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Discussione: E Baldoni?

  1. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    quando ci accusano di essere terroristi, usano il condizionale?
    Loro no, ma sono loro, appunto.

  2. #42
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    cosa scrissero i giornali nei giorni del rapimento?
    qualcuno c'ha gli articoli di libero? mi pare che ci fossero dubbi, ci scrisse su farina...

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Visualizza Messaggio
    cosa scrissero i giornali nei giorni del rapimento?
    qualcuno c'ha gli articoli di libero? mi pare che ci fossero dubbi, ci scrisse su farina...
    Tratto da un 3ad "ritrovabile" nel forum delle "scempitudini": targato mustang.

    Alle 16 di ieri, come quarta notizia di Al Jazeera, è stata mostrata la faccia barbuta di un uomo.
    In inglese ha detto: «Sono Enzo Baldoni».
    Aveva una polo grigia e l'aria tranquilla. Forse un po' troppo. Pareva un turista per caso.
    Il comunicato dell'"Esercito islamico in Iraq" (Al-Jeish Al- Islami-si-Iraq) ha posto un ultimatum a Berlusconi: o ritira entro 48 ore le sue truppe, e lo fa in modo chiaro, con un decreto firmato, o «non garantiamo la sicurezza di Baldoni ».
    Vuol dire che lo ammazzano.
    Il gruppo ha un simbolo molto simile a quello di Al Zarqawi, il decapitatore professionista per conto di Osama Bin Laden.
    Si deve a questo simpatico esercito l'uccisione di un ingegnere e di un autista pachistani il 28 luglio scorso in Iraq.
    Al Jazeera non ha trasmesso le immagini dei pachistani perché «sconvolgenti".
    Abbiamo capito cosa gli hanno fatto.
    Eppure Baldoni appare straordinariamente rilassato.
    Come se avesse un asso nella manica.
    Lo sappiamo su che cosa conta: sulle proprie idee.
    In fondo, è un loro simpatizzante. Perché dovrebbero fargli del male? È un giocherellone della rivoluzione.
    Repubblica ha pubblicato un suo decisivo reportage: «Le mie vacanze col brivido».
    Dopo le ferie intelligenti, proviamo a fare quelle sconvolgenti. Ecco il ritratto che dedica sui Linus" al Chapas: «Marcos: culo e carisma».
    E questo sarebbe giornalismo di sinistra? Vogliamo dirlo: è un simpatico pirlacchione.
    Lo scriviamo tremando. Sappiamo che ci sono moglie, genitori e fratelli in lacrime. Desideriamo gli sia restituito vivo e vegeto. Evitiamoci le tirate patetiche però.
    Signori di Al Qaeda, proprio dal vostro punto di vista, non vale la pena di ammazzarlo.
    Restituitecelo, farà in futuro altri danni all'Occidente come testimonial della crudeltà capitalistica.
    Vedendo com'era attrezzato, i rapitori hanno dubitato fosse davvero un giornalista.
    Sarà uno 007 finito fuori pista - hanno pensato.
    Imad El Atrache ha provato a salvargli la vita parlando un'ora dopo allo stesso tg.
    Mi ha chiesto notizie e ho confermato: ha scritto diari di viaggio dal Chapas, dovunque senta odore di Che Guevara corre in soccorso e poi manda articoli a giornali di sinistra che glieli pubblicano.
    Enrico Deaglio de Il Diario ha confermato: scrive per noi ed è pacifista.
    Il governo italiano in fondo è sulla stessa linea.
    In una nota fa sapere: «Siamo impegnati a ottenere il risultato di far tornare in libertà il signor Baldoni, che si trova in Iraq per la sua attività privata di giornalista e quindi assolutamente non collegato al nostro governo ».
    Ovvio che dichiari di non cedere al ricatto, è scontato, ma intanto con quelle tre paroline - "signor", "privata", "assolutamente" - marca una distanza da Baldoni idonea a salvargli la pelle.
    Come dire: quest'uomo è italiano, ma è più roba vostra che nostra, si è messo nei guai per le sue privatissime cose, perché rompete le scatole a noi?
    Garantiamo, nel nostro piccolo, ai suoi rapitori islamici: tifa per voi, per la resistenza irachena. Non èmusulmano, è milanese; non aderisce ad Al Qaeda, per carità, ma in fondo giustifica chi spara ai marines. Li conosciamo i documenti antimperialisti dove si solidarizza con «le ragioni economiche, politiche, morali che spingono gli oppressi del mondo a combattere con le armi contro l'America e i suoi servi sciocchi, ad esempio Berlusconi». Baldoni era di tale fatta. Lo ribadiamo volentieri, Signori dai lunghi coltelli: è del tipo di occidentale che piace a voi: antiamericano. Confidiamo basti. Abbiamo molti dubbi, ma c'è un precedente positivo. Nei giorni scorsi un reporter statunitense, Micah Garen, è stato liberato dalle milizie di Al Sadr. Ma, appunto, erano sciiti. Non sono del giro di Al Qaeda, non sono come Al Zarqawi. Gli sciiti di Najaf si lasciano commuovere dalla opinione politica, dai sentimenti personali. Garen ha stramaledetto Bush e si è salvato. Al Zarqawi invece ha decapitato Nick Berg anche se aveva un pedigree pacifista d'alto rango e di provata affidabilità. Era però ebreo e americano. Per questo abbiamo paura non sia sufficiente a Baldoni dire quanto pensa del Cavaliere. Una speranziella. Gli esperti dell'intelligence atlantica hanno molti dubbi su tutta la vicenda. Il volto del prigioniero non rivela contrazioni inevitabili per chi si trovi sull'orlo dell'abisso. Non appaiono intorno all'italiano uomini armati e mascherati. Potrebbe essere una recita. Anche se il precedente di Nick Berg, il quale pareva sereno, ci inquieta. È necessaria un'operazione di verità. Nei giorni scorsi si è registrato un curioso fenomeno. Basta leggere l'Unità per capirlo. Siccome a sinistra, sotto sotto, credono che i tagliatori di teste siano persone perbene, hanno ritenuto impossibile che ad essere rapito fosse un giornalista del genere terzomondista. Per cui all'unisono si è accreditata l'ipotesi dei "predoni". Nulla che fare con la resistenza. Banditi di strada. Ma il quotidiano di Furio Colombo e Antonio Padellaro è andato oltre. Secondo il foglio rosso la morte dell'interprete e il rapimento di Baldoni erano probabilmente opera di «forze governative». Hanno scritto proprio questo. Per loro il legittimo governo di Allawi (nomina Onu) è fatto di predoni assassini. Inutile aspettarsi autocritiche. Martelleranno noi perché non ci caschiamo a questa storia di reporter dediti ai poveri. Andiamo anche noi a soccorrere Baldoni. Per solidarietà umana confermiamo: ha sempre scritto cronache dall'Iraq contro gli americani. E prima in Colombia, in Messico, ovunque. Salvatelo. Ma per favore, una volta sano e salvo qualcuno dovrebbe spiegare ai vacanzieri del brivido che non si gioca con le cose serie per scrivere pagine palpitanti. Dalle parti di Bagdad non c'è un Rotary islamico, o la confraternita frati benedettini musulmani che porgono la minestra e l'altra guancia. Lì si spara, e chi non è attrezzato fa danni a se stesso ma soprattutto agli altri. Ammazzano gente di destra e di sinistra, li rapiscono per ricavarne favori. In passato ho scritto la stessa cosa a proposito di turisti che giravano con il cammello in Yemen e in Somalia, salvo poi far spendere miliardi al governo per portarli a casa. Quando sono tornati, mi sono arrivate maledizioni. Mi auguro che Baldoni mi aspetti presto sotto casa. Basta che lui, e la gente come lui, con tutto il rispetto, faccia il proprio mestiere di creatore di spot. Gli venivano meglio. Non si va alla ventura come facili prede. Poi il prezzo lo pagano persone che non contano niente (l'interpreteautista), la propria famiglia, e il governo. Torna Baldoni, e lìmitati agli aperitivi in piazza san Babila. E in vacanza cogli le pesche dell'agriturismo di famiglia.

    Renato Farina su Libero del 25 agosto

    - Enzo Baldoni è stato rapito? Tutta colpa di Berlusconi.
    Così commenta la sinistra che si avvita nelle sue stesse contraddizioni raccomandando al governo di non cedere ai ricatti dei sequestratori, ma intimandogli il ritiro immediato delle truppe dall'Iraq.
    Attacchi in libertà, tutti diretti verso un unico obiettivo.
    "Quest'ennesimo dramma è sempre figlio dell'avventurismo bellico di Berlusconi, che ha trascinato l'Italia nel pantano iracheno, stracciando il ripudio costituzionale della guerra » ,
    tuona il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, « ora non si facciano esibizioni muscolari, ma si producano tutti gli sforzi utili per salvare Enzo Baldoni » .
    Alza il tiro il verde Paolo Cento, che accusando il governo italiano di essere « complice dell'assedio militare a Najaf e della vera e propria pulizia etnica contro la popolazione civile sciita » , gli attribuisce anche la colpa di « attentare alla vita di Baldoni con la sua ipocrisia e la sua irresponsabilità » .
    E chiede al premier Berlusconi di andare a « riferire in Parlamento, perché non c'è più neanche un minuto da perdere » .
    Si unisce al coro di accuse il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: « A forza di mostrare i muscoli, il governo Berlusconi ha perso la testa e adesso renderà più problematica la liberazione del giornalista rapito » .
    A Berlusconi, Di Pietro rimprovera « la cecità, l'incompetenza e l'atteggiamento succube dell'amico e sodale Bush che oltre a non risollevare la crisi irachena, complicano la situazioni di Baldoni che necessità di una soluzione tempestiva » .
    Quale? Il capogruppo di Rifondazione comunista a Montecitorio, Franco Giordano, risponde con un ossimoro: « Dobbiamo andare via assolutamente di lì, ma non dobbiamo accettare l'ultimatum dei terroristi » .
    È lo stesso paradosso della Margherita, argomentato dal capogruppo alla Camera Pierluigi Castagnetti. « Non bisogna cedere ai ricatti dei terroristi. In questo caso serve la politica della fermezza » , premette, « questo non cambia però il nostro giudizio sul tragico errore della guerra in Iraq » , precisa Castagnetti che rinnova la richiesta al governo di « un ripensamento politico sulla nostra presenza in Iraq » .
    Le contraddizioni si sprecano anche all'interno della stessa Margherita dove, se da una parte Castagnetti giudica « un tragico errore la guerra in Iraq » , dall'altra c'è il responsabile Esteri, Lapo Pistelli, che rivendicando alla politica « il ruolo di fare le sue scelte » , definisce « giusta » la posizione del governo.
    Su tutt'altra linea la Quercia. « Il contingente italiano in Iraq deve andare via e non perché si cede alle richieste dei rapitori di Baldoni » , spiega l'esponente del Correntone diessino, Piero Folena che, nel tentativo di aggirare il paradosso della sinistra, finisce con l'accentuarlo.
    Nel ribadire la sua convinzione che « è stato un errore andare in Iraq e continua ad esserlo rimanere » , Folena infatti conclude: « Comunque ai ricatti non si cede » .
    Il solo ad avere le idee chiare tra i Ds è il capogruppo alla Camera, Luciano Violante. « La prima cosa che sappiamo è che Baldoni è vivo ed è una cosa importante » . Detto questo, Violante conferma « il pregiudizio critico sulle scelte del governo riguardo questa missione » , precisando però che « non si può cedere a questi ricatti » . Perciò, pur sottolineando che « è stato un errore la guerra, un errore andare lì e stare lì » , il capo dei deputati Ds precisa che « se si vuole andare via non si può farlo sotto il ricatto dei guerriglieri » .

    BARBARA ROMANO su Libero

    Baghdad. Enzo Baldoni, il free lance italiano scomparso giovedì scorso, è stato rapito e ora appare in un video girato dai suoi sequestratori, mandato in onda ieri dalla televisione araba al Jazeera. Nelle immagini sembra in buone condizioni fisiche e con lo sguardo tranquillo. Legge un comunicato preparato dai rapitori in inglese:
    “Sono Enzo Baldoni vengo dall’Italia, ho 56 anni e lavoro come scrittore e giornalista, occupandomi di cose che riguardano il sociale. Collaboro con la Croce rossa per aiutare i bisognosi, sono venuto in Iraq per scrivere un libro sulla resistenza irachena”.
    In sovrimpressione sono state montate altre immagini con scritte in arabo e il simbolo
    del gruppo terrorista: la mappa dell’Iraq sovrastata da un kalashnikov. Il filmato continua con le riprese dei documenti del rapito, come il passaporto e la tessera dell’Ordine dei giornalisti.
    Il sequestro è stato rivendicato dall’Esercito islamico dell’Iraq, che ha inviato ad al Jazeera anche un comunicato in cui pone un ultimatum al governo Berlusconi, chiedendo il ritiro delle truppe dal paese.
    “Non garantiamo la sicurezza dell’italiano – si legge nel comunicato – e non salveremo la sua vita se l’Italia non risponderà entro 48 ore, annunciando il ritiro delle sue truppe dall’Iraq”.
    Palazzo Chigi ha già fatto sapere che si sta impegnando per salvare Baldoni, ma non intende accettare il ricatto, ritirando il contingente da Nassiriyah. “Siamo impegnati per ottenere il risultato di far tornare in libertà il signor Baldoni – si legge nella nota governativa – che si trova in Iraq per la sua attività privata di giornalista e quindi assolutamente non collegato al nostro governo.
    Lo faremo mantenendo gli impegni assunti con il governo provvisorio iracheno legittimato da una risoluzione del Consiglio di sicurezza adottata all’unanimità nello scorso giugno. Continueremo, quindi, la nostra presenza militare e civile nell’ambito del quadro stabilito da tale decisione dalle Nazioni Unite, per contribuire al ristabilimento della sicurezza e dell’ordine pubblico, condizioni indispensabili per l’azione di assistenza umanitaria che vede l’Italia in prima linea, e al processo politico, delineato dalle Nazioni Unite al fine di consentire lo sviluppo di un Iraq sovrano e libero”.
    Il rapimento del free lance non è il primo compiuto dal gruppo terroristico. L’Esercito, o Gruppo islamico dell’Iraq, aveva già rivendicato, l’8 agosto, il sequestro del diplomatico iraniano, Fereydoun Jahani, sparito il 4 agosto sulla strada da Baghdad a Kerbala, dove l’Iran aveva appena aperto un consolato. Ancora prima aveva rapito un lavoratore filippino, riuscendo a ottenere il ritiro del piccolo contingente di Manila dall’Iraq.
    I sequestratori hanno anche brutalmente giustiziato due ostaggi pachistani accusati di lavorare per le truppe americane.
    Non si sa molto di questa nuova formazione terrorista, ma nel 2001 un Gruppo islamico dell’Iraq si era formato in Kurdistan e faceva parte della costellazione fondamentalista alla quale aveva aderito Abu Musab al Zarqawi, il terrorista legato ad al Qaida, ricercato numero uno.
    Il gruppo fece anche da mediatore fra le milizie curde, che combattevano contro il Jund al Islam, la formazione infiltrata da Zarqawi e da numerosi combattenti arabi addestrati in Afghanistan. Gli americani cancellarono le loro basi con bombardamenti a tappeto, ma i sopravvissuti confluirono nelle nuove cellule del terrore messe in piedi da Zarqawi per continuare la lotta anti americana, dopo il crollo del regime di Baghdad.

    Il ruolo di Ghareeb, la guida uccisa
    Il 3 agosto, poco prima di entrare in Iraq, Baldoni ha scritto nel suo diario su Internet:
    “L’amico che mi aveva assicurato un posto sull’aeroplanino delle Ong per Baghdad mi dice che le cose sono cambiate e non può più farlo. Mi suggerisce una traversata in auto. Non ci penso neanche di striscio: in auto si passa per Fallujah. Lì c’è al Zarqawi: non aspetta altro che un ostaggio prezioso per alzare il livello del ricatto. E’ a Fallujah che hanno preso i quattro ostaggi italiani. Ed è un po’ che riescono a beccare soltanto degli sfigati camionisti pachistani, egiziani o filippini”.
    In realtà, tutto lascia pensare che il rapimento sia avvenuto giovedì o venerdì scorso a sud di Baghdad, non molto distante dalla capitale, mentre Baldoni stava rientrando verso la città dopo l’ennesimo e pericoloso blitz a Najaf, teatro di duri scontri fra americani e guerriglieri sciiti.
    Il cadavere carbonizzato della sua guida, Ghareeb, sarebbe stato trovato a una cinquantina di chilometri da Baghdad. L’interprete e autista di Baldoni era un palestinese con ottime entrature fra i guerriglieri, soprattutto sunniti. In aprile, organizzava miniconvogli che da Baghdad riuscivano a rompere l’assedio di Fallujah, trasportando viveri e medicinali.
    Ghareeb parteggiava apertamente per la causa della
    “resistenza” irachena e spesso imbarcava nei suoi pericolosi viaggi sia pacifisti sia giornalisti pronti a tutto. Nonostante ciò, come scrive sul suo blog il reporter rapito, Ghareeb aveva ben presente che la guerriglia è divisa fra moderati, pronti a negoziare, e radicali, che puntano soltanto a uccidere o a rapire qualsiasi infedele straniero.
    Il cadavere di Ghareeb si trova ora presso l’obitorio dell’ospedale al Iskandaria, nella cittadina di al Latifiyah. Da tre-quattro mesi, quest’area che si estende fino ad al Mahmudiyah è diventato un altro triangolo del terrore, soprannominato “la seconda Fallujah”.
    Agli inizi di maggio due giornalisti polacchi erano stati giustiziati a bordo di un veicolo, che aveva la scritta “Press” (stampa) in evidenza. Uno dei due era il famoso reporter di guerra di Varsavia, Waldemar Milewicz.
    Poche settimane dopo, una sorte ancora peggiore era toccata a due giornalisti giapponesi, bruciati vivi nel loro fuoristrada finito in un agguato. Uno dei corpi era stato trovato a una decina di chilometri di distanza.
    Negli ultimi mesi, infine, sono sorti in questa zona gruppi di fuoco che attaccano le stazioni di polizia e seminano il terrore, rapinando anche gli iracheni di passaggio.
    Un mese fa, ad al Mahmudiyah, uomini armati hanno distribuito un volantino, che ordinava alla popolazione di non collaborare con il governo e di non avvicinarsi alle stazioni di polizia.
    Non soltanto: le donne che uscivano di casa dovevano portare rigorosamente il velo e le parabole satellitari, che permettono di collegarsi alle televisioni occidentali, dovevano essere smantellate. Proclami simili, in stile talebano, erano stati emessi dai fondamentalisti del Kurdistan, prima del crollo del rais Saddam Hussein.
    Oltre a ex membri del Baath, il partito al potere con Saddam e uomini dei servizi del dittatore, nella zona operano cellule terroristiche di Ansar al sunna, uno dei gruppi che farebbe riferimento ad al Zarqawi. Oltre che da gruppi politicizzati, l’area è infestata da bande di criminali, che potrebbero
    sequestrare un occidentale per puntare a un lauto riscatto, oppure venderlo a un’altra
    banda o ai terroristi.

    Se esaminata cinicamente, cioè con lucidità, la disavventura di Enzo Baldoni sconfina nella commedia all'Italiana.
    Già ieri abbiamo scritto: un uomo della sua età, moglie e due figli a carico, avrebbe fatto meglio a farsi consigliare da Alpitour, anziché dal Diario, la località dove trascorrere vacanze sia pure estreme (si dice così?).
    Evidentemente, da buon giornalista della domenica, egli ha preferito cedere all'impulso delle proprie passioni insane per l'Iraq piuttosto che adattarsi al senso comune.
    Ciascuno fa come gli garba. E se a lui garbava di mettere a repentaglio la ghirba allo scopo di essere la caricatura dell'inviato speciale, forse sognando di diventare un Oriano Fallaci o un Ettore Mo, c'è poco da obiettare.
    Molto da obiettare invece c'è sul fatto che adesso tocchi allo Stato italiano di toglierlo dalle pettole (dal milanese: peste). Vabbè. Non facciamoci guardar dietro spendiamo quanto c'è da spendere per riportarlo a casa, questo bauscia simile a certi tizi i quali, durante il week end, indossano la tuta mimetica e giocano ai soldatini nelle brughiere del Varesotto.
    D'altronde, come documenta la nostra inchiesta Stipendiopoli, gli enti pubblici sprecano molto denaro e non saranno alcuni miliardi in più, investiti al fine di liberare il semigiornalista, a mandarci in rovina.
    Chiudiamo un occhio sull'aspetto finanziario e apriamo l'altro sul paradosso cui assistiamo.
    Lui, Baldoni, è qui ritratto in prima pagina con in mano un mitra o una mitraglietta (non essendo pacifisti c'intendiamo poco di armi) fra due beduini o similari. Sorride felice perché è corso in aiuto dei più deboli in lotta contro i cattivi americani.
    Ecco, ai "poveri" iracheni sono rivolti gli appelli in favore del pubblicitario- pubblicista lanciati dai suoi famigliari.
    I quali implorano i sequestratori: «Lasciate libero nostro padre, è un pacifista».
    E ancora: «Noi ci rivolgiamo al popolo iracheno martoriato dalla guerra e agli uomini che detengono Enzo; lui è in Iraq come uomo di pace oltre che come giornalista. Egli cercava di salvare vite umane a Najaf quale volontario della Croce rossa. Lo spirito di solidarietà ha sempre caratterizzato le sue azioni».
    Penso a un grosso equivoco. Si considerano deboli e martoriati dalla guerra terroristi talmente deboli da prendersela con un loro amico, Baldoni appunto, tenerlo in ostaggio per ricattare l'Italia e minacciare di decapitarlo; insomma talmente deboli e bisognosi di carezze consolatorie da poter decidere della sua vita e della sua morte.
    Ammazza che debolezza.
    E che gentiluomini, quanta solidarietà manifestano nei confronti di chi gliene ha data in buona o cattiva fede.
    Siamo al delirio. Baldoni stesso è inebetito dalle ideologie nate dalle ceneri delle ideologie: legge davanti alla telecamera il comunicato dei suoi aguzzini, in cui si dà del criminale a Berlusconi, e ne gode, glielo leggi in faccia che gode; e il video non inganna.
    Ma come si fa a schierarsi con i tagliatori di teste, come si fa a schierarsi con chi è stato con Saddam, come si fa ad affiancare banditi islamici che per tutto ringraziamento ti rapiscono e magari spezzano l'osso del collo? Fuori da ogni logica.
    Il paradosso ingigantisce se si tiene conto che il filoiracheno Baldoni candidato alla decapitazione è un pubblicitario (mestiere più capitalistico non esiste) il quale ha sempre lavorato per aziende americane: Mc Donald's, Coca-Cola, Ibm, Shell, solo per citare alcuni nomi.
    Scusate cari lettori, più pirla di così è inimmaginabile.
    Ti guadagni la pagnotta (e non solo quella) ideando e realizzando spottini consumistici per le multinazionali odiate a sangue; le odii al punto da farti fotografare armato con un paio di beduini; poi arriva agosto, le schifosemultinazionali (che ti strapagano) ti garantiscono (contrattualmente) lunghe ferie e tu, pistola, vai a trascorrerle in Iraq nei panni del samaritano islamico e complice di chi vuole decollarti.
    Enzo, hai qualche filo staccato.
    E come te ce l'hanno staccato i tuoi amici, gente sicuramente perbene che però non capisce un'acca, neanche dell'evidenza. Non fraintendete, spero che il detestato governo Berlusconi sia in grado di rimpatriare questo sbronzo di idiozie pacifiste e antiamericane.
    Il quale, rientrato nel nostro Paese di minchioni tolleranti, se proprio vorrà sfogare le sue pulsioni giornalistiche venga pure a Libero, qui al massimo sarà costretto a battersi contro Franco Abruzzo e Maurizio Belpietro che parlerà male di suo figlio, ma non dovrà sfidare a collo nudo la lama dei decapitatori.
    Dai Berlusconi, datti una mossa, restituisci alla famiglia e alla Coca-Cola questo spottaro strappato a via Montenapo e a Piazza San Babila.

    Vittorio Feltri su Libero del 26 agosto

    Italiani furbi. Mafia padrona dello Stato. Politici dal linguaggio contorto. Che sorpresa leggere il comunicato integrale dei rapitori di Enzo Baldoni.
    Sembrano sceneggiatori di film di Alberto Sordi o della Piovra. Com'è strano il mondo, com'è bene informata Al Qaeda sul carattere degli italiani e dei loro capi, oltre che della loro amicizia con i boss.
    Salvo poi diventare di colpo ignorantissima, e non credere che Baldoni sia un giornalista.
    L'Islam terrorista sa tutto meno la cosa più facile da appurare: basta aprire internet, materia in cui i figli di Osama sono maestri.
    Logico pensare ad una regia italiana.
    E in fondo sta qui la speranza di salvezza per il sequestrato.
    Che sia cioè una mossa propagandistica per far uscire da questa vicenda un Baldoni vivo e sorridente, pronto a lottare per la liberazione mondiale insieme con le sinistre e i pacifisti.
    E umiliati e cattivi le destre e Berlusconi.
    Ci tocca augurarci questo scenario.
    Oggi scade l'ultimatum per Enzo Baldoni.
    È nelle mani dell'"Esercito islamico in Iraq". O entro stasera il governo italiano, con «risposta chiara», dichiara di ritirare le sue truppe dalla Mesopotamia, oppure morte.
    La risposta chiara già c'è: non cediamo.
    I ragazzini invocano per tivù la liberazione del papà. Dicono parole dolci.
    L'altra parte usa il linguaggio mistico dell'assassinio. Dall'Italia: «Liberatelo! Pace!». Dall'Iraq: «Uccideteli! Tortura! Berlusconi criminale,mafia! ».

    Sperare? Secondo logica, non esiste. Resta la possibilità di una truffa abominevole.
    A favore di tale ipotesi sta la serenità di Baldoni: su Al Jazeera pare sorridere come in un filmino familiare. Quasi che dopo il rapimento, gli avessero assegnato la parte da recitare: sappiamo che sei un bravo pacifista, poi ti liberiamo, e spieghiamo al mondo che se tutti gli italiani fossero come te, il vostro Paese potrebbe dormire sonni tranquilli.
    Nel comunicato recapitato alla tivù del Qatar (lo pubblichiamo integralmente) non c'è spazio per i sentimenti gentili.
    Si apre con un versetto del Corano: «Uccideteli, tramite le vostre mani Dio li tortura».
    Si dice: «Il criminale Berlusconi; è nemico dell'Islam sia in Italia che fuori di essa. A causa della sua partecipazione alla guerra l'Italia è divenuta uno dei primi obiettivi da combattere e uccidere ».
    Nel testo si ribadisce ancora che cosa sia l'Italia per costoro:
    «Simbolo di crudeltà, della furbizia e dell'ingiustizia, figliastra della mafia».
    Si sostiene: vi avevamo avvertito. Non vogliamo italiani tra i piedi, né semplici «cittadini» né soldati. Invece Berlusconi ha insistito a mandarceli.
    Ed è davvero il colmo che un antiberlusconiano come Baldoni sia ritenuto servo di Berlusconi. Per i fondamentalisti se un infedele va in Iraq, può essere persino collaboratore di "Diario" e di "Linus", amico di Che Guevara, ma resta uno cui Berlusconi doveva impedire di andar lì.
    Un po' grottesco, quasi che non sapessero la libertà che c'è in Italia.
    Troppo finto per essere vero.
    E in palese contrasto con la consapevolezza ideologica da no global all'amatriciana, che inzuppa il comunicato. I guerrieri di Allah dubitano che Baldoni sia davvero un giornalista, quasi possa essere una spia. Ma poi si rivelano ferratissimi sul resto. Berlusconi è definito «criminale», e l'Italia, ripetiamo, «figliastra della mafia». Che importa ai combattenti di Allah della mafia? Quando hanno buttato giù le Torri Gemelle non hanno tirato in ballo il Padrino, che pure regnava su New York e dintorni.
    Invece, se ad esserci di mezzo è l'Italia, Al Qaeda mostra di avere una bella cultura delle pellicole di commedie all'italiana, dei processi di Palermo ad Andreotti oltre che delle indagini siciliane su Berlusconi, con relativa teoria del doppio Stato, secondo cui davvero l'Italia è figliastra della mafia.
    Qualcuno è disposto a pensare che Zarqawi e Bin Laden si siano fatti una cultura in proposito per poi infiorarne i volantini?
    Magari la sera, prima di dormire, accarezzandosi la barba, Osama si guarda una cassetta del Commissario Montalbano? Ma va' là.
    I figli appaiono in video e dicono: «Nostro padre è un uomo di pace».
    Il governo conferma che non cede al ricatto, ma conferma che Baldoni è un giornalista (non una spia), e che per Najaf l'Italia cerca mediazioni. Fanno tenerezza i ragazzi che si rivolgono «al popolo iracheno».
    Coloro però che tengono in mano il loro papà sono gente che non ha nulla che fare con il popolo iracheno e con la pace.
    I terroristi finiscono il loro messaggio con le minacce, ma anche con un altro tocco della loro sapienza italiana.
    Chiedono al governo una «risposta chiara». La «mancanza di chiarezza» sarà intesa come un no.
    Non vogliono roba tipo «convergenze parallele».
    Ci conviene sperare che sia una burla italiana. Se no, finisce male.

    RENATO FARINA su Libero

    « In questo delicatissimo momento, è meglio che le polemiche siano congelate, per assicurare il massimo sostegno a chi sta tentando di arrivare alla liberazione del coraggioso e tenace Enzo Baldoni » .
    Giuseppe Giulietti, deputato Ds e portavoce dell'associazione Articolo 21, chiede, assieme a Lella Costa e Don Luigi Ciotti, il silenzio stampa sul pubblicitario in mano ai terroristi iracheni.
    « Ci sarà tempo per sviluppare la polemica » , dicono . Ma solo « quando Baldoni sarà liberato, come tutti ci auguriamo » .
    Anche i pacifisti italiani e Amnesty International sono scesi in campo per chiedere la liberazione di Baldoni: « Fargli del male non aiuta certo la causa della pace, anzi rafforza quel " partito" della guerra - spiegano i portantini delle bandiere arcobaleno - che ha nel governo italiano uno dei suoi esponenti » .
    La sinistra insomma non vuole scherzare sul collaboratore di " Diario".

    Qualche mese fa però gli anti- Bush la pensavano diversamente.
    Salvatore Stefio, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e lo scomparso Fabrizio Quattrocchi non venivano certo trattati come Baldoni.
    Anzi. Li hanno chiamati « mercenari » , « ingombranti corpi di ricatto » , sicuramente « non eroi » .
    Ad aprile, quando vennero rapiti i quattro italiani, Jena, dalla prima pagina del Manifesto, aveva posto parecchi dubbi sulla necessità di salvaguardare le vite dei sequestrati.
    « In caso di rapimento noi della sinistra radicale e pacifista siamo sempre stati per la trattativa, prima di tutto salvare gli ostaggi. Anche per questi quattro? » , chiudeva in modo macabro il suo intervento.
    Un altro articolo del quotidiano comunista raccontava come i rapiti non fossero altro che « ex parà e buttafuori a caccia di soldi » o « interinali della sicurezza, affittati dagli americani » .
    Nell'editoriale di quel giorno « i vigilantes » presi in ostaggio venivano definiti come « ingombranti corpi di ricatto, che ostacolano gravemente il ritorno in Iraq dell'Onu e la soluzione del conflitto » .
    Più esplicito Liberazione, giornale di Rifondazione Comunista: " Quattro mercenari nelle mani degli iracheni" era il titolo in prima pagina. Stessa solfa anche in casa Aprile, il sito del correntone Ds: "Sono mercenari che operano senza alcuna regolamentazione".
    L'eurodeputata Lilli Gruber invece precisava che eravamo di fronte a « moderni mercenari » .
    Addirittura Gianfranco Pagliarulo, senatore dei Comunisti Italiani, chiedeva al governo di « indagare sui mercenari » .
    Dopo la morte di uno degli ostaggi la sinistra ha raggiunto il macabro: " Quattrocchi uomo vero è finito al cimitero",
    si leggeva su una vetrina a Milano imbrattata dai Disobbedienti.
    E poi " mercenari fottetevi", " morte al fascio".
    Ai primi di giugno Stefio, Agliana e Cupertino vengono liberati.
    La sinistra formalmente si rallegra e plaude all'operazione militare guidata dagli americani.
    Ma dopo un paio di giorni cambia toni. " Sono eroi o mercenari?", si chiede L'Espresso.
    " Qual è il vostro mestiere? Chi vi ha ingaggiato per andare in Iraq? Come ci siete andati? Che avete contattato?", attacca l'Unità.
    Europa, quotidiano della Margherita, ordina: " Non chiamateli eroi, per favore".
    Come ciliegina sulla torta il commento di Umberto Eco, che liquida la liberazione come « un fastidio di meno » .
    Per Enzo Baldoni invece bisogna « congelare ogni polemica » .

    ...e tutti in coro gli aspiranti talebani rispondono "Obbedisco"!

    saluti

    GIULIANO ZULIN

    - C'è una parte della vita di Enzo Baldoni che speriamo i suoi sequestratori non scoprano mai.
    E' quella in cui l'agenzia fondata proprio da lui, il reporter indipendente, paladino degli oppressi del pianeta, cura su commissione la campagna pubblicitaria di Mc Donald's, Coca- Cola, Shell, Ibm, ecc.
    Ossia delle principali icone dell'imperialismo economico a stelle e strisce, i simboli stessi del grande satana angloamericano, boicottati da specifiche campagne nel mondo arabo.
    O ancora, passando all'Italia, gli spot di Agip, Enichem, Fiat o del settimanale Panorama dell'inviso Berlusconi.
    E dire che Deaglio e gli amici della sinistra dura e pura stanno cercando di affibiare allo sfortunato giornalista part-time un curriculum da terzomondista senza Macchia, o meglio da antagonista dei poteri forti che ispirano il capitalismo " coloniale" d'Occidente.
    Per ora meglio così: qualunque cosa su Al Jazeera pur di salvarlo. Eccetto forse un'aureola fuori misura che in patria non gli si addice.
    Dottor Jeckill e mister Hyde.
    Si sintetizza così la doppia vita di Enzo Baldoni, purtroppo prigioniero dell'Esercito islamico in Iraq.
    Nei giorni feriali pubblicitario della Milano da bere, in quelli festivi free- lance al servizio dei deboli nelle periferie martoriate dal cattivo di turno ( quasi sempre gli Usa).
    Intendiamoci: sulle teorie della guerra ai terrorismi il dibattito è aperto. E a chi si spende per gli innocenti tanto di capello.
    Sgradevole è invece l'incoerenza, quasi schizofrenia di chi predica bene e razzola male.
    L'agenzia pubblicitaria fondata da Baldoni nasce all'inizio degli anni ' 80.
    Il nome, " Le balene", richiama la prima autopromozione, in cui lo stesso Baldoni compariva nudo a sostegno della RainbowWarrior di Greenpeace, appena affondata dai servizi francesi. Dunque un debutto politicamente " corretto". Senonché i contratti successivi portano ben altri marchi. Anzitutto l'obiettivo preferito degli strali no global, Mc Donald's, che per le più incisive campagne italiane degli ultimi anni si affida appunto a " Le balene". Le quali ne incensano stile, qualità dei prodotti e atmosfera familiare.
    Quindi, leggiamo dal loro sito " sulla stampa scoppia l'ennesima polemica, Bertinotti dichiara che gli autonomi fan bene a spaccar vetrine, su ignoti manifesti si accusano gli hamburger d'essere infetti, l'Avvenire scrive i fast food sono atei (...) per la sinistra la reincarnazione dello sfruttamento operaio, per il popolo di Seattle bersaglio ideologico, per gli integralisti grande satana: l'azienda stampa un vivace libretto".
    In breve, con l'aiuto delle balene Mc Donald's sperimenta in anteprima una serie di spot sociali in cui con slogan ad hoc ci si fa beffe delle consuete accuse.
    La campagna, con annesso concorso aperto al pubblico, si chiama " Quanto casino per un panino".
    Spiccano la difesa del presunto mobbing in azienda, e un fotomontaggio in cui Baldoni siede panino alla mano a tavola con Berlusconi, Casini, Hitler e figure circensi.
    Altri clienti celebri de " Le Balene" sono poi la Coca, il grande fratello dei computer Big Blue, le grandi sorelle del petrolio Shell e Agip, il rasoio Gilette " per l'uomo che non deve chiedere mai", l'Enichem dei disastri ecologici ( trasformata con orgoglio autografo da Baldoni e c. nel cartone Gulliver, gigante buono che aiuta l'ambiente). E ancora i diamanti " insanguinati" DeBeers, Lumberjack, Ferrero, Danone, Philips, Swatch, Fiat, Montedison, S. Paolo, e Panorama.
    Ma la campagna che dei carcerieri islamici non dovrebbero proprio vedere è una delle meno riuscite: quella per un salumificio umbro, condotta sotto l'effigie di un porcellino con slogan " chi annoda il budello riscopre il cervello".
    A detta degli autori persino la parcella sarebbe stata pagata in salami.
    FRANCESCO RUGGERI su Libero


    « Sequestrino: Beh, ero quasi offeso. Due viaggi in Colombia, quasi tre mesi nelle città e nelle selve di uno dei Paesi più pericolosi del mondo e mai una rapina, un attacco alla diligenza, un tentativo di rapimento. Appena due tentativi di borseggio andati a vuoto. Che palle. Finalmente sono stato accontentato » .

    A scrivere questo resoconto era Enzo Baldoni, ucciso ieri notte dai terroristi iracheni, dopo che l'ultimatum di 48 ore era scaduto. Il turista del giornalismo sognava di essere rapito, stando almeno al citato stralcio di un reportage colombiano da lui pubblicato sul blog " Locombia", durante una precedente escursione in zona di guerra nel settembre 2003.
    Prima di partire si era letto " Notizia di un sequestro" di Garcia Marquez. E nell'occasione Baldoni subì davvero un primo sequestro lampo, insistendo peraltro affinchè accadesse. Nel raccontarlo ai lettori della rete, affermava di aver trovato " teneri" i suoi sequestratori, di averli voluti « coccolare, abbracciare » . Fino al punto da restituirgli il kalashnikov che era riuscito a farsi dare con vecchio trucco.
    E da promettere un caffè, una volta scampato il pericolo, pur di farsi ospitare comunque dal suo aguzzino.
    Era davanti alla chiesa di Tacueyò, quel giorno Enzo Baldoni.
    Un avamposto sperduto a 2000 metri tra i monti Cauca, territorio del più grande esercito guerrigliero antigovernativo, le sanguinarie Farc.
    Chiacchierava con il parroco nero Peter Ssekajugo, in cerca di contatti per un'intervista a Marcos, quando sopraggiunsero due giovani con mimetica e kalashnikov.
    Quindici anni Bernardo, 20 Juan.
    Col pretesto di accertamenti lo presero in consegna per portarlo al campo del loro capo Ramòn, nascosto in quota. Il parroco capì subito che si trattava di una delle tante bande di terroristi irregolari, che fiancheggiano le Farc senza averne prestigio e diplomazia.
    Schegge impazzite della rivoluzione che si sostentano col riscatto degli occidentali rapiti.
    Baldoni invece, come da suo reportage, non voleva capire:
    «Tranquillo Peter, vado e torno, gli dico io... andiamo a prendere un caffè col comandante Ramòn » , immaginando che costui avesse detto « portatemelo su, qualche mese con noi gli insegnerà a stare al mondo » .
    Il religioso lo ricambiò « con un'occhiataccia, come dire: « Fesso, meno parli meglio è » .
    Eppure Baldoni affermava d'aver sospettato che Ramòn fosse
    «un pazzo fissato alla testa di ragazzini esaltati che uccidono senza pensarci » .
    Perché dunque smontare i concitati tentativi di Ssekajugo di impedire il rapimento, fondati sul dovere di proteggere gli ospiti, sacro fra gli indigeni Paez? Fortuna volle che sulla strada per il campo il gruppo si imbattesse in una pattuglia della Guardia Indigena, sorta di vigilantes civili.
    Li guidava Julio, l'alcalde ( sindaco), il quale, malgrado i guerriglieri facessero i duri, riuscì a convincerli della propria giurisdizione sull'ostaggio. Juan si recò al campo per chiederne conferma a Ramòn, mentre Bernardo teneva sotto tiro Baldoni per ore. È a quel punto che Enzo si innamorò del suo carceriere. Nel reportage lo descriverà così: «Un ragazzino dai capelli a spazzola. Che tenero. Vorrei coccolarmelo, abbracciarlo, questo bambolotto indio e paffuto con la sua zazzera da marine, bardato coi caricatori del mitra, le bombe a mano, il coltellaccio mal tenuto e il Kalashnikov. Vorrei portarlo a spasso, leggergli Marquez, insegnargli il computer » .
    Ma una prova insuperabile di masochismo Baldoni la dette qualche attimo dopo, quando riuscì a farsi prestare il mitra con la scusa di vedere se era un vero Ak 47. L'altro ci cascò e a quel punto il nostro eroe cominciò a canzonarlo:
    « Punizione! Quand'ero militare, per giunta imboscato, mi dettero una settimana di cella per essermi fatto rubare il fucile! » .
    E concluse ridandoglielo indietro con tono paternalistico:
    «Toh, tienilo, ma non lasciarlo mai a nessuno. È la tua difesa e il tuo miglior amico» .
    Poi andò persino a comprargli una bottiglia di Gatorade, perché vedeva il terrorista « sudato e polveroso » .
    Alla fine Ramòn cedette all'autorità dell'alcalde, ma Baldoni, privato della visita al campo di prigionia, gli inviò un biglietto in cui chiedeva di poter bere lo stesso quel famoso caffè insieme.

    FRANCESCO RUGGERI su Libero

    Non c'è rimedio. Non sono serviti i sorrisi suoi e quelli dei suoi cari. Quella è gente che mantiene le promesse: ammazzato.
    Una consolazione all'orrore: non gli hanno tagliato la testa.
    E' stato assassinato come Fabrizio Quattrocchi, con proiettili di piombo in testa.
    Enzo Baldoni è morto alla stessa maniera del suo nemico ideologico.
    Quattrocchi, nel momento in cui aveva compreso la sua sorte, ha cercato di togliersi la benda nera.
    E poi, con un'aria di sfida tranquilla, ha detto all'uomo che parlava italiano: «Ti faccio vedere come muore un italiano ».
    I no globan avevano scritto proprio sul sito di Baldoni il loro schifo per una morte da mercenario.
    Negli ambienti no global e del Diario si era sussurrato: «Ha detto: "Vi faccio vedere come muore un camerata"».
    Una menzogna.
    Ed ora è toccato ad un altro nostro fratello italiano, battezzato. Le idee politiche erano diverse da quelle dei primi sequestrati.
    Ai terroristi islamici non importa delle nostre opinioni politiche, dei nostri sentimenti sul mondo.
    Se abbiamo bambini o una fidanzata. Se scriviamo bene o male. Guardie del corpo o pubblicitari in giro a riempire fogli di sogni rivoluzionari.
    Il delitto è accaduto nella prima serata. Hanno recapitato il film ad Al Jazeera.
    Subito dal Qatar hanno cercato di mettersi in contatto con il nostro ambasciatore a Doha.
    Ha saputo. Ha visto. Ha informato il governo.
    Erano circa le 22 ora italiana quando Franco Frattini, appena sceso dal suo aereo che lo aveva riportato a Roma dal Meeting di Rimini, è stato informato.
    Si è provveduto a dare notizia alla famiglia.
    Chi scrive l'ha appreso dal volto di Imad El Atrache, arrivato scuro poco dopo le dieci della sera con questo fardello addosso.
    Fino al pomeriggio riteneva bastassero le prove fornite anche da Libero sul pensiero politico di Baldoni.
    Un antiberlusconiano.
    Lo abbiamo marcato con forza. Era un modo per dire la verità, e speravamo di aiutarlo a salvarsi la vita. Ci siamo appigliati alla serenità con cui lui ci guardava davanti alla telecamera, quasi che avesse ottenuto nuno speciale salvacondotto per meriti antiimperialisti.
    Ci siamo augurati persino che ci fosse di mezzo una recita propagandistica. Abbiamo confidato fossero furbi. Accettassero la logica umana del calcolo. Ma loro non pensano di avere che fare con uomini ma con montoni.
    Non gli importano i sentimenti dei montoni.
    Possono essere gentili, portargli da mangiare. Sfilare con le bandiere pacifiste.
    Ma se sei uno che all'anagre risulta europeo, sei una piuma, anzi torturarti e assassinarti e motivo per meritarsi il paradiso.
    Coloro che lo hanno ucciso hanno costruito un sito internet.
    Ci hanno messo la firma "Esercito islamico in Iraq".
    Hanno usato gli stessi disegni colorati dei gruppi di Al Zarqawi.
    Un Kalashnikov, la bandiera nera. Ma non sono di questo gruppetto.
    Ci sono di mezzo gli stessi che hanno eliminato Quattrocchi. Gente di Falluja. Uomini con addentellati italiani.
    Al Zarqawi decapita, questi tirano colpi alla nuca. Sanno tutto di noi. Ieri il comunicato conteneva versetti coranici: «Uccideteli, tramite le vostre mani Dio li tortura, vi rende vittoriosi su di loro e salva la comunitàdei fedeli».
    Hanno eseguito la sentenza di un Dio che chiamano Allah ma che coincide con la loro follia.
    Ci siamo presi un sacco di parolacce dagli amici di Baldoni per quanto abbiamo scritto.
    In fondo ancora ieri costoro ritenevano impossibile che davanti a noi non ci sono popoli che hanno subito ingiustizie e se la prendono con Bush e Berlusconi, ma gente che a freddo, in nome di un'ideologia religiosa, ha dichiarato guerra prima che a noi, a nostro padre e nostra madre, alle nostre origini.
    Al nostro essere banalmente, stupidamente uomini.
    Aveva ragione, lo dico ora, Vittorio Feltri a disperare.
    A ritenere segnata la sorte di Baldoni.
    Ora lo piangiamo. E diciamo che ci faceva tenerezza il suo sogno. Ora non apprenderne la lezione sarebbe un altro delitto.

    Renato Farina su Libero

    L'11 settembre 2001 avrebbe dovuto cambiare tutti noi e renderci più razionali e più seri.
    Non so altrove, ma è certo che in Italia quella funesta azione di guerra pare sia stata rimossa, cosicché tutto, anche le tragedie, ruotano all'interno di un eterno, monocorde girotondo di girotonti. Enzo Baldoni, pacifista calibro 9 ( stando all'eloquente foto pubblicata ieri da " Libero") sarebbe andato in Iraq a trascorrere vacanze alternative: ricevimento al kalashnikov, poi albergo, mezzapensione, bevande e tour tutto compreso, anche il sequestro, la prigionia e la decapitazione.
    " C'è figa a Bagdad", tale sarebbe stata la scoperta vacanziera di codesto pubblicitario, non a caso autore dello slogan: " vent'anni dalla parte del porco".
    Messa così, e Francesco Merlo su " Repubblica" di ieri così l'ha messa, saremmo all'anticonformismo grullo.
    Io, però, non lo faccio così fatuo ed uno dei motivi per i quali Baldoni lo voglio vivo è per domandargli come sia riuscito ad entrare in Iraq. E per far che cosa.
    Non è che uno, stufo di Cervia o di Ladispoli, prende e va a Najaf : bisogna che lì abbia appoggi, scorta, armi, protezione.
    Nel video proposto dai rapitori, Baldoni appare come l'attore di uno spot, piuttosto che prigioniero dolente.
    Forse non gli frega niente di morire, forse è un kamikaze da esportazione, oppure c'è dell'altro.
    Francesco Merlo lo ha addirittura equiparato, per smorfie e telegenia, a Lilli Gruber.
    Così, come venne fatto per il povero Quattrocchi e gli altri ragazzi, che in Iraq erano andati per lavoro, spero ci sia in Italia una Procura, un tantino curiosa, pronta ad aprire un fascicolo sulle modalità di questa strana vacanza.
    E la Digos potrebbe aggiornare le informative sui flussi migratori e sui rapporti tra pacifisti e terroristi.
    Gli ultimatum da Baldoni disinvoltamente declamati, lasciano, peraltro, un retrogusto amaro di dubbi e sospetti.
    Del resto, il pacifista calibro 9 pende dalla parte di chi ha ucciso i nostri carabinieri ed i soldati in missione di pace, dalla parte di chi, l' 11 settembre, ha dichiarato guerra a quel poco di relativamente umano e liberale che c'è nel mondo.

    Anche per questo, per chiedergli conto, lo volevo vivo. Personalmente, non ero preoccupato per la vita di uno che alza il kalashnikov a mo' di prosit.
    Un amico, così amico da definire " resistenza irachena" ciò che è bestiale e vile terrorismo, dovrebbero liberarlo spontaneamente e ringraziarlo, a meno che non lo ingaggino a tempo pieno, per utilizzarne al meglio le capacità mediatico- pubblicitarie.
    Sempre che non sia vera la versione di Merlo sul " ragazzone di 56 anni" che goliardeggia, inneggiando ai gavettoni nel reparto... grandi ustionati.
    Se Baldoni è quello descritto da " Repubblica", allora c'è da tremare per la sua sorte.
    Guerra santa, morte agli infedeli, distruzione di Israele sono cose serie.
    Così ragionano i sequestratori, che potrebbero non gradire il cazzeggio di uno, che non ha compreso quanto i fondamentalisti disprezzino noi occidentali di radici giudaico- cristiane, non persone ma esseri, ai loro occhi, inferiori, indegni, comunque un gradino sotto le bestie, scacciati non a caso dall'Eden.
    Del resto, la morte riguarderebbe solo noi, perché per loro c'è il passaggio ad un mondo platonico fatto di felicità, freschi zampilli e fanciulle.
    A noi che, invece, siamo mortali, non spetta nemmeno una delle 76 vergini a loro destinate.
    La verità è che a Bagdad non è tempo di lazzi, frizzi, smorfie ironiche.
    In Iraq, oggi, non ci si va per cazzeggiare, ma per cercare di costruire tra il Tigri e l'Eufrate - due icone della nostra civiltà - libertà e vivibilità.
    Baldoni lo volevo vivo, per dirglielo di persona...

    Giancarlo Lehner su Libero del 27 agosto


    Siamo europei, occidentali, italiani e davanti a un morto reagiamo tutti allo stesso modo. Modo cristiano. Ci viene voglia di inginocchiarci e di fare il segno della croce.
    Certe abitudini sono radicate, arrivano da lontano, dai genitori, dalla nonna, dall'infanzia. La notizia di Enzo Baldoni assassinato (contro ogni previsione) dalla gentaglia di Saddam Hussein, il cui regime i pacifisti nostrani aspiravano a proteggere dall'«aggressione» americana, è stata una pugnalata nello stomaco.
    Uccidere un uomo a sangue freddo per presunti motivi politici:qualcosa di estraneo alla nostra concezione del mondo. Ucciderlo poi a seguito di un ricatto non riuscito ripugna e sconvolge.
    Ma rende l'idea del livello morale dei banditi islamici, i quali non guardano in faccia nessuno; decapitano e sparano per convenienza, e lo fanno senza remore né rimorsi, spengono una vita come se spegnessero la fiammella di una candela. Inginocchiamoci e facciamo il segno della croce. La fine di Baldoni commuove eppure fa rabbia.
    Commuove perché il pubblicitario- giornalista non ha agito, in Iraq, per interesse personale; e fa rabbia perché se l'è andata a cercare e puntualmente l'ha trovata.
    A giudicare dalle sue stesse parole, scritte in una sorta di testamento, se la aspettava, la morte, e ne aveva identificato la sagoma scrutando il cielo prima di intraprendere l'ultimo viaggio. Un presentimento che non l'ha trattenuto dall'imbarcarsi, forse intontito da un malinteso senso dell'avventura, dal desiderio di verificare sul territorio che i poveri iracheni sono solo dei perseguitati dagli americani e che gli americani sono soltanto degli aguzzini.

    Ha sbagliato tutto, Baldoni, e ha pagato i suoi errori, gli stessi commessi da tanti suoi compagni della sinistra, dalla più annacquata dai privilegi borghesi alla più dura e pura.
    Tra gli errori, un'illusione:le bandiere della pace, il dialogo, il soccorso ai deboli sono credenziali sufficienti a garantirsi dalla violenza di un popolo, quello iracheno, incapace di distinguere il male dal bene perché invasato, oltre che di nazionalismo irrazionale e becero, anche di bigottismo coranico.
    Ciascuno ha la sua religione e qualcuno non crede.
    A volte è meglio non credere.
    Il cristianesimo è buono ma i cristiani spesso sono cattivi.
    L'Islam è cattivo benché molti islamici siano buoni.
    Non è una differenza da poco. Se un cristiano uccide se ne vergogna.
    I nazisti gasavano gli ebrei però negavano.
    Gli islamici - non tutti per fortuna - sgozzano e se ne vantano al punto da mostrare trionfalmente le decapitazioni in video-Internet.
    Se ne vantano perché ammazzando salvano se stessi, suppongono di ubbidire ad Allah.
    Gesù è morto sulla croce per salvare gli altri, e non siamo convinti ce l'abbia fatta. Ma è un dato che questa fu la sua intenzione. D'accordo. Non avviamo guerre di religione, non le vogliamo.
    Ma la incompatibilità fra la civiltà delle Moschee e quella delle Cattedrali non ha altra spiegazione. La sinistra italiana finge di ignorare il problema ed è più incline a buttarla in politica spicciola: istintivamente amica di chi è nemico degli americani.
    Ovvio, è una semplificazione. Tuttavia come provare il contrario? Baldoni è stato tratto in inganno dal buonismo stolido del pacifismo militante, e non solamente da quello.
    Pur addolorati dall'atroce esecuzione, finora non documentata (come d'altra parte non è stata documentata quella di Quattrocchi), non ci rimangiamo un solo giudizio di quelli espressi nei giorni scorsi, nonostante gli insulti che ci sono costati. I progressisti a un ragionamento non oppongono un ragionamento, preferiscono l'invettiva e il disprezzo.
    Sono razzisti culturali. Non leggono le tue opinioni, le respingono a priori considerandole indegne di esame e di replica.
    È una forma di ignoranza condita di orgoglio.
    Il povero Enzo ci ha rimesso la pelle perché confidava nell'irresistibilità delle proprie idee schematiche: sono antiberlusconiano, sono antiamericano, sto con i disgraziati sotto i bombardamenti, ergo nessuno mi farà del male.
    Questo pensava, ma aveva un retropensiero inespresso: forse mi uccideranno, ma no che non mi uccidono.
    La Rai (Tigiuno) ha tracciato di lui un profilo da santo e ha evitato con cura di dire che era un ingenuo, ciò che invece sul Corriere non ha omesso di sottolineare Sergio Romano nell'edizione di ieri. Ingenuo è un eufemismo pietoso ed elegante, d'altronde Romano è un ex diplomatico.
    Baldoni, in realtà, parlandone da vivo, era fuori di testa, assolutamente intronato.

    Ecco. Giovedì 19 luglio su la Repubblica compare un articolone sormontato da un titolone: "Le mie vacanze col brivido nelle zone di guerra. Baldoni: faccio collezione di emozioni". Sommario: "Non sono un Rambo ma uno che vuole capire cosa spinge persone normali a imbracciare un mitra per difendersi". Occhiello: "Milanese, 56 anni, una passione particolare: andare in ferie dove sparano".
    Vi sembra il ritratto di un uomo equilibrato?
    Intanto il giornalista definisce persone normali quelle che imbracciano un mitra per difendersi (da chi?); talmente normali che lo hanno sequestrato e ammazzato gratis.
    Poi. Come fa un pubblicitario affermato, titolare di un'agenzia creativa (spot per multinazionali, incluse quelle degli odiati americani), economicamente solido, comproprietario di un maxiagriturismo in Umbria, moglie e due figli, un'età ritenuta dalla sinistra buona per la pensione, a mollare la famiglia allo scopo di assaporare il piacere "del brivido"?
    Ci consentirete: queste sono scelte irresponsabili.
    La sinistra dissente. Secondo la sinistra è lodevole che un quasi sessantenne sia un "collezionista di emozioni" e che per arricchire il proprio album dei ricordi si rechi in Iraq, vada in bocca a iracheni fondamentalisti e si faccia divorare.
    Se domattina vostro figlio manifesta il proposito, per eccitarsi, di percorrere l'autostrada in senso contrario qual è la vostra reazione? Chiamate il medico, suppongo.
    Verso Baldoni, preda di una insana voglia di brividi, la sinistra italiana mostra invece ammirazione e mobilita i suoi chierici al fine di celebrarne l'alto valore.
    Siete sicuri compagni d'essere in buona fede?
    È scontato. La morte è una "livella" e ci rende tutti uguali e ugualmente da perdonare.
    Ma a funerale avvenuto, tre giorni dopo le esequie, continuate ad apprezzare ancora il turismo estremo nei luoghi dove sgozzano gli infedeli?
    Michele Serra, smorto epigono di Luca Goldoni, ha dedicato a Libero un miserabile corsivo - uno sputo - mirato a squalificarne il lavoro, in cui si tira in ballo Quattrocchi che la destra avrebbe rispettato per motivi di bassa bottega politica.
    Serra dovrebbe sapere: Quattrocchi si recò in Iraq guadagnarsi la pagnotta; Baldoni ci è andato a provare brividi e collezionare emozioni (parole sue).
    Certamente, da morti sono identici; da vivi no.
    Il primo era un poverocristo, il secondo un turista agiato.
    Poi faziosi saremmo noi stando al cicisbeo della Repubblica.
    Vado di fretta e rispondo al caro Adriano Sofri e allo stimato Emanuele Macaluso (Foglio e Riformista) i quali mi accusano di aver criticato Baldoni, chiamandolo giornalista della domenica.
    A parte che Baldoni era un signor scrittore, e contrariamente a quanto si afferma figurava nell'Ordine (cosa ininfluente), il problema non è che pubblicasse articoli redatti nel tempo libero (che importa?), ma che abbia intrapreso il viaggio in Iraq per ricavarne sensazioni forti.
    Non gli stava a cuore l'informazione; non era in caccia di scoop; si accontentava di eccitazioni guerresche.
    Se Sofri e Macaluso avessero letto i miei pezzi anziché commentarli per sentito dire ne avrebbero compreso il senso. Peccato.
    Infine, Ezio Mauro, direttore egregio de La Repubblica.
    Anche lui ricorre allo scaracchio per confutare le tesi di Libero.
    E parla di barbarie intellettuale.
    Trattasi di mancanza di coraggio: quello di sostenere le opinioni con argomenti.
    Rifugiarsi nel conformismo rivestito di luoghi comuni espressi con linguaggio roboante, retorica da discorso funebre, da elegia manieristica, è più comodo.
    E piace alla gente che piace a lui.

    Vittorio Feltri

  4. #44
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    grazie Mr, sempre preciso e documentato.
    rileggere questi articoli è molto istruttivo.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Visualizza Messaggio
    grazie Mr, sempre preciso e documentato.
    rileggere questi articoli è molto istruttivo.
    Non c'è di che: dovere ...

  6. #46
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    Chi dice che Ilaria Alpi sia più famosa di Baldoni? Lo è stata molto meno per anni.
    Ilaria Alpi era una giornalista professionista della RAI il Baldoni un privato cittadino per i CAZZI suoi in Iraq e autore di un Blog dove metteva le propie impressioni ma non era certo un pericolo per la missione americana, chiunque può leggersi il blog che rimane documento unico e rendersene conto, è probabile sia stato ucciso subito perchè i rapitori hanno capito fin da subito che da quella persona non ne avrebbero ricavato nulla come in altri sequestri, in ogni caso non è stata avviata nessuna trattativa per il suo rilascio, nessuno, tranne chi lo ha rapito, può avere responsabilità per la sua morte.

  7. #47
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    Povero Enzo Baldoni

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Boogeyman Visualizza Messaggio
    Ilaria Alpi era una giornalista professionista della RAI il Baldoni un privato cittadino per i CAZZI suoi in Iraq e autore di un Blog dove metteva le propie impressioni ma non era certo un pericolo per la missione americana, chiunque può leggersi il blog che rimane documento unico e rendersene conto, è probabile sia stato ucciso subito perchè i rapitori hanno capito fin da subito che da quella persona non ne avrebbero ricavato nulla come in altri sequestri, in ogni caso non è stata avviata nessuna trattativa per il suo rilascio, nessuno, tranne chi lo ha rapito, può avere responsabilità per la sua morte.
    http://www.balene.it/enzo/


  9. #49
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    Citazione Originariamente Scritto da Boogeyman Visualizza Messaggio
    Ilaria Alpi era una giornalista professionista della RAI il Baldoni un privato cittadino per i CAZZI suoi in Iraq e autore di un Blog dove metteva le propie impressioni ma non era certo un pericolo per la missione americana, chiunque può leggersi il blog che rimane documento unico e rendersene conto, è probabile sia stato ucciso subito perchè i rapitori hanno capito fin da subito che da quella persona non ne avrebbero ricavato nulla come in altri sequestri, in ogni caso non è stata avviata nessuna trattativa per il suo rilascio, nessuno, tranne chi lo ha rapito, può avere responsabilità per la sua morte.
    Dove hai imparato cos'è il giornalismo? Sull'album delle figurine Panini?
    Mai sentito parlare, per dire un nome, di quei "privati cittadini per i cazzi loro di Robert Capa o Ernest Hemingway" ?


  10. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    E' la dimostrazione di quanto ho scritto, un privato cittadino che viaggiava nei Paesi in guerra, ps. non faccia vedere a Yurj le impressioni e le storie vissute del Baldoni avute durante il viaggio a Cuba, se ne può risentire

 

 
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