Allah
Un detto arabo recita: “I libri sono scritti al Cairo, stampati a Beirut e letti a Baghdad”.
Non è un caso che la grande fatwa antiterroristica sia stata annunciata nella capitale egiziana, dove le massime autorità dell’islam sunnita hanno emesso editti contro gli sciiti iracheni.
A metà giugno, mentre al Qaida bombardava i pellegrini sciiti nella moschea Khilani, 70 leader religiosi si riunivano a Baghdad per una conferenza sulla riconciliazione. Sunniti, sciiti e curdi, guidati dal grande ayatollah Alì al Sistani.
Il forum fu sostenuto dal capo delle operazioni militari americane, il generale David Petraeus, e dall’ambasciatore Ryan Crocker.
Al Cairo si è chiusa la seconda sessione della conferenza contro il terrore.
Il primo aiutante di Sistani, l’ayatollah Ammar Abu Ragheef scampato agli attacchi di al Qaida, e lo sceicco sunnita Ahmed al Kubaisi, i cui sermoni sono seguiti da venti milioni di musulmani, hanno sottoscritto una “contro fatwa” per la lotta aperta ad al Qaida.
La conferenza è stata raccontata sul Wall Street Journal dall’ex consulente per la Sicurezza nazionale di Reagan, Robert Mc-Farlane.
Gli incontri sono organizzati dal presidente della Foundation for relief and reconciliation in the middle east, il pastore Canon Andrew White.
Il documento finale, che si apre con una ringraziamento ad Allah (“la pace sia sul Profeta, la sua famiglia e i suoi amici”), stabilisce incontri quindicinali fra i religiosi sunniti e sciiti, “la diffusione dello spirito di unità e fratellanza” e una serie di “fatwe contro la violenza”.
Porta le firme degli sceicchi sunniti Ahmed al Kubasi, Fateh Kashif al Ghittah, Abdul Latif Humayeem e Mustapha al Jabory.
“Secondo la nostra fede, uccidere esseri umani in nome di Dio è una dissacrazione delle leggi del Paradiso e diffama la religione, non solo in Iraq, ma in tutto il mondo”.
Per gli americani era presente il cappellano militare Michael Hoyt, che ha parlato della “più vasta rappresentanza di gruppi religiosi in 37 anni”.
Oltre al vicepresidente sunnita, Tariq al Hashemi, è coinvolto quel Consiglio degli Ulema che ha preso parte all’offensiva antiqaidista: “Il problema è iniziato quando hanno dato vita al cosiddetto ‘Stato islamico iracheno’” ha detto Kubaisi. “Al Qaida ha iniziato ad agire in modo violento e indiscriminato contro tutte le tribù che si sono rifiutate di giurare fedeltà a questo presunto stato. Si sono vendicati uccidendo molte persone delle province sunnite di al Anbar e Diyala. Il popolo iracheno non può giurare fedeltà a loro perché è un popolo libero”.
Un pastore anglicano per Maliki
Il merito di questa “contro fatwa”, come è stata definita dalla stampa anglosassone, va in gran parte all’ayatollah Sistani, il pacificatore che ha benedetto urne e costituzione e che quando l’imam terrorista Moqtada al Sadr lanciò l’insurrezione, proclamò l’inviolabilità dei luoghi santi.
Sistani è stato il primo a offrire aiuto alla comunità yazida dilaniata due settimane fa da al Qaida (oltre 400 i morti). Il religioso ha chiesto al governo di Nouri al Maliki di estendere l’alleanza con gli sceicchi sunniti. “Dobbiamo dare a queste operazioni una dimensione nazionale per combattere al Qaida in nome dell’Iraq” ha detto un rappresentante a Karbala.
Un ruolo decisivo lo ha avuto anche un pastore anglicano distrofico, pena da cui origina la sua stoica pazienza ecumenica. Canon Andrew White guidava gli anglicani durante il regime di Saddam, di cui ha sostenuto l’abbattimento nella primavera del 2003. Maliki lo ha scelto come consigliere per gli Affari interreligiosi nel febbraio scorso.
White era già riuscito nell’impresa di portare negli Stati Uniti rappresentanti della comunità sunnita e sciita, facendoli incontrare con il reverendo evangelico Bill Graham.
Il suo predecessore inviato della chiesa anglicana in medio oriente, Terry Waite, fu rapito e tenuto in ostaggio per cinque anni. Per questo White vive in un compound nella Zona verde di Baghdad. White è recentemente tornato a far parlare di se a causa del complotto dei medici iracheni in Inghilterra. Fu il religioso anglicano a lanciare l’allarme dopo un incontro con uno sceicco sunnita in Giordania: “Mi disse che la gente che ci curava ci avrebbe ucciso”.
Di fronte alla chiesa di White a Baghdad, costruita nel 1936, c’è un memoriale dei soldati inglesi uccisi durante la Prima guerra mondiale e nel tentativo di sedare la rivolta degli ulema sciiti, i cui eredi oggi partecipano alle conferenze contro il terrorismo.
White pensa a loro quando dice che “se se ne vanno le truppe, il sangue scorrerà nelle strade”.
Per questo si è fatto protagonista di un “surge” religioso da affiancare a quello del generale Petraeus.
Giulio Meotti
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