
Originariamente Scritto da
canefantasma
Fino a che punto è giusto lasciar vivere, accettare la morale "altra", anche quando è distante e lontana, anche quando ci pare aberrante ed incomprensibile?
Il comunismo, essendo una dottrina universalista, non è, forse e comunque, un movimento globalizzante anche quando da sinistra critica la globalizzazione?
E mi riallaccio ai tanti che in questo forum propongono "organizzazione mondiale delle risorse", stato comunista globale, ecc.., cioè una unica morale per tutto il pianeta.
Ciò che il capitalismo, o la Tecnica,all'odierno, sono ormai riusciti a fare..
IL VIZIO OSCURO DELL’OCCIDENTE
Alcuni giorni dopo l’esecuzione di Saddam Hussein nacque una discussione con un amico di Rifondazione.
Io dicevo che nonostante trovassi aberrante e ripugnante la pena di morte, capivo che la cultura araba era fondata su valori, storia e tradizioni, diversi dai nostri, e che la società irakena nutriva sensibilità antitetiche a quelle moderne ed europee.
A parer mio l’ingerenza era indebita, e faceva parte di quel “
Vizio Oscuro dell’Occidente“, per dirla con Massimo Fini, che crede di incarnare il
Bene, la
Verità, il
Giusto, e si prefigge di esportarli.
Lui mi rispose, confermando tutte le mie convinzioni, che dire “no alla pena di morte” non è un valore dell’Occidente superiore, ma è “un valore e basta”.
Ma questo è dogmatismo: è l’affermazione della “
Cosa in sé”, della “
Verità in sé”, di un valore che trascende l’uomo, l’individuo, la società, la cultura, la comunità, la storia.
L’ etica non è mai un assoluto, perché diviene valore solo se condivisa dagli individui che compongono la comunità, solo se è in relazione all’ambiente, alla cultura, alla storia della società in cui è praticata.
Ogni altra via -ogni volontà di affermare una Verità in sé- conduce all’integralismo, perché se si crede di essere il
Bene, allora il diverso, chi non si omologa alla nostra morale- è il
Male.
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