da: http://mahdiarmy.splinder.com/post/13581986
IL GRANDE SATANA RICORRE AL NAZIONALISMO ARABO IN CHIAVE ANTISCIITA E ANTI-IRANIANA
Col Nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso
Non solo al-Fatah, i cui militanti, sostenuti da Tel Aviv e Washington, gridano nella manifestazioni contro Hamas “shi°iti!” “shi°iti!” riferendosi al sostegno che la Repubblica Islamica dell'Iran fornisce al Movimento della Resistenza Islamica palestinese, non solo Sioniora, Mubarak e il re di Giordania, servi devoti del Grande Satana a stelle e strisce "preoccupati" per il risveglio della Shi°ia nel mondo arabo e per l'“espansionismo iraniano” nella regione, adesso, gli Yankee, miseramente fallito il progetto di imporre in Iraq una leadership occidentalista e filo-israeliana e trovandosi davanti alla sempre maggiore avversione degli shi°iti di fronte all'occupazione angloamerica dell'Iraq, incominciano a trattare con… i ba'athisti, proprio loro, i fedelissimi di Saddam, quelli che per qualcuno sono l'“avanguardia” anti-imperialista della nazione irachena contro l'occupazione e gli “shi°iti filo-Americani” (ma dove?!), quelli della delirante retorica saddamita contro “il Nemico Persiano-Safavide Zoroastriano” che già porto l'Iraq (dietro il quale c'erano Stati Uniti, multinazionali, tutto l'establishment mondialista, i paesi arabi “moderati”) a scagliarsi contro l'Iran rivoluzionario in una guerra d'aggressione genocida che vide gli infedeli perdere miseramente di fronte alla Jihàd dei Martiri della gloriosa Repubblica Islamica iraniana, dei combattenti islamici volontari, dei Basijj-Pasdaran.
Spero che questa notizia, possa far riflettere i tanti fratelli che ci sono cascati, che sono stati indotti al timore del “risveglio shi°ita” da un disegno che sembra essere stato studiato a tavolino dai nemici dell'Islam per spingere gli arabi e i sunniti contro l'Iran e gli shi°iti e impedire la creazione di un unico fronte delle masse islamiche contro l'arroganza mondiale e soprattutto contro l'entità sionista che occupa Al Qods e la Palestina, sempre più vicina alla sua dipartita e sicuramente molto interessata a fomentare il settarismo e ad isolare l'Iran, bastione del nuovo “fronte del rifiuto anti-sionista” che vede insieme Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, Siria e Iran.
Iraq, gli Usa trattano con i ba’athisti
di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 26 agosto 2007
Gli Usa stanno trattando con la fazione ba’athista della resistenza irachena. Ci sarebbe stato un incontro recente ad Amman, in Giordania, ma non se ne sa molto, se non che sarebbe avvenuto ai primi di luglio, fra una delegazione di Washington, non meglio identificata, e alcuni leader di primo piano della “corrente ba’athista” della resistenza sunnita.
La notizia viene da Conflicts Forum, un think tank che lavora “per promuovere una comprensione equilibrata degli eventi politici nel mondo islamico”, e per una maggiore intesa fra coloro che prendono le decisioni politiche in Occidente e i leader dei movimenti politici di matrice islamica.
Fondato e diretto da Alastair Crooke, un ex agente dei servizi segreti britannici, che ha lavorato quasi 30 anni per l’MI6, e che si è fatto una notevole esperienza del conflitto israelo-palestinese come consigliere speciale del rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Javier Solana, il centro studi è solitamente bene informato, e dispone di fonti confidenziali ben collocate in Iraq, Siria, e Arabia Saudita.
A organizzare l’incontro di Amman sarebbe stato Mohammed al Daini, parlamentare iracheno ed esponente di spicco dell’Iraqi Front for National Dialogue, una coalizione sunnita di ispirazione nazionalista e neo-ba’athista che ha 11 seggi in Parlamento, ma non fa parte del governo del premier Nuri al Maliki.
Lobbying a Washington
Al Daini in maggio aveva fatto una lunga visita a Washington proprio a questo scopo, trattenendosi più di tre settimane, e incontrando diversi membri del Congresso.
Obiettivo: convincere l’amministrazione Bush a iniziare trattative con quelli che il parlamentare ha definito “i veri rappresentanti della resistenza irachena”, e non con “i finti leader della resistenza”.
A questo fine, il deputato iracheno - strenuo sostenitore della causa sunnita, attivo oppositore degli degli sciiti, e critico di vecchia data dell’Iran - portava in dote i suoi stretti contatti con diverse figure chiave della resistenza sunnita. Legami che lo hanno messo più volte in conflitto con il premier Maliki.
L’incontro di Amman, riferisce Conflicts Forum, è stato organizzato da al Daini attraverso il “Partito Ba’ath arabo e socialista” e i suoi contatti in Europa.
In particolare, il principale intermediario sarebbe stato “un iracheno molto conosciuto che vive in Europa e ha la fiducia della leadership del Ba’ath a Damasco”. Questo mediatore avrebbe giocato un ruolo centrale, dicono le fonti di Conflicts Forum, per vincere la reticenza di questa leadership.
L’argomentazione decisiva – utilizzata da lui e da al Daini con i ba’athisti – sarebbe stata che, senza contatti tra la loro leadership e membri del Congresso Usa e loro rappresentanti, la base d’appoggio iraniana in Iraq si sarebbe allargata.
Nel corso dei colloqui, i leader della resistenza ba’athista hanno insistito che “veri progressi potranno esserci solo una volta che gli americani diranno chiaramente all’Iran che deve smettere di interferire negli affari iracheni”.
L’incontro si è concluso con una preoccupazione da entrambe le parti riguardo agli iraniani, ma senza alcun accordo formale per proseguire i contatti.
Trattare con un acerrimo nemico
La cosa interessante, osserva Conflicts Forum, non sta solo nel fatto che funzionari del Congresso Usa siano stati disposti a incontrare dei ba’athisti, ma che si siano incontrati con una fazione del Ba’ath famigerata per le sue attività anti-americane: la fazione “al Ahman” del Partito Ba’ath arabo e socialista, che ha il suo quartier generale a Damasco ma opera ampiamente nell’ovest dell’Iraq, e ha come leader Muhammed Yunis al Ahmad, un ex generale dell’epoca di Saddam Hussein sulla cui testa gli Usa hanno messo una taglia di un milione di dollari.
Dal gennaio di quest’anno, nel partito Ba’ath si sarebbe prodotta una spaccatura, tra la fazione guidata da Izzat Ibrahim al Douri - ex vice-presidente iracheno considerato il leader della resistenza ba’athista, che dopo la morte di Saddam Hussein gli è subentrato alla leadership del partito - e la fazione guidata da al Ahmad, che si sarebbe autoproclamato leader a sua volta.
Gli Usa ritengono che l’ex generale di Saddam guidi il braccio militare del partito, e sia uno dei maggiori esponenti della resistenza armata irachena. Nel 2005, il Dipartimento del Tesoro ne ha disposto il blocco dei beni – definendolo un “facilitatore finanziario e leader operativo” del partito Ba’ath – una misura avallata da altre organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione Europea.
Al Ahmad risiede da molto tempo nella capitale siriana, ma si muove tranquillamente anche nell’ovest dell’Iraq, dove sembra riuscire a tenere insieme una serie disparata di fazioni della resistenza che combattono le truppe Usa.
La richiesta: fermare l’ingerenza iraniana in Iraq
Secondo quanto riferito dal mediatore europeo alla fonte di Conflicts Forum, i ba’athisti presenti all’incontro di Amman avrebbero chiarito molto bene il loro punto di vista: se gli Usa agiranno in modo risoluto per porre fine all’influenza iraniana in Iraq, la resistenza ba’athista metterà fine ai suoi attacchi contro le forze americane nell’ovest dell’Iraq.
Inoltre, i suoi esponenti si sarebbero impegnati a tenere ulteriori colloqui “su base accelerata e più concreta” se gli americani avessero agito rapidamente e in buona fede per affrontare quelle che la fazione del Ba’ath che fa capo ad al Ahmad ha identificato come “milizie iraniane legate alle Brigate al Quds che sono presenti in alcune parti dell’Iraq”.
Secondo quanto riferito a Conflicts Forum dal mediatore europeo, che si sarebbe recato a Damasco per parlare con Muhammed Yunis al Ahmad in persona, “la leadership del Ba’ath ha accettato di buon grado questa iniziativa”, e sarebbe pronta a calmare la situazione nell’ovest dell’Iraq e a ulteriori colloqui.
La furia del governo Maliki
Sono sviluppi che avrebbero irritato non poco il governo Maliki, che ovviamente non vede affatto di buon occhio qualunque accordo fra gli americani e gli ex ba’athisti.
Dopo la visita di al Daini negli Usa, le forze irachene hanno fatto irruzione nei suoi uffici di Baghdad, arrestando cinque delle sue guardie e sequestrando armi e contanti. Il deputato sunnita, in una conferenza stampa dopo l’accaduto, ha denunciato altri raid contro le case e gli uffici di 20 parlamentari, tutti sunniti, definendo “quello che sta succedendo oggi in Iraq, specialmente a Baghdad, un colpo di stato da parte del potere esecutivo contro quello legislativo”.
Le forze armate Usa non hanno voluto fare commenti sul raid.
Entra in scena anche al Douri?
Ora, è di qualche giorno fa la notizia, pubblicata da al Hayat [in arabo], secondo cui Izzat Ibrahim al Douri, leader di una delle fazioni del Ba’ath, starebbe pensando di raggiungere un accordo con gli Usa e con il governo iracheno, che comporterebbe la fine degli attacchi contro le truppe Usa e i soldati dell’esercito di Baghdad.
Una notizia, ovviamente, difficile da verificare, (e che potrebbe essere benissimo un depistaggio), che il quotidiano panarabo pubblicato a Londra attribuisce ad Abu Wisam al Jash’ami, definito “un leader del disciolto partito Ba’ath”.
Secondo al Jash’ami, l’obiettivo di al Douri sarebbe quello di trovarsi un posto nel processo politico prima del ritiro degli americani, principalmente per arginare la minaccia dei ba’thisti dissidenti (leggi Muhammed Yunis al Ahmad) che stanno cercando di defenestrarlo come leader del partito.





Rispondi Citando
