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  1. #1
    Comunista democratico
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    Predefinito Giuseppe Garibaldi, eroe dei nostri giorni

    Giuseppe Garibaldi, eroe dei nostri giorni
    Bicentenario della nascita dell'eroe dei due mondi

    Maria Vittoria Cocuzzoli
    (cocuzzoli@fuorilemura.it)

    Il 4 luglio del 1807 nacque a Nizza un uomo, un personaggio speciale, Giuseppe Garibaldi, un italiano che in sé raccolse da subito una cultura europea, aperta, senza confini. Nizza, da qualche anno diventata francese, vide l’infanzia e l’adolescenza irrequieta del giovane Garibaldi, che appena venticinquenne si imbarcò come marinaio e arrivò fino in Sudamerica.
    Da sempre riconosciuto come Eroe dei due Mondi, Giuseppe Garibaldi, ha attraversato l’Atlantico prima di combattere in Italia per sostenere popoli e paesi in difficoltà, alla continua ricerca di indipendenza e affermazione delle libertà fondamentali, molto prima della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo del 1948 . Come ha sostenuto Norberto Bobbio, “i diritti dell’uomo, per fondamentali che siano, sono diritti storici, cioè nati in certe circostanze, contrassegnate da lotte per la difesa di nuove libertà contro vecchi poteri, gradualmente, non tutti in una volta e non una volta per sempre”. Giuseppe Garibaldi è stato un grande interprete del suo tempo. Nella sua persona sono riassunte tutte le istanze sociali e umanitarie del XIX secolo; estremo difensore della libertà individuale è stato uno dei principali fautori dell’unità d’Italia, primo dei Mille nel 1860 che attraversarono l’Italia da sud a nord per unificare il paese.

    Intorno alla figura del condottiero e dei garibaldini sono state costruite storie e miti risorgimentali che hanno dato vita nei decenni successivi a numerose intrepretazioni storiche e politiche. L’ultima, irriverente rivisitazione delle gesta di Garibaldi proviene dalle file della Lega Nord, partito politico presente in Parlamento che per voce di Roberto Calderoli si è dichiarato in lutto “perchè l'azione di Garibaldi e dei Savoia hanno fatto il male soprattutto della Padania”.
    Cosa è la Padania per il Parlamento Italiano, elemento fondamentale della Repubblica Italiana? Nulla di reale. La Costituzione del 1948 definisce la Repubblica Italiana nell’Art. 5 una e indivisibile così come l’avrebbe voluta Garibaldi, d’ispirazione repubblicana e tuttavia sostenitore della monarchia sabauda perché consapevole che l’elemento unificatore della penisola non sarebbero stati i Savoia ma lo spirito di fratellanza ed uguaglianza espressi dalle popolazioni che accoglievano i Mille al loro passaggio dopo aver sconfitto i Borboni e tutte le forze occupanti.

    Nel corso delle celebrazioni del 4 luglio il Presidente della Repubblica Napolitano ha affermato che la figura di Garibaldi non è tanto "una figura del passato storico ma resta una espressione di idealità che ancora vive della democrazia italiana”. Marini, Presidente del Senato, ha ricordato come Garibaldi fosse stato definito da un autorevole storico 'un rivoluzionario disciplinato' sottolineando il suo senso radicato delle istituzioni: “Lui, repubblicano, che consegna l'Italia meridionale al re Vittorio Emanuele II. Lui che pronuncia il celebre 'Obbedisco' frenando il suo impeto per la liberazione di Roma prima del tempo. Comprendere a fondo Garibaldi vuol dire anche comprendere e amare il nostro straordinario e multiforme Paese, le nostre tante identità locali di Paese non centralista, le nostre diversità culturali, le nostre tradizioni".

    Secondo Bertinotti, Presidente della Camera “L'opera di Giuseppe Garibaldi resta consegnata alla memoria nazionale da un dato di valore: l'aver vissuto l'unità d'Italia non come idea letteraria ma come condizione per l'esistenza di un popolo, per l'affermazione della sua dignità, per la costruzione delle basi materiali del suo sviluppo e del miglioramento delle sue condizioni'”.

    Il Risorgimento italiano, incarnato nella figura di Giuseppe Garibaldi, è stato soprattutto un moto di rivalsa contro tutte le tirannie e le oppressioni del tempo. Nonostante l’evoluzione politica e sociale sia stata caratterizzata dall’instabilità e dall’incoerenza, dalle disparità nello sviluppo del Meridione, la società italiana ha sempre conservato il senso dell’Unità d’Italia, ha fatto propri gli ideali del Risorgimento che, sempre attuali, possono essere rintracciati nel testo della Costituzione Italiana.

    E la stessa vita di Garibaldi può essere un insegnamento “politico” per tutti, soprattutto per i giovani. Secondo il bisnipote dell’Eroe dei due mondi, suo omonimo, oggi Garibaldi, nei giovani italiani, ''sta superando la figura di Che Guevara'' e ''i risultati del bisnonno, per certi aspetti, sono stati molto più concreti''. Basti pensare che ''nel 2007, le sue linee di comportamento, quelle scelte di vita che riconoscono il dovere-diritto di ognuno di lavorare e guadagnare, nel rispetto delle opportunità per tutti, le sue visioni di una politica lungimirante, altruistica e non fine a se stessa, oggi sono una necessità e un richiamo attuale per tanti giovani nel mondo''. Che la vera novità nell’ambito della politica italiana fosse un moto di partecipazione attiva d’ispirazione garibaldina?!

    http://fuorilemura.it/index.php?ed=&rub=18&tit=2125
    Myrddin

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  2. #2
    Ante Pavelic
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Giuseppe Garibaldi, eroe dei nostri giorni
    Bicentenario della nascita dell'eroe dei due mondi

    Maria Vittoria Cocuzzoli
    (cocuzzoli@fuorilemura.it)
    ahhahaha un mercenario delinquente che rubo' soldi e uccise molti meridionali!!questo era garibaldi

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Giuseppe Garibaldi, eroe dei nostri giorni
    Bicentenario della nascita dell'eroe dei due mondi...
    ...del guerrafondaio dei due mondi
    Saddam era un boy scout a confronto

  4. #4
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    Giuseppe Garibaldi era un corsaro, un mercenario che era disposto a combattere sotto le insegne del potente di turno. Prova ne sia che per la sua intera carriera di soldato ricercò sempre il consenso di un'autorità civile da lui riconosciuta come legittima: il generale Bento Goncalves nel Rio Grande do Sul, come monsù Savoia nella penisola italica.

    Visto che il cosiddetto "risorgimento" nazionale si giocò in realtà sui tavoli della diplomazia continentale, l'azione del Nizzardo ne fu solo il completamento, la conseguenza necessaria. Non certo la premessa. In Sicilia, dal 1847 al 1860, la popolazione si era ribellata al Borbone a scadenze periodiche: l'avventuriero trovò terreno fertile per quella che molti negano sia stata un'impresa, visto che legni da guerra britannici sorvegliarono lo sbarco di Marsala e i comandanti borbonici sul campo si mostrarono timidi e recalcitranti.

    Nel Mezzogiorno continentale il presunto eroe si giovò dell'apporto di migliaia di volontari in più, radunati dal Bertani e spediti direttamente da Genova, ma anche in quel frangente l'esercito borbonico venne abbandonato a se stesso dai propri capi. Che fecero di tutto per lasciar arrivare Garibaldi a Napoli. Non gli sbarrarono il passo nemmeno per scherzo.

    Ora, ai non esaltati dell'unità nazionale più truffaldina che potesse mai essere concepita è chiara una cosa: Garibaldi non fu nient'altro che un utile idiota, alla mercé dei Savoia e della loro ambizioni di conquista. Il conte di Cavour ebbe buon gioco nel convincere che in Italia le monarchie reazionarie, tutte filo-austriache, costituivano un pericolo per l'Europa intera, poiché avrebbero suscitato reazioni estremiste facilmente strumentalizzabili dai democratici (repubblicani e quindi regicidi). Sin dal Congresso di Parigi del 1856, convocato per discutere delle condizioni della pace dopo la guerra di Crimea contro la Russia zarista, il nobilastro sabaudo non si peritò di usare le grazie della contessa di Castiglione (sua cugina) presso la corte di Napoleone III per accattivarsi le simpatie della Francia. Da lì la seconda guerra d'indipendenza del 1859, la conquista della Lombardia e tutto il resto. Con il favore della diplomazia di mezza Europa.

    Le agiografie postume sono solo un comodo paravento: per celebrare inesistenti glorie risorgimentali e per stoppare velleità autonomiste. Usare Garibaldi contro i sostenitori del principio federalista significa rinnegare le forze più autenticamente democratiche del Risorgimento, che a tutt'oggi è rimasto incompiuto.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da La Cravatta Visualizza Messaggio
    Giuseppe Garibaldi era un corsaro, un mercenario che era disposto a combattere sotto lo insegne del potente di turno. Prova ne sia che per la sua intera carriera di soldato abbia sempre ricercato il consenso di un'autorità civile da lui riconosciuta come legittima: il generale Bento Gonvcalves nel Rio Grande do Sul, come monsù Savoia nella penisola italica.

    Visto che il cosiddetto "risorgimento" nazionale si giocò in realtà sui tavoli della diplomazia continentale, l'azione del Nizzardo ne fu solo il completamento, la conseguenza necessaria. Non certo la premessa. In Sicilia, dal 1847 al 1860, la popolazione si era ribellata al Borbone a scadenze periodiche: l'avventuriero trovò terreno fertile per quella che molti negano sia stata un'impresa, visto che legni da guerra britannici sorvegliarono lo sbarco di Marsala e i comandanti borbonici sul campo si mostrarono timidi e recalcitranti.

    Nel Mezzogiorno continentale il presunto eroe si giovò dell'apporto di migliaia di volontari in più, radunati dal Bertani e spediti direttamente da Genova, ma anche in quel frangente l'esercito borbonico venne abbandonato a se stesso dai propri capi. Che fecero di tutto per lasciar arrivare Garibaldi a Napoli. Non gli sbarrarono il passo nemmeno per scherzo.

    Ora, ai non esaltati dell'unità nazionale più truffaldina che potesse mai essere concepita è chiara una cosa: Garibaldi non fu nient'altro che un utile idiota, alla mercé dei Savoia e della loro ambizioni di conquista. Il conte di Cavour ebbe buon gioco nel convincere che in Italia le monarchie reazionarie, tutte filo-austriache, costituivano un pericolo per l'Europa intera, poiché avrebbero suscitato reazioni estremiste facilmente strumentalizzabili dai democratici (repubblicani e quindi regicidi). Sin dal Congresso di Parigi del 1856, convocato per discutere delle condizioni della pace dopo la guerra di Crimea contro la Russia zarista, il nobilastro sabaudo non si peritò di usare le grazie della contessa di Castiglione (sua cugina) presso la corte di Napoleone III per accattivarsi le simpatie della Francia. Da lì la seconda guerra d'indipendenza del 1859, la conquista della Lombardia e tutto il resto. Con il favore della diplomazia di mezza Europa.

    Le agiografie postume sono solo un comodo paravento: per celebrare inesistenti glorie risorgimentali e per stoppare velleità autonomiste. Usare Garibaldi contro i sostenitori del principio federalista significa rinnegare le forze più autenticamente democratiche del Risorgimento, che a tutt'oggi è rimasto incompiuto.
    Soliti slogans da leghista dell'ultima ora. Fatti storici zero, capacità di comprendere lo sviluppo degli eventi sotto zero, come a Bolzano. Che tristezza questo leghismo d'accatto che ci rende ridicoli in tutta europa. E nel mondo.
    Myrddin

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Grillo Parlante Visualizza Messaggio
    ma sei pazzo ? Garibaldi l'eroe socialista in camicia rossa... lui si che sapeva come ammazzare solo i cattivi... le sue guerre eque e solidali hanno dato lustro all'italia.. mica come i nazisti americani che hanno ucciso quel brav'uomo di Saddam....

    ma nn ti stanchi mai a rispondere a questi imbelli sinistrati che hanno fatto dei due pesi e delle 2 misure una religione?

    Effettivamente più che sinistri sono sinistrati ...io aggiungerei mentali
    Però non è nemmeno colpa loro: in uno stato che ti controlla dalla culla alla tomba ci sono acosì tanti sinistrati anche a destra...

  7. #7
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    Predefinito Bolivar, Garibaldi e Gramsci: emancipazione e rivoluzione

    Bolivar, Garibaldi e Gramsci: emancipazione e rivoluzione

    Luis Britto García

    Publicado el 10/08/2007

    24-07-07

    Le gesta che maggiormente hanno ispirato i rivoluzionari italiani e latinoamericani sono di Simón Bolívar e Giuseppe Garibaldi.

    Ambedue intraprendono lotte d'emancipazione politica per spezzare i legami che sottomettono i loro paesi a sovranità straniere. Entrambi si sollevano per unificare popoli liberati. Entrambi promuovono idee repubblicane, democratiche e di secolarizzazione dello stato. Tentano di realizzare riforme sociali ed economiche. Entrambi subiscono un triste destino: culminata la fase militare, forze oscure fanno fallire il loro progetto politico e sociale.
    Voltaire disse che i profeti armati sconfiggono sempre quelli disarmati. Due profeti invincibili sembrano annichiliti da forze senza volto né armi. Invochiamo il profeta disarmato Antonio Gramsci per identificarle.


    Approfondiamo innanzi tutto le relazioni tra lotte d'emancipazione e rivoluzioni.

    La mentalità neocoloniale squalifica il patriottismo e taccia di delitto l'aspirazione dei popoli dipendenti a non essere governati da stranieri, mentre al contempo, con poteri imperiali, si affanna a custodire intatte, indissolubili ed inviolabili, le fedeltà politiche, giuridiche ed ideologiche. Questo dopo la globalizzazione del capitale e la transnazionalizzazione della cittadinanza. Però una cosa è certa: le guerre d'emancipazione politica e di liberazione nazionale sono episodi della lotta tra classi. In essa, una classe dominante chiama in suo aiuto le classi dominate per sconfiggere un'altra classe dominante, come accadde con i bianchi creoli in America. Oppure una classe dominata annienta quasi del tutto la dominante, come fecero gli schiavi verso i loro padroni ad Haiti, i contadini asiatici con giapponesi e colonialisti europei nella Rivoluzione cinese, e i contadini antillani in quella cubana. L'emancipazione si trasforma in rivoluzione quando si strappa alla classe dominante il dominio sugli sfruttati, il suo esercito ed il suo apparato ideologico.

    Così, Bolivar raggiunge l'apice della campagna d'emancipazione politica, iniziata dall'oligarchia locale dei bianchi creoli contro i peninsulari, ma questa si decide solo quando gli indipendentisti ottengono l'aiuto di indigeni, schiavi, mulatti e bianchi della costa. Per creare un nuovo esercito, Bolivar offre la libertà agli schiavi che si arruolano, distribuisce la terra ai miliziani, libera dalla servitù gli indigeni. Vale a dire, tutto il processo di emancipazione politica marcia allo stesso passo del suo progetto di emancipazione sociale. L'indipendenza non solo scioglie i legami con la monarchia spagnola, ma la esclude da ogni posterità in America imponendo istituzioni repubblicane che costituiscono una rivoluzione politica equivalente a quella francese. Il progetto di emancipazione non può unire tuttavia grandi blocchi geopolitici per controbilanciare l'influenza statunitense ed europea. Il Congresso di Panama fallì nel tentativo di consolidare una federazione americana con eserciti a direzione comune.

    Altrettanto grande e tragica è l'impresa di Giuseppe Garibaldi. Ha per scenario due mondi, nei quali riunisce eserciti non convenzionali per ottenere brillanti trionfi militari. Come Bolivar, assume l'emancipazione politica come base per un progetto di integrazione, in questo caso quello dell'unità italiana. Ingaggia una guerra di emancipazione per l'Uruguay e tre per l'Italia. Si batte anche per un ammodernamento delle strutture: uguaglianza giuridica garantita da governi laici, repubblicani e democratici, e da riforme economiche e sociali. Dopo lo sbarco del Mille a Marsala, promette una riforma dei latifondi, l'eliminazione di tributi e decime sulla terra. Queste promesse attraggono nelle sue fila legioni di contadini che invadono anche i feudi dei baroni latifondisti e le terre comunali.

    Questi piani rimangono frustrati dinanzi al timore di una spedizione di Napoleone III e di una guerra contadina che avrebbero potuto infiacchire lo sviluppo industriale del nord. Garibaldi si vede costretto ad accettare la monarchia di Vittorio Emanuele e le concessioni di Cavour, per non ostacolare l'agognata unità italiana. Davanti alla frustrazione dei suoi progetti repubblicani, Garibaldi rinuncia al Parlamento italiano nel 1870, e muore in una specie di esilio interno nell'isola di Caprera nel 1882.

    Gramsci indica come la riluttanza del partito d'Azione ad appoggiare la riforma agraria e a convocare una costituente, ritardò l'emancipazione e l'unità italiane. Come accadde per l'emancipazione venezuelana, quasi non cambiarono le forze produttive, né i rapporti di produzione. In entrambi i casi furono appena percettibili cambiamenti degli apparati ideologici di religione, educazione e mezzi di comunicazione. In ambedue perdurò quasi inalterato lo stesso blocco egemonico. In entrambi, gli impegni non portati a termine suscitarono sanguinosi conflitti. Oggi la rivoluzione nei paesi egemonici sembra ristagnante. In quelli dipendenti, coincidono lotte di emancipazione politica, mobilitazioni sociali, prese di controllo delle forze produttive e rinnovamenti della lealtà degli eserciti. Come non c'è emancipazione senza programma sociale ed economico, il programma economico e sociale può trasformare l'emancipazione in rivoluzione. Bolivar, Garibaldi e Gramsci hanno ancora molto da realizzare nel mondo. Armi liberatrici e grandi idee capaci di conquistare le strutture produttive e le sovrastrutture ideologiche sono le nostre prime necessità.
    http://www.forumdesalternatives.org/...g%3DIT&id=5069
    Myrddin

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Meno male che arriva il genio che ha capito tutto.
    Queste idiozie sullo stato sono degne di Berlusconi: un liberista che senza la legge dello stato mai avrebbe potuto avere il monopolio televisivo e pubblicitario e fare anche il presidente del consiglio e leggi su misura per i suoi interessi.
    E poi avete anche la faccia di fare i liberisti ...
    Che tristezza
    Non ti offendere ma vedi che ìsinistrato sei???
    Assumi Berlusca sia un liberale e immediatamente dopo affermi che non lo è

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Come d'uso non compredni quel che leggi. Ho detto che Berlusconi dice di essere un liberale, a parole, ma che nei fatti non lo è.
    Capisci? Non credo ...
    Infatti Berlusca (come tutti io nostri governanti) è liberale come Gramsci
    E di fatti lo stato che hanno prodotto ti controlla dalla culla (anzi adesso dal concepimento) alla tomba. E' la negazione di qualsiasi libertà civile

    Salvo dimostrare come una casta illiberale di politici abbia prodotto uno stato liberale

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Soliti slogans da leghista dell'ultima ora. Fatti storici zero, capacità di comprendere lo sviluppo degli eventi sotto zero, come a Bolzano. Che tristezza questo leghismo d'accatto che ci rende ridicoli in tutta europa. E nel mondo.
    Ma come sarebbe a dire, "fatti storici zero"? Le ho elencato quelli essenziali. Il resto lo può sempre apprendere, in modo acritico e pedissequo, dai manuali di storia. Quelli autografati dai compagni Camera & Fabietti.

 

 
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