Sui colori simbolici nell'Antichità, nel Medioevo e nel Rinascimento(F.Portal, Luni, 1997)
"Questo libro, che risale esattamente a un secolo fa*, era divenuto irreperibile da un pezzo; la riedizione che ne è stata fatta è tanto più opportuna in quanto esso è rimasto finora, almeno fra quelle in lingua francese, la sola opera che tratti specificamente del simbolismo dei colori. Il suo interesse non risiede d’altronde unicamente nelle considerazioni particolari e nell’abbondante documentazione che esso contiene su questo argomento; quel che è forse ancora più importante, è che esso si presenta come l’applicazione di un’idea fondamentale, la cui portata, come fanno notare gli editori nella loro prefazione, supera di gran lunga il quadro indicato dal titolo, e si connette «all’idea di una Rivelazione primordiale e perfetta deposta nella culla dell’umanità, Rivelazione che avrebbe dato origine a tutte le dottrine tradizionali che hanno alimentato la vita spirituale dell’umanità nel corso delle età». È quanto lo stesso Portal afferma, nella maniera più netta, nella sua conclusione: «Un grande fatto - egli dice - domina le ricerche che io sottopongo al mondo degli eruditi: l’unità di religione fra gli uomini, di cui è prova il significato dei colori simbolici, che è il medesimo presso tutti i popoli e in tutte le epoche». D’altronde, considerando che ogni dottrina, allorché si allontana dalla perfezione originaria, non può che degradarsi e materializzarsi sempre più, egli distingue come tre tappe successive in questa degradazione e vi fa corrispondere, nella significazione simbolica, tre gradi che costituiscono rispettivamente quel che egli chiama la «lingua divina», la «lingua sacra» e la «lingua profana». La prima, secondo la definizione che egli ne dà immediatamente, sembra essere per lui realmente primordiale e anteriore alla distinzione del sacerdozio e della regalità; la seconda «ha la sua nascita nei santuari», in seguito al costituirsi del sacerdozio propriamente detto; l’ultima, infine, non è più se non l’«espressione materiale dei simboli», in connessione con la degenerazione «idolatrica» dovuta all’incomprensione del volgo. C’è sempre qualche incertezza nell’applicazione che egli fa di questi princìpi: talvolta sembra che sia quel che egli rapporta alla prima «lingua» ad avere un carattere veramente «sacerdotale», mentre nella seconda vengono fatte rientrare molte cose il cui carattere potrebbe per contro essere detto «regale», in particolare tutto ciò che concerne il blasone; d’altra parte, tutto quello che egli qualifica come «profano» non lo è strettamente e non risponde alla definizione precedente; la distinzione non è tuttavia meno valida di per se stessa, e vi potrebbe essere qualche interesse, se qualcuno volesse fare un nuovo studio sul medesimo argomento, nel riprenderla in modo più rigoroso. Un altro punto particolarmente meritevole d’esser notato, è che l’autore ha riconosciuto ed espresso formalmente il fatto che i simboli presentano in generale due significati contrari; è quanto egli chiama la «regola delle opposizioni», e ne mostra numerosi esempi nell’uso che è stato fatto dei diversi colori da lui studiati successivamente. Quanto alle riserve che sarebbe opportuno fare su alcune delle sue interpretazioni, esse si riferiscono soprattutto, in fondo, a due ragioni principali: la prima è una conoscenza insufficiente o inesatta delle dottrine orientali, più che scusabile d’altronde se si considera l’epoca in cui il libro è stato scritto; la seconda è un’influenza swedenborghiana piuttosto marcata - e, in materia di simbolismo come pure sotto altri punti di vista, Swedenborg è lungi dall’essere una guida perfettamente sicura. Malgrado questi difetti, una tale opera, ripetiamolo, è nondimeno del più grande interesse, anzi, è indispensabile a tutti coloro che, per qualunque ragione, si interessano all’argomento in essa trattato, poiché non esiste nessun’altra opera che possa sostituirla."
[Recensione di R. Guénon pubblicata su Etudes Traditionnelles nel 1939, ora in Recensioni, Luni, 2005, pp. 24-26]
*Frédéric Portal, Des couleurs symboliques dans l’antiquité, le moyen âge et les temps modernes, 1837, Paris.




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