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Risultati da 1 a 10 di 89
  1. #1
    trilex
    Ospite

    Predefinito Crisi Mercati, tutto previsto da Tremonti 1 anno fa'

    Tremonti: come nel '29, ma solo per gli Usa

    L'ex ministro: «La sorveglianza delle autorità monetarie nazionali
    e internazionali non basta più rispetto alla finanza globalizzata



    ROMA - L'America rischia una crisi stile '29: intervista a Giulio Tremonti, novembre 2006. Professore, sono passati solo otto mesi...
    «Quel titolo lo fece il Corriere. È stata, comunque, una felix culpa. In realtà per tanti anni ho criticato gli eccessi della globalizzazione, ne ho segnalato i "rischi fatali", ho parlato di protezionismo e di colbertismo. Per tanti anni, da esperti e saggi, sono stato considerato più o meno come un matto. Vediamo adesso chi è stato saggio e chi esperto. Comunque oggi mi accontenterei di un bollettino di buone notizie. Non sono di quei politici che vogliono il male, anche se gli farebbe comodo».

    Pensa a Prodi?
    «La crisi farebbe saltare il governo come il tappo di una bottiglia di spumante, non ci vuole un mago per prevederlo».

    La sua analisi di allora, insomma, si è rivelata giusta.
    «Il punto fondamentale è che con la globalizzazione l'economia finanziaria si è distaccata dall'economia reale e si è automoltiplicata vertiginosamente. Se un fondo ti offre 100 per un industria che vale 10, devi preoccuparti proprio perché ti offre 100!
    Le autorità monetarie nazionali e sovranazionali cercano di fare surveillance. E' un tipo di sorveglianza che non basta più in rapporto alla dimensione e alla forza globale della finanza».

    Ma l'America è davvero alla vigilia del '29?
    «La storia non si ripete mai. Ma certo, in America, si trovano il principio e la fine di una crisi potenzialmente globale. Come già notavo a novembre, la catena di crisi dipende da un enorme stock di liquidità e dalla perdita di controllo sui mutui immobiliari. Era una storia già scritta».

    Esclude un contagio all'Europa?
    «Le dirò tre cose, due negative, una positiva. La crisi dell'economia finanziaria diventa sempre crisi dell'economia reale. La crisi dell'America diventa sempre crisi del mondo. La cosa positiva è che governi e autorità monetarie, se lo capiscono e se lo vogliono, possono ancora intervenire».

    Ci sono aree di rischio specifiche?
    «Dove è più intenso, probabilmente, è nell'Europa dell'est. Le crisi derivano dall'applicazione di finanza ipermoderna su economie relativamente arretrate».

    In Germania è fallita una banca, Paribas ha congelato tre fondi comuni legati agli Usa, da noi c'è stata la crisi di Italease...
    «Sono cose diverse. Italease, per quanto ne so, è stato un caso non felicissimo di vigilanza retroattiva. Non credo comunque che il sistema italiano sia esposto a rischi particolari. Ma non sono al governo...»

    Che farebbe?
    «Viviamo in un tempo in cui l'intellettuale è politico: se non capisci non governi. E il politico ha due doveri. Capire il presente, prevedendo il futuro, agire localmente, ma pensare globalmente, perché tutto è connesso. Questo è il manuale del politico moderno. Il contromodello è il Prodi grottesco di mezza estate. Quello che dice che va tutto bene per merito suo. E se va male? È colpa sua?»

    Troppo ottimismo?
    «Io credo che sia tornato il momento per fare una politica seria, e sostanzialmente una politica prudente. Il buon ciclo economico doveva essere una spinta a fare, non la scusa per non fare. Tra il 2002 e il 2005 il ciclo in Europa è stato negativo. Tutti i paesi hanno lasciato andare i loro deficit sopra il 3%, ma tutti insieme hanno preso l'impegno a fare le riforme strutturali, partendo dalle pensioni, e a fare le necessarie correzioni di bilancio subito dopo il ritorno della buona stagione. Noi abbiamo riformato le pensioni nel 2004, e nel 2005 con l'arrivo della buona stagione alle tentazioni elettorali abbiamo preferito l'impegno internazionale, cioè una Finanziaria di rigore».

    Prodi sostiene che il rigore è il suo primo obiettivo.
    «La mia impressione è che la scelta di questo governo sia quella opposta. L'economia va bene? Al posto delle riforme fanno le controriforme, che sono meglio di quanto temuto, ma comunque peggio di prima, e dissipano le maggiori entrate che sono state portate dal ciclo economico, non dalle grida contro l'evasione».

    Qualcuno pensa pure alle riserve di via Nazionale.
    «Ah, la magia dell'oro! Ha sempre esercitato un fascino misterico, dalla Mesopotamia ai Nibelunghi, da Goethe alla Bce».

    Affascinò anche lei.
    «No. È questa maggioranza che ha votato per l'uso delle riserve auree, c'è l'evidenza di un atto parlamentare. Con noi non è successo nulla di tutto questo. Mi chiesero che ne pensavo dell'uso dell'oro da parte di Germania e Austria, e risposi semplicemente che, se le aveva autorizzate la Bce, erano operazioni lecite, tutto qui. Però se vuole uno scoop le dico che la prima idea sulle riserve auree, in assoluto, la ebbe Prodi negli anni '90. Noi comunque sull'oro non abbiamo fatto nulla, mentre loro lo stanno portando via. In ogni caso è un'operazione che produce due effetti negativi. All'esterno trasmette il messaggio della finanza allegra. Dentro, quella della finanza triste: il governo è alla canna del gas. La prossima operazione sarà quella di chiedere le fedi nuziali per la patria».

    Mario Sensini

  2. #2
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    Cool Il crack totale iminente.

    Sono mesi che parlo di crack prossimo venturo su questo forum. Sono anni che ne parlo pubblicamente. Così come è caduto l'impero del male socialista sovietico, è chiaro che crollerà anche l'impero socialdemocratico occidentale. Il sistema non regge. E' gonfiato, illusorio. L'unico rimprovero che mi faccio è che ero convinto che ci volessero ancora una decina d'anni al crollo totale. Credo che passerà molto meno. Tutte le democrazie occidentali crolleranno se non si riformeranno in senso liberale.

    Le avvisaglie del crollo sono evidenti da anni ormai. Il crollo delle borse di questi giorni è paragonabile alla crisi del 29. E non togliete fuori dal capello responsabilità liberiste e capitaliste. Non c'è niente di liberista nel sistema occidentale odierno, così come non era liberista il sisterma americano del 29. Lo sanno anche le pietre.

    Borse europee,bruciati 268 miliardi


    L'allarme mutui affonda i listini





    Le Borse europee si lasciano alle spalle un venerdì nero. Tra ribassi che hanno interessato un po' tutti i settori sempre per l'allarme mutui, le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno bruciato 268 miliardi di euro di capitalizzazione. E così in due giorni sui listini di tutta Europa si sono volatilizzati quasi 430 miliardi di euro. A soffrire sono stati soprattutto i titoli finanziari.


    A Milano lo S&P/Mib ha perso il 2,65% a 38.994 punti, il Mibtel il 2,48% a 30.418, All stars il 2,23% a 17.336. Sin dalle prime battute i mercati europei hanno iniziato a perdere punti con convinzione, dopo la cattiva chiusura registrata nella notte da Wall Street e nonostante le pesanti perdite della vigilia. Nel pomeriggio, poi, l'apertura ancora debole della piazza newyorchese e le notizie sulla bancarotta di Homebanc Corporation hanno spazzato via qualsiasi speranza di recupero. Sul finale Parigi è arretrata del 3,13%, Londra del 3,32% e Amsterdam del 3%. Ha cercato di opporsi alla pressione delle vendite Francoforte (-1,15%).


    RITORNO AL PASSATO

    Con il ribasso dell'ultima seduta della settimana Piazza Affari si è portata ai livelli che non vedeva da inizio novembre. Gli investitori temono una situazione di "credit crunch", innescata dalla crisi scoppiata in America sul mercato dei mutui ipotecari a rischio. E a poco sono valse, almeno per adesso, le azioni delle banche centrali, che forse hanno invece peggiorato il sentiment sulle piazze finanziarie. Nel dettaglio la Federal Reserve ha immesso liquidità sui mercati per 35 miliardi di dollari totali, prima in una tranche da 19 miliardi e quindi con una da 16 miliardi. La Bce ha iniettato altri 61,05 miliardi di euro, dopo i 94,8 miliardi della vigilia.


    BANCHE A PICCO

    A fare le spese delle preoccupazioni di una crisi sui mercati finanziari sono stati soprattutto i titoli delle banche, visto che queste potrebbero essere le prime a pagare le conseguenze di una esposizione diretta o anche indiretta sui mutui subprime.


    Il sottoindice stoxx 600 degli istituti di credito ha infatti accusato una flessione del 3,5%. A Parigi le BnpParibas hanno registrato un ribasso del 4,3%, dopo che ieri i vertici dell'istituto hanno fatto sapere di aver congelato tre fondi esposti sul mercato immobiliare. A Milano non sono servite a rasserenare il mercato le rassicurazioni della Banca d'Italia che ha detto di non vedere motivi di preoccupazione specifica per il mercato italiano nella crisi creditizia legata ai mutui subprime che si sta abbattendo sulle piazze finanziarie internazionali. A Piazza Affari sono state quindi vendute a piene mani le Capitalia (-3,9%), a dispetto delle rassicurazioni della banca sull'assenza di esposizione su mutui Usa ipotecari a rischio. Sono inoltre andate male le Unicredit (-3,59%), le Banco Popolare (-4%) e le IntesaSanPaolo (-1,96%).


    Secondo i trader sono inoltre state liquidate senza mezzi termini le azioni più presenti nei portafogli degli investitori esteri. "Numerosi gestori stanno smontando le posizioni più aggressive", ha commentato il responsabile di una sala operativa.


    MASSACRO PER FIAT E PARMALAT

    Così sono state massacrate dagli ordini in vendita le azioni di Fiat (-5,47%) che così hanno violato al ribasso la soglia dei 19 euro, quelle di Parmalat (-5,5%) e di Buzzi (-4,13%). Sono inoltre precipitate le Mediolanum (-4,4%) e le St (-3,7%). Il calo del prezzo del greggio ha fatto precipitare anche Eni (-3,8%). Per contro sono state gettonate le azioni rimaste in ombra negli ultimi mesi e poco presenti nei portafogli, come ad esempio le Mondadori (+1%), ma anche le Mediobanca (+0,29%).


    Tra le azioni minori, infine, non si e' arrestata la corsa delle Exprivia (+6,3%), dopo la volata della vigilia. Sono inoltre state gettonate anche le Acotel (+5,4%) e le Retelit (+3,7%), mentre sono scivolate con decisione le Ducati (-7,8%) e le Erg (-3,8%).


    BANCHE E PETROLIFERI, VENDITE A RAFFICA

    Nel resto d'Europa sono state vendute a piene mani le azioni delle banche e delle compagnie petrolifere. Si sono invece distinte le tedesche ThyssenKrupp, che sono salite dello 0,37%, dopo l'annuncio di risultati trimestrali superiori alle attese degli analisti. le Fraport sono balzate del 4%, sulle voci che la società sia nel mirino di investitori pronti a lanciare un takeover.


    BANKITALIA: NON CI SONO MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE

    Palazzo Koch cerca però di tranquillizzare e dice che non vede motivi di preoccupazione specifica per il mercato italiano nella crisi creditizia legata ai mutui subprime che si sta abbattendo sulle piazze finanziarie internazionali. Lo riferisce una fonte dell'istituto. Per quanto Banca d'Italia tenga monitorata la situazione, "non ci sono motivi di allarme per le specifiche condizioni del mercato e degli intermediari in Italia".


    LIQUIDITA' CONTRO LA CRISI

    Quattro iniezioni di liquidità sui mercati europeo e americano nel giro di 24 ore. Questi gli interventi di Federal Reserve e Bce per arginare la crisi dei mutui, che ha affondato i listini europei. La Banca Centrale Europea, dopo aver immesso sul mercato 94,8 miliardi di euro giovedì, ha deciso per altri 61. Dopo i 24 miliardi di dollari di giovedì, la Fed ha poi deciso prima per altri 19 e poi per altre due tranche: un da 16 miliardi, una da tre

  3. #3
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    Cosa succederà a noi poveri risparmiatori e mutuati (nel senso di avere acceso un mutuo per un appartamentino)?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Scipione Visualizza Messaggio
    Cosa succederà a noi poveri risparmiatori e mutuati (nel senso di avere acceso un mutuo per un appartamentino)?
    Io ti posso dire che miei clienti che 3 o 4 anni fa hanno aperto un mutuo a tasso variabile oggi si trovano in seria difficoltà a pagarlo, hanno avuto aumenti nell'ordine dei 200/300 Euro mensili sulla rata.

    Alcuni di loro addirittura si trovano costretti a vendere casa perché non riescono a sostenere più tale rata.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim Visualizza Messaggio
    Io ti posso dire che miei clienti che 3 o 4 anni fa hanno aperto un mutuo a tasso variabile oggi si trovano in seria difficoltà a pagarlo, hanno avuto aumenti nell'ordine dei 200/300 Euro mensili sulla rata.

    Alcuni di loro addirittura si trovano costretti a vendere casa perché non riescono a sostenere più tale rata.


    Pericolo deflazione prima del crack. Consiglio personale: cercare di non vendere se si ha qualche imobile, e cercare di non spendere se si hanno soldi.

    P.S. I mutui a tassi variabile nona vevano un tetto massimo??? Cazzo a me non è mai venuto in mente di prendere tassi variabili per nessunissima cosa. Anche quando conveniva il variabile ho sempre preferito il fisso. Banchieri del cazzo.

  6. #6
    Antonello/Gianantonio
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    In effetti, anch'io ho avuto aumenti di una novantina di euro al mese negli ultimi due anni. Se dovesse succedere quello che mio padre mi raccontava negli anni "80 con inflazione galoppante e tassi anche del 20% dovrei buttarmi dalla finestra (dell'appartamentino).

  7. #7
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    Tranquilli, la crisi dei mercati borsistici c'è ma il sistema finanziario è solido.
    I mercati azionari e quello immobiliare hanno segnato rialzi notevoli in questi ultimi anni.
    Rialzi ben superiori all'aumento nominale del PIL. Ovvio che prima o poi una correzione accada.
    Non sarà comunque un crack; sarà una correzione salutare.
    Quanto ai tassi variabili sui mutui, proprio a causa di questa crisi non dovrebbero crescere ulteriormente, anzi è probabile che calino un poco.
    Infatti di fronte alla possibilità di una crisi di liquidità è molto probabile che le banche centrali abbasseranno il costo del denaro e quindi scenderà anche quello sui mutui a tasso variabile.
    Non credete a chi prevede sventure imminenti e non credete neanche a chi pronostica crescite senza fine.
    Il mondo non procede per linee rette, procede per sinusoidi; alti e bassi attorno ad una tendenza di lungo periodo che dal dopoguerra ad oggi è stata sempre in crescita.
    Forse fra qualche mese sarà il momento di comprare nuovamente.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Scipione Visualizza Messaggio
    In effetti, anch'io ho avuto aumenti di una novantina di euro al mese negli ultimi due anni. Se dovesse succedere quello che mio padre mi raccontava negli anni "80 con inflazione galoppante e tassi anche del 20% dovrei buttarmi dalla finestra (dell'appartamentino).
    non succedera'

    negli anni 80 c'era altissima inflazione ora no
    hanno aumentato i tassi per combattere l'inflazione

  9. #9
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    che strano....nessun commento

  10. #10
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    Ma quale crisi del '29?
    Questo si è laureato in Economia senza nemmeno sostenere l'esame di Storia Economica...

    Si tratta di uno dei normalissimi storni del mercato. Si sapeva benissimo che sarebbe arrivato uno storno più forte, perché la speculazione si è protratta a lungo, quando invece la botta arriva a giugno, accumulando altri 2 mesi di liquidità.
    E si sapeva che questo storno sarebbe stato più forte di quello di Febbraio/Marzo dato che l'immobiliare, appunto, andava male.

    Si sa anche che queste crisi di liquidità ci sono sempre in estate (di solito poco prima), perché a settembre il mercato riparte.
    La differenza di questo storno tecnico è che colpisce due mercati che di solito sono 'rifugio': materie prime, immobiliare e addirittura valuta preziosa. Invece se andate a guardare sul sito di borsa i paesi emergenti hanno, in rapporto, perso pochissimo e l'azionario europeo si e no 10 punti (ne perse di più a febbraio).

    Che significa questo? Che comunque la liquidità c'è, che l'immissione della BCE ha prevenuto forse anche la necessità di alzare i tassi, almeno a breve, e probabilmente la fine del 2007 vedrà una crescita delle quotazioni molto superiore alle attuali perdite.
    Soprattutto ci si aspettava, fino a qualche tempo fa, che la bolla speculativa sui mutui in USA (che inevitabilmente doveva scoppiare) fosse molto più grande.

    Ma quale '29...

 

 
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