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    Hej på dig, Evert
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    Predefinito Cosa succede nella roccaforte dei rossi ?

    Rogo di Livorno, volantino razzista lo rivedica
    Rachele Gonnelli



    Un volantino arrivato alla redazione del Tirreno rivendica il rogo in cui sono morti quattro bambini rom nella notte tra il 10 e l'11 agosto scorso. Il testo è firmato "Gape - Gruppo armato pulizia etnica", una sigla finora sconosciuta, che ha spedito per posta un volantino arrivato sabato alla redazione del quotidiano livornese. «Rivendichiamo l'attentato incendiario - si legge nel testo - del campo nomadi di Livorno. Doveva avere effetti piu' devastanti. Il nostro scopo e' sopprimere i tanti rom che circolano nel nostro territorio, loro rappresentano la feccia dell'umanita'. Siamo stanchi delle loro azioni criminali».Il sedicente Gape rivolge anche un ultimatum: «Concediamo loro 20 giorni di tempo a partire dal 25 agosto per lasciare il territorio livornese e smantellare i diversi campi nomadi sparsi nella nazione. Altrimenti ogni mese ci sarà un attentato in un campo diverso con conseguenze più gravi di Livorno». La polizia ha acquisto il volantino e l' ha trasmesso alla procura di Livorno, avviando accertamenti sulla natura della sigla.

    Intanto le indagini sul rogo del campo nomadi di Livorno dove nel week end prima di Ferragosto hanno trovato la morte quattro bambini stanno andando avanti, anche se tra mille difficoltà, soprattutto culturali e linguistiche. Le due coppie di genitori al momento restano in carcere ma il giudice ha escluso che la morte dei bambini sia una loro responsabilità. Il fermo a loro carico nel carcere delle Sughere è stato convalidato per paura di fuga e di reiterazione del reato di abbandono di minori mentre i quattro sono stati scagionati dall'ipotesi di omicidio colposo. Resta invece del tutto in piedi per ora l'ipotesi di un'aggressione razzista.

    I quattro genitori hanno sempre sostenuto di aver sentito, pochi minuti prima che le fiamme avvolgessero la baracca, qualcuno minacciare in italiano qualcosa come: «Maledetti zingari, vi diamo fuoco». Dopo le minacce, gli adulti si sono lanciati all'inseguimento dei presunti aggressori, e solo tornando indietro si sono accorti dell'incendio, quando ormai era troppo tardi per salvare i bimbi. «Le loro ricostruzioni su questo sono credibili e sostanzialmente sovrapponibili», dice l'avvocato Andrea Callaioli che li difende . «La pubblica accusa sostiene che i genitori non erano nelle vicinanze delle baracche al momento dell'incendio ma non dice dove potevano essere. E c'è da spiegare che questo gruppo di zingari rumeni è molto diverso dai più conosciuti rom balcanici: non hanno automobili o moto, si spostano a piedi, non hanno lampade a petrolio o fornelli, cucinano con un fuoco di legna lontano una decina di metri dal campo, hanno solo piccole torce elettriche perché si svegliano e si coricano col sole, vivono di accattonaggio, portando i carrelli dei supermercati o lavando vetri ai semafori». Callaioli non crede che le fiamme si possano essere propagato dal fuoco del bivacco. «Aveva piovuto non molte ore prima».Mentre l'elementare vita sociale di questa comunità rumena non sembra poter contemperare una vendetta. Quindi l'unica altra possibilità oltre il raid razzista è che i bambini lasciati soli abbiano appiccato involontariamente l'incendio con i grandi a pochi passi da loro in uno stato di torpore incapaci di accorgersene se non troppo tardi. «ma anche sul reato di abbandono di minori c'è da precisare che la bambina più grande tra i quattro morti aveva 12 anni, un'età che per gli zingari è vicina a quella delle loro nozze», precisa ancora Callaioli.

    Gli zingari di questa piccola comunità rom erano arrivati sotto il cavalcavia della morte da pochi giorni, scacciati da un edificio diroccato e pericolante. I livornesi che gestiscono gli orti intorno al cavalcavia avevano regalato frutta e qualche vestito ai loro bambini. Ma in città, vicino alla stazione, altri zingari dediti alla prostituzione delle loro donne qualche settimana prima erano venuti alle mani con dei giovani livornesi. Da questa rissa, nelle vicinanze della stazione, ne era nata una violenta reazione sulle pagine del Tirreno di Livorno, con interventi ripetuti dall'ex-responsabile locale della Lega Nord. Sfoghi a base di frasi come «basta col buonismo, devono andarsene», «degrado» «via gli stranieri», «più sicurezza».

    Ora il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi ha promesso di accogliere le famiglie del campo bruciato in un alloggio di emergenza. «Un bel gesto - dice l'avvocato Callaioli - ma per ora non abbiamo visto niente».

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  2. #2
    portos
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    Citazione Originariamente Scritto da Knorr Visualizza Messaggio
    Rogo di Livorno, volantino razzista lo rivedica
    Rachele Gonnelli



    Un volantino arrivato alla redazione del Tirreno rivendica il rogo in cui sono morti quattro bambini rom nella notte tra il 10 e l'11 agosto scorso. Il testo è firmato "Gape - Gruppo armato pulizia etnica", una sigla finora sconosciuta, che ha spedito per posta un volantino arrivato sabato alla redazione del quotidiano livornese. «Rivendichiamo l'attentato incendiario - si legge nel testo - del campo nomadi di Livorno. Doveva avere effetti piu' devastanti. Il nostro scopo e' sopprimere i tanti rom che circolano nel nostro territorio, loro rappresentano la feccia dell'umanita'. Siamo stanchi delle loro azioni criminali».Il sedicente Gape rivolge anche un ultimatum: «Concediamo loro 20 giorni di tempo a partire dal 25 agosto per lasciare il territorio livornese e smantellare i diversi campi nomadi sparsi nella nazione. Altrimenti ogni mese ci sarà un attentato in un campo diverso con conseguenze più gravi di Livorno». La polizia ha acquisto il volantino e l' ha trasmesso alla procura di Livorno, avviando accertamenti sulla natura della sigla.

    Intanto le indagini sul rogo del campo nomadi di Livorno dove nel week end prima di Ferragosto hanno trovato la morte quattro bambini stanno andando avanti, anche se tra mille difficoltà, soprattutto culturali e linguistiche. Le due coppie di genitori al momento restano in carcere ma il giudice ha escluso che la morte dei bambini sia una loro responsabilità. Il fermo a loro carico nel carcere delle Sughere è stato convalidato per paura di fuga e di reiterazione del reato di abbandono di minori mentre i quattro sono stati scagionati dall'ipotesi di omicidio colposo. Resta invece del tutto in piedi per ora l'ipotesi di un'aggressione razzista.

    I quattro genitori hanno sempre sostenuto di aver sentito, pochi minuti prima che le fiamme avvolgessero la baracca, qualcuno minacciare in italiano qualcosa come: «Maledetti zingari, vi diamo fuoco». Dopo le minacce, gli adulti si sono lanciati all'inseguimento dei presunti aggressori, e solo tornando indietro si sono accorti dell'incendio, quando ormai era troppo tardi per salvare i bimbi. «Le loro ricostruzioni su questo sono credibili e sostanzialmente sovrapponibili», dice l'avvocato Andrea Callaioli che li difende . «La pubblica accusa sostiene che i genitori non erano nelle vicinanze delle baracche al momento dell'incendio ma non dice dove potevano essere. E c'è da spiegare che questo gruppo di zingari rumeni è molto diverso dai più conosciuti rom balcanici: non hanno automobili o moto, si spostano a piedi, non hanno lampade a petrolio o fornelli, cucinano con un fuoco di legna lontano una decina di metri dal campo, hanno solo piccole torce elettriche perché si svegliano e si coricano col sole, vivono di accattonaggio, portando i carrelli dei supermercati o lavando vetri ai semafori». Callaioli non crede che le fiamme si possano essere propagato dal fuoco del bivacco. «Aveva piovuto non molte ore prima».Mentre l'elementare vita sociale di questa comunità rumena non sembra poter contemperare una vendetta. Quindi l'unica altra possibilità oltre il raid razzista è che i bambini lasciati soli abbiano appiccato involontariamente l'incendio con i grandi a pochi passi da loro in uno stato di torpore incapaci di accorgersene se non troppo tardi. «ma anche sul reato di abbandono di minori c'è da precisare che la bambina più grande tra i quattro morti aveva 12 anni, un'età che per gli zingari è vicina a quella delle loro nozze», precisa ancora Callaioli.

    Gli zingari di questa piccola comunità rom erano arrivati sotto il cavalcavia della morte da pochi giorni, scacciati da un edificio diroccato e pericolante. I livornesi che gestiscono gli orti intorno al cavalcavia avevano regalato frutta e qualche vestito ai loro bambini. Ma in città, vicino alla stazione, altri zingari dediti alla prostituzione delle loro donne qualche settimana prima erano venuti alle mani con dei giovani livornesi. Da questa rissa, nelle vicinanze della stazione, ne era nata una violenta reazione sulle pagine del Tirreno di Livorno, con interventi ripetuti dall'ex-responsabile locale della Lega Nord. Sfoghi a base di frasi come «basta col buonismo, devono andarsene», «degrado» «via gli stranieri», «più sicurezza».

    Ora il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi ha promesso di accogliere le famiglie del campo bruciato in un alloggio di emergenza. «Un bel gesto - dice l'avvocato Callaioli - ma per ora non abbiamo visto niente».

    a me risulta che le rivendicazioni arrivano subito dopo il fatto, beh certo per scrivere correttamente in italiano il volantino hanno impiegato un po di giorni ..... nornale direi

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Knorr Visualizza Messaggio
    Ora il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi ha promesso di accogliere le famiglie del campo bruciato in un alloggio di emergenza.
    Invece, qualche anno fa, quando alcunii esuli cubani, perseguitati in patria, hanno chiesto asilo politico all'italia, i magistrati rossi si sono opposti e li hanno rimandati a casa, affidandoli alle amorevoli cure del regime castrista.

 

 

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