Sono mesi che parlo di crack prossimo venturo su questo forum. Sono anni che ne parlo pubblicamente. Così come è caduto l'impero del male socialista sovietico, è chiaro che crollerà anche l'impero socialdemocratico occidentale. Il sistema non regge. E' gonfiato, illusorio. L'unico rimprovero che mi faccio è che ero convinto che ci volessero ancora una decina d'anni al crollo totale. Credo che passerà molto meno. Tutte le democrazie occidentali crolleranno se non si riformeranno in senso liberale.
Le avvisaglie del crollo sono evidenti da anni ormai. Il crollo delle borse di questi giorni è paragonabile alla crisi del 29. E non togliete fuori dal capello responsabilità liberiste e capitaliste. Non c'è niente di liberista nel sistema occidentale odierno, così come non era liberista il sisterma americano del 29. Lo sanno anche le pietre.
Borse europee,bruciati 268 miliardi
L'allarme mutui affonda i listini
Le Borse europee si lasciano alle spalle un venerdì nero. Tra ribassi che hanno interessato un po' tutti i settori sempre per l'allarme mutui, le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno bruciato 268 miliardi di euro di capitalizzazione. E così in due giorni sui listini di tutta Europa si sono volatilizzati quasi 430 miliardi di euro. A soffrire sono stati soprattutto i titoli finanziari.
A Milano lo S&P/Mib ha perso il 2,65% a 38.994 punti, il Mibtel il 2,48% a 30.418, All stars il 2,23% a 17.336. Sin dalle prime battute i mercati europei hanno iniziato a perdere punti con convinzione, dopo la cattiva chiusura registrata nella notte da Wall Street e nonostante le pesanti perdite della vigilia. Nel pomeriggio, poi, l'apertura ancora debole della piazza newyorchese e le notizie sulla bancarotta di Homebanc Corporation hanno spazzato via qualsiasi speranza di recupero. Sul finale Parigi è arretrata del 3,13%, Londra del 3,32% e Amsterdam del 3%. Ha cercato di opporsi alla pressione delle vendite Francoforte (-1,15%).
RITORNO AL PASSATO
Con il ribasso dell'ultima seduta della settimana Piazza Affari si è portata ai livelli che non vedeva da inizio novembre. Gli investitori temono una situazione di "credit crunch", innescata dalla crisi scoppiata in America sul mercato dei mutui ipotecari a rischio. E a poco sono valse, almeno per adesso, le azioni delle banche centrali, che forse hanno invece peggiorato il sentiment sulle piazze finanziarie. Nel dettaglio la Federal Reserve ha immesso liquidità sui mercati per 35 miliardi di dollari totali, prima in una tranche da 19 miliardi e quindi con una da 16 miliardi. La Bce ha iniettato altri 61,05 miliardi di euro, dopo i 94,8 miliardi della vigilia.
BANCHE A PICCO
A fare le spese delle preoccupazioni di una crisi sui mercati finanziari sono stati soprattutto i titoli delle banche, visto che queste potrebbero essere le prime a pagare le conseguenze di una esposizione diretta o anche indiretta sui mutui subprime.
Il sottoindice stoxx 600 degli istituti di credito ha infatti accusato una flessione del 3,5%. A Parigi le BnpParibas hanno registrato un ribasso del 4,3%, dopo che ieri i vertici dell'istituto hanno fatto sapere di aver congelato tre fondi esposti sul mercato immobiliare. A Milano non sono servite a rasserenare il mercato le rassicurazioni della Banca d'Italia che ha detto di non vedere motivi di preoccupazione specifica per il mercato italiano nella crisi creditizia legata ai mutui subprime che si sta abbattendo sulle piazze finanziarie internazionali. A Piazza Affari sono state quindi vendute a piene mani le Capitalia (-3,9%), a dispetto delle rassicurazioni della banca sull'assenza di esposizione su mutui Usa ipotecari a rischio. Sono inoltre andate male le Unicredit (-3,59%), le Banco Popolare (-4%) e le IntesaSanPaolo (-1,96%).
Secondo i trader sono inoltre state liquidate senza mezzi termini le azioni più presenti nei portafogli degli investitori esteri. "Numerosi gestori stanno smontando le posizioni più aggressive", ha commentato il responsabile di una sala operativa.
MASSACRO PER FIAT E PARMALAT
Così sono state massacrate dagli ordini in vendita le azioni di Fiat (-5,47%) che così hanno violato al ribasso la soglia dei 19 euro, quelle di Parmalat (-5,5%) e di Buzzi (-4,13%). Sono inoltre precipitate le Mediolanum (-4,4%) e le St (-3,7%). Il calo del prezzo del greggio ha fatto precipitare anche Eni (-3,8%). Per contro sono state gettonate le azioni rimaste in ombra negli ultimi mesi e poco presenti nei portafogli, come ad esempio le Mondadori (+1%), ma anche le Mediobanca (+0,29%).
Tra le azioni minori, infine, non si e' arrestata la corsa delle Exprivia (+6,3%), dopo la volata della vigilia. Sono inoltre state gettonate anche le Acotel (+5,4%) e le Retelit (+3,7%), mentre sono scivolate con decisione le Ducati (-7,8%) e le Erg (-3,8%).
BANCHE E PETROLIFERI, VENDITE A RAFFICA
Nel resto d'Europa sono state vendute a piene mani le azioni delle banche e delle compagnie petrolifere. Si sono invece distinte le tedesche ThyssenKrupp, che sono salite dello 0,37%, dopo l'annuncio di risultati trimestrali superiori alle attese degli analisti. le Fraport sono balzate del 4%, sulle voci che la società sia nel mirino di investitori pronti a lanciare un takeover.
BANKITALIA: NON CI SONO MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE
Palazzo Koch cerca però di tranquillizzare e dice che non vede motivi di preoccupazione specifica per il mercato italiano nella crisi creditizia legata ai mutui subprime che si sta abbattendo sulle piazze finanziarie internazionali. Lo riferisce una fonte dell'istituto. Per quanto Banca d'Italia tenga monitorata la situazione, "non ci sono motivi di allarme per le specifiche condizioni del mercato e degli intermediari in Italia".
LIQUIDITA' CONTRO LA CRISI
Quattro iniezioni di liquidità sui mercati europeo e americano nel giro di 24 ore. Questi gli interventi di Federal Reserve e Bce per arginare la crisi dei mutui, che ha affondato i listini europei. La Banca Centrale Europea, dopo aver immesso sul mercato 94,8 miliardi di euro giovedì, ha deciso per altri 61. Dopo i 24 miliardi di dollari di giovedì, la Fed ha poi deciso prima per altri 19 e poi per altre due tranche: un da 16 miliardi, una da tre