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  1. #1
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    Predefinito Pubblicità e progresso...si fà per dire...!!!

    http://www.ilbradipo.splinder.com/post/13499180#

    In questo fantomatico blog si parla in maniera folle di cosa sia la sardegna delle vacanze per un ipotetico "polentun"...

  2. #2
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    mamma mia che buffone... ma come fanno questi a dire queste cose... brutta cosa l'invidia...
    pensano di capire il mondo in uno sguardo l'invidio loro si che hanno la scienza infusa... un bradipo davvero!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da brancaleone Visualizza Messaggio
    mamma mia che buffone... ma come fanno questi a dire queste cose... brutta cosa l'invidia...
    pensano di capire il mondo in uno sguardo l'invidio loro si che hanno la scienza infusa... un bradipo davvero!
    'Ta malus ki seis mi d'eis fatu fuì e at limpiau su Blogu puru.

    Ne ho letto un poco. Qualcuno lo ha salvato?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Reverendo Jones Visualizza Messaggio
    http://www.ilbradipo.splinder.com/post/13499180#

    In questo fantomatico blog si parla in maniera folle di cosa sia la sardegna delle vacanze per un ipotetico "polentun"...

    che c'era?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Antoni Visualizza Messaggio
    'Ta malus ki seis mi d'eis fatu fuì e at limpiau su Blogu puru.

    Ne ho letto un poco. Qualcuno lo ha salvato?
    arrdodutiridi fuideddu!... una gazzella non bradipo poburu s'esti azzicau qust'otta no appu mancu fueddau malli...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da brancaleone Visualizza Messaggio
    arrdodutiridi fuideddu!... una gazzella non bradipo poburu s'esti azzicau qust'otta no appu mancu fueddau malli...
    de itta anti chistionau?

  7. #7
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    Ebbene, è necessario fare una premessa: la Sardegna è un'isola. Pertanto tu ti aspetterai un popolo di navigatori, scafati uomini bruniti dal sole cocente, donne dalla eccentrica cucina che riversa sulle tavole golose prelibatezze direttamente reperite negli abissi. Senza voler generalizzare, possiamo dire che i sardi, popolo più volte maltrattato dalla Storia e costretto ad ospitare le fantasie erotiche del Duce sui nomi di città (Carbonia, la città dove si fa il...?), sono un popolo di terra, di pastorizia, di formaggi, salumi, bacche e sequestri. Ospitali come rotweiller, divengono mansueti davanti alla sostanziosa quantità di dobloni che il turista medio riversa in ogni dove, lamentandosi della sua ingente busta paga. Le sarde, che con i gustosi pesci hanno in comune solo il nome, sono donne minute, carine, e dotate di una grande predisposizione al seno grosso. Con una statistica da me medesimo effettuata, possiamo dire che la taglia media è la quarta, anche se è necessario sottolineare che talvolta le generose nutrici ospitano grossi culi cadenti.

    Olbia:
    Fuggi da Olbia non per i foggiani ma per Olbia, recita un locale proverbio. Olbia è città di porto, e vanta tutto il peggio delle peggiori città di porto, con la malinconica rassegnazione di essere città tre mesi l’anno e piccolo paese nel resto del tempo. Dotata di un aeroporto molto chic, due centri commerciali di infinita tristezza e una stazione ferroviaria d’altri tempi, per chi vuole provare l’emozione della rotaia proprio come “quando c’era lui e i treni arrivavano in orario”.

    Gino e l’Alfetta:
    Solo un depravato può pensare di rilassarsi in questo tratto di costa in macchina. Le code sono kilometriche, la ricerca del parcheggio spossante, fare benzina è un atto eroico. Tutte le spiagge sono provviste dei migliori servizi quali: il parcheggio a pagamento e i vigili nascosti dietro i cespugli di mirto. Ogni posto non a pagamento è in conclamato divieto di sosta, ma talvolta la multa è meno cara del parcheggio. Le strade sono state pensate qualche decennio fa, e sono adatte ad ospitare solo un monovolume per senso di marcia o al massimo due utilitarie con gli specchietti chiusi. Si celebra la totale assenza di semafori, ma questo crea incroci fantasma in cui la precedenza è del più forte.

    La Stazione di Servizio:
    Qui si apre una doverosa premessa sulla cordialità del sardo medio di questa zona, simile solo a quella riservata ai prigionieri di Guantanamo dai Marines, e un necessario accenno al senso della speculazione sarda. Il prezzo del carburante oscilla da pompa a pompa, un pieno può costare sensibilmente di più da città a città. La dislocazione delle stazioni non ha nessuna logica e prevede lunghe tratte di vuoto totale. Possono passare decine di kilometri tra una pompa e l’altra, non contando che l’orario di apertura segue il fuso colombiano. Il benzinaio è presente dalle tre del mattino alle sei e mezza e ricompare a sera inoltrata per ritirare l’incasso dell’automatico. L’automatico, nel cinquanta percento dei casi, non accetta banconote di nessun taglio, nessun bancomat, niente monete. Talvolta accetta fin troppo, mandando in fumo interi conti in banca spariti nelle intestina dell’oggetto che di tutta risposta sputa fuori una ricevuta completamente bianca con la quale potete costruire filtri per canne o piccoli origami. Fate come Elio, armatevi di Tanica.

    La città triste:
    In questo elenco rientra la stragrande maggioranza dei paesi tra Olbia e Orosei, un po’ perché il popolo di anziani pastori ha un senso estetico simile a quello di un panda, un po’ perché qui si è sempre costruito in modo funzionale. Questo significa che cento turisti in più volevano dire dieci villette a cazzo sulla prima collina disponibile. L’abusivismo edilizio è un male estirpato grazie alla saggia pratica del disordine architettonico. Qualche sindaco tenta il rimedio, vecchio e inutile, con fioriere e pavimentazione storica nei centri, ma è come versare acqua in bocca a un annegato. Molte delle case sono fatiscenti, le strade deserte, l’aria pesante. I negozi sono concentrati nelle vie dove ci sono più vigili urbani, e anche paesi come Siniscola, che raggiungono al pelo il numero di abitanti necessario per ottenere il pallino nero sulle cartine De Agostini, godono del triste primato di possedere una periferia squallida. Per trovare qualcosa di carino ci si affida alle affissioni dell'Ipercoop. Grossi pomodori coprono il disfacimento dell'intonaco, ma sembra bello.

    La cultura Sarda:
    Io sono stato in posti inutili. Davvero, pensavo che il massimo fosse stato Lampedusa. Almeno lì ci hanno infilato qualche dammuso e un paio di chiesette, qui si rischia l’asciugamento della corteccia celebrale. Per dire, l’unico scrittore famoso la cui presenza è stata pubblicizzata è stato Fabrizio Corona. Felice eccezione la Rocca della Fava di Posada, per la quale è sufficiente versare una gabella simbolica di euro cinque, ricevendo in cambio la leggenda che vede la rocca conquistata dai pisani, dagli spagnoli, dagli arabi, insomma da un casino di gente che poi non si capisce che cazzo ci faceva a Posada.

    La Bancarella (sindrome da collanina).
    Le bancarelle stanno alla vacanza come il parmigiano alla pasta, per una donna. Come la censura a un film di Siffredi, per l'uomo. Non manca nessuno, dal boliviano vestito da indios che rende tristi i più grandi successi internazionali con il suo flauto fino allo scultore che vende pezzi di roccia da lui perfettamente modellati per raggiungere una forma imprecisa che lui descrive come una donna nuda che fuma affacciata al davanzale su Venezia in un giorno di pioggia. Se sei un cultore della bancarella, la sera puoi incolonnarti insieme a milioni di altri simili. Se, più saggiamente, ripudi questa orrenda pratica, ti caldeggio di narcotizzare la fidanzata/moglie, che riesce a sentire il misterioso richiamo già parecchie ore prima dell’apertura, obbligandoti poi alla valutazione attenta di due collane esattamente identiche con pietra da spiaggia e finto argento, solo quaranta euro.

    La Sindrome da Caletta Deserta:
    Vedendo l’incredibile quantità di esseri umani che affollano le principali spiagge, sentirai anche tu il bisogno di esplorare nuove terre, alla ricerca della caletta deserta, in cui al tramonto, appena finito di fare l’amore con una tedesca nuda che hai trovato proprio lì, cucinerai del branzino, pescato a mani nude, su della brace. C’è un lungo elenco di posti straordinari, che però mi sembra stupido diffondere, pertanto ti invito a fare come i tuoi colleghi: sandalo in gomma stile Decathlon, gamba e braccia paonazze, maglietta impregnata di sudore e zaino contenete tutto il necessario per cinque settimane nel deserto,senza dimenticare l'immancabile ombrellone, ti potrai aggirare tra i rovi e i fichi d’india alla ricerca di un sentiero verso una caletta, per poi scoprire che tale sentiero porta a una scogliera a picco dalla quale ti butteresti volentieri, ma il peso dello zaino ti tiene ancorato a terra. Nel ritorno hai modo di scoprire che il randagismo rende i cani affamati e feroci e che il trucco di spezzare i rami per riconoscere il sentiero funziona solo nei film.

    Fare colazione a Budoni:
    Budoni è sicuramente il picco più alto nel grafico della tristezza in questa parte di Sardegna. Come ogni donna bella, che nasconde un piccolo difetto, anche la costa che qui regala pezzi mozza fiato, ha il suo foruncolo sul culo. Per mantenere alto il nome, vanta anche il mare più insignificante di tutta la costa, dove ci sono le uniche meduse mai avvistate da queste parti e le alghe, completamente assenti nel resto dell’isola. I budonesi, o budoniani, campano sul turismo, che è un fenomeno ragionevolmente senza motivo se rapportato al mare, alla cordialità e agli alloggi. A Budoni si chiude il corso principale di sera, per far posto a squallido struscio e risse tra sardi candidati al 41bis e turisti palestrati e unti. Abbiamo anche scoperto che il Budoni Calcio, del quale abbiamo seguito da vicino la preparazione estiva, è una squadra in grado di perdere con punteggi bulgari: 6-0, 7-1 e così via. Di bello a Budoni c’è il cartello che avvisa che Budoni è finita. Essendo piena fino all’assurdo di turisti, l’Amministrazione Locale ha previsto un solo Bancomat e una farmacia che segue i turni coordinata con quella di Zagabria. "la farmacia è chiusa per turno. Per rallentare il decorso della vostra fastidiosa malattia potete rivolgervi a quella più vicina, che si trova a Lodi". So di persone che erano in coda al Bancomat quando la Juve era in serie A e ne sono uscite quest’anno, senza accorgersi dell'oltraggiosa retrocessione. I budoniani sono ospitali come cani randagi, e vanno avanti brontolando contro tutto e tutti. Le budoniane, provviste delle proverbiali tette giganti, servono ai tavoli con la flemma e la cortesia di vecchie infermiere statali. Capita che un caffè richieda mezz’ora e che l’aperitivo si trasformi in colazione per la lentezza con cui lavorano. Fare colazione a Budoni è un esercizio buddista, ma anche il Dalai Lama si incazzerebbe davanti a un caffè freddo arrivato in mezz’ora. Le edicole di Budoni sono piene dei principali quotidiani nazionali: La Nuova, L’Unione Sarda, Sardegna Oggi e la Gazzetta dello Sport. Per il Corriere e la Repubblica conviene speronare il camion che li porta di notte per accaparrarsi una delle due copie che vengono consegnate in città. Il top è raggiunto dalla domanda: “Quale Corriere? Mercantile o dello Sport?”


    La Grande Notte Sarda:
    per la tua notte sei in una botte di ferro: San Teodoro è la capitale del divertimento by night. Se stanco del solito tran tran, puoi sempre dedicarti alle proposte alternative della Regione. Da anni, combattendo la monotonia della discoteca, i sardi si impegnano in tante altre attività. E se le altre regioni provano con mostre, concerti, festival, teatro qui si prova l’ultima frontiera: La Polizia Stradale. Una sera l’etilometro, una sera il casco non omologato, una sera una multa per eccesso di velocità, la notte alternativa sarda non conosce la monotonia. Se non gradisci la discoteca, e sei dubbioso sulla Polizia Stradale, non ti rimane che l'ubriacatura a mirto.


    Costantino:
    Costantino è anni che campeggia tutta l’estate da queste parti. Come una brutta aerofagia, è una cosa di cui ti vergogni con gli amici, ma che poi ti tocca fare: prima o poi da qualche parte lo incontri. E’ ospite fisso del Pata Pata, la discoteca che raccoglie tutti i rimbalzati dalle altre. Le palme finte con le grandi foglie che lampeggiano mi hanno sempre impedito di entrare, ma mi riprometto di provare quest’emozione prima o poi. Costa non è l’unico VIP reperibile da queste parti. Se sei a caccia di autografi, tieni a portata di mano il pennarello perché non è raro incontrare anche gente del calibro di Melita, Corona e qualche altro importante personaggio internazionale. La Cinta, spiaggia di San Teodoro, vanta il maggior numero di emuli di Costantino, impavidi paladini della mutanda bianca e catenazza con croce di Morellato. Inevitabile, lo sguardo cade sul pacco, sapientemente richiamato da calzini e Scottex, che dopo il bagno si strizzano da soli rendendo onore al vero.

    L’Ichnusa:
    Birra sarda, prodotta in Viale Monza a Milano, l’Ichnusa crea una forte dipendenza e gravi crisi d’astinenza. Dopo qualche giorno sei in grado di consumarne intere casse senza capire che sei ubriaco e molesto. E’ leggera, fresca, ottima prima durante e dopo i pasti ed è l’unica birra a non lasciare nessuna traccia durante il difficile risveglio del giorno dopo (se si esclude l’alito di cane bagnato e copertone bruciato). L’Ambra Day, il principale locale di San Teodoro (in verità l’unico bel posto) vanta il barman vincitore per il cocktail migliore
    del mondo. Per questo è segno di grande sciccheria ordinare una Ichnusa dopo aver ascoltato il lungo elenco di ingredienti del pluri premiato beverone.

    Posti che vale la pena:
    Vista la totale assenza di elementi storici o di pubblico interesse, è indifferente dire di essere stato a Budoni o a Beruilles, Siniscola o Orosei. L’unica cosa che ti resta per non dover ammettere di essere stato qui solo per cercare amore gratis sono i paesi impronunciabili: Buddittogliu, Limpiddu, Vaccileddi sono solo punti sulla cartina, ma basta passarci per poter dire di esserci stati. Questo da un tocco chic al tuo vagare al seguito dei bassi istinti. A me chiedono sempre: "E allora? Dove sei andato?". Sperano nella banalissima Porto Cervo, scommettono sulla inflazionata Villa Simius, ma nessuno prevede: "ho affittato una casa a Budditogliu", da dire con tono sufficiente e come se l'interlocutore potesse immaginare dove sia allocato il piccolo paesello.

    Cose fighe:
    Guardo con profondo disprezzo ai campeggi, perché in questo pezzo di costa occupano le cinque spiagge più brutte e sono affollati come i CPT pugliesi dopo uno sbarco, e da sempre repello i villaggi turistici, ghetti per la media borghesia che ama andare in giro con una pallina da ping pong sul naso a mezzo giorno. Qui però c’è la possibilità di praticare lo scroc-swimming, disciplina da noi praticata da diverso tempo. Basta poco: entrare in un villaggio turistico o in un resort, arrivare in piscina, immergersi con fare tranquillo e trasognato, pisciare con abbondanza i cinque litri di Ichnusa appena bevuti e uscire. Il top comprende l’uso degli asciugamani del villaggio, ma è solo per campioni.
    Per questo pezzo di Sardegna hai da scegliere tra un paio di Ventaclub e parecchi Resort Privati. Io ho il mio, comodo e vicino a casa.
    Un’altra cosa figa è mandare un sms liberatorio agli amici rimasti in città, con dettagliata descrizione del sapore del sale sulle labbra e del caldo sole del tramonto. Quest’ultima cosa figa deve tener da conto della vendetta che prima o poi arriverà.
    Ulteriore cosa cool è vestire sandali francescani, costume multicolor brasiliano e casco in pelle, andando in moto per il corso di Budoni con al seguito modella polacca, ma questo se lo può permettere solo il Krine, padre fondatore di molte tendenze, anticipatore di mode e precursore di rivoluzioni culturali. Una cosa che dev'essere davvero figa è vestirsi come se fossi in centro a Milano, con tanto di tacco a spillo, per andare in spiaggia. Dico dev'essere perchè ho visto molte imprecanti donne traballare nella sabbia a bordo di scarpe da sera messe per raggiungere l'asciugamano.

    Mangiare pesce:
    I sardi di qui sono popolo di terra. Pastori, allevatori, disoccupati, politici, meccanici e qualche elettrauto. Non c’è un peschereccio nel raggio di centinaia di kilometri, i movimenti via mare sono patrimonio di immigrati siciliani e liguri. Escludendo le cozze allevate vicino al porto di Olbia (le famose cozze al cherosene), si deve supporre che il resto del pesce provenga da Milano surgelato. Nonostante i chiari messaggi dati dagli agriturismi, dove la cosa più di mare che fanno è la salsiccia di porco di alta montagna, in molti affollano i ristoranti che promettono “frittura del giorno” (omettendo di quale giorno si tratti). Mangiare pesce da queste parti è un tacito consenso all’ammissione di stupidità, una promessa non scritta di fedeltà all’idiozia del turista medio, quello per dire che mangia italiano a Dubai.

  8. #8
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    ma fortzis a custu italiota si d'anti koddau!

  9. #9
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    Predefinito purtroppo ha ragione

    Il forumista ha perfettamente ragione,conosco e frequento la zona per lavoro.
    Il pesce comunque non viene da Milano;lo fornisce a tutti (ristoratori e hotels) la Maar ditta di catering di Rimini e arriva da posti strani (Giappone-Korea etc) e da allevamenti italiani.
    Costantino e company sono ospiti (a gratis) di un hotel di S.Teodoro che si riempie grazie alla loro presenza di turisti sopratutto romani.
    Il Pata Pata e il Pata beach ( fortunatamente di proprietà sarda )hanno le cubiste polacche e i tronisti ogni sera.
    Negli Agriturismi per 40 euro si mangia sartizzu non sardo a fettine ,2 pezzetti di porchetto e vino travasato dai cartoni di 20 litri,sempre del catering.
    Non c'è da stupirsi,é cosi' non capisco di cosa ci si meravigli.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da gilgamesh Visualizza Messaggio
    Il forumista ha perfettamente ragione,conosco e frequento la zona per lavoro.
    Il pesce comunque non viene da Milano;lo fornisce a tutti (ristoratori e hotels) la Maar ditta di catering di Rimini e arriva da posti strani (Giappone-Korea etc) e da allevamenti italiani.
    Costantino e company sono ospiti (a gratis) di un hotel di S.Teodoro che si riempie grazie alla loro presenza di turisti sopratutto romani.
    Il Pata Pata e il Pata beach ( fortunatamente di proprietà sarda )hanno le cubiste polacche e i tronisti ogni sera.
    Negli Agriturismi per 40 euro si mangia sartizzu non sardo a fettine ,2 pezzetti di porchetto e vino travasato dai cartoni di 20 litri,sempre del catering.
    Non c'è da stupirsi,é cosi' non capisco di cosa ci si meravigli.
    A Fronte di qualche esattezza vi è una marea di idiozie impressionanti messe insieme per ridicolizzare e basta.
    Cavolo centra accanirsi sul cartello fine paese se quel cartello c'è dappertutto ... l'intento dell'abitante della Pannonia era quello di deridere a priori.
    Per lo più sono frasi vuote infarcite di provocazioni e cascando poi anche in imprecisioni. Cosa ha voluto far capire, che l'Ichnusa non è sarda ma milanese?
    Errore: Si produce in Sardegna, la sede sociale è a Milano ma la grana e della olandese Heineken. Quindi il Malanese deve stare muto!
    Con un po' di fantasia si riuscirebbe a fare (andando a cercarle) altrettanto per qualsiasi zona della terra. E Malano poi te la raccomando ....

 

 
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