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  1. #1
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    Predefinito PADANI INNOCENTI PERSEGUITI DA MAGISTRATI

    In un libro inchiesta l’altra «verità» sulla strage

    Pubblichiamo ampi stralci dell’ultimo capitolo del libro «Il grande abbaglio, Controinchiesta sulla strage di Erba» (Aliberti editore, 256 pp - 16 euro), scritto da Felice Manti ed Edoardo Montolli. Il volume ha raccolto documenti prodotti esclusivamente dalla Procura, in gran parte inediti, che secondo i due autori scagionerebbero Olindo Romano e Rosa Bazzi, unici imputati della morte di quattro persone. Il libro si basa su alcune testimonianze inedite raccolte nei giorni successivi alla mattanza che rivelano l’esistenza di un gruppo di extracomunitari e di un italiano sulla scena del crimine all’ora del delitto. La ricostruzione della strage si basa sulla perizia del Ris che non ha trovato tracce dei vicini di Erba sul luogo della strage, né delle vittime in casa loro o in garage. La parte centrale ricostruisce le fasi precedenti e successive alle confessioni (poi ritrattate) rilasciate da Olindo e Rosa in carcere due giorni dopo il loro arresto, e ne spiega tutte le incongruenze con i rilievi scientifici. Un intero capitolo riguarda la drammatica detenzione di Azouz Marzouk, un altro risolve il rebus sull’unica macchia di sangue di una delle vittime trovata nell’auto di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Nel volume si spiega anche come la versione sulla dinamica della strage riportata dall’unico sopravvissuto, Mario Frigerio, e sulla quale si basano le due confessioni, venga sconfessata inequivocabilmente dalle tracce di sangue. Il libro si occupa anche della doppia versione rilasciata dallo stesso Frigerio, che dopo aver detto per due volte che l’aggressore era un gigante di colore e dai capelli rasati, di etnia araba e mai visto prima (probabilmente uno degli extracomunitari visti sul luogo della strage), dieci giorni dopo la strage accusa il vicino di casa. L’ultima parte contiene una lettera che Olindo e Rosa hanno scritto agli autori dal carcere di Bassone lo scorso 14 gennaio.

    In un libro inchiesta l’altra «verità» sulla strage - Interni - ilGiornale.it del 13-02-2008

    I MAGISTRATI COMUNISTI HANNO MESSO IN CARCERE DUE PADANI INNOCENTI PER NON FAR CADERE LA COLPA SU MAGREBA E MERIDIOS.
    RIBELLIAMOCI!!!

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Le registrazioni delle risposte di Frigerio sono state fatte ascoltare in vaerie trasmissioni tv. Nn si è mai sentito niente di quel che dici...dai su un pò di serietà...
    Documentario mai visto in Italia....nn è difficile capire perchè....

    http://video.google.it/videoplay?doc...entario&hl=en#

  3. #3
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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Vedo che ci sei arrivato anche tu.

    Bene. Io posto da mesi, soprattutto su "politica nazionale", thread su questo tema.

    Morte alla magistratura mafiosa. Morte all'islam. Libertà ai coniugi innocenti.
    BRAVO CAMERATA NON CI VUOLE TANTO A CAPIRE CHE HANNO VOLUTO COLPIRE DUE SIMBOLI DEL NORD ONESTO CHE LAVORA E PRODUCE E PAGA LE TASSE PER FAR PENSARE CHE I MOSTRI SI POSSONO ANNIDARE OVUNQUE MENTRE è CHIARO CHE è STATO UN COMPLOTTO TRA MERIDIONALI E TUNISINI MA LA MAGISTRATURA SI SA CHE FA POLITICA E ALLORA HANNO SCELTO DI CONDANNARE DUE INNOCENTI COLPEVOLI SOLO DI ESSERE BRAVI PADANI PER FERIRE TUTTO IL NORD ONESTO I MIEI COMPLIMENTI A TE CHE PORTI AVANTI QUESTA BATTAGLIA FA PIACERE VEDERE CHE NON SI SONO TUTTI PIEGATI AL PENSIERO DOMINANTE LO SAPEVI CHE TRE GIORNI PRIMA DEL DELITTO DI COGNE SI VIDE UN FURGONE TARGATO NAPOLI IN GIRO PER IL PAESE MA NESSUNO HA MAI INDAGATO SU TALE PISTA?
    L'IDDAGLIA è PIENA DI MISTERI MA C'è UNA CAPPA DI OMERTà MAFIOSA, BISOGNA APRIRE GLI OCCHI.

    DIE KAMERAD

  4. #4
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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Citazione Originariamente Scritto da The Warrior Visualizza Messaggio
    BRAVO CAMERATA NON CI VUOLE TANTO A CAPIRE CHE HANNO VOLUTO COLPIRE DUE SIMBOLI DEL NORD ONESTO CHE LAVORA E PRODUCE E PAGA LE TASSE PER FAR PENSARE CHE I MOSTRI SI POSSONO ANNIDARE OVUNQUE MENTRE è CHIARO CHE è STATO UN COMPLOTTO TRA MERIDIONALI E TUNISINI MA LA MAGISTRATURA SI SA CHE FA POLITICA E ALLORA HANNO SCELTO DI CONDANNARE DUE INNOCENTI COLPEVOLI SOLO DI ESSERE BRAVI PADANI PER FERIRE TUTTO IL NORD ONESTO I MIEI COMPLIMENTI A TE CHE PORTI AVANTI QUESTA BATTAGLIA FA PIACERE VEDERE CHE NON SI SONO TUTTI PIEGATI AL PENSIERO DOMINANTE LO SAPEVI CHE TRE GIORNI PRIMA DEL DELITTO DI COGNE SI VIDE UN FURGONE TARGATO NAPOLI IN GIRO PER IL PAESE MA NESSUNO HA MAI INDAGATO SU TALE PISTA?
    L'IDDAGLIA è PIENA DI MISTERI MA C'è UNA CAPPA DI OMERTà MAFIOSA, BISOGNA APRIRE GLI OCCHI.

    DIE KAMERAD
    Invece, per avere attenuanti e vacanze premio, basta essere romani.

    Izzo, mostro del Circeo: "Ho commesso altri reati gravi"

    In aula a Brescia al processo per la strage di piazza della Loggia del 1974: "Durante la semilibertà è uscita la mia parte violenta che pensavo di avere messo sotto controllo"


    Brescia, 11 marzo 2010 - Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, è tornato stamani a Brescia in tribunale per deporre come teste (lo aveva già fatto il 25 febbraio scorso) al processo per la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti e un centinaio di feriti).
    Neosposo - è convolato a nozze ieri nel carcere di Velletri con la giornalista Donatella Papi - con indosso ancora la stessa giacca e cravatta della cerimonia, fede al dito, Izzo ha parlato ininterrottamente per quasi quattro ore, rivelando di avere commesso altri reati quando era in semilibertà oltre a quello delle due donne ammazzate, madre e figlia, nel 2005.

    «A volte la vita è complicata - ha risposto a un avvocato della difesa che lo interrogava -. Quando sono uscito nel 2002 pensavo mi sarei comportato bene. Poi un pò per megalomania, un po' per pressioni, un po' perché ho fatto il passo più lungo della gamba, è uscita la mia parte violenta che pensavo di avere messo sotto controllo. In questi anni ho commesso anche altri reati gravi oltre a quello (delle due donne, ndr). Un giorno forse deciderò di parlarne, ne risponderò nella sedi opportune».

    Durante la deposizione Izzo, vestito in modo elegante con abito scuro, camicia bianca e cravatta regimental rispetto a quando fu sentito nelle scorse settimane, continua a toccare la fede. Nel corso della deposizione Izzo ha raccontato con molta disinvoltura della propria gioventu’ e della militanza di destra. La moglie non e’ presente in aula.

    Quotidiano Net - Izzo, mostro del Circeo: "Ho commesso altri reati gravi"




    Strage, al processo
    le «confessioni» di Izzo


    PIAZZA LOGGIA. Torna per la seconda volta davanti ai giudici della corte d'assise il «mostro del Circeo» fresco di cerimonia nuziale celebrata in carcere. «Quando sono uscito volevo far bene, ma ho sbagliato ancora. Non ho commesso solo il delitto del 2005, ma pure altri gravi reati».

    12/03/2010

    Brescia. Voleva essere un uomo diverso, voleva abbandonare la sua concezione di «uomo guerriero, che rapina e stupra», ma non ce l'ha fatta: è tornato a sbagliare, ha ucciso e stuprato di nuovo e non ha ancora raccontato tutto quello che ha fatto. E ieri, sentito come teste al processo per la strage di piazza della Loggia, nella nuova veste di uomo appena convolato a nozze, Angelo Izzo, noto come «mostro del Circeo», sollecitato dalle contestazioni degli avvocati difensori che puntavano a farlo apparire del tutto inattendibile di fronte ai giudici della corte d'assise di Brescia, ha confessato i suoi errori.
    Sbagli che non lo coinvolgono direttamente nella strage di Brescia, ne che secondo lui mettono in dubbio quanto ha raccontato ai giudici su quanto appreso in trentacinque anni di detenzione sui vari attentati della destra eversiva, ma errori che riguardano la sua vita.
    LO SFOGO è arrivato al termine di quasi quattro ore di testimonianza, dopo aver ricostruito i propri rapporti con tutti i terroristi neri. A scatenare la reazione la contestazione dell'avvocato Mita Mascialino che gli ha letto le dichiarazioni verbalizzate il 12 aprile 1985 in cui ammette di avere avuto «una giovinezza viziata conclusasi con un delitto ripugnante, che ora rinnego. Ma adesso ho imparato a riconoscere l'umanità degli altri, dei detenuti, ma anche di chi sta fuori». Immediato per Izzo collegare le dichiarazioni di pentimento con quando successo nell'aprile del 2005 dopo aver ottenuto la semilibertà nel novembre 2004 dal tribunale di sorveglianza di Palermo. Il 28 aprile del 2005 Izzo ha ucciso in provincia di Campobasso Maria Carmela Linciano e Valentina Mariorano di 14 anni, rispettivamente moglie e figlia di un pentito della Sacra corona unita conosciuto in carcere. Innegabile il contrasto tra le dichiarazioni di pentimento e il duplice omicidio.
    «A VOLTE LA VITA è complicata - ha dichiarato Izzo -. Quando sono uscito dal carcere in semilibertà volevo comportarmi bene. Purtroppo un po' per megalomania, un po' per pressioni e per una serie di problemi, è venuta nuovamente fuori la mia parte violenta, che pensavo di poter tenere a bada. Sono una persona ricaduta in un nuovo errore».
    Ma gli errori per Izzo non si limitano al duplice omicidio di Mirabello Sannitico. «In questi anni ho commesso anche altri reati gravi, non solo il delitto. Forse un giorno ne parlerò, ma questa non è la sede per farlo, risponderò con le garanzie e nelle sedi opportune». E Angelo Izzo, che da mercoledì dopo il matrimonio si sente un uomo nuovo, e ha confidato agli agenti di polizia penitenziaria che l'hanno scortato a Brescia, che la cerimonia è andata bene, lascia intendere che potrebbe chiedere quanto prima di parlare con i giudici e di voler collaborare ma non «in maniera svogliata» come ha fatto in precedenza. Izzo, in sostanza, sostiene di aver detto tutta la verità su quanto sapeva della strage di Brescia, ma nel futuro forse potrebbe riservare sorprese.
    Wilma Petenzi

    Bresciaoggi.it - Notizie, Cronaca, Sport, Cultura su Brescia e Provincia
    Ultima modifica di Eridano; 12-03-10 alle 10:45
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #5
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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    Le registrazioni delle risposte di Frigerio sono state fatte ascoltare in vaerie trasmissioni tv. Nn si è mai sentito niente di quel che dici...dai su un pò di serietà...
    Ci sono anche, e soprattutto, registrazioni che - a parte RPL - non hanno fatto ascoltare e che scagionano i due disgraziati.

    Inoltre ci sono le indagini dei RIS dei carabinieri che dimostrano che Olindo e Rosa sono innocenti e che la corte ha ignorato.

    Senza contare l'identikit.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #6
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  7. #7
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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    20/2/2008 (7:8) - RETROSCENA, I RISCONTRI ALLA PROVA DEL PROCESSO
    Duello in aula tra il killer e il suo doppio

    Erba, ora è scontro sull’identikit di Olindo

    MARCO NEIROTTI
    INVIATO A COMO

    Mi hanno fatto il «lavaggio del cervello», ha detto lunedì in aula Olindo Romano, spiegando così perché ha confessato la strage di Erba. Confessione da condizionamento psicologico? I Carabinieri hanno spiegato ogni attimo dei dialoghi con lui. Ma Olindo ha anche detto o lasciato intuire che il suo «lavaggio» stava in una tragica ossessione: vedrò ancora mia moglie? E su tutto questo si è innestata in aula una polemica sfuggita ai taccuini o coperta dal rumore dell’esternazione dell’imputato. La difesa ha chiesto di allegare agli atti una registrazione, ripulita da tutti i rumori e i disturbi tecnici, della deposizione di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto al massacro, con la descrizione dell’assassino.

    Frigerio parla più volte. All’inizio, sventurato in letto di ospedale, ansima e cerca di combattere il disastro che gli è precipitato addosso, tra testa e gola. La difesa sostiene che certe trascrizioni delle sue parole o dei suoi tentativi di dire sono sbagliati e propone una nuova versione. Il pubblico ministero Massimo Astori, senza scomporsi, tra l’irritato e l’annoiato, fa presente che «il teste sarà di persona in aula e dirà quello che deve dire», quello che ha bofonchiato allora e quello che ha visto. E’ lì la battaglia prossima, prima di una improbabile perizia psichiatrica (come può chiederla una difesa per chi si reclama innocente?): l’uomo scampato è sicuro di avere visto Olindo? O ha visto lo scellerato giovane ritratto dalla difesa?

    Quello che ha visto l’ha detto in parte: «Carnagione olivastra...» e particolari via via più minuziosi. Non riconosce subito Olindo, ma piangerà più avanti quando ne sentirà il nome. Tutte le sue parole sono state setacciate e al viso di Olindo affianca un altro volto il detective privato Oscar Candian (titolare della Stealth di Torino, consulente dei legali) che ha inserito tutto nello stesso programma che usa Fbi. Ci sono aspetti comuni, come il collo, la fronte, poi divergenze. Il pm Astori, ieri mattina, era sereno e gentile come suo solito: «Facciamo attenzione agli atti. Frigerio era in ospedale ridotto come l’avevano ridotto. Io stesso subito ho rinunciato a parlargli, per rispetto. Certo, c’erano comunque intercettazioni c’erano voci di parenti e personale medico e paramedico. E quando un carabiniere nomina uno per uno, come suo dovere, i vicini, lui al nome del Romano piange». Ma la difesa punta su un «no», che di per sé potrebbe essere stato detto da altri («lui lì a stento respirava») o essere la fine di una parola più lunga, come «sonno». Il pianto non fa accusa, fa pensare.

    Incredulità da vincere leggono i pm nelle lacrime. E in quello che viene dopo. Astori: «Nessuno ha mai forzato, come nessuno ha forzato Olindo e Rosa.Abbiamo solo ascoltato». Specifica: «Non sta nemmeno in piedi la storia del vedere o no la moglie come scambio. Chiese di vederla e dicemmo sì. Intercettammo anche l’incontro. Andammo da lui su sua richiesta e chiese di vedere l’avvocato, dicemmo sì. Poi cominciò l’interrogatorio e si aprì».

    C’era un identikit questa volta psicologico di Olindo, figlio dell’ intuizione del maresciallo Gallorini di fronte alle pupille dilatate dell’uomo che sta sul letto e non parla mentre la lavatrice ronza nella notte. Frigerio è un uomo devastato non soltanto nel fisico, ma anche nell’anima, ha sentito sua moglie morire ammazzata. Ecco che cosa racconta in una delle poche trascrizioni comprensibili di quei primi momenti.

    FRIGERIO: «Ho sen...ho sentito, no scusate, assolutamente non... Abbiamo sentito gridare e allora mia moglie mi ha detto: sta qui in casa e aspetta. Ho aspettato dieci minuti, è uscita, è rientrata e ha detto che c’era fumo, tanto fumo». Vanno a vedere che cosa capita. F.: «Aperto la porta... Quel... mi hanno visto hanno richiuso poi hanno riaperto».

    P.M.:«In quanti erano?».

    F: «Uno sicuro».

    P.M.:«Che lingua parlava?».

    F: «Non ha parlato. Poi a un certo punto c’è una candela. Non ho capito più niente. Nel buio sentivo mia moglie che gridava aiuto, però sembrava che la picchiavano bene».

    P.M: «Quello che ha aperto era bianco di carnagione o scuro?».

    F: «Nooo. Scuro. Non era di qua».

    P. M: «Ma nero nero?».

    F: «Olivastro... capelli corti... tanti capelli ma corti... era forte come un toro... che mi ha preso e messo giù... mi sembrava che mi ha colpito con un coltellino (quello di cui parla Olindo in dettaglio? ndr). Poi sono caduto, non riuscivo più a muovermi».

    P.M: «Aveva i capelli bianchi o neri?»

    F: «Capelli neri, di uno scuro scuro... c’era il fuoco».

    P.M: «Aveva i baffi?»

    F: «No».

    P.M: «Lei non ha mai visto quella persona?»

    F: «No».

    No. Però è un uomo in ospedale che vive perché una carotide un po’ storta l’ha salvato. E’ un uomo cui fanno un elenco di nomi quando ancora per capire qualcosa devi chinarti più sul petto che sulla bocca, è un uomo che piange e dirà poi, a verbale: «Mi volevo convincere che non era lui. Però era lui, non c’è niente da fare. Non volevo incolpare qualcuno senza essere sicuro. Mi spiace».

    Astori: «Ne è sicuro?».

    «Sono sicurissimo». E di nuovo pianto.
    Duello in aula tra il killer e il suo doppio - LASTAMPA.it
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  8. #8
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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Erba, giallo sul guanto dell’assassino Nuovi dubbi sulla strage
    di Redazione - lunedì 03 dicembre 2007, 07:00

    Felice MantiEdoardo Montolli

    C’è un guanto di lattice verde rimasto sul luogo della strage. Era appoggiato sul tavolino di fronte al divano nell’appartamento di Raffaella Castagna. Sopra, il Dna del piccolo Youssef. Emerge nella perizia del Ris depositata il 9 ottobre nelle mani dei pm. E ciò può far pensare che sia il guanto indossato dall’assassino che ha sgozzato il bambino. Ma non c’è traccia del Dna di Rosa Bazzi, che si accusò del delitto, né del marito Olindo Romano: e anche in questo caso, come evidenziano le conclusioni, non c’è nessun indizio che porti i coniugi sulla scena del crimine.
    Se le intercettazioni ambientali, di cui Il Giornale ha dato conto, mettevano qualche dubbio su come erano sorte le confessioni, e il riconoscimento dell’unico superstite Mario Frigerio (che prima sostiene di essere stato aggredito da un energumeno olivastro di un metro e ottanta e dieci giorni dopo la strage accusa il basso e «bianco» vicino di casa) lasciava perplessi, è proprio la relazione dei Ris a gettare nuove ombre sulla dinamica della strage.
    Anzitutto proprio il guanto. Olindo e Rosa avevano detto sì di averne indossati per compiere il massacro, ma bianchi e di tela. Frigerio invece, nell’accusare il vicino, non ha nemmeno mai parlato di guanti, ma sempre e solo di «mani nude». E allora, a chi appartiene quel guanto verde?
    E ancora: secondo le confessioni dei due, poi ritrattate, subito dopo aver ucciso Valeria Cherubini e essersi convinti di aver ammazzato anche il marito sulle scale del condominio, Olindo e Rosa scapparono subito, passarono da casa, si cambiarono e andarono via sulla loro Seat. Senza lasciare, però, nemmeno una microtraccia di sangue in lavanderia. Ma qualcuno entrò comunque nell’appartamento di Frigerio, che era pieno di sangue. Ce n’era, da imbrattamento, su due poltrone del soggiorno (e una è assai distante dall’ingresso), ce n’è moltissimo sul pavimento vicino alla finestra e sulla tenda. Certo, si può pensare - tranne la macchia estesa sul pavimento, che non risulta da imbrattamento e che quindi resta un mistero - che i soccorritori abbiano involontariamente toccato e sporcato di sangue un po’ tutto. Perfino il soffitto della mansarda, e questo è assai più strano, perché pure lì c’erano altre tracce di sangue.
    E pure è strano il fazzoletto di stoffa intriso di sangue ritrovato sul tappeto tra le poltrone del salotto. Sangue, questo, appartenente a Valeria Cherubini. E poi, l’impronta di una scarpa da lavoro sopra a un cuscino, trovata dai carabinieri il 12 dicembre. E quella da tennis scoperta il 9 gennaio sulla rampa di scale che collega il pianerottolo dei Castagna con l’appartamento dei Frigerio. Ma in nessuno dei due casi sono emerse corrispondenze con i Romano.
    Ma c’è dell’altro: una macchia di sangue sul balconcino della famiglia Castagna, luogo in cui Olindo e Rosa avevano detto di essere usciti per il troppo fumo poco dopo aver appiccato l’incendio e che invece potrebbe essere stato utilizzato come via di fuga. Anche in questo caso i tecnici dei Ris non sono riusciti a riconoscere il Dna: «Scientificamente non interpretabile», scrivono. Il che fa pensare anche all’ipotesi di un Dna sconosciuto.
    Ecco perché i due avvocati dei Romano, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, sono pronti alla battaglia in tribunale. Secondo i legali «la consulenza del Ris, richiesta dalla Procura, sconfessa la linea accusatoria perché non solo esclude la loro presenza sui luoghi della strage, o qualsivoglia traccia delle vittime nella loro abitazione, ma individua profili biologici non riconducibili né alle vittime né ai coniugi». Anche la testimonianza di Frigerio sarà oggetto di aspro confronto in aula: «I dubbi e le perplessità già espressi dal suo difensore al Giornale sono un dato indiscutibile - aggiungono i due - la stessa ricostruzione degli eventi fornita dal Frigerio, a nostro giudizio, si pone in contraddizione con gli altri risultati delle indagini». Resta da chiarire anche come si difenderà Olindo Romano: «Il nostro assistito si è proclamato innocente ben prima di conoscere i risultati dei Ris - concludono Schembri e Bordeaux - e non mancherà di confermare in aula la sua estraneità».

    Erba, giallo sul guanto dell’assassino Nuovi dubbi sulla strage - Interni - ilGiornale.it del 03-12-2007

    Erba, la perizia del Ris può riscrivere il caso

    di Redazione - domenica 18 novembre 2007, 09:21

    Felice Manti e Edoardo Montolli

    La strage di Erba diventa un rebus. Un giallo intricato a cui è a oggi impossibile trovare una soluzione. Perché per la prima volta Il Giornale mostra le conclusioni della perizia del Ris, una perizia che potrebbe rimettere in discussione tutte le accuse contro i coniugi Romano. Si legge infatti: «Nonostante i numerosi e reiterati sforzi analitici profusi, è possibile concludere che i profili genetici relativi alle vittime, sono stati ottenuti unicamente da tracce e reperti acquisiti sulla scena del crimine (appartamento delle vittime e scale del condominio), mentre i profili genetici relativi agli indagati sono stati ottenuti da oggetti e tracce acquisiti nel loro appartamento o nelle autovetture di loro proprietà o nelle loro disponibilità».
    Il primo giallo. Queste conclusioni, giunte dieci mesi dopo la strage e depositate il 9 ottobre alle 17,30 nelle mani del procuratore della Repubblica di Como, Massimo Astori, non sono però accompagnate dalle analisi compiute dai Ris sui reperti. Ma soprattutto potrebbero confermare quanto ipotizzato ieri: Olindo Romano e Rosa Bazzi potrebbero aver deciso di autoaccusarsi della strage perché spiazzati dalle prove raccolte dagli inquirenti (la traccia di sangue e il riconoscimento del sopravvissuto). Una scelta delirante, che troverebbe conferma nella frase di Olindo rivolta a Rosa nel carcere di Como prima di confessare, intercettata dai carabinieri e pubblicata ieri sul Giornale: «Se per disgrazia trovano qualcosa, ti processano e ti danno l’ergastolo - dice Romano - se invece confessi, hai le attenuanti e il rito abbreviato. Dici la verità, che la moglie non c’entra niente ti ha fatto solo l’alibi ecc., ecc... E non becchi niente...». A questa frase Rosa risponderà sempre: «Ma non è vero, Olli». Una confessione, dichiararono i legali lo scorso 11 ottobre, sulla quale il gup Vittorio Anghileri avrebbe rilevato la violazione dei diritti della difesa.
    La ricostruzione. Per capire l’importanza cruciale della relazione del reparto scientifico dei carabinieri di Parma, bisogna ricostruire a fondo ciò che accadde la sera dell’11 dicembre: la coppia sarebbe entrata in casa di Raffaella Castagna e qui avrebbe ucciso lei, la madre e il piccolo Youssef. Poi, sul pianerottolo, Rosa si sarebbe scagliata sulla vicina di casa Valeria Cherubini, mentre Olindo avrebbe tentato di sgozzarne il marito, Mario Frigerio, l’unico superstite. Il tutto dopo colluttazioni, spinte, percosse a calci e pugni. Fin qui i primi fatti. Ma secondo il Ris né sulle vittime, né in casa delle vittime, né sul pianerottolo dello stabile, sarebbe stata trovata saliva, sangue, un capello, e nemmeno un’impronta del piede riconducibile ai due, che pure dovevano essere affannati, sudati, forse feriti. Il che lascia esterrefatti specie se si confronta queste conclusioni con quelle appena scritte sempre dai Ris su un altro mistero, quello di Garlasco, che hanno escluso categoricamente la presenza di altre persone nella villetta di Chiara Poggi la mattina dell’omicidio. Come a dire che sulla scena del delitto è pressoché impossibile non lasciare tracce.
    Il mistero sui tempi. Ma a Erba c’è molto di più, quanto a stranezze. Secondo l’accusa Olindo e Rosa si sarebbero cambiati in casa dopo la strage e quindi diretti al McDonald’s di Como per fornirsi un alibi. Eppure, neanche nel loro appartamento c’è il benché minimo indizio che riporti alle vittime. I tecnici avrebbero persino controllato la lavatrice e ogni angolo dell’appartamento. Niente. Olindo e Rosa sarebbero stati fenomenali a cancellare anche i dettagli invisibili a occhio nudo. Bravissimi e rapidi. Persino troppo. Perché, come se ciò non bastasse, non si spiegano i tempi: per dar fuoco all’appartamento della Castagna, cambiarsi, andare nel box adibito a lavanderia, prendere la macchina e uscire senza farsi vedere, avrebbero infatti avuto solo pochissimi minuti. Un vigile del fuoco che abita di fronte allo stabile fu preciso nel dire di aver visto del fumo e di essere intervenuto esattamente alle 20,26, tre-cinque minuti dopo aver sentito le urla. Alle 20,30 c’erano sul posto i soccorsi. Tutti i vicini erano in cortile ma nessuno ha visto uscire di casa la coppia o andar via la loro Seat. Come avrebbero potuto far tutto Olindo e Rosa in così poco tempo?
    Quella traccia di sangue. Si potrebbe paradossalmente pensare ad una dinamica diversa allora, con i due che lordi di sangue vanno giù nella lavanderia-garage della casa e saltano in auto per la fuga. Ma anche lì i Ris non hanno trovato una sola traccia delle vittime: se marito e moglie si fossero cambiati lì, qualcosa presumibilmente sarebbe rimasta per terra. Eppure c’è soltanto una macchia di sangue, appartenente a Valeria Cherubini, trovata sul battitacco della Seat. Non una pozza, ma una minuscola macchia trovata alla seconda perquisizione dai carabinieri di Como. E se invece Olindo e Rosa fossero entrati zuppi di sangue per cambiarsi e lavarsi poi all’esterno, i sedili spugnosi della vettura sarebbero stati impregnati di sangue. E sarebbe stato praticamente impossibile ripulire tutto in pochi minuti, dato che alle 21,30, scontrino alla mano, erano al McDonald’s. Impossibile pure pulire tutto più tardi: la notte stessa della strage la loro auto è stata perquisita dai carabinieri di Como.
    Puzzle impossibile. Insomma si tratta di un puzzle dove niente coincide. Neanche l’impronta di una scarpa rinvenuta sul luogo della mattanza, che però non apparterrebbe né a Olindo né a Rosa. Nemmeno il guanto di lattice verde, sporco di sangue, dei quali i legali della coppia ad oggi non sanno se sia stato rilevato il Dna della mano assassina che lo indossava. Nemmeno si capisce come quella macchia sull’auto sia l’unica rimasta di quattro persone sgozzate e di un quinto sopravvissuto per miracolo. Niente altro: né nella loro abitazione, né nel locale lavanderia subito perquisito, né, soprattutto, sulla scena del crimine dove si sicuro non avrebbero potuto ripulire alcunché.

    Erba, la perizia del Ris può riscrivere il caso - Interni - ilGiornale.it del 18-11-2007

    Così si difende Olindo: in quella casa non c’ero di Redazione - sabato 17 novembre 2007, 092

    Felice Manti e Edoardo Montolli

    Sembrava una storia già scritta, già chiusa. Fino a quando Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi accusati della strage di Erba, non hanno ritrattato le loro precedenti versioni davanti al gup Vittorio Anghileri. Ma sulla strage di Erba non è stato detto tutto. Perché questa è una storia dannata. A riaccendere i riflettori su Olindo e Rosa ci sono infatti tre intercettazioni ambientali, registrate nel carcere di Como l’8 e il 10 di gennaio, a meno di un mese dalla strage. Intercettazioni passate in secondo piano dopo la confessione dei coniugi, tanto che furono trascritte solo alla fine di maggio. Ma ora che i due hanno ritrattato, i difensori Luisa Bordeaux e Fabio Schembri sono intenzionati a utilizzarle al processo che si aprirà il 29 gennaio: perché il dialogo delirante captato dalle microspie farebbe supporre che marito e moglie si siano autoaccusati solo perché stanchi di non potersi più rivedere e per giustificare gli indizi a loro carico. L’8 gennaio, infatti, ignari di essere ascoltati, si incontrano per la prima volta in una stanza della prigione. Sono completamente smarriti, tanto che pensano a come dare una sistemata a casa e si chiedono se faranno loro usare il cellulare nella cella. Poi Olindo dice alla moglie che secondo l’accusa Mario Frigerio, il superstite scampato alla strage per miracolo, lo avrebbe riconosciuto. E Rosa resta esterrefatta: «Ma non è vero, non sei salito». Ma c’è di più, ribadisce lui, perché avrebbero trovato macchie di sangue sulla macchina. «Sulla nostra macchina???» fa eco lei. «Sì, sulla macchina. Delle tracce». Pare roba da non crederci. E Rosa chiede nello stesso tono: «Sulla nostra macchina???». Qualcosa non torna. Tanto che Olindo si aspetta che sia l’avvocato a chiarire «bene come stanno le cose», e a far loro capire di cosa siano accusati, rassegnandosi però al fatto che tanto «loro hanno queste cose qui». Come se davvero non sapessero il perché Frigerio l’abbia riconosciuto e perché ci sia sangue sull’auto.
    Due giorni dopo, all’incontro successivo, Olindo prende le redini della situazione. Ha metabolizzato le accuse e ha deciso di mettere in atto un piano delirante: siccome non sopporta più di essere separato dalla moglie e la vita in cella, ha deciso di confessare il falso. Così è convinto che li faranno rivedere. Anche se la moglie ripete: «Ma non è vero, non c’è niente». Ormai è andata e le spiega ciò che gli avrebbe detto il magistrato: «Se per disgrazia trovano qualcosa, ti processano e ti danno l’ergastolo. Se invece confessi, hai le attenuanti e il rito abbreviato. Dici la verità, che la moglie non c’entra niente, ti ha fatto l’alibi... E non becchi niente». Inutile che Rosa risponda: «Ma cosa c’è da confessare... Non siamo stati noi». Inutile perché Olindo ha deciso: «Lo so... Aspetta... Per tagliare le gambe al toro... Metti che sono stato io». Però quando sarebbe salito al piano di sopra per compiere la strage, gli chiede due volte la moglie? «Non lo so». Ma qualcosa, sostiene Olindo, dovrà pur dire perché «se facciamo così prendiamo anche dei benefici e ce ne andiamo a casa». E la moglie replica: «Ma non ti pesa?».
    Più che il piano di una coppia diabolica, sembra la trama di un film grottesco. Soltanto poche ore dopo, infatti, nell’ultimo colloquio intercettato, Rosa ha preso l’iniziativa: e ha confessato. «Ho detto tutta la verità, son stata io a ucciderli tutti». E la scena diventa surreale: anziché cadere nello sconforto, finalmente fanno progetti per casa, per una stanza con «porta» comunicante, per una degenza in manicomio dove rivedersi. Olindo le chiede come abbia fatto a confessare. E lei, contenta: «Loro mi han detto quello che tu hai detto... Grazie... E io dicevo sì è vero, no non è vero». Ora finalmente tutto è a posto. Hanno parole di affetto per chi li ha interrogati. E Olindo precisa: «Anche io non sapevo come comportarmi perché non sapevo come finiva, poi quello che c’era lì mi ha spiegato tutto e allora... Effettivamente non volevo fare il primo passo senza prima sentire te... Forse stiamo meglio adesso che prima». Se contro di loro non pesasse una macchia di sangue sull’auto e il riconoscimento di Frigerio avvenuto solo una decina di giorni dopo l’aggressione, e con modalità ancora da chiarire, tutta questa storia sembrerebbe pazzesca. Specie se si pensa che di Rosa e Olindo il Ris non avrebbe trovato tracce sulla scena del delitto né nella loro abitazione.

    Così si difende Olindo: in quella casa non c’ero - Interni - ilGiornale.it del 17-11-2007
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Il grande abbaglio
    In un libro inchiesta l’altra «verità» sulla strage

    di Redazione - mercoledì 13 febbraio 2008, 07:00

    Pubblichiamo ampi stralci dell’ultimo capitolo del libro «Il grande abbaglio, Controinchiesta sulla strage di Erba» (Aliberti editore, 256 pp - 16 euro), scritto da Felice Manti ed Edoardo Montolli. Il volume ha raccolto documenti prodotti esclusivamente dalla Procura, in gran parte inediti, che secondo i due autori scagionerebbero Olindo Romano e Rosa Bazzi, unici imputati della morte di quattro persone. Il libro si basa su alcune testimonianze inedite raccolte nei giorni successivi alla mattanza che rivelano l’esistenza di un gruppo di extracomunitari e di un italiano sulla scena del crimine all’ora del delitto. La ricostruzione della strage si basa sulla perizia del Ris che non ha trovato tracce dei vicini di Erba sul luogo della strage, né delle vittime in casa loro o in garage. La parte centrale ricostruisce le fasi precedenti e successive alle confessioni (poi ritrattate) rilasciate da Olindo e Rosa in carcere due giorni dopo il loro arresto, e ne spiega tutte le incongruenze con i rilievi scientifici. Un intero capitolo riguarda la drammatica detenzione di Azouz Marzouk, un altro risolve il rebus sull’unica macchia di sangue di una delle vittime trovata nell’auto di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Nel volume si spiega anche come la versione sulla dinamica della strage riportata dall’unico sopravvissuto, Mario Frigerio, e sulla quale si basano le due confessioni, venga sconfessata inequivocabilmente dalle tracce di sangue. Il libro si occupa anche della doppia versione rilasciata dallo stesso Frigerio, che dopo aver detto per due volte che l’aggressore era un gigante di colore e dai capelli rasati, di etnia araba e mai visto prima (probabilmente uno degli extracomunitari visti sul luogo della strage), dieci giorni dopo la strage accusa il vicino di casa. L’ultima parte contiene una lettera che Olindo e Rosa hanno scritto agli autori dal carcere di Bassone lo scorso 14 gennaio.

    In un libro inchiesta l’altra «verità» sulla strage - Interni - ilGiornale.it del 13-02-2008
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Rif: PADANI INNOCENTI PERSEGUITATI DA MAGISTRATI COMUNISTI

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Invece, per avere attenuanti e vacanze premio, basta essere romani.

    Izzo, mostro del Circeo: "Ho commesso altri reati gravi"

    In aula a Brescia al processo per la strage di piazza della Loggia del 1974: "Durante la semilibertà è uscita la mia parte violenta che pensavo di avere messo sotto controllo"
    GIUSTO CAMERATA è VERAMENTE BELLO SAPERE CHE C'è GENTE CHE PENSA FUORI DAGLI SCHEMI DEL PENSIERO DELL'OCCUPANTE LA VERITà E HO ASCOLTATO UN PROGRAMMA SU RNDS IN MERITO è CHE I DELITTI DI IZZO FURONO FATTI SECONDO UNO SCHEMA E I RITI MASSONICI è PER QUESTO QUINDI CHE ALLA FINE GLI è SEMPRE ANDATA BENE E IL SUO COMPLICE è SCAPPATO PERCHè è LA STESSA IDEOLOGIA CHE HA PROMOSSO L'UNITà D'ITALIA E NON POTEVANO TENERNE CONTO CANE NON MANGIA CANE, MASSONI SATANISTI COME GARIBALDI E MAZZINI SEMPRE CON L'OBIETTIVO DI PERPETUARE LA FORZOSA UNITà D'ITALIA.

    DIE KAMERAD

 

 
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