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    Predefinito Garibaldi «revisionista» della sua stessa impresa

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    Ruggero GUARINI
    Garibaldi «revisionista» della sua stessa impresa
    tratto da: Il Giornale, 6.7.2007.

    Non per sfruculiare certi miei amici di schietta fede garibaldina, che immagino ringagliarditi dalle belle cerimonie svoltesi nei giorni scorsi per celebrare il bicentenario della nascita del Generale, né per romper loro i corbelli con la vecchia solfa del Mezzogiorno oltraggiato e saccheggiato dal Risorgimento in salsa piemontese, bensì al contrario per incoraggiarli a irrobustire la loro ammirazione per l’Eroe dei due mondi, vorrei invitarli a trovare un’inattesa conferma nella lettura sincronica di due piccoli documenti.

    Il primo è la famosa letterina in cui Vittorio Emanuele, subito dopo Teano, comuinicò a Cavour il suo giudizio su don Peppino: «Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene, statene certo, questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il denaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui, che si è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa».

    Da queste gentili parole si deduce agevolmente che il primo re dell’Italia unita, sulla vera causa della caduta del Regno di Napoli, non la pensava molto diversamente dall’ultima sovrana di quel regno, la squisita Maria Sofia, che com’è noto pensava che quell’evento fosse stato generato essenzialmente dai molti quattrini profusi da Cavour per convincere i più illustri generali dell’esercito borbonico a ritirarsi senza combattere lasciando la via aperta davanti a Garibaldi. Ma a questo punto, anche al fine di dissipare il sospetto, diffusissimo purtroppo fra i miei amici storiograficamente più agguerriti, che le mie chiacchiere garibaldesche possano essere fomentate da un certo spirito neo-borbonico, conviene segnalare il secondo documento, ossia la celebre letterina: con cui l’esule di Caprera, nel 1868, vale a dire otto anni dopo l’impresa dei Mille, scrivendo all’amica Adelaide Cairoli, espresse il suo conclusivo giudizio su quell’epopea con queste succinte parole: «Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male. Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio».
    A causa di queste righe lo stesso don Peppino potrebb’essere accusato di revisionismo. Ma egli potrebbe obiettare che esse dimostrano che la sua vera grandezza non risiede affatto nel suo mito, ma nella toccante franchezza con cui volle offrirci con quella lettera un esempio più unico che raro di auto-revisionismo.

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  2. #2
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    La vera regia stava a Londra che voleva togliere di mezzo i Borboni diventati ostacolo alle sue mire ed interessi.

    Garibaldi era a libro paga della Massoneria inglese come lo era stato in Sud America del resto e dove e' ricordato sostanzialmente come un avventuriero.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio Visualizza Messaggio
    La vera regia stava a Londra che voleva togliere di mezzo i Borboni diventati ostacolo alle sue mire ed interessi.

    Garibaldi era a libro paga della Massoneria inglese come lo era stato in Sud America del resto e dove e' ricordato sostanzialmente come un avventuriero.
    Esattamente, e d'altra parte Zi Peppo ha ammesso anche ciò, dato che a Londra, qualche anno dopo la sua "impresa", dichiarò che senza l'aiuto inglese non sarebbe mai sbarcato a Reggio. Ma per la verità, non sarebbe mai arrivato nemmeno a Marsala!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    Esattamente, e d'altra parte Zi Peppo ha ammesso anche ciò, dato che a Londra, qualche anno dopo la sua "impresa", dichiarò che senza l'aiuto inglese non sarebbe mai sbarcato a Reggio. Ma per la verità, non sarebbe mai arrivato nemmeno a Marsala!

    ...e senza la stecche piemontesi ai generali ed ammiragle borbonici manco sarebbe arrivato a Napoli ......................................

  5. #5
    Gaeta resiste ancora!
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio Visualizza Messaggio
    ...e senza la stecche piemontesi ai generali ed ammiragle borbonici manco sarebbe arrivato a Napoli ......................................
    Già le famose piastre turche, ovvero i soldi per corrompere landi e lanza, pianell che si è venduto isnieme a nunziante a cavour, liborio romano che era un massone che tramava contro il Re. Senza contare i "disertori" piemontesi che gli diedero manforte o i genrali napoletani che cheidevano l'armistizio quando avevano... VINTO, vd Palermo.
    Insomma pure noi due al suo posto avremmo conquistato il Sud, almeno fino al Volturno, quando senza la calata dei barbari l'"eroe" avrebbe fatto la fine di Murat, che come militare era infinitamente meglio di lui. Ma Zi Peppo non sarebbe morto, statene certi, l'UK lo avrebbe salvato; sarebbero morti i suoi fidi, come in precedenza morì la sua Anita, morta per... STRANGOLAMENTO, chissà chi è stato a strangolarla!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    Già le famose piastre turche, ovvero i soldi per corrompere landi e lanza, pianell che si è venduto isnieme a nunziante a cavour, liborio romano che era un massone che tramava contro il Re. Senza contare i "disertori" piemontesi che gli diedero manforte o i genrali napoletani che cheidevano l'armistizio quando avevano... VINTO, vd Palermo.
    Insomma pure noi due al suo posto avremmo conquistato il Sud, almeno fino al Volturno, quando senza la calata dei barbari l'"eroe" avrebbe fatto la fine di Murat, che come militare era infinitamente meglio di lui. Ma Zi Peppo non sarebbe morto, statene certi, l'UK lo avrebbe salvato; sarebbero morti i suoi fidi, come in precedenza morì la sua Anita, morta per... STRANGOLAMENTO, chissà chi è stato a strangolarla!
    E a Caiazzo i garibaldini avevano cominciato anche a prenderle..................fu allora che in soccorso arrivarono i Piemontesi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    Esattamente, e d'altra parte Zi Peppo ha ammesso anche ciò, dato che a Londra, qualche anno dopo la sua "impresa", dichiarò che senza l'aiuto inglese non sarebbe mai sbarcato a Reggio. Ma per la verità, non sarebbe mai arrivato nemmeno a Marsala!
    Non per questo i fucili erano di fabbricazione inglese,e prodotti in Inghilterra

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Magna Europa Visualizza Messaggio
    Non per questo i fucili erano di fabbricazione inglese,e prodotti in Inghilterra
    I fucili erano di cavoru (o come cavolo si scrive, sapete non ho mai studiato la lingua francese!) e spesso ad imbracciarli erano i soldati piemontesi che rano "disertati"... disertarono in VENTIMILA!
    Cmq costui dall'UK ingenti finanziamenti e la protezione militare, le navi inglesi porteggevano lui e i suoi straccioni, sul Volturno i marinai inglesi combatterono in prma persona, tra l'altro battendosi molto meglio dei mercenrari italiani e ungheresi!
    Per info, legggete lL'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie, Ed. Controcorrente, autore De Biase!

  9. #9
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    I Garibaldini oltre all'aiuto inglese sul mare ebbero anche l'aiuto del Piemonte in denaro per "comperare " i Borbonici. Esempio: 18.000 ducati d'oro a Calatafomi per poter avere via libera verso Palermo da parte del Generale
    di Franceschiello LANZA.

  10. #10
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    Joseph Marie Garibaldi' (alias Monsu' Pepin per i Liguri) nacque del resto in Francia, come dimostra il suo nome ufficiale registrato a Nice (Nissa)

 

 
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