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    Predefinito Indonesia: conferenza mondiale per l' avvento di un unico Stato Islamico

    (13 agosto, 2007) Corriere della Sera


    la Manifestazione

    In 90 mila allo stadio invocano il Califfato
    Indonesia: conferenza mondiale per l' avvento di un unico Stato Islamico

    Questa volta non è un nastro dalla clandestinità, non è il tamtam su Internet o la vocina minacciosa e senza tempo del ricercato Osama Bin Laden a predicare il ritorno del Califfato nel mondo. Questa volta è uno stadio intero, alla luce del sole, a tifare per l' instaurazione di un unico Stato musulmano per oltre un miliardo di fedeli sotto il governo della sharia. Cantano «Allah è grande». Non ripetono «Jihad» ma «Khilafah», «califfato», le novantamila persone riunite nel cuore di Giacarta, capitale dell' Indonesia, per l' International Khilafah Conference 2007. L' ultimo califfato aveva sede a migliaia di chilometri di distanza, Istanbul: ebbe fine nel 1924 - dopo la sconfitta dell' Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale - sepolto dal verbo repubblicano e filo-occidentale di Ataturk, padre della moderna Turchia. L' ultimo dei califfi - i successori di Maometto - fuggì verso i Luoghi Santi, cercò di restaurare lo Stato islamico ma si scontrò con i Saud che avevano altri piani e diventarono i signori dell' Arabia Saudita. Sono passati oltre 80 anni. Quanto è sentito, oggi, il sogno dell' unità politica della umma, la comunità dei credenti? Come raccogliere negli stessi confini gli attuali 53 Stati a maggioranza islamica? La restaurazione del khilafah suona irrealistica. Ma questo non ha impedito che i suoi simpatizzanti ieri riempissero il Bung Karno, il decimo stadio più grande del globo come sottolineano gli organizzatori del Hizb ut-Tahrir, il partito della Liberazione fondato nei primi anni ' 50 a Gerusalemme da un giurista, Taqiuddin al Nabhani. Il numero degli affiliati a questo gruppo radicale è segreto (si calcola siano un milione in una quarantina di Paesi) mentre il numero delle persone che gremivano gli spalti (divise in due settori, maschi da un parte e donne dall' altra) è sbandierato oggetto di orgoglio. Dice Ko Nakata, dell' Associazione Islamica Giapponese, che «la libertà di espressione di cui godono i musulmani in Indonesia è un lusso se paragonato alla maggioranza degli altri Paesi». E certo: in gran parte del Medio Oriente Hizb ut-Tahrir è fuorilegge, dall' Egitto all' Arabia Saudita, così come in Pakistan, in Russia e (dal 2003) e in Germania (per i suoi proclami giudicati antisemiti) ma non negli Stati Uniti. In Gran Bretagna (il Paese europeo con il maggior numero di simpatizzanti soprattutto nei campus universitari) dopo gli attentati del 7 luglio 2005 Tony Blair voleva bandire il «partito della Liberazione» ritenuto «cinghia di collegamento» con i gruppi terroristici. Ma il governo laburista non ha trovato estremi legali per farlo. Una settimana fa il partito ha raccolto duemila persone all' Alexandra Palace di Londra per una conferenza dal titolo «Califfato, la Necessità e il Metodo». Hizb ut-Tahrir (HuT) si oppone ai regimi autocratici di Paesi come l' Egitto ma anche alla democrazia stile occidentale, incompatibile con la creazione di uno Stato islamico governato dalla sharia da perseguire «con metodi pacifici». Per molti analisti si tratta di «jihadisti soft». I Conservatori britannici ne chiedono la messa al bando. Ed Husain, ex affiliato, li ha bollati nel suo libro «L' Islamista»: «L' unica differenza tra HuT e i jihadisti è che i primi aspettano la creazione del califfato prima di proclamare la jihad, mentre i secondi credono che il tempo della guerra santa sia già arrivato». Khilafah, gridavano ieri i 90 mila di Giakarta, in grande maggioranza locali. Indonesiani come Ismail Yusanto, il portavoce di HuT che sul palco, davanti a grandi ventilatori bianchi, ha inaugurato così la Conferenza: «La nostra nazione è stata divisa in 50 parti e in ognuno di questi Paesi i colonialisti infedeli hanno scelto i governanti». Le sofferenze dei musulmani vengono da lì: «Dopo la distruzione del Califfato, il mondo islamico è stato travolto da una tragedia dopo l' altra». L' idea di tornare a quel regno, che nel momento di maggior folgore si estendeva dall' Andalusia al Punjab, può far sorridere. Ma gli strumenti che vengono usati possono far paura. Hizb ut-Tahrir ha appena aperto due scuole in Gran Bretagna. Nei manuali per i bambini di 9 anni c' è scritto che «ci dev' essere un solo califfo», e che «l' Islam si oppone agli altri sistemi nei quali sono gli esseri umani a stabilire le leggi».

    Farina Michele

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  2. #2
    naufrago
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    E un gran bel chissenefrega no?

  3. #3
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    Conosco abbastanza bene gli Indonesiani per farmi quattro risate. Non hanno proprio nulla di islamico, sono pieni di immigrati cinesi che rappresentano la classe economicamente dirigente, l' Indonesiano è per natura un gaudente e l' Indonesiana fa il possibile per aiutarlo a godere. La birra scorre a fiumi...

    Al massimo è un qualcosa per dimostrarsi superiori ai Cinesi.

  4. #4
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    Jakarta Post: Only democracy, not caliphate, unites Muslims
    Rajab Conferences
    Friday, 10 August 2007
    Jakarta Post
    Mohammad Yazid, Jakarta


    Hizbut Tahrir Indonesia is scheduled to host an international seminar on khilafah (Islamic state) on Sunday in Jakarta.


    It is the kind of life once advocated by Prophet Muhammad and later by Khulafa'u al-Rasyidin and other khulafa.
    As one of the ways to unite Muslims, the concept of the khilafah seems amazing. The problem, however, is whether the concept of Khilafah Islamiyah can be implemented today, when the situation is very much different from the past.



    Differences in understanding of the teachings of Islam among Muslims themselves has led to enmity, with each school of thought lacking the spirit of tolerance, so that Muslims now no longer possess political and economic strengths. In reality, Muslims also greatly depend on advanced countries, the majority of whose populations are non-Muslim. This, certainly, will be a very big hurdle for the reunification of Muslims.



    In addition, there is also the problem of state sovereignty, which must be respected, and the different spirit of nationalism among Muslim countries.



    On the face of this problem, the concept of Khilafah Islamiyah is believed to be very much out of date. The challenges posed to Muslims today and the situation they are in now are highly different from those in the past. Worse still, cultural differences must also be taken into account.



    There is a strong impression among less enlightened Muslims that recapturing the glory once enjoyed by Muslims is tantamount to returning to the very life and culture prevalent during the time of Prophet Muhammad. Such a notion is obviously in contradiction with the basic character of life, which is full of dynamism and always seeks improvement of the system and culture for the future. Islamic teachings greatly emphasize the significance of improving life for the sake of the future. Wasn't the appearance of the Prophet Muhammad meant to introduce changes in the jahiliyah (ignorance) era?



    Many of the more pressing problems that Muslims are facing today have arisen particularly because the process of democracy is yet to run well, and also because there are many practices of corruption, collusion and nepotism in Islamic countries.



    As long as democracy can develop well, constraints in the way of improvement will be easy to overcome as everyone is free to give their ideas. Even a ruler will be easy to control, especially when mistakes are made. Policies harming people's interests will be quick to be put right as the people's participation is very much appreciated in a well-running democratic system.

    Some of these weaknesses have made Muslims lag behind in various areas so that they are dependent on non-Muslim states, which are more advanced and are creating the culture of today.



    In principle, Islam itself never bothers about the form of a government. The caliphate system prevailing in those days should be viewed as the best choice for its time and is not something that must be precisely imitated.



    At present, the best choice of government may be a kingdom or a republic. One thing should not be forgotten, though, disunity among Muslims also took place during the caliphate era. The sadistic murder of the third caliph, Ustman bin Affan, by rebels while he was reading the Koran is one of the black stains in the history of Islam.



    Therefore, efforts to drag Muslims back to ancient times, which, for some Muslims, are considered a solution to overcome the identity crisis among Muslims today, are clearly a step backward. The notion that Khilafah Islamiyah is in conformity with the Islamic understanding of kaffah (totality) is also questionable.



    In the same way, the Islamic understanding that kaffah means imitating precisely the life of Prophet Muhammad and implementing Islamic teachings as written in the Koran and hadith must also be questioned. Problems arise in this respect because many parts of Islamic teachings are conditional in nature.



    Take, for example, the Prophet's instruction to set ablaze the houses of those refusing to take part in a mass ritual prayer in a mosque. You can easily imagine how many houses would be burned if this instruction was followed to the letter and how many Muslims would be involved in conflict with one another because of this instruction.



    In Indonesia, in particular, the concept of Khilafah Islamiyah, which fights for the implementation of Islamic canon law, will certainly add fuel to the existing controversies and then resistance will not come from Muslims alone but also from non-Muslims.



    The Khilafah Islamiyah concept, which is expected to be able to reunite Muslims, may instead further encourage separatism, which is now showing signs of developing in Indonesia. If later this concept leans toward the establishment of an Islamic state, non-Muslims will certainly see it not as part of the Indonesian struggle.



    The writer is a staff member of The Jakarta Post's opinion desk.

 

 

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