MILANO, CATANIA (ELIO) – QUAL È IL COLMO PER UNA GRANDE AZIENDA CHE GESTISCE CENTINAIA DI AUTOBUS E TRAM? RISPOSTA: TRA 6 MILA AUTISTI NON TROVARNE NEPPURE UNO GRADITO AL NUOVO PRESIDENTE – E VAI CON UNO CHAFFEUR PERSONALE RECLUTATO DALL'ESTERNO…
Vittorio Malagutti per “L’espresso”
Qual è il colmo per una grande azienda che gestisce centinaia di autobus e tram? Risposta: tra 6 mila autisti alle proprie dipendenze non trovarne neppure uno gradito al presidente e amministratore delegato. Sembra una barzelletta, ma è successo davvero all'Atm, la società municipalizzata milanese a cui è affidato il trasporto pubblico. Elio Catania, al vertice del gruppo dall'aprile scorso, ha finalmente il suo chaffeur personale. Il quale, però, è stato reclutato dall'esterno.
"C'è poco da ridere", si sente dire nei corridoi aziendali, "questo è solo un episodio, ma la dice lunga sullo stile del nuovo numero uno". Questione di punti di vista. A meno di quattro mesi dal suo arrivo, è ancora presto per dare un giudizio sulle scelte del manager sessantunenne catapultato sulla poltrona di capoazienda dal sindaco Letizia Moratti.
Alcuni sindacalisti lo descrivono come un extraterrestre che lavora con il preciso scopo di scardinare abitudini e prassi che da sempre governano una realtà molto complessa. I suoi tifosi, numerosi in Forza Italia, inneggiano allo stile americano di un manager cresciuto alla scuola dell'Ibm fino a diventarne responsabile per il sud Europa.
Sta di fatto che Catania sembra condannato a lasciarsi alle spalle una scia di polemiche. Ad aprile è piombato a Milano dritto dritto dal disastro delle Ferrovie dello Stato, dove lo aveva piazzato il governo di Silvio Berlusconi, alimentando le attese di un fulmineo rilancio. Speranze vane. La gestione dell'ex manager Ibm, tra il 2004 e il 2006, ha coinciso con l'esplosione del deficit delle Fs.
Alla fine il presidente ha perso la poltrona, ma, nonostante i risultati non esattamente brillanti, è riuscito ad andarsene con una liquidazione che ha fatto scandalo: 7 milioni di euro. Il sindaco Moratti non si è fatta impressionare e ha ingaggiato l'ex capo delle Ferrovie per metterlo all'Atm al posto del numero uno uscente Bruno Soresina, colpevole, secondo i critici, di avere badato più all'utile di bilancio che alla qualità del servizio pubblico.
Messe le mani sul volante, Catania è partito a tutta velocità. Tanto per cominciare ha ridotto poteri e funzioni del direttore generale Roberto Massetti, da oltre un decennio vero uomo forte dell'azienda. E questo, dicono i bene informati, sarebbe solo il primo passo verso l'uscita di scena di un manager di lungo corso (67 anni) passato indenne tra bufere politiche e cambi di giunte comunali.
La giostra dei dirigenti è appena partita. Catania presenterà la nuova organizzazione aziendale solo a settembre, ma alcuni nuovi incarichi nell'organigramma sono già cominciati a circolare, provocando, tanto per cambiare, malumori e critiche. C'è chi dice che il nuovo numero uno voglia portare a Milano la sua squadra di fedelissimi ai tempi delle Ferrovie. Una squadra perdente, a giudicare dai bilanci.
E che, per di più, arriverebbe all'Atm attirata da stipendi tra i 150 mila e i 200 mila euro lordi all'anno, ben superiori a quelli medi delle prime linee manageriali dell'Atm. Da settimane si favoleggia anche della favolosa busta paga dello stesso Catania (400 mila euro? 600 mila?) che però sarebbe legata al raggiungimento di precisi obiettivi di efficienza aziendale.
Solo voci maliziose, per il momento, che almeno in un paio di casi trovano riscontro in fatti precisi. A luglio è arrivato Marco Pavanello, nuovo direttore marketing e comunicazione. Pavanello, nel febbraio del 2006, era stato assunto da Catania alle Fs con lo stesso incarico.
Il mese prossimo, invece, si insedierà il responsabile di strategie e sviluppo d'impresa. Si chiama Ugo Guelfi e anche lui fino a poco tempo fa aveva a che fare con treni e binari come numero uno della Ferservizi, controllata dalle Ferrovie dello Stato. Guelfi può vantare un'antica frequentazine con Catania, visto che hanno lavorato insieme all'Ibm. Poi il nuovo manager dell'Atm si è spostato al ministero dell'Innovazione con il governo Berlusconi. Collaborava con il ministro Lucio Stanca. Anche lui, manco a dirlo, un ex Ibm.
Dagospia 20 Agosto 2007