Studio a Seattle. Lo scienziato italiano: migliora la funzionalità del muscolo
Staminali nel cuore dopo l’infarto
«Per la prima volta si guarisce»
Iniezione di cellule embrionali nei topi, l’esperimento ha successo Il «Financial Times»: le malattie cardiache? Nuovo business
MILANO — Una volta nel cuore non muoiono, anzi. Si moltiplicano, cominciano a funzionare e curano l’infarto: sono cellule staminali embrionali umane «trasformate» in cellule cardiache. Ricambi «originali al 100 per cento» per un organo danneggiato dalla mancanza improvvisa di ossigeno. Finora i beneficiari della nuova e, dicono i ricercatori, rivoluzionaria terapia sono i ratti, ma nel giro di due anni cominceranno le sperimentazioni sull’uomo. Con buone prospettive di successo. «Un lavoro molto interessante, i ricercatori sono serissimi » dice Giulio Pompilio dell’Istituto Cardiologico Monzino di Milano, commentando la ricerca pubblicata su Nature Biotechnology e coordinata da Chuck Murry alla Washington University di Seattle.
È la prima volta, infatti, che staminali embrionali, trasformate in cardiomiociti (che sono appunto le cellule muscolari cardiache), vengono usate come terapia rigenerativa ed è la prima volta che queste cellule vengono iniettate nel cuore insieme a un cocktail di farmaci che ne facilita l’ambientamento e ne aumentano la sopravvivenza. Con un risultato, fondamentale quando si deve poi pensare alla possibilità di curare pazienti: che il trapianto di cellule consente al cuore di riprendere vigore e di pompare con più efficacia il sangue. «Siamo riusciti—ha spiegato Murry—a trasformare in laboratorio il 90 per cento delle cellule staminali embrionali umane in cellule cardiache grazie a proteine della crescita. Poi abbiamo iniettato queste cellule nel cuore degli animali insieme a un cocktail di "fattori di sopravvivenza" capaci di creare l’ambiente adatto a riceverle e di farmaci che ne impedissero la morte e abbiamo ottenuto l’attecchimento nel 100 per cento dei casi. Spesso gli insuccessi di questi trapianti sono proprio dovuti alla morte delle cellule trapiantate, un problema che va superato ».
Nel futuro della terapia dell’infarto ci sarà dunque un’iniezione di cardiomiociti? «Diciamo che le cellule del futuro sono proprio i cardiomiociti— spiega Pompilio che al Monzino dirige l’Unità di ricerca di terapia rigenerativa cardiovascolare —. Sono quelle che offrono le prospettive migliori. Possono essere prodotte a partire dalle staminali embrionali umane, come in questo studio, ma con i soliti problemi da risolvere come il rigetto. Oppure possono essere ricavate dal cuore stesso del paziente: noi lo stiamo facendo al Monzino, ma non sono ancora state sperimentate sull’uomo. Il primo ricercatore a farlo potrebbe essere Piero Anversa, negli Stati Uniti».
Gli studi di terapia cellulare dell’infarto, in corso nel mondo, sono numerosissimi, ma tutti utilizzano o cellule del muscolo scheletrico o cellule staminali adulte del midollo osseo. I risultati sembrano promettenti, ma, per ora, non sono eccezionali. «Promettenti — dice Pompilio — significa che un beneficio c’è, che la funzione del cuore migliora e che arriva più sangue nelle aree danneggiate dall’infarto. Ma occorrono altri studi negli animali e nell’uomo. Anche quest’ultimo risultato va verificato, perché spesso i piccoli animali reagiscono meglio di altri a terapie di questo tipo».
E poi c’è anche da valutare qual è il sistema migliore per somministrare le cellule: perché si possono iniettare direttamente nel cuore mentre si sta facendo un bypass, oppure nelle coronarie con un catetere durante un’angioplastica con il palloncino (come sta facendo il gruppo di Francoforte, uno dei più avanzati nelle sperimentazioni cliniche); oppure, sempre con un catetere che arriva al cuore, direttamente nelle zone colpite dall’infarto (tecnica, quest’ultimausata all’Heart Texas Institute di Houston). Un dato, però, è certo: dietro queste ricerche ci stanno interessi enormi. Lo studio della Washington University è stato condotto con la collaborazione della Geron, un’industria biotecnologica americana (e insieme, le due istituzioni, avranno già brevettato la procedura), la notizia è stata data con un articolo in prima pagina sul Financial Times che dice: «Se i dati dello studio saranno confermati dai trial clinici, le malattie di cuore diventeranno un mercato multimilionario per le terapie cellulari.
Adriana Bazzi
28 agosto 2007




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