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    Angry Siberia: si scioglie il permafrost, miliardi di tonnellate di gas nell'atmosfera

    Allarme metano per lo scioglimento del permafrost siberiano


    L'innalzamento delle temperature globali rischiano di far liberare nell'atmosfera miliardi di tonnellate di questo gas che andrebbero ad incrementare l'effetto serra


    Una grossa area della Siberia Occidentale si sta sciogliendo facendo scattare un pericoloso processo che peggiorerà drasticamente l'effetto serra.
    Ad annunciarlo è stato un gruppo di scienziati dopo aver rilevato che il permafrost di un'area grande quanto la Francia e la Germania messe insieme si sta sciogliendo e nei prossimi anni libererà nell'atmosfera miliardi di tonnellate di gas metano, un gas 20 volte più nocivo dell'anidride carbonica per quanto riguarda il suo contributo all'effetto serra.
    Il permafrost (nella foto) - in via di scioglimento per la prima volta negli ultimi 11 mila anni - copre infatti la più grande torbiera ghiacciata al mondo in grado di produrre circa 70 miliardi di tonnellate di gas metano, un quarto di tutto il metano del mondo.
    Gli studiosi - Segei Kirpotin della Tomsk State University della Siberia Occidentale e Judith Marquand della Oxford University - hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista scientifica britannica New Scientist.
    Gli esperti di clima hanno reagito con estrema preoccupazione ai risultati dello studio ed hanno avvertito che alla luce degli ultimi dati sarà necessario aggiornare le previsioni circa l'aumento delle temperature nei prossimi anni.
    Secondo le ultime stime realizzate nel 2001 dal comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, le temperature potrebbero aumentare tra 1,4 ed 5,8 gradi centigradi tra il 1990 ed il 2100.
    Tali calcoli tengono però soltanto conto dell'effetto serra causato dalle attività umane. Secondo Stephen Sitch, climatologo del centro meteorologico di Exeter, il processo di scioglimento del permafrost durerà diversi decenni ed il gas metano non verrà dunque liberato nell'atmosfera tutto d'un colpo.
    Secondo i suoi calcoli tuttavia, anche se il metano filtrasse attraverso il permafrost durante i prossimi 100 anni, libererrebbe comunque ogni anno 700 milioni di tonnellate di gas nell'atmosfera.
    Un contributo devastante all'effetto serra in grado di far aumentare del 10- 25% il surriscaldamento globale.
    Secondo David Viner del centro di ricerca sul clima dell'università dell'East Anglia, si tratta di un processo gravissimo anche perché irreversibile. ''Quando si comincia a turbare l'equilibrio dei sistemi naturali, si dà inizio ad un processo impossibile da fermare. Non si può mettere freno a questo. La causa di questo sono le attività umane, ma questo processo farà aumentare le temperature molto più di quanto lo fanno le nostre emissioni", ha detto.

    07 settembre 2005

    http://newton.corriere.it/PrimoPiano...rmafrost.shtml





    Tra i roghi della Siberia
    che avvelenano il Pianeta

    Le cause: piromani ma anche speculatori che rastrellano pezzi degli alberi giganteschi
    La minaccia più grave è lo scioglimento del permafrost, il ghiaccio geologico che fa da tappo a tonnellate di gas

    dal nostro inviato LEONARDO COEN

    KRASNOYARSK - "Guardi qua", fa Anatolij Sukhinin, appassionato capo del dipartimento di monitoraggio degli incendi, sentinella dei boschi che dovrebbero essere il polmone dell'emisfero boreale ed ora sono sempre più "polmoni malati di cancro". Si aggiusta i grossi occhiali sul naso, piglia una grossa foto satellitare della Siberia e dell'Estremo Oriente, comincia ad indicare minuscoli puntini rossi, quadratini neri come la cenere, zone tratteggiate in blu.

    Poi, i puntini si sovrappongono ai quadratini, via via che il dito del ricercatore si abbassa verso il territorio della Siberia Meridionale: tutto, allora, diventa una lunga, larga e spaventosa macchia scura, una cicatrice che parte dagli Urali, segue il tragitto della Transiberiana, arriva sino all'Oceano Pacifico, copre buona parte dell'immensa taiga, la foresta più estesa del mondo, tanto estesa che "dove finisca, solo gli uccelli migratori lo sanno", scrisse una volta Cechov.

    Ironia della sorte, fuori piove a dirotto. Fa fresco.
    L'estate è sparita di colpo. Da 28 gradi a 15. Sono al terzo piano della stazione di ricezione dei dati dallo spazio dell'Istituto russo della Foresta di Krasnoyarsk, al chilometro 4098 della Transiberiana, capoluogo della Siberia Centrale. Un convoglio della mitica ferrovia diretto a Mosca sta attraversando il celebre ponte sullo Jenisej, costruito nel 1898 e diventato patrimonio dell'Unesco.

    Il laboratorio funziona 24 ore su 24. I tecnici russi hanno elaborato sofisticati ricevitori in grado d'identificare immediatamente gli incendi rivelati dai satelliti. Il computer elabora le loro frequenze, immagazzina le statistiche, le immette in un circuito internazionale perché ormai la questione è globale. Se bruciano i boschi della Siberia, la loro cenere oscura il Nord America o piove sul Giappone.

    È già successo. Due anni fa, in Canada ed Alaska. Qualche anno prima, su Kyoto, proprio l'indomani della firma dei famosi accordi (e disaccordi). I cambiamenti climatici sono come bombe ad orologeria, quasi due terzi della Siberia sono sopra uno strato di permafrost, ossia il ghiaccio geologico: se si scioglie, è il caos ambientale. Libererebbe quantità enormi di metano. Enormi territori si trasformerebbero in paludi.

    L'inquinamento provocato dall'industria e dalle fornaci a cielo aperto del selvaggio Far East siberiano è nel mirino degli ecologisti, ma anche degli scienziati che hanno messo in guardia il governo. Solo da poco si comincia ad obbligare le industrie del petrolio, del gas e quelle minerarie a provvedere gli impianti di mezzi antiinquinamento. Ma è una lotta spasmodica.

    "Vede com'è ampia quella macchia?", incalza Sukhinin. Sì, è grande quanto un pezzo d'Europa. Peggio: quella macchia è un atto d'accusa. È la prova dello scempio. Di un disastro ecologico senza pari. Il fuoco ha devastato le foreste, le ha cancellate: "A lei sembra una cicatrice, sa invece come noi qui all'Istituto chiamiamo queste macchie? Immondizia!". Sono spariti 988.891 chilometri quadrati di vegetazione, quanto tre volte l'Italia. Un anno, nel 2003, è bruciato un territorio vasto come la Romania.

    Colpa di 104.687 incendi, minuziosamente contabilizzati dal 1996 al 2006 (nel 2007 la media sinora risulta più bassa rispetto all'anno precedente) e drammaticamente riprodotti in quella fotomappa satellitare. Il segno indelebile che se non si pone riparo per tempo, la Terra sarà colpita a morte. Perché le foreste siberiane sono essenziali nell'economia ambientale del nostro pianeta. E perché dietro le fiamme c'è la mano di chi le appicca: "Il 90 per cento di questi incendi sono provocati dall'uomo. Per denaro. Perché se si abbattono gli alberi appena bruciati, la qualità del loro legno non cambia, possono essere poi rivenduti a prezzo normale. Con la differenza che viene raccolto a costi zero e venduto oltre confine a prezzi di mercato.

    Ecco la verità: le foreste siberiane sono distrutte in gran parte dai contrabbandieri di legname", denuncia Sukhinin. Succede questo: appena si individua l'area dell'incendio tramite satellite, si comunicano le coordinate geografiche alla Protezione Civile, dopo di che scattano i meccanismi di prevenzione e di contenimento. Spegnere il fuoco, raccogliere gli alberi danneggiati, ripulire la foresta può diventare un bell'affare.

    C'è la Cina affamata di mobili, la domanda di legno è esasperata, le grandi industrie americane, sudcoreane e giapponesi hanno stretto accordi con quelle russe per radere al suolo le foreste siberiane, ci sono di mezzo una trentina di organizzazioni mafiose, le autorità non dispongono né di mezzi né di uomini sufficienti ad impedire la razzia, inoltre, aggiunge Sukhinin, "è facile dar fuoco alla foresta, non sono i fulmini a produrre gli incendi".

    Lo sappiamo anche noi, in Italia, gli dico per confortarlo. Macché: "Purtroppo chi brucia i boschi da noi la passa liscia", incalza lui, "in più, ci sono zone, come in Buriazia, dove chi alleva il bestiame dà fuoco all'erba, o dove, specie a nord, non si pratica agricoltura ma caccia e incendiare il terreno aiuta a snidare le prede. Senza dimenticare che sono molti i territori siberiani in cui si pratica ancora l'agricoltura "a fuoco", è nella genetica di molte popolazioni".

    Però, se davvero lo si vuole, si può impedire che tutto ciò avvenga. La prova? "Osservi meglio la mappa. Qui, oltre il Baikal, la Siberia confina con la Cina e le foreste sono simili e altrettanto vaste. Ebbene, vede che il colore della mappa è bianco, in Cina, mentre da noi è tutto scuro? Vuol dire che non ci sono stati incendi significativi da loro. Vuol dire che le autorità cinesi sono in grado di controllare e proteggere il loro patrimonio boschivo e forestale. Il governo di Pechino ha emanato norme durissime e pene altrettanto gravi. Tanto, il legno di cui hanno bisogno lo importano da noi. Tutto quello che si abbatte qui va in Cina, dove invece si preservano le foreste".

    L'equazione è cinicamente impietosa: "Il sistema di protezione una volta funzionava egregiamente, in Russia e in Siberia. Negli ultimi vent'anni la situazione è peggiorata nettamente. Succede, che a causa della siccità sempre più frequente, specie a nord, gli incendi non siano estinti come dovrebbero, e quindi si espandano a ritmo naturale: nell'ottobre del 2002, in Jakuzia, furono inghiottiti dalle fiamme 6 milioni di ettari, qualcosa come mille chilometri per 800".

    Poi, tocca agli scienziati dell'Istituto della Foresta il compito tristissimo di monitorare i disastri, di elaborare i piani di difesa, di indicare le soluzioni per la sopravvivenza del "verde": la combustione naturale è un fenomeno rarissimo, essendo l'origine degli incendi dolosa o colposa, occorre quindi "educare" la gente. Nel 2004, nei distretti siberiani di Lazovzki e Vyazemski lo hanno fatto i ragazzi e gli insegnanti delle scuole locali.

    A Bichevaya, il club ecologico degli scolari ha vinto un premio come "difensori delle foreste". L'estate arrivò: secca, molto secca. Intorno al villaggio, tuttavia, non scoppiò alcun incendio. L'educazione, l'informazione capillare ebbero successo. La gente capì che se spariva la foresta, spariva il loro mondo. In più, capì che non era solo un piccolo problema legato al loro paesino, ma era una cosa ben più grande, le polveri prodotte dalla combustione si aggiungevano alle altre polveri, fino ad influire sul clima globale.

    Una foresta siberiana, sino al secolo scorso, ci metteva cento anni per ricostituirsi prima che fosse colpita da un nuovo incendio. Oggi le ricerche dimostrano che gli incendi si presentano più frequentemente, ogni 65 anni. Inoltre, le temperature annuali siberiane sono aumentate di due gradi Celsius, ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Dal 1990, il riscaldamento della Siberia si è ulteriormente accelerato. Cioè primavere più calde, più piogge, meno gelo. Quest'anno, dice il nostro autista, il primo febbraio il termometro a Krasnoyarsk ha smesso di scendere sotto zero.

    Clima, incendi: il nesso è evidente, la malattia è grave; ma quale cura applicare? Il direttore dell'Istituto della Foresta - ente fondato nel 1944 dall'accademico Vladimir Nikolayevich Sukachev, un ecologista ante litteram che riuscì a convincere Stalin a finanziarlo nonostante l'emergenza economica provocata dalla Seconda Guerra Mondiale - è in "esplorazione". Una missione scientifica. La taiga siberiana è un pianeta meraviglioso ancora tutto da scoprire.

    I satelliti hanno aiutato a "monitorarne il territorio" dall'alto e sono utilissimi per gli incendi, "ma niente è più prezioso del lavoro svolto sul campo", spiega Serghei Loskutov, il vicedirettore che è un chimico del legno. Una specializzazione fondamentale, la sua. Specie quando ci si trova di fronte a incendi che si susseguono a distanza di pochi anni, negli stessi posti. Il fuoco, a furia di "ripassare" sul terreno, ne trasforma le caratteristiche chimiche e fisiche. Il risultato è che "le piante preziose spariscono, sostituite da quelle capaci di adattarsi alla nuova situazione: quasi sempre piante dozzinali, come le betulle".

    Dice Loskutov: "Uno dei nostri obiettivi è elaborare documenti normativi per lo sfruttamento razionale e ambientalmente compatibile ad est degli Urali. Per questo l'Istituto si è trasferito da Mosca a Kransoyarsk nel 1959. Negli Anni Settanta abbiamo iniziato a sviluppare i metodi di ricerca a distanza e a creare tutta una serie di mappature che riscrivevano la geografia forestale e boschiva siberiana. Prima il territorio era praticamente sconosciuto". Alexsandr Pimenov, il giovane segretario scientifico dell'Istituto, sottolinea che le questioni ecologiche sono diventate sempre più importanti e fondamentali e che in cinquant'anni di lavoro, l'Istituto ha accumulato una mole impressionante di informazioni sulle foreste dagli Urali a Vladivostok: "siamo in grado di diagnosticare quel che succede, e di capire quel che potrebbe succedere".

    Torniamo in città. Lungo la ulitsa Shakhtiorov, la via dei Minatori che porta verso i nuovi quartieri della città, un grande cartellone ricorda che l'associazione volontaria dei pompieri è stata fondata nel 1899 ma soprattutto invita la gente ad osservare scrupolosamente le norme antincendio.

    (13 agosto 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/08/sez...a/siberia.html





    NON SO SE VI RENDETE CONTO DELL'IMMENSA GRAVITà DEL PROBLEMA
    E CON TUTTO QUESTO I RUSSI(MOLTO PROBABILMENTE SEGUITI DALLE ALTRE POTENZE MONDIALI) PENSANO A TRIVELLARE L'ARTICO

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    Allarme metano per lo scioglimento del permafrost siberiano


    L'innalzamento delle temperature globali rischiano di far liberare nell'atmosfera miliardi di tonnellate di questo gas che andrebbero ad incrementare l'effetto serra


    Una grossa area della Siberia Occidentale si sta sciogliendo facendo scattare un pericoloso processo che peggiorerà drasticamente l'effetto serra.
    Ad annunciarlo è stato un gruppo di scienziati dopo aver rilevato che il permafrost di un'area grande quanto la Francia e la Germania messe insieme si sta sciogliendo e nei prossimi anni libererà nell'atmosfera miliardi di tonnellate di gas metano, un gas 20 volte più nocivo dell'anidride carbonica per quanto riguarda il suo contributo all'effetto serra.
    Il permafrost (nella foto) - in via di scioglimento per la prima volta negli ultimi 11 mila anni - copre infatti la più grande torbiera ghiacciata al mondo in grado di produrre circa 70 miliardi di tonnellate di gas metano, un quarto di tutto il metano del mondo.
    Gli studiosi - Segei Kirpotin della Tomsk State University della Siberia Occidentale e Judith Marquand della Oxford University - hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista scientifica britannica New Scientist.
    Gli esperti di clima hanno reagito con estrema preoccupazione ai risultati dello studio ed hanno avvertito che alla luce degli ultimi dati sarà necessario aggiornare le previsioni circa l'aumento delle temperature nei prossimi anni.
    Secondo le ultime stime realizzate nel 2001 dal comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, le temperature potrebbero aumentare tra 1,4 ed 5,8 gradi centigradi tra il 1990 ed il 2100.
    Tali calcoli tengono però soltanto conto dell'effetto serra causato dalle attività umane. Secondo Stephen Sitch, climatologo del centro meteorologico di Exeter, il processo di scioglimento del permafrost durerà diversi decenni ed il gas metano non verrà dunque liberato nell'atmosfera tutto d'un colpo.
    Secondo i suoi calcoli tuttavia, anche se il metano filtrasse attraverso il permafrost durante i prossimi 100 anni, libererrebbe comunque ogni anno 700 milioni di tonnellate di gas nell'atmosfera.
    Un contributo devastante all'effetto serra in grado di far aumentare del 10- 25% il surriscaldamento globale.
    Secondo David Viner del centro di ricerca sul clima dell'università dell'East Anglia, si tratta di un processo gravissimo anche perché irreversibile. ''Quando si comincia a turbare l'equilibrio dei sistemi naturali, si dà inizio ad un processo impossibile da fermare. Non si può mettere freno a questo. La causa di questo sono le attività umane, ma questo processo farà aumentare le temperature molto più di quanto lo fanno le nostre emissioni", ha detto.

    07 settembre 2005

    http://newton.corriere.it/PrimoPiano...rmafrost.shtml





    Tra i roghi della Siberia
    che avvelenano il Pianeta

    Le cause: piromani ma anche speculatori che rastrellano pezzi degli alberi giganteschi
    La minaccia più grave è lo scioglimento del permafrost, il ghiaccio geologico che fa da tappo a tonnellate di gas

    dal nostro inviato LEONARDO COEN

    KRASNOYARSK - "Guardi qua", fa Anatolij Sukhinin, appassionato capo del dipartimento di monitoraggio degli incendi, sentinella dei boschi che dovrebbero essere il polmone dell'emisfero boreale ed ora sono sempre più "polmoni malati di cancro". Si aggiusta i grossi occhiali sul naso, piglia una grossa foto satellitare della Siberia e dell'Estremo Oriente, comincia ad indicare minuscoli puntini rossi, quadratini neri come la cenere, zone tratteggiate in blu.

    Poi, i puntini si sovrappongono ai quadratini, via via che il dito del ricercatore si abbassa verso il territorio della Siberia Meridionale: tutto, allora, diventa una lunga, larga e spaventosa macchia scura, una cicatrice che parte dagli Urali, segue il tragitto della Transiberiana, arriva sino all'Oceano Pacifico, copre buona parte dell'immensa taiga, la foresta più estesa del mondo, tanto estesa che "dove finisca, solo gli uccelli migratori lo sanno", scrisse una volta Cechov.

    Ironia della sorte, fuori piove a dirotto. Fa fresco.
    L'estate è sparita di colpo. Da 28 gradi a 15. Sono al terzo piano della stazione di ricezione dei dati dallo spazio dell'Istituto russo della Foresta di Krasnoyarsk, al chilometro 4098 della Transiberiana, capoluogo della Siberia Centrale. Un convoglio della mitica ferrovia diretto a Mosca sta attraversando il celebre ponte sullo Jenisej, costruito nel 1898 e diventato patrimonio dell'Unesco.

    Il laboratorio funziona 24 ore su 24. I tecnici russi hanno elaborato sofisticati ricevitori in grado d'identificare immediatamente gli incendi rivelati dai satelliti. Il computer elabora le loro frequenze, immagazzina le statistiche, le immette in un circuito internazionale perché ormai la questione è globale. Se bruciano i boschi della Siberia, la loro cenere oscura il Nord America o piove sul Giappone.

    È già successo. Due anni fa, in Canada ed Alaska. Qualche anno prima, su Kyoto, proprio l'indomani della firma dei famosi accordi (e disaccordi). I cambiamenti climatici sono come bombe ad orologeria, quasi due terzi della Siberia sono sopra uno strato di permafrost, ossia il ghiaccio geologico: se si scioglie, è il caos ambientale. Libererebbe quantità enormi di metano. Enormi territori si trasformerebbero in paludi.

    L'inquinamento provocato dall'industria e dalle fornaci a cielo aperto del selvaggio Far East siberiano è nel mirino degli ecologisti, ma anche degli scienziati che hanno messo in guardia il governo. Solo da poco si comincia ad obbligare le industrie del petrolio, del gas e quelle minerarie a provvedere gli impianti di mezzi antiinquinamento. Ma è una lotta spasmodica.

    "Vede com'è ampia quella macchia?", incalza Sukhinin. Sì, è grande quanto un pezzo d'Europa. Peggio: quella macchia è un atto d'accusa. È la prova dello scempio. Di un disastro ecologico senza pari. Il fuoco ha devastato le foreste, le ha cancellate: "A lei sembra una cicatrice, sa invece come noi qui all'Istituto chiamiamo queste macchie? Immondizia!". Sono spariti 988.891 chilometri quadrati di vegetazione, quanto tre volte l'Italia. Un anno, nel 2003, è bruciato un territorio vasto come la Romania.

    Colpa di 104.687 incendi, minuziosamente contabilizzati dal 1996 al 2006 (nel 2007 la media sinora risulta più bassa rispetto all'anno precedente) e drammaticamente riprodotti in quella fotomappa satellitare. Il segno indelebile che se non si pone riparo per tempo, la Terra sarà colpita a morte. Perché le foreste siberiane sono essenziali nell'economia ambientale del nostro pianeta. E perché dietro le fiamme c'è la mano di chi le appicca: "Il 90 per cento di questi incendi sono provocati dall'uomo. Per denaro. Perché se si abbattono gli alberi appena bruciati, la qualità del loro legno non cambia, possono essere poi rivenduti a prezzo normale. Con la differenza che viene raccolto a costi zero e venduto oltre confine a prezzi di mercato.

    Ecco la verità: le foreste siberiane sono distrutte in gran parte dai contrabbandieri di legname", denuncia Sukhinin. Succede questo: appena si individua l'area dell'incendio tramite satellite, si comunicano le coordinate geografiche alla Protezione Civile, dopo di che scattano i meccanismi di prevenzione e di contenimento. Spegnere il fuoco, raccogliere gli alberi danneggiati, ripulire la foresta può diventare un bell'affare.

    C'è la Cina affamata di mobili, la domanda di legno è esasperata, le grandi industrie americane, sudcoreane e giapponesi hanno stretto accordi con quelle russe per radere al suolo le foreste siberiane, ci sono di mezzo una trentina di organizzazioni mafiose, le autorità non dispongono né di mezzi né di uomini sufficienti ad impedire la razzia, inoltre, aggiunge Sukhinin, "è facile dar fuoco alla foresta, non sono i fulmini a produrre gli incendi".

    Lo sappiamo anche noi, in Italia, gli dico per confortarlo. Macché: "Purtroppo chi brucia i boschi da noi la passa liscia", incalza lui, "in più, ci sono zone, come in Buriazia, dove chi alleva il bestiame dà fuoco all'erba, o dove, specie a nord, non si pratica agricoltura ma caccia e incendiare il terreno aiuta a snidare le prede. Senza dimenticare che sono molti i territori siberiani in cui si pratica ancora l'agricoltura "a fuoco", è nella genetica di molte popolazioni".

    Però, se davvero lo si vuole, si può impedire che tutto ciò avvenga. La prova? "Osservi meglio la mappa. Qui, oltre il Baikal, la Siberia confina con la Cina e le foreste sono simili e altrettanto vaste. Ebbene, vede che il colore della mappa è bianco, in Cina, mentre da noi è tutto scuro? Vuol dire che non ci sono stati incendi significativi da loro. Vuol dire che le autorità cinesi sono in grado di controllare e proteggere il loro patrimonio boschivo e forestale. Il governo di Pechino ha emanato norme durissime e pene altrettanto gravi. Tanto, il legno di cui hanno bisogno lo importano da noi. Tutto quello che si abbatte qui va in Cina, dove invece si preservano le foreste".

    L'equazione è cinicamente impietosa: "Il sistema di protezione una volta funzionava egregiamente, in Russia e in Siberia. Negli ultimi vent'anni la situazione è peggiorata nettamente. Succede, che a causa della siccità sempre più frequente, specie a nord, gli incendi non siano estinti come dovrebbero, e quindi si espandano a ritmo naturale: nell'ottobre del 2002, in Jakuzia, furono inghiottiti dalle fiamme 6 milioni di ettari, qualcosa come mille chilometri per 800".

    Poi, tocca agli scienziati dell'Istituto della Foresta il compito tristissimo di monitorare i disastri, di elaborare i piani di difesa, di indicare le soluzioni per la sopravvivenza del "verde": la combustione naturale è un fenomeno rarissimo, essendo l'origine degli incendi dolosa o colposa, occorre quindi "educare" la gente. Nel 2004, nei distretti siberiani di Lazovzki e Vyazemski lo hanno fatto i ragazzi e gli insegnanti delle scuole locali.

    A Bichevaya, il club ecologico degli scolari ha vinto un premio come "difensori delle foreste". L'estate arrivò: secca, molto secca. Intorno al villaggio, tuttavia, non scoppiò alcun incendio. L'educazione, l'informazione capillare ebbero successo. La gente capì che se spariva la foresta, spariva il loro mondo. In più, capì che non era solo un piccolo problema legato al loro paesino, ma era una cosa ben più grande, le polveri prodotte dalla combustione si aggiungevano alle altre polveri, fino ad influire sul clima globale.

    Una foresta siberiana, sino al secolo scorso, ci metteva cento anni per ricostituirsi prima che fosse colpita da un nuovo incendio. Oggi le ricerche dimostrano che gli incendi si presentano più frequentemente, ogni 65 anni. Inoltre, le temperature annuali siberiane sono aumentate di due gradi Celsius, ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Dal 1990, il riscaldamento della Siberia si è ulteriormente accelerato. Cioè primavere più calde, più piogge, meno gelo. Quest'anno, dice il nostro autista, il primo febbraio il termometro a Krasnoyarsk ha smesso di scendere sotto zero.

    Clima, incendi: il nesso è evidente, la malattia è grave; ma quale cura applicare? Il direttore dell'Istituto della Foresta - ente fondato nel 1944 dall'accademico Vladimir Nikolayevich Sukachev, un ecologista ante litteram che riuscì a convincere Stalin a finanziarlo nonostante l'emergenza economica provocata dalla Seconda Guerra Mondiale - è in "esplorazione". Una missione scientifica. La taiga siberiana è un pianeta meraviglioso ancora tutto da scoprire.

    I satelliti hanno aiutato a "monitorarne il territorio" dall'alto e sono utilissimi per gli incendi, "ma niente è più prezioso del lavoro svolto sul campo", spiega Serghei Loskutov, il vicedirettore che è un chimico del legno. Una specializzazione fondamentale, la sua. Specie quando ci si trova di fronte a incendi che si susseguono a distanza di pochi anni, negli stessi posti. Il fuoco, a furia di "ripassare" sul terreno, ne trasforma le caratteristiche chimiche e fisiche. Il risultato è che "le piante preziose spariscono, sostituite da quelle capaci di adattarsi alla nuova situazione: quasi sempre piante dozzinali, come le betulle".

    Dice Loskutov: "Uno dei nostri obiettivi è elaborare documenti normativi per lo sfruttamento razionale e ambientalmente compatibile ad est degli Urali. Per questo l'Istituto si è trasferito da Mosca a Kransoyarsk nel 1959. Negli Anni Settanta abbiamo iniziato a sviluppare i metodi di ricerca a distanza e a creare tutta una serie di mappature che riscrivevano la geografia forestale e boschiva siberiana. Prima il territorio era praticamente sconosciuto". Alexsandr Pimenov, il giovane segretario scientifico dell'Istituto, sottolinea che le questioni ecologiche sono diventate sempre più importanti e fondamentali e che in cinquant'anni di lavoro, l'Istituto ha accumulato una mole impressionante di informazioni sulle foreste dagli Urali a Vladivostok: "siamo in grado di diagnosticare quel che succede, e di capire quel che potrebbe succedere".

    Torniamo in città. Lungo la ulitsa Shakhtiorov, la via dei Minatori che porta verso i nuovi quartieri della città, un grande cartellone ricorda che l'associazione volontaria dei pompieri è stata fondata nel 1899 ma soprattutto invita la gente ad osservare scrupolosamente le norme antincendio.

    (13 agosto 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/08/sez...a/siberia.html





    NON SO SE VI RENDETE CONTO DELL'IMMENSA GRAVITà DEL PROBLEMA
    E CON TUTTO QUESTO I RUSSI(MOLTO PROBABILMENTE SEGUITI DALLE ALTRE POTENZE MONDIALI) PENSANO A TRIVELLARE L'ARTICO

    L'articolo è a firma di Coen e pubblicato su Repubblica, permettimi di dubitare della veridicità dell'articolo. Quelli pur di parlar male della Russia, farebbero (è il caso di dirlo) carte false.

  3. #3
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    ammazza tu stai esagerando però eh co sta mania di vedere ebrei dappertutto se vuoi ti porto una dozzina di articoli sullo scioglimento del permafrost siberiano, tutti i firma di "gentili" puri

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    ammazza tu stai esagerando però eh co sta mania di vedere ebrei dappertutto se vuoi ti porto una dozzina di articoli sullo scioglimento del permafrost siberiano, tutti i firma di "gentili" puri
    Infatti, gli ebrei da cui diffidare sono quelli delle comunità ebraiche, che sono una minoranza, non tutti gli altri che sono persone normali.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    NON SO SE VI RENDETE CONTO DELL'IMMENSA GRAVITà DEL PROBLEMA
    E CON TUTTO QUESTO I RUSSI(MOLTO PROBABILMENTE SEGUITI DALLE ALTRE POTENZE MONDIALI) PENSANO A TRIVELLARE L'ARTICO
    Non so se Vi rendete conto, per riscaldare il permafrost la temperatura deve aumentare moltissimo e essere come in Italia. E ora pensate che temperatura in tal caso deve esser in Italia o in Europa +80? + 120?
    Riscaldamento globale e una problema internazionale, i resulti vediamo tutti noi, ma questo articolo e un po altro. E propaganda antirussa destinata di cessare di esplorazioni dell Arctica. E evidente. bla bla bla

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexx Visualizza Messaggio
    Non so se Vi rendete conto, per riscaldare il permafrost la temperatura deve aumentare moltissimo e essere come in Italia. E ora pensate che temperatura in tal caso deve esser in Italia o in Europa +80? + 120?
    Riscaldamento globale e una problema internazionale, i resulti vediamo tutti noi, ma questo articolo e un po altro. E propaganda antirussa destinata di cessare di esplorazioni dell Arctica. E evidente. bla bla bla
    no guarda che non c'è bisogno che la temperatura della tundra siberiana diventi come quella dell'Italia, basta che diventi come quella della taiga siberiana(che sta poco più a sud, e dove infatti il permafrost non c'è), quindi basta che la temperatura aumenti di poco, e purtroppo sta avvenendo
    il problema dello scioglimento del permafrost siberiano è reale(in realtà riguarda non solo la tundra siberiana, ma tutta la tundra mondiale), solo che in siberia in più c'è il pericolo(certezza anzi se il permafrost si scioglie) che la tundra liberi miliardi di tonnellate di gas. Anzi in realtà non è un problema futuro, in realtà sta già cominciando ad avvenire.
    E se non credi a Repubblica, guarda qui:



    Bolle di metano dai laghi siberiani

    Lo scioglimento dei ghiacci perenni libera gas serra ancora più pericolosi dell’anidride carbonica

    Nella superficie dei laghi in disgelo della Siberia stanno affiorando bolle di metano in quantità molto maggiore di quanto registrato finora. Il gas, venti volte più potente dell’anidride carbonica come causa di effetto serra, proviene dallo scioglimento dei ghiacci perenni (il cosiddetto “permafrost”) che, a causa dei cambiamenti climatici, si stanno sciogliendo nella parte settentrionale della regione russa. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della Florida State University e della University of Alaska Fairbanks e i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature (vol. 443 n. 7107).


    Il permafrost siberiano contiene depositi organici che si trovano congelati sin dal Pleistocene. Questi depositi sono costituiti in parte da metano che è rimasto imprigionato per più di 40 mila anni nei depositi di carbone. Questo metano rischia, una volta rilasciato nell'atmosfera, di peggiorare l'attuale effetto serra di cui soffre il pianeta, finendo per accelerare il ritmo del surriscaldamento globale.


    «Questo non è un buon segno per il pianeta e per noi esseri umani», ha commentato Jeff Chanton, docente di oceanografia alla Florida State University e coautore dello studio. I ricercatori hanno sviluppato una nuova tecnica per effettuare misurazioni più precise del metano che viene rilasciato nell'atmosfera dalle paludi e zone umide, e hanno scoperto che si tratta di una quantità molto più grande rispetto a quella che era stata calcolata fino a questo momento.


    Gli studiosi non sono comunque ancora in grado di prevedere gli effetti di queste massicce emissioni di metano, perché la concentrazione di questo gas è sempre stato piuttosto alto a quelle latitudini. Inoltre il contributo antropico nelle emissioni di questo gas gioca ancora il ruolo predominante rispetto a quello naturale. Secondo gli studi di Chanton l'espansione dei laghi in disgelo della Siberia dal 1974 al 2000 ha aumentato le immissioni di metano nell’atmosfera del 58 per cento.

    http://ulisse.sissa.it/scienzaEsperi...Uesp060914n001

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    ammazza tu stai esagerando però eh co sta mania di vedere ebrei dappertutto se vuoi ti porto una dozzina di articoli sullo scioglimento del permafrost siberiano, tutti i firma di "gentili" puri

    Va bene, diciamo che di Coen, come ditutta la banda di goym di Repubblica, non mi fido. Va meglio così?

  8. #8
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    E se non credi a Repubblica, guarda qui:

    La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della Florida State University e della University of Alaska Fairbanks e i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature (vol. 443 n. 7107).
    «Questo non è un buon segno per il pianeta e per noi esseri umani», ha commentato Jeff Chanton, docente di oceanografia alla Florida State University e coautore dello studio.
    No, no, no meglio a Repubblica .
    Tu vedi che e PROPAGANDA. Come intelettuali tutti questi americani!!! Che scoperta!!! Russi non sanno niente!!! E cosa proporre questo Jeff Chanton? Penso che consegnare i giacimenti di gas a USA.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexx Visualizza Messaggio
    No, no, no meglio a Repubblica .
    Tu vedi che e PROPAGANDA. Come intelettuali tutti questi americani!!! Che scoperta!!! Russi non sanno niente!!! E cosa proporre questo Jeff Chanton? Penso che consegnare i giacimenti di gas a USA.

    ma che c'entra...basta co sta dietrologia....guarda che direi la stessa cosa pure se la cosa avvenisse in alaska o altrove...e direi sempre le stesse cose se fossero gli americani o i canadesi disposti a trivellare l'artico...cmq se non ci credi chiedi al tuo presidente Putin se il problema esiste o meno, sono sicuro che lui è allarmatissimo dalla prospettiva di perdere milioni di metri cubi di gas, con lo scioglimento del permafrost

    ps: di link ne ho tanti altri, ma credo che sia inutile insistere

    pps: magari è proprio perchè sa di perdere un sacco di gas dai giacimenti della tundra siberiana, che ora vuole trivellare l'artico
    dietrologia per dietrologia....

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    ma che c'entra...basta co sta dietrologia....guarda che direi la stessa cosa pure se la cosa avvenisse in alaska o altrove...e direi sempre le stesse cose se fossero gli americani o i canadesi disposti a trivellare l'artico...cmq se non ci credi chiedi al tuo presidente Putin se il problema esiste o meno, sono sicuro che lui è allarmatissimo dalla prospettiva di perdere milioni di metri cubi di gas, con lo scioglimento del permafrost

    ps: di link ne ho tanti altri, ma credo che sia inutile insistere

    pps: magari è proprio perchè sa di perdere un sacco di gas dai giacimenti della tundra siberiana, che ora vuole trivellare l'artico
    dietrologia per dietrologia....
    Va bene, a Putin telefonero domani, gia tardi.
    Se questa problema esiste, questo sara fra molto tempo e non per colpa di Russia. Canada e USA si sentono insultati, e per questo fanno queste "scoperte". Per esempio USA non vogliono firmare Kyoto, e inventano le favole per impedire a suo "concorrente" Russia. Ma a loro non crede nessuno e gia molto tempo
    Distinti saluti

 

 
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