«Questa è eugenetica Arrivato il momento di rivedere la 194»
MILANO— Paola Binetti, cattolica, senatrice della Margherita e componente del comitato nazionale di bioetica, ha appena finito di leggere «sotto l’ombrellone» il libro di Kim Edwards Figlia del silenzio: «Il libro racconta la storia di due gemelli, un maschietto sano e una femminuccia down che alla nascita viene abbandonata. Il primo cresce in famiglia senza gioia, la seconda allevata da un’infermiera regalando felicità e amore a tutti». Ecco, dice: «Io penso che la vita valga sempre la pena. Certo, la legge lo consente ma io sono profondamente contraria ad ogni tipo di interruzione di gravidanza. In questo caso, poi, aggiungerei subito come premessa che quello che è stato praticato al San Paolo non è un aborto terapeutico ma un aborto eugenetico. Sì, insomma, si è voluto appositamente uccidere il feto malato e salvare quello sano. Quello che non ha funzionato è proprio la selezione». Paola Binetti dà una lettura tutta personale a quello che è successo: «Credo che questa brutta vicenda dimostri come l’uomo non può arrogarsi il diritto di decidere della vita». Quindi aggiunge: «La sofferenza che questa donna, che questa coppia, sta affrontando, è molto più grande di quella che avrebbe potuto portare la nascita di un bambino down. Purtroppo a volte, nel tentativo di evitare la sofferenza, ci si cade dentro con tutti e due i piedi. Cercando scorciatoie, si finisce poi in un precipizio ». La famiglia delle due gemelle ha denunciato i medici che le hanno praticato l’aborto. «Francamente non me la sento di prendermela con imedici — afferma la Binetti —. Questi sono errori prevedibili, perché non ci sono garanzie. I bimbi si sa che si muovono, bisognerebbe marcarli per avere certezze. E poi si effettuano così pochi aborti di questo tipo. No, io non parlerei proprio di un errore. La gravità è l’aborto in sé, la non accettazione di un bambino down. I numeri dicono molto di più delle parole».
I numeri sono quelli riferiti agli aborti e alle nascite del San Paolo: «Settecento aborti a fronte di 2.000 bambini messi al mondo: ogni due venuti alla luce, uno non è mai nato», afferma la senatrice. «Credo che, dopo quasi trent’anni, sia indispensabile la rivisitazione della legge 194. Alla luce dei progressi scientifici, diagnostici e terapeutici. Ma soprattutto penso che si debba dare voce a tutta quella parte della normativa che sta già sotto il titolo "tutela della maternità"». Vale a dire: «Prevedere personale qualificato che prima aiuti le donne a scegliere in piena libertà ma in modo consapevole, e che poi, ad esempio, affianchi le famiglie nella crescita di bimbi handicappati». Forse, aggiunge, «se la 194 fosse applicata nella sua interezza oggi non saremmo qui a parlare di questa tragica fatalità». Guai però a provare a dire che in questi casi anche le indagini preimpianto forse potrebbero aiutare. Perché quantomeno sorprende che in Italia una legge consenta l’aborto selettivo e un’altra vieti queste indagini. «L’incongruenza dovrebbe essere sottoposta agli abortisti —afferma—. Io sono contraria ad ogni tipo di aborto così come alle indagini preimpianto: non offrono garanzie assolute e possono causare a loro volta malformazioni e aborti. I bambini malati vanno curati, non cancellati. La vita vale sempre la pena».
ROMA — «Un errore umano. Grave, gravissimo ».
Non il primo caso di interruzione di gravidanza con esito così tragico: ci fu l'episodio di Torino nel 2000, quello del falso positivo degli esami al Careggi di Firenze pochi mesi fa...
«Sono tutti episodi diversi tra di loro, che non ci possono far trarre conclusioni affrettate. Ma certo qualche riflessione sul tema dell'aborto la impongono».
Livia Turco, ministro della Salute, diessina e cattolica, è colpita dall'episodio del San Paolo di Milano, un fatto che «obbliga a riflettere »: «Penso al dramma di questa famiglia, di questi genitori, della loro scelta. Ho il massimo rispetto per la loro decisione, che immagino sofferta: si sono presi un grande rischio con i loro due gemelli ed è andata come è andata».
Ci potrebbe essere stata poca informazione sui rischi, qualche leggerezza?
«La loro scelta resta indiscutibile, riguarda la sfera della responsabilità e la libertà individuale e nessuno di noi può dire hanno fatto bene o hanno fatto male: i casi di aborto selettivo sono molto rari e complicati».
La legge li permette.
«La legge parla di aborto terapeutico. E non va certo cambiata. Sarebbe inaccettabile una legge che ti impedisce di scegliere sulla maternità. Io credo che la 194 sia al contrario una legge molto saggia, che ha permesso di trovare un equilibrio tra i valori molto avanzato, tanto che negli anni ha permesso di ridurre il numero degli aborti. Anzi, nei casi di aborto selettivo di un gemello, c'è la possibilità di abortire un solo feto, salvando almeno un'altra vita».
Aborto «selettivo», nella parola stessa c'è insito un concetto che fa pensare alla selezione, all'eugenetica?
«No, eugenetica non direi proprio. I casi di aborto in una gravidanza gemellare sono rarissimi in Italia e a chiamarli selettivi non è certo la legge che, ripeto, parla di aborto terapeutico ».
Di fatto, però, il gemello malato e quello sano finiscono per avere due sorti diverse... E quello malato ha la peggio.
«Questi casi pongono certamente un quesito etico. Una riflessione che non riguarda la legge ma i valori civili condivisi del nostro Paese ».
Su che cosa ci interroga?
«Partiamo dal fatto che la maternità non è soltanto un fatto biologico, ma è fatta anche di capacità di accoglienza, ha una dimensione psichica. Ma, se non possiamo mettere in discussione la scelta e il dramma di questa coppia, sono altrettanto convinta che non possiamo esimerci dal discutere pubblicamente sui nostri valori. Un problema etico esiste e dobbiamo parlarne senza ipocrisia. Io mi chiedo: il fatto di sapere che uno dei due gemelli sia malato, malformato, è sufficiente a decidere di sopprimerlo?
».
E lei che risposta si dà?
«Io sono a disagio, penso che questo sia un punto limite che interroga le nostre convinzioni profonde. Così come ci deve porre delle domande il fatto che ormai si finisce per affidarsi al responso della diagnosi e degli esami come se fosse un verdetto infallibile senza avere più neppure il dubbio che ci possano essere margini di errore e che scelte come quella di abortire alla fine restano una decisione che impegna la nostra responsabilità personale, qualsiasi sia il referto del laboratorio di analisi».
Responsabilità individuale, scelta personale. Proprio la solitudine della donna o della coppia in questi momenti viene spesso individuata come una delle cause ultime di una parte degli aborti.
«È vero che si può fare di più per non lasciare abbandonate le donne in questi passaggi così delicati. Per questo come governo abbiamo già stanziato nella scorsa Finanziaria dei fondi per migliorare i servizi di assistenza psicologica non solo nei consultori ma anche negli ospedali. E stiamo studiando un ulteriore piano assieme al ministero della Famiglia».
È possibile che in un ospedale italiano si sbagli così un aborto?
«In questi casi di aborto in una gravidanza gemellare il rischio è sempre più alto. So che al San Paolo c'è un'inchiesta interna. Si accerteranno i fatti, ma ripeto: l'errore umano è purtroppo sempre possibile».
A. Ma.
27 agosto 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...egge_194.shtml


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