare alquanto improbabile che quei consigli comunali conteporaneamente possano fare una consimile richiesta...chi proporrebbe contemporaneamente la relativa delibera per arrivare a tale richiesta?....perchè per questo referendum si propone un meccanismo sostazialmente inapplicabile?

    L'attuazione dell'art. 132 ovviamente appare alquanto inverosimile a meno non si insedi conteporaneamente in tutti quei consigli un forte, direi fortissimo, partito autonomista che ottenga la maggioranza di governo...talmente forte a quel punto che potrebbe chiedere anche la secessione!!!…ma perchè legare l'autonomismo alle maggioranze partitiche?...la richiesta di una nuova regione non potrebbe nascere al di fuori dei consigli comunali e delle logiche partitiche?...che la politica si riformi da sola appare improbabile...perchè escludere le forze popolari da questo meccanismo ?...

    Ritengo che un fronte autonomista non debba necessariamente costituirsi in partito e andare alla conquista "partitica" dei consigli comunali che rappresentino 1/3 delle popolazioni interessate...e pensare che il Parlamento del Montenegro (616.258 abitanti) , ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia dopo il referendum del 21 maggio 2006, con una percentuale di partecipanti dell'86,5% (419.240), a seguito del quale il 55,5% del corpo elettorale (230.661), si è espresso a favore dell'indipendenza del paese ovvero una percentuale di poco superiore a quella 55% concordata con l'Unione Europea per rendere valido il referendum…ecco per l'Unione Europea si possono creare STATI con poco più di seicentomila abitanti…in Italia, di fatto, nemmeno una regione a statuto ordinario…certo l'Italia riconosce le provincie autonome di Trento e Bolzano de facto "province-regioni" anche se formalmente unite (per salvare le apparenze) nella regione "Trentino-Altoadige" e la "regione autonoma" Val d'Aosta (in realtà, è una "regione-provincia") ma si tratta di "concessioni" che sono state imposte allo stato italiano da trattati internazionali….

    Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra

    La seconda parte dell'art 132 ci spiega che si può (si può o si deve???) consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra....deve esserci l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum...tale volontà popolare è tuttavia subordinata all'approvazione di una legge della Repubblica...ovvero alla volontà del Parlamento che, dopo aver consultato i Consigli Regionali, può esprimere anche parere contrario...la volontà popolare viene nuovamente superata dalla volontà delle istituzioni e degli accordi partitici....questo significa che, per fare un esempio tutta (TUTTA al 100%) la popolazione di Carrara fosse d'accordo per unirsi alla Liguria se il Parlamento non approvasse apposita legge, questo non accadrebbe...ripeto, la sovranità è popolare o delle istituzioni di fatto controllate dai partiti???


    Per fare la Lunezia a mio parere occorre pertanto riformare l'art. 132 della costituzione riconducendo la possibilità du creare nuove regioni DIRETTAMENTE alla volontà popolare…la scelta del tipo di regione o di provincia deve poi essere ampliata…la regione a statuto ordinario, speciale, lo "stato-regione", la "regione-provincia", la provincia-autonoma (la "provincia-regione")…e soprattutto devono essere i cittadini a promuovere la nascita di nuove regioni…

    LA LUNEZIA E' UNA PROPOSTA PER IL CAMBIAMENTO


    Cordialmente
    Miro Greenheart

  4. #4
    Emiliano-Luneziano
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    Il 21 ottobre 2007 nasce ufficialmente a Pontremoli l'Associazione onlus REGIONE LUNEZIA.

  5. #5
    Emiliano-Luneziano
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  6. #6
    Emiliano-Luneziano
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    da L'opinione del 9/10/2007 pagina "Società
    Un articolo di Giuseppe Benelli

    Il 21 ottobre si riunisce a Pontremoli (MS) il comitato regionale per trasformarsi in Associazione Onlus “Regione Lunezia”


    Il rinnovato interesse per la regione emiliano-lunense
    Oggi le riforme federaliste prospettano novità che lasciano sperare in cambiamenti e rettifiche dell’attuale assetto regionale. In questa prospettiva si rianima il progetto che vede coinvolte le città di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Cremona, Mantova, Massa Carrara e la Spezia

    di Giuseppe Benelli


    In questi ultimi tempi si torna a parlare del progetto della regione emiliano-lunense. Il cammino verso l’introduzione in Italia di un sistema federalista, ancora non ben definito, spinge a nuove speranze, ad una rinnovata riflessione e, a mio parere, all’urgente necessità di promuovere incontri istituzionali. Il 21 ottobre si riunisce a Pontremoli (MS) il comitato delle ragione emiliano-lunense per trasformarsi in Associazione Onlus “Regione Lunezia” e dare l’avvio all’iter burocratico per il compimento del disegno costituzionale che Giuseppe Micheli, Manfredo Giuliano e Carlo Sforza portarono alla commissione dei 75. Progetto che fu approvato, ma “momentaneamente” accantonato e posposto per opportunità politiche. L’idea di creare una regione emiliano-lunense si è presentato più volte nel corso della storia. Ai lavori preparatori del Congresso di Vienna, all’Unità d’Italia, all’Assemblea Costituente si è prospettato la possibilità di dare unità amministrativa ad un territorio che rivendica legami territoriali (“I monti dell’Appennino uniscono e non dividono”) ed una identità di tradizioni storiche e culturali.

    Ma il richiamo al territorio e al vissuto storico non sempre riesce a fornire una risposta sufficiente a delineare con chiarezza la nozione di regione. Si fa appello al sentimento di appartenenza, alla coscienza d’una tradizione e di un ideale comune, all’unità dei tratti culturali che fondano l’omogeneità territoriale. Tuttavia la regione continua ad apparire un principio astratto, dai contorni e dai contenuti incerti, dove l’analisi e il mito spesso si confondono. Che ruolo ha l’istituzione politica regionale? Crea veramente la possibilità di un potere autonomo? O si tratta semplicemente di una mediazione tra il potere centrale e la popolazione, visto che tutte le collettività territoriali appartengono all’apparato dello Stato? Di qui la necessità di prendere in esame gli aspetti istituzionali, culturali, socio-economici inerenti alla proposta neoregionalista. Nel caso poi della regione emiliano-lunense il termine stesso coinvolge, da un lato, la “questione Emilia” e il suo rapporto con la Romagna, dall’altro, la “questione lunigianese”, un territorio ampio, comprensivo delle attuali province della Spezia e Massa Carrara, che gli avvenimenti politici hanno impedito che potesse assumere una propria autonomia.

    Dopo il tentativo di Napoleone di far ottenere per la moglie uno stato con lo sbocco al mare, comprendente i territori del parmense, del piacentino e della Lunigiana storica, il trattato di Firenze del 1844 mette le basi del ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli che, dopo la morte di Maria Luigia, giunge fino all’unità d’Italia. Va ricordato, infatti, a chi guarda con stupore alla proposta neoregionalista che fino al 1859 l’attuale territorio della provincia di Massa Carrara ha fatto parte del ducato di Parma e del ducato di Modena. In particolare, i Borbone con il trattato di Firenze hanno creato la regione emiliano-lunense. Ma la neonata regione durò ben poco: con l'unità d’Italia, all’atto di disegnare le province si ritenne opportuno separare la provincia di Pontremoli dal Ducato di Parma e creare l’artificiosa provincia di Massa e Carrara che addirittura non rispetta l’unità geografica del bacino della val di Magra.

    Per tutte queste considerazioni non solo fattibile, ma anche corretto, sotto il profilo storico, il progetto di unificare questi territori. Quando Giuseppe Micheli, alla vigilia della Costituente, lancia sul suo giornale “La Giovane Montagna”, l’idea di una regione emiliano-lunense, risorge improvvisa l’aspirazione latente di vedere finalmente realizzato il faticoso lavoro di sistemazione territoriale. Micheli, uomo politico assai abile e organizzatore instancabile, era stato ministro dell’agricoltura e dei lavori pubblici negli anni precedenti il fascismo, come esponente di spicco del Partito Popolare. Quando si comincia a discutere della nuova costituzione repubblicana, personalità eminenti si adoperano subito per far deliberare dall’Assemblea Costituente l’istituzione della regione emiliano-lunense, comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli.

    Nell’ambito della Seconda Sottocommissione la proposta viene approvata il 17 dicembre 1946, ma nel febbraio ‘47 la questione è riaperta dalla “Commissione dei 75” e all’unanimità viene chiesta la sospensione di ogni decisione in merito, riservandosi di riprendere in esame il problema non appena in possesso degli ulteriori necessari elementi di giudizio. Dopo la crisi di governo del maggio 1947, si giunge al compromesso del 29 ottobre con l’ordine del giorno Targetti-Cevolotto-Grieco, che ritiene per il momento di non avere elementi sufficienti per procedere ad una seria determinazione delle circoscrizioni regionali secondo i criteri innovativi che vengono da più parti richiamati. Tuttavia non s’intende precludere «la possibilità di giungere ad un diverso assetto delle circoscrizioni regionali». Micheli, che dal luglio 1946 è ministro della marina nel governo De Gasperi, si trova obbligato ad aderire all’ordine del giorno e all’articolo aggiuntivo dell’on. Mortati, che consente entro cinque anni di modificare le circoscrizioni regionali.

    Ma ribadisce che non ci sono «argomenti storici e tradizionali e molto meno statistici che esigano la riunione in una sola Regione di tutto il territorio che va da Piacenza a Rimini»; che sono «incontestabili le ragioni di convenienza le quali reclamano che le popolazioni del golfo della Spezia siano unite, anche amministrativamente, al loro naturale entro terra della Valle Padana»; che è «indiscutibile la necessità, nella quale si trova la Valle della Magra ed il suo centro maggiore Pontremoli, di fare parte finalmente di unità amministrative più rispondenti agli interessi di queste popolazioni». Per tutto questo, grazie all’articolo Mortati, «la Regione emiliano-lunigianese sarà domani un fatto compiuto». Solo nel corso degli anni sessanta si torna a discutere di assetto regionale, dopo tanti ritardi e rinvii, in vista dell’attuazione dell’ordinamento regionale previsto dalla Costituzione. Ancora una volta il potere centrale non tiene assolutamente conto delle aspettative e speranze dei territori emiliano-lunensi.

    Alla fine degli anni ottanta, si riapre il dibattito attorno al progetto della regione emilano-lunense, regione, la “Lunezia”, che dovrebbe comprendere le sette province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Cremona, Mantova, Massa Carrara e la Spezia.
    Oggi le riforme federaliste prospettano novità che lasciano sperare in cambiamenti e rettifiche dell’attuale assetto regionale. In questa prospettiva si rianima il progetto emiliano-lunense e l’importanza di promuovere incontri istituzionali dei territori interessati.
    Il difficoltoso cammino non deve assolutamente far sottovalutare l’importanza delle aspirazioni che periodicamente risorgono. L’identità di un popolo, prima di essere condizionata dalla sua economia e dall’efficienza del sistema amministrativo, è determinata dai legami con la terra natale, dai vincoli di parentela, dai valori di aggregazione, dai dialetti e dai modi di pensare, dalla memoria storica del suo passato, dall’insieme delle norme di convivenza vissute come valori che diventano parte integrante della coscienza dei cittadini.

    Trascorsi ormai tanti anni dalla costituzione delle Regioni è giunto il momento di domandarsi quali spazi e quali possibilità ha il progetto di una nuova regione formata da porzioni dell’Emilia, della Toscana, della Liguria e della Lombardia. Un’area caratterizzata da tratti comuni, la cui identità ha resistito alle intemperie dei secoli e verso la quale le attuali regioni spesso si sono dimostrate “matrigne”.

  7. #7
    Emiliano-Luneziano
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    (17/1/2008 155) | PARMA: LIRICA, VIGNALI ATTACCA LA REGIONE
    (Sesto Potere) - Parma - 17 gennaio 2008 - Il sindaco Pietro Vignali e l’assessore comunale alle politiche culturali e alla creatività giovanile Lorenzo Lasagna contestano duramente le dichiarazioni rilasciate dall’assessore regionale alla cultura Alberto Ronchi, il quale ha affermato su organi di stampa che “chi vuole produrre in proprio (il Regio di Parma per esempio) sappia che è libero di farlo ma che non godrà di alcun contributo regionale”, aggiungendo inoltre che per quanto riguarda la lirica la Regione ha deciso di puntare sul Teatro Comunale di Bologna.
    “L’insistenza su Bologna capitale – osserva il sindaco Vignali – sta veramente uscendo dalle righe: ora scopriamo che Bologna è capitale della lirica, dopo che nei mesi scorsi la nostra città ha avuto puntati gli occhi di tutto il mondo grazie al successo del Festival Verdi”.
    “Continuiamo a ritenere – prosegue il sindaco – che la Regione sbagli nella sua idea di policentrismo chiuso, soprattutto nella prospettiva globale della società contemporanea, nella quale le competizioni sono fra territori”.
    “Se poi – puntualizza Vignali - questa volontà di Bologna capitale si estende anche a quelle funzioni che sono tipiche di Parma, come la lirica, la questione assume i connotati dell’assurdo: a questo punto possiamo anche aspettarci che la Regione arrivi a dichiarare Bologna capitale europea dell’agroalimentare”.
    Riguardo al tema specifico delle politiche culturali, l’Assessore comunale Lorenzo Lasagna inoltre spiega: “Sappiamo che la Regione Emilia Romagna ha ormai il dichiarato obiettivo di penalizzare le proprie città, a vantaggio del solo capoluogo bolognese. Parma non accetterà di piegarsi a questo disegno, soprattutto per quanto riguarda ambiti di assoluta eccellenza della sua tradizione culturale, come la musica Lirica. Frasi come quelle pronunciate dall’assessore regionale Ronchi, cioè che la città della Lirica in Emilia, per sua decisione, sarebbe Bologna, suonano addirittura grottesche, e marcano con chiarezza il disegno di smantellare una cultura e una tradizione locale di secoli come quella nata e cresciuta nella nostra città”.
    “Dopo il successo straordinario del Festival Verdi, - continua l’assessore alla cultura del Comune di Parma - e l’apertura di una stagione lirica tra le più ricche e prestigiose di sempre, il teatro Regio non si fermerà certo per decreto di un assessore regionale in vena di minacce. Le dichiarazioni di Ronchi rivelano la grave arretratezza della visione culturale del governo regionale di Centrosinistra, il quale invece di valorizzare le realtà attive sul territorio regionale, pretende che esse si pieghino ad un vero e proprio ricatto”.
    “Il Comune di Parma – conclude l’assessore Lasagna - continuerà per la propria strada: impegnarsi a sostenere il Teatro Regio come luogo d’eccellenza della musica lirica a livello mondiale, e a fare sempre più di Parma una città vocata alla cultura internazionale, a dispetto di ogni pianificazione burocratica fatta a Bologna contro gli interessi dei parmigiani”.


    Il 31 gennaio nella Sala del '400 del Comune di Pontremoli si terrà la riunione dell'Associazione onlus Regione Lunezia.

    La ribellione si fa strada....anzi con questi politici di Bologna e le loro assurde mire egocentriste si sta facendo AUTOSTRADA. VIVA LUNEZIA Di qualunque luogo siete, se volete proteggere la cultura delle differenze e non quella dell'egemonia unitevi al nostro progetto

  8. #8
    Emiliano-Luneziano
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    "I sistemi si creano quando le città sono libere di fare cultura".

    L’assessore alla Cultura del Comune di Parma Lorenzo Lasagna ritorna sulla “questione Regio” dopo la replica dell’assessore Ronchi: “Mi pare che nel suo intervento di oggi l’esponente della Giunta Errani confermi quanto già riportato ieri dai giornali, e cioè l’idea di “un nuovo modello di gestione delle politiche culturali della Regione Emilia Romagna”, un modello centralizzato e con sede a Bologna. Il Comune di Parma non può che contestare duramente questa visione politica. È inaccettabile che la cultura delle nove città dell’Emilia Romagna venga pianificata a Bologna”.
    Lasagna chiede perciò alla Regione di abbandonare ogni logica di programmazione centralistica, che finisce per penalizzare la storia, le vocazioni e le capacità dei singoli territori: “Non è pensabile - continua Lasagna – che il teatro Regio smetta di fare produzione lirica per conformarsi all’attività del Teatro Comunale di Bologna. Fare cultura significa lasciare che le società e i diversi territori si esprimano, non costringere tutti a seguire un unico modello”.
    Il problema della presunta chiusura verso l’esterno non esiste, e anzi Lasagna giudica Parma luogo di collaborazione avanzata fra i diversi centri di produzione, anche in regione: “Siamo stati fra i primi a cercare collaborazioni, ad esempio ideando il “Reggio-Parma Festival”. Lo stesso Festival Verdi ha coinvolto Modena e Reggio. Ma i sistemi si creano quando le città sono libere di fare cultura, non quando la programmazione è unica e centralizzata”.


    Lorenzo Lasagna inoltre spiega: “Sappiamo che la Regione Emilia Romagna ha ormai il dichiarato obiettivo di penalizzare le proprie città, a vantaggio del solo capoluogo bolognese.
    Parma non accetterà di piegarsi a questo disegno, soprattutto per quanto riguarda ambiti di assoluta eccellenza della sua tradizione culturale, come la musica Lirica. Frasi come quelle pronunciate dall’assessore regionale Ronchi, cioè che la città della Lirica in Emilia, per sua decisione, sarebbe Bologna, suonano addirittura grottesche, e marcano con chiarezza il disegno di smantellare una cultura e una tradizione locale di secoli come quella nata e cresciuta nella nostra città”.
    “Dopo il successo straordinario del Festival Verdi, - continua l’assessore alla cultura del Comune di Parma - e l’apertura di una stagione lirica tra le più ricche e prestigiose di sempre, il teatro Regio non si fermerà certo per decreto di un assessore regionale in vena di minacce. Le dichiarazioni di Ronchi rivelano la grave arretratezza della visione culturale del governo regionale di Centrosinistra, il quale invece di valorizzare le realtà attive sul territorio regionale, pretende che esse si pieghino ad un vero e proprio ricatto”.
    “Il Comune di Parma – conclude l’assessore Lasagna - continuerà per la propria strada: impegnarsi a sostenere il Teatro Regio come luogo d’eccellenza della musica lirica a livello mondiale, e a fare sempre più di Parma una città vocata alla cultura internazionale, a dispetto di ogni pianificazione burocratica fatta a Bologna contro gli interessi dei parmigiani”.

  9. #9
    email non funzionante
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    W Lunezia!
    Dalla provincia di Lucca fino a quella di Mantova...

  10. #10
    La mia vita è stata una corsa
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    è quello che ci vuole

 

 
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