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  1. #1
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    Predefinito No global? Fino a che punto?

    Fino a che punto è giusto lasciar vivere, accettare la morale "altra", anche quando è distante e lontana, anche quando ci pare aberrante ed incomprensibile?
    Il comunismo, essendo una dottrina universalista, non è, forse e comunque, un movimento globalizzante anche quando da sinistra critica la globalizzazione?

    E mi riallaccio ai tanti che in questo forum propongono "organizzazione mondiale delle risorse", stato comunista globale, ecc.., cioè una unica morale per tutto il pianeta.
    Ciò che il capitalismo, o la Tecnica,all'odierno, sono ormai riusciti a fare..

    IL VIZIO OSCURO DELL’OCCIDENTE





    Alcuni giorni dopo l’esecuzione di Saddam Hussein nacque una discussione con un amico di Rifondazione.


    Io dicevo che nonostante trovassi aberrante e ripugnante la pena di morte, capivo che la cultura araba era fondata su valori, storia e tradizioni, diversi dai nostri, e che la società irakena nutriva sensibilità antitetiche a quelle moderne ed europee.


    A parer mio l’ingerenza era indebita, e faceva parte di quel “Vizio Oscuro dell’Occidente“, per dirla con Massimo Fini, che crede di incarnare il Bene, la Verità, il Giusto, e si prefigge di esportarli.
    Lui mi rispose, confermando tutte le mie convinzioni, che dire “no alla pena di morte” non è un valore dell’Occidente superiore, ma è “un valore e basta”.


    Ma questo è dogmatismo: è l’affermazione della “Cosa in sé”, della “Verità in sé”, di un valore che trascende l’uomo, l’individuo, la società, la cultura, la comunità, la storia.


    L’ etica non è mai un assoluto, perché diviene valore solo se condivisa dagli individui che compongono la comunità, solo se è in relazione all’ambiente, alla cultura, alla storia della società in cui è praticata.
    Ogni altra via -ogni volontà di affermare una Verità in sé- conduce all’integralismo, perché se si crede di essere il Bene, allora il diverso, chi non si omologa alla nostra morale- è il Male.



    www.michelebellingeri.it

  2. #2
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    Predefinito

    Veramente sono decenni su decenni che si parla di vie locali al comunismo e di processo rivoluzionario incentrato sulle caratteristiche storiche, politiche, sociali, antropologiche e geografiche di un singolo popolo e paese.
    Non vedo questa pretesa uniformità che appiattirebbe le differenze suddette in maniera forzosa e arbitraria nè alcuna corrispondenza con il modello di globalizzazione proposto dall'Occidente imperialista.
    L'internazionalismo è molto diverso dal suprematismo politico e culturale della globalizzazione.
    Soprattutto mi lascia perplesso leggere che tu veda questa tendenza proprio qui dentro, il forum dei comunisti nazionalitari.

    A luta continua

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    E mi riallaccio ai tanti che in questo forum propongono "organizzazione mondiale delle risorse",
    Tanti? Non mi pare proprio. Magari!

    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    stato comunista globale,
    No, niente stati.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  4. #4
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    Tanti? Non mi pare proprio. Magari!
    Comunque Sandokan più o meno quelle posizioni difende, nella discussione sulla decrescita. E lo fa in modo molto interessante perché involontariamente mostra che la scienza economica di ridistribuzione delle risorse trascina tutto un carrello di valori nientemeno occidentali.

    Per esempio se per evitare la diseconomia si deve saper produrre e concentrare al meglio tali o tali specialisti in dato luogo, che impiega necessariamente una concezione della vita dove, per esempio, non è importante ricevere dal padre il suo mestiere, o vivere sulle terre degli antenati, o usare di altri modi e costumi che quelli locali. Dietro questo si prospetta una concezione dell'individuo che non è per niente naturale, ma al contrario costruita e imposta dal dominio del capitale.

    Dunque io non solo dico che si deve rifiutare la globalizzazione, ma dico anche che se si intende per "comunismo" il significato "la globalizzazione meno i suoi difetti" allora si deve combattere anche questa concezione del comunismo.

    Il comunismo è distruzione del capitale, emergere di rapporti umani non mediatizzati, e dunque piena espressione delle particolarità culturali.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Tanti? Non mi pare proprio. Magari!


    No, niente stati.
    Appiattimento totale.
    Paradiso in terra dunque?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    Fino a che punto è giusto lasciar vivere, accettare la morale "altra", anche quando è distante e lontana, anche quando ci pare aberrante ed incomprensibile?
    Il comunismo, essendo una dottrina universalista, non è, forse e comunque, un movimento globalizzante anche quando da sinistra critica la globalizzazione?

    E mi riallaccio ai tanti che in questo forum propongono "organizzazione mondiale delle risorse", stato comunista globale, ecc.., cioè una unica morale per tutto il pianeta.
    Ciò che il capitalismo, o la Tecnica,all'odierno, sono ormai riusciti a fare..

    IL VIZIO OSCURO DELL’OCCIDENTE





    Alcuni giorni dopo l’esecuzione di Saddam Hussein nacque una discussione con un amico di Rifondazione.


    Io dicevo che nonostante trovassi aberrante e ripugnante la pena di morte, capivo che la cultura araba era fondata su valori, storia e tradizioni, diversi dai nostri, e che la società irakena nutriva sensibilità antitetiche a quelle moderne ed europee.


    A parer mio l’ingerenza era indebita, e faceva parte di quel “Vizio Oscuro dell’Occidente“, per dirla con Massimo Fini, che crede di incarnare il Bene, la Verità, il Giusto, e si prefigge di esportarli.
    Lui mi rispose, confermando tutte le mie convinzioni, che dire “no alla pena di morte” non è un valore dell’Occidente superiore, ma è “un valore e basta”.


    Ma questo è dogmatismo: è l’affermazione della “Cosa in sé”, della “Verità in sé”, di un valore che trascende l’uomo, l’individuo, la società, la cultura, la comunità, la storia.


    L’ etica non è mai un assoluto, perché diviene valore solo se condivisa dagli individui che compongono la comunità, solo se è in relazione all’ambiente, alla cultura, alla storia della società in cui è praticata.
    Ogni altra via -ogni volontà di affermare una Verità in sé- conduce all’integralismo, perché se si crede di essere il Bene, allora il diverso, chi non si omologa alla nostra morale- è il Male.



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    A me sembra che la tua analisi, nell'esempio concreto che citi, sia quanto meno incongruente.
    Si parla dell'omicidio di Saddam Hussein, legittimo capo di uno Stato invaso senza nemmeno il corollario di un "avvallo" delle odierne e devastate "Nazioni Unite", come se si parlasse dell'esecuzione di un "qualsiasi" maniaco pluriomicida.
    Non va bene.
    Se si vuole "criticare" la mentalità e la prassi dello "occidente", intendendo con questo concetto il dominio imperiale avente il suo epicentro decisionale negli States, bisogna anche soffermarsi su come questo stesso "occidente" vada a "leggere" e "rappresentare" la realtà che lo circonda ed entro la quale, imperialisticamente, agisce.
    Non vi è nemico degli USA che non sia trasformato, ipso facto, nel "male assoluto", epicentro di ogni biblica nequizia, fonte di ogni malefica contaminazione nel mondo.
    Il primo atto di guerra compiuto dall'imperialismo verso un paese considerato come ostile, è un atto di "guerra psicologica": il nemico viene "hitlerificato", cioè sottoposto ad un processo di brutalizzazione mediatica il quale, nel tempo, riesce ad interagire "efficacemente"(un "feedback" o "rispondenza" elevatissima) con le masse occidentali, ormai caratterizzate dall'avere una "coscienza razionale" del tutto articolata secondo gli standards della propaganda.
    La questione non è mai che un "nemico" è tale e basta, per gli occidentali: il nemico "deve" rappresentare la "nemesi", tutto ciò che di contrario può esistere rispetto ai "valori"(d'uso e di scambio) ed al modello societario occidentale ("il nemico perfetto").
    Milosevic diviene il novello "Hitler dei balcani", autore di massacri orrendi a sfondo etnico: poco importa poi che questi eccidi mai siano stati dimostrati in sede di Corte dell'Aja; se lo dicono i media, "embedded"(cioè, "veline" del potere politico-finanziario), deve essere così.
    Saddam Hussein prima e Ahmadinejhad dopo, divengono i "novelli Hitler del medio oriente": con tutta una sequela di disinformazione scientifica, che arriva persino a legittimare l'olocausto (chiamo le cose con il loro nome) di un milione e mezzo di iracheni (500.000 neonati e bambini) posto in essere dall'occidente con le tecniche "omnicide" dell'embargo (sui farmaci e sulle macchine ospedaliere) e della deliberata contaminazione radioattiva (le armi al U-238 sono "termoplastiche", ciò a dire che sono costruite affinchè nel momento della deflagrazione il materiale radioattivo diventi "polvere" finissima in grado di contaminare aria, acqua e terra).
    Così l'intera storia del novecento viene riletta secondo queste categorie manichee, ipocrite, trasudanti un "luciferismo" esponenzialmente più perverso di quello nazista.
    Tutto ciò che non è "occidente" è "male": questa è, alfine, la "chiusura", l'apice conclusivo della propaganda occidentale.
    E tutto ciò che è male si può distruggere, tanto più se il distruggerlo serve per mantenere il "nostro stile di vita" ("giustamente" i telegiornali si scandalizzano per l'atropina che inquina la "sana" cocaina che ogni sabato tirano i "nostri ragazzi", degni figli allevati da genitori "vuoti" come una camera d'aria).
    Ti posso assicurare che il Presidente Saddam Hussein fa volentieri a meno del pietismo lurido di quattro straccioni che definire "social-imperialisti" è già atto gravido di eccessiva pietas.
    Per cambiare le cose non serve partire dall'impossibile, sarebbe più facile di quanto usualmente si pensi: perchè non le strutture devono cambiare, prima di cambiare ciò che è sovra-struttura, ma le coscienze devono cambiare innanzitutto.
    Non occorre essere "marxisti-leninisti"(in occidente concetto ormai interno anch'esso allo spettacolo), per capire che Hamas o Hizb'Allah non sono le riedizioni "dal sapor mediorientale" delle Shultz Abteilunghen.
    Non occorre essere super-rivoluzionari, tipo "Compagno Folagra", per comprendere che sostanziali mutamenti nell'assetto sociale, politico ed internazionale sono plausibili anche conformemente all'attuale assetto sociale, senza attendere la (ormai) mistico-magica "dittatura del proletariato".
    Non occorre avere la laurea in filosofia, per comprendere che il concetto di "umanità", sia pure se svuotato dei significati capitalistici, non può non essere proprio di chi si impegna per una società migliore.
    Il mondo, dicono gli astronauti, visto dallo spazio è estremamente piccolo: necessariamente, in questo mondo, il destino di uno, è il destino di tutti.
    L'uomo non è variante della natura, soggetto in toto alle leggi di natura (che sono "efficaci", ma non "giuste"): qualcosa lo distingue, lo rende diverso, creativo; se questo qualcosa, che è coscienza, è tale in tutti per nascita (perchè così è), ne consegue che la "fratellanza", intesa come condivisione di alcuni fondamentali "diritti qualitativi alla vita", non può essere estromessa da alcun ragionamento politico.
    Questo non vuol dire "negare le specificità"; vuol dire al contrario che c'è un limite anche al relativismo, che esiste la legittimità di un percorso veritativo.
    Finchè un solo essere umano patirà la fame, l'ignoranza o l'oppressione, non vi potrà essere pace, nè giustizia.
    Questo non vuol dire negare le specificità delle diverse "identità storiche", perchè in questo mondo, ognuna di queste specificità è un "mondo a sé stante", una storia, una manifestazione di vita.

    Invece di discutere della sorte di un uomo, di un combattente caduto da eroe per mano dei suoi nemici (e non del suo popolo, concetto che manca nello scritto da te riportato), non sarebbe meglio andare "là fuori", ed insegnare, cominciare ad insegnare ai "nostri ragazzi" che cosa è il "rispetto per la vita umana"?
    Anzi, si dovrebbe cominciare da "che cosa è la vita umana".

    "Forse nel mondo di oggi sono difficili le rivoluzioni, ma sicuramente sono necessari i cambiamenti", Fidel Castro Ruz.

    Cordiali saluti
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner Visualizza Messaggio
    Il comunismo è distruzione del capitale, emergere di rapporti umani non mediatizzati, e dunque piena espressione delle particolarità culturali.
    Sì, ma con le risorse naturali e artificiali del pianeta possedute e controllate democraticamente da tutti (a livello locale, regionale e infine mondiale) per il beneficio di tutti nel rispetto delle diversità.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Shardana Ruju Visualizza Messaggio
    A me sembra che la tua analisi, nell'esempio concreto che citi, sia quanto meno incongruente.
    Si parla dell'omicidio di Saddam Hussein, legittimo capo di uno Stato invaso senza nemmeno il corollario di un "avvallo" delle odierne e devastate "Nazioni Unite", come se si parlasse dell'esecuzione di un "qualsiasi" maniaco pluriomicida.
    Non va bene.
    Se si vuole "criticare" la mentalità e la prassi dello "occidente", intendendo con questo concetto il dominio imperiale avente il suo epicentro decisionale negli States, bisogna anche soffermarsi su come questo stesso "occidente" vada a "leggere" e "rappresentare" la realtà che lo circonda ed entro la quale, imperialisticamente, agisce.
    Non vi è nemico degli USA che non sia trasformato, ipso facto, nel "male assoluto", epicentro di ogni biblica nequizia, fonte di ogni malefica contaminazione nel mondo.
    Il primo atto di guerra compiuto dall'imperialismo verso un paese considerato come ostile, è un atto di "guerra psicologica": il nemico viene "hitlerificato", cioè sottoposto ad un processo di brutalizzazione mediatica il quale, nel tempo, riesce ad interagire "efficacemente"(un "feedback" o "rispondenza" elevatissima) con le masse occidentali, ormai caratterizzate dall'avere una "coscienza razionale" del tutto articolata secondo gli standards della propaganda.
    La questione non è mai che un "nemico" è tale e basta, per gli occidentali: il nemico "deve" rappresentare la "nemesi", tutto ciò che di contrario può esistere rispetto ai "valori"(d'uso e di scambio) ed al modello societario occidentale ("il nemico perfetto").
    Milosevic diviene il novello "Hitler dei balcani", autore di massacri orrendi a sfondo etnico: poco importa poi che questi eccidi mai siano stati dimostrati in sede di Corte dell'Aja; se lo dicono i media, "embedded"(cioè, "veline" del potere politico-finanziario), deve essere così.
    Saddam Hussein prima e Ahmadinejhad dopo, divengono i "novelli Hitler del medio oriente": con tutta una sequela di disinformazione scientifica, che arriva persino a legittimare l'olocausto (chiamo le cose con il loro nome) di un milione e mezzo di iracheni (500.000 neonati e bambini) posto in essere dall'occidente con le tecniche "omnicide" dell'embargo (sui farmaci e sulle macchine ospedaliere) e della deliberata contaminazione radioattiva (le armi al U-238 sono "termoplastiche", ciò a dire che sono costruite affinchè nel momento della deflagrazione il materiale radioattivo diventi "polvere" finissima in grado di contaminare aria, acqua e terra).
    Così l'intera storia del novecento viene riletta secondo queste categorie manichee, ipocrite, trasudanti un "luciferismo" esponenzialmente più perverso di quello nazista.
    Tutto ciò che non è "occidente" è "male": questa è, alfine, la "chiusura", l'apice conclusivo della propaganda occidentale.
    E tutto ciò che è male si può distruggere, tanto più se il distruggerlo serve per mantenere il "nostro stile di vita" ("giustamente" i telegiornali si scandalizzano per l'atropina che inquina la "sana" cocaina che ogni sabato tirano i "nostri ragazzi", degni figli allevati da genitori "vuoti" come una camera d'aria).
    Ti posso assicurare che il Presidente Saddam Hussein fa volentieri a meno del pietismo lurido di quattro straccioni che definire "social-imperialisti" è già atto gravido di eccessiva pietas.
    Per cambiare le cose non serve partire dall'impossibile, sarebbe più facile di quanto usualmente si pensi: perchè non le strutture devono cambiare, prima di cambiare ciò che è sovra-struttura, ma le coscienze devono cambiare innanzitutto.
    Non occorre essere "marxisti-leninisti"(in occidente concetto ormai interno anch'esso allo spettacolo), per capire che Hamas o Hizb'Allah non sono le riedizioni "dal sapor mediorientale" delle Shultz Abteilunghen.
    Non occorre essere super-rivoluzionari, tipo "Compagno Folagra", per comprendere che sostanziali mutamenti nell'assetto sociale, politico ed internazionale sono plausibili anche conformemente all'attuale assetto sociale, senza attendere la (ormai) mistico-magica "dittatura del proletariato".
    Non occorre avere la laurea in filosofia, per comprendere che il concetto di "umanità", sia pure se svuotato dei significati capitalistici, non può non essere proprio di chi si impegna per una società migliore.
    Il mondo, dicono gli astronauti, visto dallo spazio è estremamente piccolo: necessariamente, in questo mondo, il destino di uno, è il destino di tutti.
    L'uomo non è variante della natura, soggetto in toto alle leggi di natura (che sono "efficaci", ma non "giuste"): qualcosa lo distingue, lo rende diverso, creativo; se questo qualcosa, che è coscienza, è tale in tutti per nascita (perchè così è), ne consegue che la "fratellanza", intesa come condivisione di alcuni fondamentali "diritti qualitativi alla vita", non può essere estromessa da alcun ragionamento politico.
    Questo non vuol dire "negare le specificità"; vuol dire al contrario che c'è un limite anche al relativismo, che esiste la legittimità di un percorso veritativo.
    Finchè un solo essere umano patirà la fame, l'ignoranza o l'oppressione, non vi potrà essere pace, nè giustizia.
    Questo non vuol dire negare le specificità delle diverse "identità storiche", perchè in questo mondo, ognuna di queste specificità è un "mondo a sé stante", una storia, una manifestazione di vita.

    Invece di discutere della sorte di un uomo, di un combattente caduto da eroe per mano dei suoi nemici (e non del suo popolo, concetto che manca nello scritto da te riportato), non sarebbe meglio andare "là fuori", ed insegnare, cominciare ad insegnare ai "nostri ragazzi" che cosa è il "rispetto per la vita umana"?
    Anzi, si dovrebbe cominciare da "che cosa è la vita umana".

    "Forse nel mondo di oggi sono difficili le rivoluzioni, ma sicuramente sono necessari i cambiamenti", Fidel Castro Ruz.

    Cordiali saluti
    Hai detto tanto di giusto, ma quasi tutto fuori tema.
    L'uomo Sadda c'entra poco, la riflessione premeva sulla omologazione ai valori occidentali di tutto ciò che non è Occidente.
    Fosse stata la morte di un "plurionicida" qualsiasi non sarebbe cambiato nulla.
    Si devono rispettare le culture altre anche quando ciò che praticano, sempre che rimanga nei loro confini e lontano dai nostri, ci appare insensato ed aberrante, ed intendiamo questo un principio non un Assoluto.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Sì, ma con le risorse naturali e artificiali del pianeta possedute e controllate democraticamente da tutti (a livello locale, regionale e infine mondiale) per il beneficio di tutti nel rispetto delle diversità.
    Non reputo positive queste forme di governo mondiale, capisco però che il fenomeno dell' "inquinamento" globale e del surriscaldamento del pianeta richiedono una regia che coinvolga la popolazione mondiale.

    Il pensare però di distribuire e redistribuire è però un eccesso, immaginate se tutta la terra e tutte le popolazioni del cosidetto "terzo mondo" tenessero il nostro stile di vitamero di auto, cemento, utilizzo di combustibili fossili, ecc..: sarebbe un collasso planetario.

    Con questo non voglio affermare la bontà del sistema esistente (che disprezzo) , ma sottolineare l'incongruenza del Progressismo che vuole la Tecnica per la massa, e la nostra stessa Tecnica per il globo intero.
    E' inconcepibile.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    Non reputo positive queste forme di governo mondiale, capisco però che il fenomeno dell' "inquinamento" globale e del surriscaldamento del pianeta richiedono una regia che coinvolga la popolazione mondiale.
    E il fenomeno delle migliaia di persone che, in un mondo di potenziale abbondanza, ogni giorno muoiono di fame, per mancanza di acqua pulita o di cure sanitarie di base?

    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    Il pensare però di distribuire e redistribuire è però un eccesso, immaginate se tutta la terra e tutte le popolazioni del cosidetto "terzo mondo" tenessero il nostro stile di vitamero di auto, cemento, utilizzo di combustibili fossili, ecc..: sarebbe un collasso planetario.
    Chiaramente lo stile di vita sarebbe un altro, ma per consapevolezza, non per imposizione.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

 

 
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