Sardegna, le Ferrovie dello Stato sono pronte a lasciare Protestano i sindacati, il caso arriva in Parlamento
I collegamenti su treno in Sardegna sono poco remunerativi e la liberalizzazione del servizio potrebbe portare a un disimpegno di Ferrovie dello Stato. Parola di Mauro Moretti, amministratore delegato della società di trasporto pubblico. Le linee ferroviarie sarde non garantiscono guadagni adeguati rispetto al resto del Paese, dove già le tariffe sono le più basse d'Europa. Parole che hanno provocato un polverone: i sindacati denunciano gli investimenti miliardari degli anni passati finiti nel nulla. E la questione approda anche in Parlamento con un'interrogazione presentata dal senatore Massimo Fantola.
Le tariffe ferroviarie italiane sono le più basse in Europa e non garantiscono la copertura dei costi di molte linee. Trecento treni, in tutto il Paese, sono in perdita. E la Sardegna è ultima tra gli ultimi. Tanto che per le Ferrovie privatizzazione e liberalizzazione nell'isola fanno rima con disimpegno. Parola di Mauro Moretti, amministratore delegato della società pubblica, alle prese con la ristrutturazione dell'azienda e la preparazione del piano industriale. Insomma, saranno lacrime e sangue per i sardi, costretti a viaggiare solo con pullman e auto: gli investimenti si faranno solo dove il numero di passeggeri garantisce i ricavi.
LE PAROLE DI MORETTI. L'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, infatti, ha spiegato in un intervista a un settimanale nazionale che «se si vuole l'apertura del mercato bisogna avere il coraggio di tagliare i treni che non guadagnano». «Nel 2006», ha affermato, «le mie tariffe erano in media di tre centesimi per passeggero a chilometro. Le ferrovie francesi ne chiedono 12,5. Per non parlare dei 30 centesimi delle inglesi. Poi lo Stato mi dà 6,6 centesimi: totale 10,1 per passeggero a chilometro. Chiedo di arrivare entro il 2011 a 14 centesimi di euro. E con quei soldi mi impegno a potenziare il trasporto regionale, concentrandomi sulle grandi città». Moretti però chiede libertà di scelta sui servizi da garantire: e i piccoli centri rischiano: «Se le Regioni vogliono approfittare della liberalizzazione e mettere a gara i trasporti del loro territorio, va benissimo, ma io alcune gare le voglio perdere. In Sardegna non partecipo. A chi vince passo il personale, gli vendo il materiale rotabile, e vado a investire in Eurostar tra Roma e Milano. La verità», conclude, «è che a questi prezzi non viene nessuno». Nel pomeriggio di ieri, l'ufficio stampa ha precisato «che non esiste al momento alcuna volontà concreta di restar fuori da un'eventuale gara per l'assegnazione dei servizi ferroviari in Sardegna». Quello sardo, insomma, non sarebbe altro che un esempio, «per citare un territorio dove, essendoci tra l'altro solo traffico regionale, gli introiti da traffico sono inferiori alla media nazionale». Resta il fatto che il processo di liberalizzazione in Sardegna rischia di tradursi nella cancellazione del 70% delle tratte esistenti (solo la Cagliari-Oristano e la Cagliari-Carbonia hanno livelli adeguati di traffico).
LE REAZIONI. Anni e anni di investimenti sbagliati hanno portato dunque a un vero allarme. «Sono stati spesi miliardi per l'elettrificazione della rete e, più di recente, per il controllo centralizzato dell'intera rete sarda da Cagliari», denuncia Sandro Bianco, della Cgil-Trasporti, «e ora si pensa a smantellare. Ma le Ferrovie dovranno fare i conti con noi e con i 1200 dipendenti ancora presenti in Sardegna». La conferma che il Governo ha previsto investimenti sulle ferrovie sarde arriva dall'assessore regionale Sandro Broccia, che incontrerà Moretti a settembre: «Prima della liberalizzazione, la Regione deve ancora firmare il contratto di servizio per stabilire le modalità del trasporto in Sardegna», ricorda dopo aver riconosciuto che al momento poche linee sono competitive nell'isola. E spetterà proprio all'amministrazione sarda fissare le regole sulla destinazione dei 30/35 milioni che attualmente vengono versati alle Ferrovie. Nelle ultime intese Stato-Regione, tuttavia, sono stati inseriti «almeno tre accordi di programma quadro sui trasporti che sono rimasti sempre lettera morta», denuncia Giovanni Matta, segretario regionale della Cisl. I sindacati insistono sul fatto che il trasporto ferroviario debba essere l'asse portante, «del trasporto pubblico locale», aggiunge Matta, «ma se n'è fatto nulla».
Il polverone sollevato da Moretti, tuttavia, è già approdato in Parlamento, e più precisamente al Senato, dove Massimo Fantola, leader dei Riformatori sardi ha presentato subito un'interrogazione. «Le parole di Moretti», denuncia, «mostrano un'inversione di tendenza rispetto a una serie di progetti messi in campo, tanto più che lo Stato sta delegando alle Regioni la gestione dei trasporti. E la Sardegna viene sempre più penalizzata». Riammessa ai benefici delle Autostrade del mare solo per le rotte interne, «non si può cancellare il principio di sussidiarietà, eliminando la mobilità verso l'isola e al suo interno», aggiunge Fantola. Antonio Attili, deputato ulivista della Commissione trasporti, non piccona il ragionamento di Moretti: «Da un punto di vista economico è giusto». Ma sulle tratte poco remunerative ha una sua ricetta: «È lo Stato che deve garantire le risorse, non può essere altrimenti, se non si vuole correre il rischio di portare le tariffe alle stelle». L'altra soluzione è appunto quella di abbandonare alcuni collegamenti, ma verrebbero meno i servizi essenziali «e le liberalizzazione avrebbero dunque lo scopo solo di svendere i servizi ai centri di potere, senza garanzie per i servizi minimi», sostiene il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Giorgio La Spisa. E per i sardi saranno veramente lacrime e sangue.
GIUSEPPE DEIANA
24/08/2007 10:02
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