Soldati italiani contrabbandavano tappeti da Kabul</p>
Dall'inferno afgano avrebbero fatto giungere in Italia tappeti di pregiatissima fattura, realizzati a mano secondo le antiche usanze locali. Tappeti destinati in parte ad arredare le loro abitazioni, in parte ad essere venduti. Tutto a dispetto di quella norma che vieta l'importazione di ogni genere di oggetti dai teatri delle missioni. Protagonisti sei militari italiani, cinque ufficiali e un maresciallo in servizio al primo reggimento Aves Antares di Viterbo, che sono stati raggiunti da un avviso di garanzia per concorso in peculato pluriaggravato e continuato, emesso dalla procura militare di Roma. Un'indagine che ha preso il via da un'altra inchiesta - recentemente archiviata - su un presunto contrabbando di sigarette, anch'esse afgane. I fatti contestati dal pubblico ministero Antonella Masala sarebbero avvenuti a Herat, dove ha sede la base degli elicotteri dell'Aves. Gli inquisiti, secondo il magistrato, si rifornivano direttamente dai produttori, ordinando poi delle vere e proprie scorte militari armate per proteggere la merce da attacchi e rapine. Per aggirare i controlli dei carabinieri della base, i tappeti sarebbero stati poi inviati in altri paesi europei e successivamente fatti arrivare in Italia, quasi come un bottino di guerra. E infine rivenduti.
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