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Da "Il Denaro" : www.denaro.it
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di Giuseppe Carlomagno
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Flat Tax per il Sud, l’apertura di Letta
Enrico Letta apre alla Flat Tax per il Mezzogiorno, proposta lanciata sabato 1° settembre, dalle colonne di questo giornale, dal direttore del Denaro Alfonso Ruffo. “E’ necessario sostenere il Mezzogiorno anche attraverso forme di tassazione agevolata e di vantaggio”, afferma rispondendo a una domanda diretta il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ieri a Napoli per presentare la propria candidatura alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Via libera all’aliquota unica per il Sud dai rappresentanti delle imprese interpellati dal Denaro: “E’ un’idea che ci trova d’accordo - dice Giovanni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Napoli - perché non inciderebbe più di tanto sulle finanze pubbliche. Le minori entrate nell’immediato sarebbero presto compensate dai maggiori investimenti esteri indotti dalla convenienza del regime fiscale introdotto”.
di Giuseppe Carlomagno
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Enrico Letta, ieri a Napoli per presentare la sua candidatura alla segreteria nazionale del Partito democratico, apre sull’ipotesi di una Flat Tax al 30 per cento per il Sud. Dotare il Mezzogiorno di un regime differenziato di tassazione, secondo Letta, servirebbe a stimolare lo sviluppo e diminuire il divario rispetto alle regioni del nord. “Il Sud - afferma l’esponente del Governo - non deve abbandonare la sua grande tradizione e vocazione industriale che c’è ed è ricca di esempi positivi. E’ quindi necessario - aggiunge - aiutare nel Mezzogiorno la produzione anche attraverso forme di tassazione agevolata e di vantaggio”.
Nel Sud servono quindi, secondo Letta, sistemi di imposizione fiscale che forniscano vantaggi a chi investe e produce. Un sì convinto alla proposta arriva dal mondo delle imprese. L’idea “ci trova d’accordo - sostiene Giovanni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Napoli - perché non inciderebbe più di tanto sulle pubbliche finanze. Le minori entrate nell’immediato sarebbero presto compensate dai maggiori investimenti diretti dall’estero, provocati dalla convenienza del regime fiscale introdotto. Ma lo stesso ‘taglio’ iniziale alle entrate sarebbe limitato - aggiunge -, visto che riguarderebbe l’area meno sviluppata del Paese e quindi quella meno rilevante per il gettito fiscale complessivo”. Per Emilio Alfano, presidente Api Napoli, si tratta di un’idea “interessante, ma che va sicuramente approfondita e ben articolata per non creare nuove disparità, mentre potrebbe essere utile ad accorciare le distanze che, in termini di crescita economica, ancora dividono il Mezzogiorno dal resto del Paese e a compensare quei costi del ‘fare impresa’ che nel nostro territorio, come è emerso da un’indagine condotta dalla Camera di commercio di Napoli, sono superiori del 20 per cento circa rispetto alla media nazionale”. Infatti, secondo Gaetano Cola, numero uno di Unioncamere Campania, la Flat Tax servirebbe a compensare “gli eccessivi costi di gestione con cui devono fare i conti le imprese meridionali, mettendole nelle condizioni di competere sui mercati”. Anche Gennaro Masiello, presidente dell’ente camerale di Benevento, si esprime a favore di “un’opportunità che sarebbe da stimolo per gli imprenditori, visto il disagio che viviamo al Sud. Quando si mettono in campo delle idee però - prosegue Masiello -, bisogna avviare un confronto”. Non solo. Giampiero de La Feld, membro del Comitato Mezzogiorno di Confindustria, sostiene che “prima di introdurre la Flat Tax - afferma - bisogna tagliare tutti i rami secchi della Pubblica amministrazione e rendere più efficiente la macchina dello Stato. In questo modo - conclude — i risparmi di spesa consentirebbero una più rapida introduzione di un sistema di agevolazione”. Per Bruno Scuotto, presidente del Gruppo piccola di Unindustria Napoli, la Flat Tax rappresenta “un antitodo forte all’economia sommersa. Gli imprenditori del Sud - sottolinea - potrebbero essere attirati da un livello di tassazione più basso e anche più semplice, in modo da evitare di restare imbrigliati nelle maglie della burocrazia”. Solleva dei dubbi Carlo Cicala, presidente di Confindustria Caserta: “Non so - dice - se il 30 per cento sia il tetto giusto di un’ipotetica tassa unica capace di favorire processi di sviluppo nel Sud tali da ridurne il gap con il resto del Paese. Comunque - prosegue Cicala - si potrebbe almeno tentare un esperimento”. Spiega Costantino Capone, numero uno della Camera di commercio di Avellino: “L’idea avrebbe buon esito se si andasse a inserire in un contesto già attrattivo con servizi efficienti e poco costosi. Oggi, purtroppo, non è così”.
4-09-2007




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