Tratto dal sito (alicenonlosa.it n.253 del 21/08/2007) Intervista ad Elvio Ubaldi

Elvio Ubaldi: “La Lunezia? Lo dico in termini econometrici: la Tirreno-Brennero è l’unica direttrice di sviluppo che ci è rimasta. Non possiamo accettare la logica neo-sovietica dell’Emilia Romagna perché ci procura danni”.

Palanzano, incontro pubblico “Esperienza Parma. Un modello esportabile?” promosso dall’associazione “Parma che verrà”.


Lunezia, solo un sogno di mezza estate di qualche intellettuale?

Credo si possa parlare di una bella e difficile prospettiva, purtroppo perduta in sede di Assemblea Costituente nel 1946-47.

Mi rendo conto che riproporla oggi sia arduo.

Faccio però alcune considerazioni.

Oggi le Regioni, a differenza di 50-60 anni fa, stanno acquisendo poteri consistenti che sono per lo più auto-regolati (ovvero sono le stesse Regioni, dopo aver ricevuto la competenza, a regolare come esercitare questo potere). E così si verifica che molte Regioni, ma sicuramente prima tra tutte l’Emilia Romagna, al di là delle dichiarazioni verbali, stanno procedendo ad una legislazione ed impostazione fortemente centralistica.



Piano Territoriale Regionale

Il nuovo Piano Territoriale Regionale, uscito un paio di mesi fa destando non poche polemiche, è qualcosa di più di un piano di indirizzo: è un piano coattivo che sottende la logica “o fai così o ti togliamo i fondi, ti impediamo di fare diversamente”.

E così, di fronte a delle Regioni che stanno diventando dei piccoli Stati assoluti, è evidente che il patto costituzionale che ha stabilito una certa organizzazione e anche distribuzione geografica del nostro Paese debba poter essere ridiscusso perché stanno modificandosi le basi stesse della costituzione materiale, oltre che formale.



Emilia Romagna Regione anomala

Se prima essere in Emilia Romagna, cioè in una Regione anomala che va da Piacenza a Forlì (senza che nella storia Piacenza e Forlì abbiano mai avuto a che fare tra loro) poteva anche essere accettato sulla base di una semplice constatazione: “tanto non conta nulla essere di qua o di là”, oggi, che invece conta molto, credo la questione possa e debba essere riaffrontata.

Ma lo dico non perché vogliamo a tutti i contrapporci alla Regione; almeno io non sono mosso da uno spirito campanilistico in base al quale vogliamo una nostra Regione… no, parto da altri concetti: ci troviamo in una Regione che pretende di dettare in tutti i sensi la programmazione, cioè quello che vogliamo fare e quello che vogliamo diventare. Tra un po’ richiederà pure il passaporto per andare dall’Emilia Romagna in Lombardia o Toscana. Una concezione davvero antistorica!



Benessere

Dobbiamo sempre partire da qual è la finalità delle pubbliche amministrazioni, cioè determinare il benessere dei propri cittadini, non inteso in senso solo economico, ma come “bene essere” complessivo.

Secondo voi il benessere di una Comunità si ottiene chiudendosi dentro a dei confini e portando la sfida con tutto il resto del mondo? Perché, diciamolo, è questa l’ideologia dell’ultimo Piano Territoriale Regionale!

Ci dicono che “bisogna fare sistema”… una parola magica che mi ha stufato in modo indicibile! Sì, “bisogna fare sistema”, cioè bisogna stare alle loro regole e quindi chiudersi, con Bologna che diventa caput mundi o quantomeno caput regioni…senza considerare, tra l’altro, che Bologna la battaglia per diventare una grande città l’ha già persa ed essa non sarà mai Milano, Roma e tantomeno Parigi, Londra, Francoforte.



Possibilità di sviluppo

Oggi la sfida e la possibilità di competizione virtuosa di una Comunità avvengono aiutando la stessa ad esprimere al meglio tutte le proprie possibilità.

E non sta scritto da nessuna parte che le nostre possibilità si sviluppino al meglio legandosi con Forlì o con Ravenna.

Anche geograficamente ed economicamente la direttrice est-ovest (quella da Piacenza a Rimini) è satura. Lo dico anche in termini pratici: provate a prendere l’autostrada per andare a Bologna; orbene, due volte su tre rimarrete bloccati da una coda, da un incidente, da lavori in corso. E non è nemmeno pensabile di realizzare un’altra autostrada perché ormai il nostro territorio è tutto un’autostrada nella direzione est-ovest, non ci sono più luoghi dove si possano generare nuove attività e benessere perché l’area che sta intorno alla via Emilia è stata tutta massacrata.



Tirreno-Brennero

La Tirreno-Brennero nord-sud (Dolomiti – Verona – Mantova – Parma - La Spezia - Cinque Terre) è l’unica direttrice di sviluppo che ci è rimasta, lo dico in termini econometrici.

Solo su essa possiamo ancora pensare di investire, aprire nuovi percorsi che generino ricchezza ed innovazione.

Del resto il nostro porto è da sempre quello di La Spezia, non di Ravenna… ve lo immaginate caricare a Parma tutte le merci per andare a Ravenna?

Anche la nostra prospettiva culturale (la cultura in futuro diventerà sempre più un generatore di ricchezza) sta lungo l’asse Tirreno-Brennero

E’ allora concepibile che noi accettiamo una programmazione come quella che vuole la Regione?

No, non dobbiamo cedere. Quindi, la Regione deve cambiare politica e accettare di essere anomala.

Sì, perché l’Emilia Romagna è per sua natura una Regione anomala, tutta schiacciata per il lungo su una strada (la via Emilia), senza una storia comune, senza nemmeno sinergie possibili perché persino i costi di trasporto sarebbero eccessivi.

La nostra è una Regione che diventerà grande e potente (e lo dico con una venatura utilitaristica) se sarà capace di utilizzare i territori, le province e le città che stanno al di fuori ed intorno ad essa per potenziare le proprie opportunità e risorse.

Per noi il porto di La Spezia è una risorsa, così come le zona della Bassa Lombardia e del Veneto.

Perché mai dovremmo chiuderci?



Battaglia per l’autonomia

Se la logica è quella burocratica, centralista e, diciamolo pure, neo-sovietica, quella del chiuderci, allora dico che una battaglia per l’autonomia diventa un diritto sacrosanto, per noi quasi un dovere.

Perché altrimenti vorrebbe dire accettare non tanto una subordinazione teorica di cui può anche interessarci poco, ma subire un danno reale e materiale.

Dobbiamo quindi fare come quelli della Romagna i quali, di fronte ad una Regione che tendeva sempre più ad emarginarli, ad un certo punto, indipendentemente dalle collocazioni politiche (là c’è stata persino la sinistra) hanno cominciato a dare vita a movimenti autonomisti. E da quel momento la stessa Regione ha drizzato le orecchie e prestato molta più attenzione alle necessità e ai bisogni di quel territorio.



Lunezia

Può darsi la Lunezia diventi non una battaglia del passato ma del futuro, che torni ad essere di grandissima attualità.

Il tutto non per fare l’ennesima Regione o il campanile, ma per dare vita ad un modello di organizzazione politica ed istituzionale diversa da quella che ci viene data ed affligge oggi.
Alice

Per approfondimenti appuntamento nella sezione Emilia-Romagna di POL