Lo scorso 14 agosto erano in piazza i lavoratori della Whirpool che vedono, non troppo lontano, lo spauracchio del licenziamento e della disoccupazione dopo che l'azienda ha annunciato di avere trattative in corso per la vendita del terreno su cui sorge l'impianto. La dirigenza smentisce e sottolinea che si tratta solo di un metodo per avere più liquidità in cassa. Probabilmente c'è un fondo di verità in questo ma nessun amministratore venderebbe un terreno su cui poi resterà in affitto per altri 20 anni. La mossa della Whirpool probabilmente altro non è che un ricatto all'amministrazione pubblica. Venduto il terreno niente la lega a Trento e portare la produzione dove la manodopera a basso costo abbonda e le leggi sul lavoro latitano come Cina, India o nei paesi dell'est europeo sarà un'operazione veloce e indolore. Operazione già fatta da altri colossi, citiamo la Nike solo per fare un esempio. L'operazione sarà indolore per la Whirpool s'intende. Non certo per i 700 e passa operai trentini che corrono il rischio di ritrovarsi disoccupati. Probabilmente per evitare questo la Provincia finanzierà lautamente la Whirpool per garantire l'impiego di quei 700. In cambio di finanziamenti e detrazioni sulle tasse la Whirpool terrà l'impianto aperto e funzionante. Una soluzione a breve, brevissimo termine e con un ritorno nullo. Ciclicamente la Whirpool paventerà la chiusura e ciclicamente la Provincia elargirà contributi. La Fiamma Tricolore da anni ripete che una soluzione per tarpare le ali a simili speculazioni c'è, basta applicare una tassa sulle merci prodotte all'estero. Se almeno il 51% del processo produttivo non si svolge in Italia le merci vanno fortemente tassate. Naturale conseguenza di ciò sarebbe il blocco della delocalizzazione e il blocco di queste "minacce". Se produco un frigorifero spendendo 10 in India ma poi devo pagare 50 alla dogana è meno conveniente che produrre un frigorifero spendendo 30 o 40 in Italia e il pericolo che aziende delocalizzino la produzione si avvicinerebbe allo zero. E come altrettanto naturale conseguenza i lavoratori italiani avrebbero maggiore forza contrattuale, potrebbero richiedere l'innalzamento degli stipendi o maggiori garanzie. Basterebbe poco. Pochissimo. Aumentare dazi che già esistono. Ma invece di far pagare alle aziende che portano la produzione all'estero forti tasse sui prodotti importati in Italia preferiamo far finanziare da mamma Provincia dei colossi che ci fanno la grazia di darci posti lavoro precari su cui pende la famosa spada di Damocle. (Stefano Casagrande - Movimento Sociale Fiamma Tricolore - Trento)
http://www.fiammatricolore.net/fiamm...lo.asp?id=1105




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