GLI ATTACCHI ALLO STATUTO

«Proteste inutili: l’autonomia non si tocca»

Francesca Gonzato

Durnwalder: altrimenti pronti a chiedere l’autodeterminazione
Il presidente non è preoccupato per le iniziative del Veneto «Favorevoli ad imporre le tasse»


BOLZANO. Luis Durnwalder inizia a divertirsi. Mentre i veneti si arrabbiano, scrivono al presidente della Repubblica e si appellano all’Ue contro i «privilegi iniqui» dell’Alto Adige, il presidente è indaffarato: «Mi chiamano cinque giornali al giorno. Ottimo: così spiego perché abbiamo gestito bene la nostra autonomia. E magari raccontiamo la verita alla gente della montagna veneta: se stanno male è perché i loro politici hanno investito il denaro in pianura».
Il senatore Oskar Peterlini invita a non sottovalutare l’irritazione sempre più operativa del Veneto. Su Durnwalder non fa breccia. Così il presidente ha vissuto le ultime giornate di attacchi.

Il presidente di Belluno Sergio Reolon ha scritto al presidente Napolitano che i privilegi altoatesini sono iniqui, perché obsoleti.

«Se Reolon ha tempo e voglia può scrivere al presidente. Tanto è inutile. Napolitano al massimo risponderà “Signori, non posso fare nulla, perché quell’autonomia è scritta nella costituzione”».

Ma le tensioni con il Veneto sono sempre più forti.

«Immagino che le Regioni del nord vedano quello che abbiamo costruito e si chiedano perché sono stati fermi, mentre noi trattavamo da una parte e dall’altra».

Davvero è così tranquillo?

«Vogliono toglierci l’autonomia? Chiederemo l’autodeterminazione. Quella era la nostra esigenza nel 1945, lo Stato ci offrì l’autonomia speciale, che abbiamo accettato. Adesso: pacta sunt servanda».

Frattini, vicepresidente della commissione europea, consiglia prudenza.

«Ma ho letto con piacere che Frattini riconosce al cento per cento le basi storiche della nostra autonomia. Ci sfida anche ad un futuro in cui avremo il potere impositivo fiscale. Non ci fa paura, anzi lo rivendichiamo e andremo a riscuotere le tasse fino all’ultimo maso».

Frattini lamenta anche il suo silenzio sui Comuni che vogliono staccarsi dal Veneto.

«Con i cortinesi e gli altri sono stato chiaro: la questione giuridica è molto complicata, perché serve una legge costituzionale, e se la dovranno sbrigare da soli».

Resta il fatto che i veneti fanno i confronti e sono sempre più intolleranti.

«Prendiamo gli impianti di risalita: ci sono direttive europee, ho trattato con Bruxelles. I loro politici forse non hanno fatto abbastanza».