CONSIGLI A GORDON BROWN
L’utile regina
Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 20 Agosto 2007 - OPINIONI
E’ ormai risaputo che nel credo liberale monarchia e impero sono concetti anacronistici. La prima incarna il principio ereditario che nessun pensatore moderno può accettare come base legittima di un governo; il secondo rappresenta qualcosa di peggio ancora, ovvero l’assoggettamento di popoli che dovrebbero governarsi da soli. In futuro il mondo si organizzerà su repubbliche basate sull’autodeterminazione, dove tutti i cittadini godranno dei medesimi diritti. Quando gli imperi saranno scomparsi e re e regine saranno andati in pensione, si aprirà un’era di pace duratura e la libertà sarà, per la prima volta, universale.
Questa favola possiede un certo suo fascino ingenuo che la rende cara ai benpensanti di tutti i partiti: trasforma le ironie della storia in un semplice dramma allegorico e in un’epoca che esige, più di ogni altra cosa, uno slancio emotivo, e non manca di suscitare un richiamo potente. Eppure quest'affabulazione liberale scaturisce da una massiccia semplificazione degli avvenimenti, e l’ideale dell’autodeterminazione da essa invocata si è rivelato, in pratica, assai pericoloso. Il tremendo fallimento che si dipana tuttora in Iraq deriva in parte dal fatto che nessuno dei fautori della guerra si è mai curato di appurare se lo Stato, governato da Saddam, fosse in grado di sopravvivere a un’improvvisa ventata di democrazia e, nel caso contrario, quali sarebbero state le conseguenze. (…)
L’opinione liberale si aggrappa all’ideale dell’autodeterminazione quasi fosse un articolo di fede, ma la verità è che la costruzione di uno stato-nazione è quasi sempre un processo sanguinoso. Gli Stati Uniti sono diventati uno Stato-nazione moderno dopo una feroce guerra civile, e la Francia dopo Napoleone. La Cina segue oggi una strada simile, e le conseguenze in Tibet non differiscono molto da un genocidio. La costruzione di una nazione è il progetto prototipo dei temi moderni, ma il risultato è spesso quello di scalzare i valori moderni di libertà personale e cosmopolitismo. Vale la pena riflettere sul fatto che le poche vere democrazie multinazionali che oggi esistono sono per la maggior parte monarchie e relitti d’imperi, la Spagna, il Canada e il Regno Unito, per esempio. Tranne che in queste reliquie irrazionali, in nessun angolo del mondo la democrazia è riuscita a fiorire a livello multi-nazionale.
Malgrado tutti i discorsi per accentuarne la legittimità, l’Unione Europea è – e a parer mio resterà – del tutto non democratica. La democrazia multi-nazionale si è incarnata nel modo più durevole solo nelle costituzioni pre-moderne.
Per fortuna, in Gran Bretagna non dobbiamo affrontare gli orrori che hanno accompagnato la nascita di Stato-nazione in altre parti del mondo. Tuttavia, sarebbe poco saggio dare per scontata la nostra buona sorte.
La monarchia che abbiamo oggi – un miscuglio di antichi retaggi e di telenovelas post moderne – può anche apparire assurda, ma consente a una società ancora gradevolmente diversificata di convivere pacificamente, senza troppe frizioni. La devoluzione della Scozia e del Galles e il processo di pace in Irlanda del Nord non hanno portato – come temevano i profeti di sventure – al crollo della struttura imperiale britannica. Anzi, con ogni probabilità l’hanno rafforzata. I liberali continuano a considerare l’assoggettamento alla regina un insulto alla loro dignità. Ma almeno le strutture arcaiche che ci governano non ci costringono a definire la nostra appartenenza per diritto di sangue, luogo di nascita o fede religiosa e ci proteggono dalla velenosa politica dell’identità.
Gordon Brown si è impegnato a modernizzare lo Stato e molti accarezzano la speranza che voglia introdurre una costituzione scritta. Come ha dimostrato l’Iraq, però, ricostruire un governo su un modello astratto raramente si è rivelato il modo più affidabile per tutelare i valori liberali. Speriamo che il primo ministro rifletta sulla storia e si limiti a migliorare il funzionamento di quella struttura sgangherata, ma insolitamente liberale, che abbiamo ereditato.




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