Tema importantissimo e delicato. E' la più grande risorsa strategica di questa terra
http://www.frontefriulano.org/rasseg...=212&ID_AREA=0


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meno male che io non pago l'acqua
cmq la privatizzazione non dovrebbe esserci, l'acqua è un bene comune che dovrebbe dare lo stato, ovviamente ci devono essere manuntenzioni ordinarie alla fine di evitare sprechi e altro, mah


è una brutta notizia.
vedrai che cazzo di privatizzazione : non mi permetteranno di usare l'acqua del mio pozzo.


Contrarissimo alla privatizzazione dell'acqua. Ma, scusate l'ignoranza, non c'è già? Almeno in Comune di Duino-Aurisina pago l' acqua non al comune ma a una ditta chiamata "Acquedotto del Carso"


E' vero però è una proprietà pubblica.
Tvemonti, ha applicato il trattato di Lisbona col suo decreto.
Entro il 2010 gli enti gestori devono trasformarsi in SpA, le concessioni attuali verranno azzerate e verrà messo tutto a gara.
Societè generale des Eau, Era, Danone, ecc. sono tutte pronte all' assalto.




In teoria si, come per il gas. Il problema è che poi l'azienda tale che si è aggiudicata la concessione di sfruttamento per la falda acquifera X con la quale serve un certo territorio ti manderà il conto anche per l'acqua del tuo pozzo che preleva dalla stessa falda, e non essendo in grado di misurarla pretenderà un bel forfait.


Il problema è che le tariffe vengono caricate dalle "nostre" multiutility spa in maniera del tutto ingiustificata con la scusa degli investimenti per il rinnovo delle reti.
Così i nostri soldi rastrellati creano utili che vengono mascherati ed investiti in altre società, spesso anche all' estero. il tutto completamente fuori controllo.
Con i soldi dei contribuenti si finanzia il business dei soliti noti


Carnia, la gestione dell'acqua va decentrata ai Comuni
Messaggero Veneto — 30 settembre 2008 pagina 19 sezione: PORDENONE
I l neopresidente di Carniacque spa, Renzo Petris, continua a sventolare ai quattro venti i 4 milioni di euro per investimenti che dovrebbero pervenire a Carniacque spa dall’Ato, e a questo dalla Regione, e a questa dallo Stato. Ma più li sventola e più ci si chiede perché non darli direttamente ai Comuni. La realtà sta in quanto dichiarato in sede di presentazione del bilancio dall’uscente presidente, senatore Carpenedo, così come riportato su questo giornale il 13 maggio scorso. «Carpenedo ha esposto i dati del bilancio, approvato all’unanimità, che chiude con una perdita di circa 130 mila euro. Segno rosso determinato, per un terzo, da materiale di consumo e salari, un altro terzo della perdita è dovuta a manutenzioni sulle reti idriche che sono normalmente appaltate a ditte esterne e per un terzo dal ristoro che Carniacque riconosce ai Comuni. Già previsti, nel bilancio di previsione del 2008, dei correttivi, che si sintetizzano o nell’aumento dell’utenza oppure, Ato permettendo, con un aumento delle tariffe, anche se il consiglio uscente ha proposto di chiedere ai Comuni di rinunciare al loro terzo di incassi». Scopo dichiarato per cui la gestione del servizio idrico è stata tolta ai Comuni e affidata a Carniacque erano i «significativi risparmi di scala», l’assegnazione ai Comuni del 30% degli introiti, un «miglior servizio agli utenti». Ebbene, i risultati sono opposti: i risparmi sono diventati perdite, l’assegnazione del 30% ai Comuni si è rivelata uno specchietto per le allodole, il miglior servizio agli utenti non c’è, anzi si è trasformato nel disagio di doversi recare a Tolmezzo in uffici con orari avari, nell’estraneità del servizio rispetto alla comunità locale, nella mancanza sul posto di un interlocutore immediatamente accessibile e disponibile come lo era il Comune con i suoi dipendenti, nell’attesa di una manutenzione che arriva chissà quando e i cui costi rivelano l’errore di aver tolto ai Comuni la gestione del servizio idrico. Dei proposti correttivi al bilancio, è fantasia quello dell’aumento dell’utenza in un contesto demografico montano con tante case vuote o abitate da anziani o di seconde case, mentre i Comuni, specialmente quelli che non hanno contratto mutui per acquedotti, non saranno così sprovveduti, nonostante le minacce di dimissioni del presidente, da rinunciare al 30%, arrecando un danno al proprio Comune, di cui potrebbero dover rispondere non solo ai propri cittadini, ai quali devono ancora spiegare a che titolo abbiano trasferito a Carniacque il contratto di fornitura idrica che l’utente aveva a suo tempo stipulato con il Comune e non già con Carniacque. Ecco allora le grandi manovre preparatorie dell’aumento della tariffe, che sarà “spiegato” con la necessità di coprire gli investimenti, mascherando una nuova tassa. La realtà è che la gestione centralizzata in Carniacque non ha i presupposti per reggere nelle oggettive condizioni di montagna, che dovrebbero essere note: territorio vasto (100 km da Tarvisio a Forni di Sopra), di orografia complicata e particolarmente difficile d’inverno, pochi abitanti, sparsi in tanti piccoli abitati. Basta un dato per chi vuole capire: nei 73 Comuni montani della regione con popolazione sino a 3.000 abitanti si hanno solo 19,34 abitanti/kmq e vi risiede solo il 6,75% della popolazione regionale. In tali condizioni la gestione del servizio idrico più adeguata, efficiente, economica e di buon senso è quella decentrata e affidata in economia al Comune locale o alle associazioni dei Comuni locali: il resto è forzatura centralizzatrice e, anche, impuntatura di Petris, su cui tacciono anche la federalista Lega e la Sinistra. La gestione comunale in economia è prevista dall’articolo 148 del Dl 152/2006 per i Comuni montani con popolazione sino a 1.000 abitanti. Per questo è scandaloso che tale gestione sia stata negata ai Comuni di Ligosullo, Cercivento, Comeglians e Forni Avoltri da un organismo burocratico e inutile qual è Ato. Allora la domanda è: perché non adottano tale ovvia soluzione? La risposta sta nell’annucio di Illy e Galan prima e di Tondo e Galan ora di voler costituire, con gli applausi dei banchieri e degli industriali, un’unica grande società per gestire gas e acqua e quotarla in Borsa: l’acqua, bene e diritto primario, diventa oggetto di business, di finanza: pagano gli utenti! In tale multiutility Carniacque sarà Cenerentola, ma ciò basta a qualche aspirante a una poltrona in quel consiglio di amministrazione. I sindaci della montagna si assumono una pesante responsabilità se non contrastano simile annunciato esito: ne risponderanno ai loro elettori perché l’acqua sarà tema della campagna elettorale di primavera. Un’alternativa a simile esito è adottata dalla Provincia di Bolzano, solitamente assunta a modello nella nostra Regione, con la Legge 18.6.2002 nº8, che affida al Comune la gestione dell’intero acquedotto e della rete fognaria interna all’abitato, all’Ato la gestione dei depuratori. Perché non fare altrettanto nei nostri territori montani? Invece maggioranza e opposizione hanno votato in Parlamento la messa in gara d’appalto del servizio idrico, facendo arrabbiare persino padre Alex Zanotelli. Già, loro sono per le privatizzazioni e affidano al mercato perfino l’acqua, nonostante le bufere finanziarie che questo sta provocando. Se proprio Tondo e Galan vogliono la grande multiutility, la facciano per le città e i territori altamente abitati, ma non si perdano dietro ai Comuni-briciole montani: lascino stare la montagna, per favore. Di disgrazie ne ha già abbastanza! Franceschino Barazzutti già consigliere regionale e già sindaco di Cavazzo Carnico del Comitato tutela delle acque
da “Messaggero Veneto” 30.09.2008