
Originariamente Scritto da
Pietro Aretino
Kompagni, la Fictionsss RAI equa e solidale!
Episodio I: La Festa dell'Unità.
Premessa: giusto un anno fa presentavo sul Giulivo il primo episodio della rivoluzionaria Fictionsss RAI “Kompagni”. La prima puntata, intitolata “La Festa dell’Unità” rappresentava l’ideale inizio di un viaggio senza speranza nella vita (e nella desolante scatola cranica) dei komunisti, con i loro dogmi ideologici, i loro riti, la loro tolleranza a senso unico, i loro fallimenti umani e politici, sempre ed irrimediabilmente uguali a sé stessi, immutabili, anche di fronte all’evidenza più sfacciata dei fatti e della storia.
La Festa dell’Unità è un rito cui i kompagni non possono esimersi, un po’ come il Ramadan per i musulmani (prosciutto e vino a parte) e per il quale il vero komunista è pronto a sacrificare quel minimo di tempo, di denaro e di neuroni che il Partito non gli ha già succhiato via in mille altri modi.
A distanza di un anno - ohibò! - si vocifera su una possibile cancellazione della Festa dell’Unità per far posto ad una nuova
kermesse patrocinata da quel nebbioso universo politico-umanoide che fa capo al nascituro PD. Forse che ai tavoli si consumeranno tonellate di nutella al posto dei tradizionali salami? Fish & chips al posto del cacciucco alla livornese? Latte di cammella (bevanda multiculturale) al posto del lambrusco? Insomma, il DNA dei komunisti subirà un’irrimediabile mutazione? E di che tipo?
Risposta: tranquilli, i komunisti possono cambiare nome e la Festa dell’Unità trasformarsi in un evento ekumeniko, ma il cervello dei kompagni resterà sempre lo stesso
in secula seculorum amen!
E allora, carissimi, godetevi la riedizione del primo episodio della Fictionsss “Kompagni”, consapevoli che se anche si rendesse necessaria una modifica del titolo, il succo della storia resterà sempre il medesimo.
Buona visione!
Pietro Aretino
Kompagni
Ecco in anteprima mondiale la nuova fiction della RAI, intitolata “Kompagni”. Attraverso storie di vita vissuta in alcune famiglie toscane di provata fede demokratica, la serie ci fa scoprire la vita di quell’Italia giusta, solidale, onesta, ulivista, moralmente superiore che tutto il mondo vuol prendere ad esempio, specie nel modo di arricchirsi coi soldi degli altri. L’episodio di apertura è diretto, manco a dirlo, da Nanni Moretti.
Episodio I – La Festa dell’Unità
Giugno 2006. In casa Cioni fervono i preparativi per la prossima Festa dell’Unità di Bagno a Ripoli (FI). Libero, padre di famiglia, ha preso 5 giorni di ferie, rinunciando così ad una settimana al mare con la famiglia, per aiutare i kompagni ad organizzare la tradizionale kermesse estiva presso il Parco “P. Togliatti” del piccolo borgo alle porte di Firenze. Il suo compito è quello di montare gli stands gastronomici e gli impianti elettrici, nonostante non abbia alcuna competenza in materia. Proprio l’anno precedente il kompagno Bigazzi, capocellula della sezione di Compiobbi (un paesino accanto) era rimasto folgorato a causa di un filo scoperto mentre provvedeva ad allacciare l’alimentazione generale al capannone della tombola. Libero, in occasione del funerale, oltre a tentare di consolare la vedova dicendole che morire per il Partito è un onore riservato a pochi, prometteva all’Assessore Provinciale agli Appalti Truccati, il dott. Antonio Depetris, di occuparsi lui della cosa in futuro, anche a rischio di fare la stessa fine. La vedova Bigazzi approfittava quindi per mandare affan**** Libero e l’Assessore in un colpo solo.
La moglie di Libero, Wanda, insegnante di Filosofia Teoretica all’Università della Terza Età di Pontassieve (FI), si è intanto data malata, con la complicità del medico della USL, la kompagna Rosy Bindolis, che le ha firmato un certificato in bianco, anzi diciamo pure vergine. Poco importa se i vecchietti non potranno sostenere esami fino a Settembre, tanto le elezioni sono lontane. Wanda si occuperà della segreteria, delle forniture dalla vicina Ipercoop e dei bilanci, sia ufficiali che al nero, della manifestazione.
La figlia, Guevara Cioni, ha invece deciso di posticipare gli esami biennali per preparare il cartellone musicale, vera attrazione della Festa. Grazie ad una serie di viaggi sponsorizzati dal Comune di Firenze, ovviamente con denaro pubblico, Guevara ha trotterellato in vari Paesi e continenti per ramazzare il meglio (o il peggio, a seconda dei gusti) delle bands terzomondial – sinistrorse – punkabbestia – reggae-metal – antimperailiste, fra cui spiccano i “kamikaze”, band di punta della scena iraniana, i “mitralleros” del Chiapas e i “Mòlti-di-fame” dello Xiniang. Poco importa se gli esami universitari aspettano, tanto i prof sono tutti kompagni e una mini-sessione ad personam ad inizio settembre possono sempre organizzarla.
Tutto sembra procedere per il meglio quando il figlio, Leonildo Iotto Cioni, che aveva dato la sua disponibilità agli amici del circolo ARCI per pulire i cessi durante la Festa in cambio di un buono sconto del 5% in tutti i magazzini COOP fino a natale, torna sui suo passi ed annuncia che a pulire i cessi ci mandino pure qualcun altro.
Di fronte a quest’atto di insubordinazione contro-rivoluzionaria il padre va su tutte le furie, minacciando il figlio di sequestrargli le molotov faticosamente fabbricate per rivenderle al più vicino centro culturale islamico. Leonildo, per tutta risposta, lo manda in c*** e parte sgommando sulla sua fiammante Honda 900, acquistata spacciando eroina nel vicino Centro Sociale Firenze Sud.
Ma i guai non vengono mai soli. Venuti a conoscenza dei fatti, i kompagni sindacalisti dell’ufficio distaccato delle Poste di Bagno a Ripoli si presentano a casa Cioni, minacciando Libero di licenziamento in caso il figlio non rientri nei ranghi.
La situazione sembra farsi disperata, quando, a seguito del’ennesimo litigio fra padre e figlio, Leonildo non sgomma di nuovo con la sua Honda 900, investendo in pieno un vecchietto lungo il viale principale del Paese, ad una velocità presunta di circa 170 kmh.
La situazione pare davvero tragica, ma nell’aula del tribunale di Firenze, il GIP chiamato alla convalida del fermo riceve una provvidenziale telefonata: il vecchietto steccolato, infatti, altro non era che Benizio Mussolotti, vecchio fascistone del paese, reo di aver sputato in faccia ad un partigiano nel’45, quando questi era penetrato in casa sua per rubargli prosciutti e formaggi in nome del Popolo.
Leonildo viene quindi totalmente scagionato dall’accusa di omicidio colposo e riceve una medaglia al valor militare, nonché la dispensa dal dover effettuare i servizi igienici alla Festa dell’Unità ed infine un buono sconto non del 5, bensì del 15% presso tutti i centri COOP d’Italia fino al 2010.
La puntata termina con la famiglia Cioni che apre una bottiglia di lambrusco intonando “bandiera rossa”.
Fine