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    Post Il grande casino mondiale della finanza - G. Chiesa

    Il grande casino mondiale della finanza - 17-8-07

    di Giulietto Chiesa
    Allora facciamo un po' di conti: la Banca Centrale Europea ha sganciato più
    di centoventi miliardi di euro per sostenere le banche europee che hanno
    speculato sulla bolla edilizia e dei facili prestiti americani. La Federal
    Reserve ha tirato fuori assai meno per sostenere i truffatori d'oltre
    Oceano, cioè 12 miliardi di dollari, più 25, totale 37. Li chiameremo
    truffatori perché stimiamo abbastanza il premio Nobel Joseph Stiglitz, il
    quale ha scritto, senza troppi complimenti, che Alan Greenspan non poteva
    non sapere, negli anni scorsi, a partire dal 2002, che la politica della
    Federal Riserve, da lui guidata, avrebbe condotto al baratro.

    Come definire un signore dall'immenso potere, come Greenspan, che trascina
    il mondo intero verso un disastro, sapendo perfettamente quello che fa? Un
    truffatore, certamente. Ma anche un irresponsabile. E, quindi, seconda
    domanda: come possiamo stare tranquilli venendo a sapere che alla testa di
    cruciali istituzioni di influenza planetaria ci sono persone irresponsabili?

    Anche perché non è che Alan Greenspan agisse da solo. Con lui c'era il
    presidente degli Stati Uniti, per esempio. E via scendendo per li rami di
    questa foresta imperscrutabile che è oggi la finanza mondiale.

    L'allarme rosso è venuto quando si è scoperto che una delle maggiori banche
    europee, BNP Paribas (che è ora anche molto presente sul mercato italiano)
    ha dovuto chiudere, per palese insolvenza, ben tre “fondi” che avevano
    speculato, anche loro, insieme alle banche americane, sui mutui
    ultra-agevolati che sono stati concessi ai risparmiatori americani. Tanto
    agevolati che, quando il denaro ha cominciato a diventare caro anche in
    America, hanno smesso di pagare le rate dei loro mutui, cioè hanno fatto
    andare in tilt tutti i “fondi” che avevano rastrellato immense ricchezze,
    costruendo una bolla speculativa talmente gigantesca che aveva tirato
    praticamente tutta l'economia americana in questi ultimi sei anni. Se è
    vero, com'è vero, che i due terzi degli aumenti occupazionali, per esempio,
    erano dovuti a questa bolla, e altrettanto si può dire degl'investimenti. E
    poi ci dicevano, tutti i commentatori sempre molto ottimisti, che “i
    fondamentali” erano buoni, per cui si poteva stare tranquilli: ci sarebbe
    stato un “atterraggio morbido”.

    In effetti l'atterraggio non è stato molto morbido. Anzi, per essere più
    precisi, al momento in cui scrivo queste righe parlare di atterraggio è
    ancora prematuro: infatti siamo ancora in volo e non si sa su quale
    aeroporto atterreremo, sempre che atterriamo.

    Ma a subire il contraccolpo più duro siamo stati, per ora, noi europei.
    Oltre alla già citata scelta di Trichet, per evitare il crollo di Paribas e
    degli altri complici truffatori europei, le Borse europee hanno perduto
    fino ad ora circa 180 miliardi di euro in valore delle azioni. E non è
    finita quì.

    International Herald Tribune scriveva ad agosto, con l'aria di chi, in
    questi anni, non aveva detto e scritto che tutto andava benissimo, che “non
    è ancora chiaro” qual è l'entità dell'infezione che ha contagiato l'Europa.

    Dobbiamo dunque supporre – anzi è certo - che le banche europee, chi più,
    chi meno, abbiano fatto come Paribas.

    Il che conferma che l'economia dell'Occidente è talmente interconnessa – e
    americano-dipendente - che nessuno può salvarsi se gli Stati Uniti perdono
    il lume della ragione. Infatti l'hanno perduto, e non da ieri. Ma noi
    europei ci comportiamo come dei sudditi vili, dei vassalli che, dopo avere
    lasciato fare un Imperatore irresponsabile, gli pagano anche i debiti.

    Una parte, perché i debiti che gli Stati Uniti (il budget dello stato, le
    imprese, le famiglie) hanno accumulato non potranno essere pagati da
    nessuno, nemmeno dagli stessi Stati Uniti. Eppure tutti insieme, con la
    complicità della finanza europea, sono andati avanti fino al disastro.

    Disastro che si ripercuoterà su di noi, ma non su di loro. Anche perchè
    all'indebitamento americano non c'è una cura. E loro troveranno il modo di
    distrarci facendo un'altra bella guerra umanitaria e per i diritti umani.

    Tutto ciò conferma che gli Stati Uniti d'America sono diventati il bubbone
    infetto che sta trascinando il mondo intero in un disastro immane.

    E da noi chiedono ai pensionati di fare sacrifici, costruiscono “fondi”
    pensione con i trattamenti di fine rapporto. Fondi che speculano anche loro
    sul mattone americano che scoppia, mettendo a repentaglio le future pensioni
    integrative che i poveri disgraziati che stanno per andare in pensione
    potrebbero non vedere mai più, con l'aria che tira. Ci voleva Eugenio
    Scalari per richiamare alla memoria il 1929. Ci siamo vicini.

    La seconda considerazione nasce da altre cifre sconcertanti. Risulta che,
    subito dopo l'11 settembre 2001, la Banca Centrale Europea sborsò, allo
    stesso, nobile scopo, “soltanto” 70 miliardi di euro. Tenendo conto che
    allora l'euro valeva un 10% in meno, diciamo che il conto che dovemmo pagare
    fu la metà di quello odierno. Ma dice anche che il crollo odierno è
    gigantesco, senza precedenti. E se non si è ancora trasformato in una
    recessione come quella del 1929, è solo perché gli organizzatori della
    truffa (John Kenneth Galbraith scrisse prima di morire un aureo libretto
    intitolato “L'economia della truffa” , in cui praticamente svelava tutti i
    trucchi) hanno fatto quadrato e, usando i nostri soldi e il nostro lavoro,
    hanno protetto il GCMF (Grande Casino Mondiale della Finanza).

    Adesso ci diranno, gli stessi commentatori che reggono la candela, che “i
    fondamentali” torneranno a essere buoni, che la crescita riprenderà, che la
    globalizzazione è buona e, soprattutto, non ha alternative.

    Ma i pessimisti, come Stiglitz, ci avvertono che l'indebitamento americano
    continua a crescere, e non pare che ci sia mezzo per fermarlo. E allora –
    poiché non è ragionevole attendersi che il prossimo presidente degli Stati
    Uniti spieghi ai suoi cittadini che la situazione in cui vivono non è più
    sostenibile – la prima cosa da fare, la più urgente, sarebbe quella di
    prendere le distanze dalle loro illusioni di consumatori compulsavi.

    Lo so che non è facile e che siamo tutti interconnessi. Ma qualche cosa
    l'Europa può fare, esercitando la sua indubbia forza finanziaria,
    tecnologica e commerciale: per esempio condizionando con decisione le scelte
    degli Stati Uniti nel Fondo Monetario Internazionale, nell'Organizzazione
    Mondiale del Commercio, nella Banca Mondiale.

    L'alternativa è non solo pagare un livello dei consumi americani che è
    insostenibile e inaccettabile nelle attuali condizioni del pianeta, ma anche
    precipitare comunque in una recessione mondiale che è palesemente
    all'orizzonte.

    Anche perché – ed è questo il terzo punto di riflessione – i tassi di
    crescita economica, che continuano a esserci, ma che si stanno riducendo
    inesorabilmente, dicono che siamo arrivati, in molti punti, al “limite”. Non
    ci sarà qualcuno che, nei prossimi dieci (massimo quindici) anni deciderà
    che è giunto il momento di ridurre la crescita: per la semplice ma
    drammatica constatazione che sarà la crescita stessa a fermarsi, perché
    impedita dai limiti “fisici” che l'attuale sviluppo “insostenibile” ha
    creato.

    I nostri leader (o ignoranti o truffatori) continuano a ragionare in termini
    di economia del denaro. Non capiscono che l'economia del denaro è
    un'invenzione sociale, che non è soggetta alle leggi fisiche del pianeta.
    Quasi nessuno tra loro sa (o ha il coraggio di sapere) che questo pianeta si
    trova in “overshooting ” dall'inizio degli anni '80, cioè da oltre 25 anni.
    Il che significa che in questi venticinque anni i popoli della terra (e
    sappiamo che questa espressione è molto falsa, perché è solo una minima
    parte di quei popoli che ne ha tratto vantaggio) hanno utilizzato le risorse
    del pianeta, ogni anno, più di quanto quelle risorse siano state rigenerate
    in quello stesso anno.

    I più informati tra questi leader (ivi inclusi i manager delle grandi
    corporations) ci dicono che tecnologia e mercato risolveranno i problemi. Ma
    l'una e l'altro non saranno sufficienti. Cioè, come ha scritto Sartori
    qualche tempo fa, “il mercato non ci salverà”. Perché? Ma perché essi
    richiedono molto più tempo, per agire, di quello di cui ormai disponiamo.
    Perché richiedono essi stessi ulteriori flussi di energia e di materiali, ed
    entrambi sono ormai scarseggianti. Perché tutto ciò può essere travolto
    dalla ulteriore crescita della popolazione mondiale e dalla crescita
    esponenziale che, pur riducendosi, continua.

    Poi, a proposito delle speranze nella tecnologia, nessuno dovrebbe
    dimenticare che, per scongiurare i limiti che ormai stanno agendo
    potentemente sulla nostra vita, ci vorrebbero investimenti “immediati”
    cinque, otto volte superiori a quelli attuali nella ricerca scientifica e
    tecnologica. Valga per tutti l'esempio delle energie alternative.

    Infine, last but not least , non abbiamo un'architettura internazionale in
    grado di prendere queste decisioni di dimensione globale. Le classi
    politiche arriveranno a capire quello che ci sta arrivando addosso nel
    prossimi quindici anni: cioè quando ci sarà arrivato addosso.

    Catastrofe inevitabile, dunque? Già mi pare di vedere molti lettori storcere
    il naso: ma questo è catastrofismo! Non c'è via d'uscita? Dateci una
    speranza!

    La risposta la danno – e a loro mi sono riferito abbondantemente in queste
    ultime righe – gli autori di “Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo),
    l'aggiornamento, trent'anni dopo, con un'imponente serie di dati statistici
    e con le moderne capacità di calcolo, sei miliardi di volte superiori a
    quelle di allora, degli scenari del 1972, elaborati dal Club di Roma: “una
    crescita esponenziale non può procedere molto a lungo in un qualsiasi spazio
    finito con risorse finite”. E' proprio il nostro caso.
    La notizia del giorno è che quel “molto a lungo” è quasi terminato. E'
    dunque tempo di cambiare, adesso, senza perdere tempo. Questo vale per
    tutti.


    http://www.megachip.info/modules.php...cle&artid=4524

  2. #2
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    Predefinito Trovo e pubblico

    Sulla crisi dei mutui



    “(…) Da circa un mese da un capo all’altro del mondo gli ambienti finanziari sono in preda ad un grave attacco di febbre. L’inquietudine percorre la borghesia imperialista e altri gruppi e classi dominanti. Temono che la crisi finanziaria abbia ripercussioni politiche importanti, crei spazi di manovra per gruppi di opposizione, aumenti l’instabilità politica, accresca il malessere, l’irrequietezza e le proteste delle masse popolari, renda l’intero sistema politico ancora meno governabile con le istituzioni e le procedure attuali: insomma che aggravi la crisi politica. Vi è molta inquietudine anche nelle masse popolari. Gli strati superiori delle masse popolari dispongono di risparmi investiti in titoli finanziari. Milioni di lavoratori dipendono già dal sistema finanziario per la pensione, l’assistenza sanitaria o altre prestazioni previdenziali oppure pagano mutui a tasso variabile. I lavoratori autonomi guardano con preoccupazione alle condizioni del credito bancario da cui dipendono in modo sostanziale per le loro attività produttive e commerciali. Tutti i lavoratori dipendenti (esclusi quelli dello Stato in senso stretto: dalle forze armate alla polizia) e autonomi sono esposti al rischio che la crisi finanziaria deprima l’attività economica e provochi disoccupazione, riduzione di orari e di salari, maggiore precarietà e maggiori ricatti padronali, diminuzioni delle vendite, variazioni rapide nei prezzi. Tutto ciò è la conseguenza della subordinazione assoluta dell’attività economica di tutta la popolazione mondiale alle attività speculative della borghesia imperialista. Chi nel nostro paese sotto la spinta di Autorità, padroni e sindacati di regime ha conferito il TFR ai fondi pensione, ha la conferma che lo hanno spinto in una trappola. Tutti quelli che si sono più o meno lasciati convincere dai padroni e dai loro portavoce che la previdenza privata (che in realtà è la previdenza affidata alle società finanziarie) potesse essere, se non vantaggiosa, meno peggio della miserabile previdenza pubblica, hanno la dimostrazione che è un cadere dalla padella nella brace.
    (…) I capitalisti man mano che diminuivano i salari e gli altri redditi dei lavoratori, a parziale compenso hanno aumentato i mutui e gli altri prestiti. I membri di una parte importante delle masse popolari si sono trovati con due catene al collo: schiavi dei capitalisti come lavoratori e schiavi dei capitalisti come debitori. In particolare gli alti affitti, la fine dei programmi di edilizia popolare e la vendita del patrimonio degli istituti di edilizia popolare li hanno spinti ad acquistare casa, a indebitarsi con le banche che erogavano mutui a tasso variabile e a condizioni esose accettate tuttavia di fronte alla minaccia dello sfratto e ad affitti alle stelle. In questo contesto comune a tutti i paesi imperialisti, negli USA si sono moltiplicati i mutui “sub prime” (fatti a clienti che offrono garanzie inferiori a quelle offerte dai clienti primari). Con quel genere di creatività che Tremonti ha fatto conoscere al pubblico del nostro paese, le banche e le società finanziarie hanno fatto un affare di questi prestiti ad alto ma incerto rendimento. Hanno venduto i loro crediti a società finanziarie. Queste a loro volta li hanno trasformati in titoli ad alto rendimento venduti ai fondi finanziari (fondi pensione e di altro genere) di tutto il mondo che a loro volta li hanno rifilati ai loro clienti (come, per rifarci ad esempi nostrani, hanno fatto le società finanziarie con le obbligazioni (bond) del governo argentino, di Parmalat, di Cirio, ecc.). Le condizioni delle famiglie che avevano contratto i debiti hanno tuttavia continuato a peggiorare come quelle di tutta la maggioranza delle masse popolari. In più ad un certo punto le banche hanno incominciato ad aumentare gli interessi sui mutui. Infatti da quasi due anni a questa parte le banche centrali alzano i tassi d’interesse sul denaro, quindi sono saliti anche gli interessi sui vecchi muti a tasso variabile: una nuova pacchia per le banche e le società finanziarie e una stretta della corda al collo delle masse popolari indebitate.
    (…) Un numero crescente di clienti sono diventati insolventi, il numero di case confiscate e messe in vendita è aumentato. Contemporaneamente l’aumento dell’interesse chiesto dalle banche per nuovi prestiti ha ridotto la domanda di acquisto di case da parte di risparmiatori e speculatori.
    (…) Questa combinazione (il peggioramento generale delle condizioni di vita della maggioranza delle masse popolari e l’aumento dei tassi di interesse deciso dalle banche centrali, in sostanza dal G7) è stato il focolaio della febbre che a partire dagli USA contagia le società finanziarie coinvolte nell’affare dei mutui sub-prime e attraverso di esse tutto il sistema finanziario, con i rischi conseguenti su tutta l’attività economica capitalista del mondo intero che dipende dal sistema finanziario.
    (…) Una crisi come quella dell’ultimo mese è gravida di rischi. (…) Una crisi che pervade la speculazione finanziaria può mettere in gioco masse monetarie talmente grandi da superare la capacità di intervento delle banche centrali (…). Può quindi propagarsi all’intero sistema produttivo, sconvolgendo e causare tragedie enormi superiori a quelle di qualsiasi cataclisma naturale.
    (…) L’ordinamento sociale capitalista fa sì che alla testa della nostra società vi sia una classe di individui per cui l’accumulazione di denaro è il massimo dei valori. Anche se a noi sembra assurdo, per loro il denaro è principalmente capitale: denaro che deve produrre più denaro. Produrre denaro senza passare attraverso la produzione di beni e servizi è anzi la massima aspirazione dei capitalisti. Simili individui sono l’espressione coerente, la direzione generale, i difensori accaniti dell’ordinamento sociale in cui tutti ci troviamo a essere vittime, collaboratori, partecipi, dipendente e succubi. O ci diamo un altro ordinamento sociale, o resteremo vittime dell’attuale (…)”.

    Dal Comunicato del (nuovo)Partito comunista italiano – 18 agosto 2007



    http://www.carc.it/CARC/resistenza/r...amese/re_5.htm

    ----------------------------
    http://www.corriere.it/vivimilano/cr...rentenne.shtml

    Pubblichiamo la lettera di una trentenne, single, che dopo anni di affitto ha deciso di acquistare un appartamento a Milano. La sua storia, simile purtroppo a quella di tanti altri, dimostra come le macro-dinamiche economiche si riflettano sulla vita di tutti i giorni. Scelte, difficoltà, delusioni.

    Dopo anni di affitto buttato al vento finalmente decido di comprare la mia prima casa. È la primavera del 2005, i tassi dei mutui sono bassi e le banche li tirano dietro. Trovo una casa piccola ma che amo dal primo momento. Me la compro da sola, con le mie forze e il mio stipendio.
    La rata è pari all'affitto mensile che pagavo prima. I conti tornano, ho fatto la scelta giusta. Ma anche un grande errore: opto per un tasso variabile forte delle rassicurazioni delle banche e anche del commercialista, tutti certi che, se oscillazioni ci sarebbero state, il tasso variabile sarebbe sempre risultato più conveniente rispetto a quello fisso. A due anni di distanza la mia rata del mutuo è cresciuta quasi del 50%, passata da poco più di mille euro al mese agli oltre 1.550 dell'ultima pagata qualche giorno fa. Ho chiesto spiegazioni alla banca fin dal primo aumento e hanno continuato a rassicurarmi: «Ha fatto la scelta giusta». La realtà però è che ad ogni mezzo punto di aumento del costo del denaro deciso dalla Bce, la mia banca ha aumentato il mutuo di oltre 80 euro al mese. Ho letto che ci potrebbe essere un ulteriore aumento del costo del denaro ai primi di settembre, il che significa che la prossima rata mi costerà più di 1.600 euro. Francamente mi sembra di essere finita nelle mani di usurai, i quali, essendo ufficialmente banche, sono legalmente autorizzati a decidere rialzi folli a spese della gente onesta. La Lombardia ha stanziato un fondo per i giovani che acquistano la prima casa, ma per ottenere i contributi bisogna essere sposato. E io, anche se trentenne, sono single e non ne ho diritto. Però le tasse le pago ugualmente. Oggi il costo della rata è diventato impossibile da sostenere, ho tagliato tutto quello che potevo tagliare dalle mie altre spese con sacrifici enormi pur di salvare la mia casa. Ma non ce la faccio più, è diventato un costo impossibile. Non ho potuto far altro che vendere la casa, la mia prima casa. Per fortuna ho trovato già l'acquirente che, come me, si è innamorato di quei 40 metri quadri. È l'ultima decisione che avrei voluto prendere, ma l'unica che mi permette di non finire nei guai con il Tribunale che te la porta via.



    Lettera firmata



    29 agosto 2007

 

 

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