
VITTORIO MESSORI CON IL TEOLOGO RATZINGER
(oggi Papa Benedetto XVI)
VITTORIO MESSORI IL CONVERTITO
una piccola biografia (non autorizzata)
del pensatore cattolico
del Vescovo + Giovanni Climaco MAPELLI *
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CHI E' VITTORIO MESSORI?
Sinceramente nessuno lo conosceva prima della sua conversione dall'ateismo....
ecco una breve biografia tratta dal suo stesso sito:
Vittorio Messori è nato a Sassuolo (Modena) il 16 aprile del 1941 da una famiglia contrassegnata dal tradizionale anticlericalismo emiliano. Il padre Enzo (che diverrà uno dei più noti e apprezzati poeti in dialetto modenese, autore di veri best seller a livello locale), dopo tre anni nel Regio Esercito militò nelladivisione Littorio della Repubblica Sociale.
gli studi
Così, sin dalla prima elementare, il piccolo Vittorio frequentò le scuole, ovviamente pubbliche, del centro della metropoli piemontese. Fece il ginnasio e il liceo classico al celebre D’Azeglio, i cui allievi (figli della borghesia torinese liberal e gauchiste) crearono sia la Juventus che l’editrice Einaudi.
Sempre a Torino, frequenta la facoltà di Scienze Politiche. Qui la sua formazione laica, razionalista ed agnostica si consolida a contatto con intellettuali del calibro di Luigi Firpo e Norberto Bobbio, di cui diventa allievofedele. Si laurea nel 1965 con una tesi in storia del Risorgimento, relatore il prof. Alessandro Galante Garrone e con due "sottotesi" discusse con gli stessi Bobbio e Firpo.
la conversione
Poco prima, nel luglio del 1964, dopo quella che lui stesso definisce "una evidenza del cuore", seguita alla lettura dei Vangeli, Messori si era convertito al cattolicesimo. Il racconto di quella conversione, e di quanto seguì subito dopo, è contenuto in uno splendido articolodi Francesco Cevasco, uscito sul Corriere della Sera del 29 luglio 2000.
Inizia, da allora, una ricerca appassionata delle "ragioni della ragione" a conforto delle "ragioni del cuore" che lo avevano spinto ad abbracciare la Fede. Bisognoso di conoscere quella prospettiva e quel mondo cristiano così inaspettatamente scoperti, decide di frequentare i corsi dell’Istituto di Cristologia per laici della Pro Civitate Christiana ad Assisi, dove trascorre il 1966 e il 1967, utilizzando soprattutto la grande bibliotecaper le ricerche in vista del libro che intende scrivere e che sarà Ipotesi su Gesù. Terminati i corsi, nel 1968 torna a Torino, dove inizia la sua attività professionale presso la SEI, la Società Editrice Internazionale i cui inizi risalgono a don Bosco stesso. Impegnato prima in redazione, passa poi a dirigere l’Ufficio Stampa, mentre comincia la collaborazione a giornali e riviste culturali. In contrasto con il clima “sessantottardo” che lo circonda, lontano da ogni ubriacatura ideologica e teologica (non parteciperà ad alcun corteo, non firmerà alcun manifesto, non si assocerà ad alcuna contestazione clericale), all’impegno professionale affianca la continuazione della ricerca per il suo libro.
Ci fermiamo qui poichè poi la biografia si dilunga nelle varie epoche della vita dello scrittore, così schedate, secondo un' impronta tipica del personaggio, molto formalista, diremmo pignolo e pedissequo :
schede vita
anni 1941.1969
anni1970.1979anni1980.1989
anni1990.1999anni2000.2004
Prima della conversione, dicevamo, Messori era un illustre sconosciuto: ci dice la biografia che era cresciuto ad una scuola razionalista e agonostica di sinistra, come tanti che adesso siedono nel nostro Parlamento e nel Governo, dopo aver scoperto dal 1989 in poi
come il Comunismo (il socialismo reale) era nefasto e come invece riscoprire le ragioni della fede cattolica (se non la fede diciamo la cultura cattolica) sia molto più redditizio in Italia e possa aprire ogni porta del potere costituito, nonostante i piagnistei della Chiesa sulla sua emarginazone culturale.
Certo Messori ha il pregio di aver capito almeno venti anni prima dei nostri sinistrardi, di lotta e di governo, che l'ideologia agnostico materialista comunista non reggeva con l'impatto della realtà.
Lo aveva capito molto prima di Gorbaciov e della caduta del Muro.
I miei ricordi di Messori risalgono ai tempi del Seminario, quando avevo soltanto 17 anni e non potevo non acquistare il suo best- seller che allora spopolava ovunque, e che era una specie di vademecum per i futuri sacerdoti, anche se nella Diocesi di Milano non veniva apertamente consigliato dai superiori poichè era scritto da un giornalista, e soprattutto un gornalista vicino a Comunione e Liberazione, notoriamente non simpatica nè a Paolo VI nè all'allora cadinale arcivescovo di Milano Giovanni Colombo, che fu' il superiore stesso del fondatore Don Luigi Giussani.
Colombo era del 1902 e Giussani del 1920, la stessa età di Papa Wojtyla che, come vedremo in seguito, darà forti riconoscimenti a questa Associazione laicale che agli inizi si chiamava Gioventù Studentesca e che già si faceva sentire nelle Università ed Atenei italiani.
Dicevamo della poco simpatia di cui godeva il gruppo di Don Giussani: era un realtà nuova, con una vis polemica spesso sopra le righe,
che cercava di marcare un suo territorio con un suo clero e una esposizione dottrinale per "iniziati": basta leggere alcuni testi del fondatore, che hanno un pregio nel ripresentare l' "Avventura cristiana", come un incontro, come una illuminazione personale, come accadde a Paolo sulla via di Damasco (mutando i linguaggi ad esempio di un convertito come Giovanni Papini, come Maurice Blondel e altri, fino ad inglobare più tardi anche un certo cristianesimo laico e profetico che troviamo in alcune opere di Pier Paolo Pasolini).
Si può leggere al proposito cosa scrive un ciellino doc come Renato Farina circa i rapporti tra Don Giussani e la Curia di Milano di allora (vedi http://www.tracce.it/det_Articoli.asp?Sezione=settembre+1997&ID=1997092 0 tratto dalla Rivista di CL Tracce n.8 del settembre 1997 ).
Questo articolo rimarca come dai primi rapporti difficili e dagli iniziali sospetti verso la nuova realtà ciellina, si è passati ad una sostanziale benedizione riconoscendo al fondatore e alle sue opere la permanenza " nell'alveo sicuro dell'ortodossia e di una fede che corrisponde alle esigenze del cuore umano". ( ibidem )
Ma abbandoniamo lo sfondo per così dire generale, da noi appena tratteggiato senza pretesa di esaustività, sul quale si inserisce a suo modo Vittorio Messori, per analizzare più da vicino cosa dice e fa' lo scrittore stesso.
Non vogliamo approfondirne in ogni sua parte la vita e l'opera, ad esempio tralasceremo del tutto le sue collaborazioni alle testate nazionali che via via si fanno più soventi, dopo l'apparizione del suo libro su Gesù.
Ecco il resoconto della vicenda di questo libro cult del monento :"Messori aveva consegnato alla SEI - editrice salesiana- (che scelse per motivi di amicizia) il manoscritto di Ipotesi su Gesù: in tutti quegli anni, alle molte inchieste che doveva fare per il giornale, aveva affiancato la sua personale, riservata inchiesta sulle origini del cristianesimo, cominciata dodici anni prima e continuata con tenacia. "Gli amici salesiani" ha ricordato poi lo scrittore "tennero nel cassetto per un anno quel libro e quando si decisero a pubblicarlo, nell’autunno del 1976, lo fecero in una brutta brossura con un tiratura inferiore a tremila copie. Lo stanziamento pubblicitario era risibile: qualche piccolo annuncio in pochi giornali. Nello smarrimento postconciliare, quei pur ottimi religiosi erano convinti che quella che definivano “apologetica”, quasi fosse una parolaccia, fosse ormai improponibile, che interessasse solo qualche cattolico anacronistico. Per questo restarono talmente sorpresi dell’immediata vendita della prima tiratura che, pensando a un equivoco, continuarono a lungo a fare piccole ristampe, immediatamente assorbite dal mercato".
Questi ricordi ci danno l'idea di come, nel clima postconciliare, e diremmo già di crisi della Chiesa, nel senso appunto letterale del termine greco crinei, (giudizio) cioè di riflessione su se stessa, in una accezione positiva, non soltanto negativa, rispetto al passato, si inserisce una certa pretesa (termine caro a Giussani) di moderna Apologia (che significa difesa).
L' apologia, si sa è una forma retorica filosofica, un genere proprio, inaugurato dagli antichi, (vi è in Socrate stesso come in Platone e tanti altri ) e poi mutuato dai primi autori della Chiesa, dalla stessa Patristica.
Ambrogio di Milao ad esempio è un grande apologeta della fede, contro gli ariani, e contro le sopravvivenze pagane del suo tempo, così lo è Agostino vescovo di Ippona.
Si può dire che quasi tutti i Padri della Chiesa dei primi secoli, tra cui molti martiri, considerando come fosse esiziale la difesa dei fondamenti dottrinali, attaccati da ogni parte a causa delle sempre insorgenti eresie, dovevano misurarsi con una Apologetica, che divenne un vero e proprio genere letterario e teologico.
L'apologia ha un limite comunque, in mezzo a tanti pregi, e cioè di essere sempre in posizione di difesa attaccando: usando termini più moderni e noi contemporanei possiamo dire che è un atteggiamento ostile e prevenuto, determinato da una lettura caricaturale
delle critiche che vengono fatte alla nostra appartenenza (di pensiero, di fede,di identità, di ideologia, di Chiesa, di associazione, di famiglia, ecc.)
Usando uno schema psicologico o psicoanalitico si può dire che l'apologia, in qualche modo, è una forma di pensiero "paranoico":
cioè il soggetto o il gruppo, che ha una connotazione identitaria molto forte e quindi di per sè già poco critica, nel senso della percezione autorappresentata, si vede minacciato da un'altra identità, percepita come pericolosa e compromettente la propria, anche quando è una posizione semplicemente esistente nel panorama della moderna frammentazione dei saperi e delle identità sociali.
Una volta individuata come minaccia e come pericolo, ecco che la difesa dell'apologeta, proprio come fa' il paranoico, inizia la sua manovra di attacco e di demolizione dell'avversario con una sorta di sadico piacere nel veder trionfare la propria verità a discapito dell'altro, fino all'uccisione delle stesse sue idee.
E' ovvio che fin tano che si uccidono le idee, se non altro l'apologeta è in sostanza un intollerante, cioè non tollera, non sopporta
il peso di un'altra presenza (e questo in genere noi sappiamo che è dovuto al carattere della persona medesima: inutile fare tanti discorsi di apertura mentale e di tolleranza se il soggetto ha una struttura rigida, di tipo paranoide e portata per sua costituzione alla radicalizzazione e allo scontro ).
Il guaio più grosso avviene quando per far valere la propria posizione, anche sociale, non soltanto ideale, si arriva a sopprimere anche la persona dell'altro che incarna quelle idee che malsopportiamo o non possiamo proprio digerire.
Molti Padri della Chiesa, autorevoli aologet, non andaro esenti da queste tentazioni, ed anche alcuni di coloro che la Chiesa venera come santi furono in sostanza degli intolleranti, che non s limitarono a controbattere con argomenti teorici le altrui tesi, ma arrivarono persino alla distruzione dei libri, delle opere, delle persone e dei gruppi stessi che erano visti allastregua di nemici da soppiantare.
Il linguaggio stesso degli apologet della fede era intriso di parole come "estirpare la mala pianta dell'eresia", "bruciare la sterpaglia del Demonio", " distruggere la genìa dei falsi pensatori..." e via dicendo.
Ad esempio per tornare ad Ambrogio, che fu una figura insigne dell'episcopato milanese, si stenta a credere che avesse inneggiato con soddisfazione e con queste parole "ringraziamo Dio Creatore che è stata distrutta la Sinagoga di Satana" a proposito della distruzione della Sinagoga ebraica di Odessa, che nulla aveva fatto di male ai cristiani, se non rendersi colpevole agli occhi dei Vescovi, come Ambrogio, di non "volersi convertire" alla fede in Cristo.
E lo stesso Agostino diceva che occorreva, riguardo i pagani e gli eretici, "costringerli ad entrare" nella Chiesa (quella militante), facendo una discutibile ed improbabile esegesi di quel passo evangelico in cui è narrato il banchetto del Re, che i convitati rifiutarono.
Questo costringere, con le buone o con le cattive, e con la forza, fu in un certo qual modo avvallato dalla prima patristica fino all'inzio del Medio Evo, quando poi la violenza in nome della religione di Cristo divenne pratica quotidiana, benedetta e sollecitata dai papi e dai vescovi in tutto l'Orbe.
Se non vi fosse stata una sorta di giustificazione teorica e teologica dei metodi violenti per difendere o imporre la fede, a parte gli sporadici casi di legittima difesa in presenza delle orde dei Turchi a loro volta indottrinati da una missionarietà feroce e pervasiva non estranea all'Islam, l'Inquisizione romana e spagnola non sarebberto forse neppure sorte all'orizzonte del cristianesimo e così non sarebbero state concepite nemmeno quelle spedizioni e battaglie sanguinose che vanno sotto il nome di Crociate.
E' ovvio che la storia non si faccia con i se, ma è indubbio che fu a causa degli apologeti più rigidi alla dottrina, e più intolleranti che dall'iniziale persecuzione dei cristiani ad opera degli imperatori romani e pagani, si passò senza creare grandi drammi di coscienza all'esplosione in casa cattolica e cristiana di una violenza non meno feroce e distruttiva.
Gesù Cristo affermò che i discepoli avrebbero certamente subito persecuzioni e insulti a causa della loro testimonianza, ma per quanto profetico il Signore stesso non arrivò mai a ipotizzare che sarebbero stati i suoi discepoli, o quelli che si ritenevano tali, a dirigere una sorta di persecuzione interna ed esterna ai danni degli altri.
Se questo è accaduto si dovrà pur fare un esame di coscienza : neppure una legittima difesa sembra plausibile agli occhi di Cristo e dei suoi discepoli.
"Quando uno ti perquote sulla guancia destra tu mostragli anche l'altra...", " Amate i Vostri nemici e fate del bene a coloro
che vi odiano!... " A chi ti toglie il mantello tu lasciagli anche la tunica..." e via citando sono innumerevoli i passi dei Vangeli dove il Maestro insegna una totale non belligeranza e una mitezza dell'animo, anche in presenza delle prevaricazioni altrui.
Questa era la misura per essere diversi dai "pagani", cioè da coloro che non credevano nel Dio della misericordia che Gesù insegnava, non già quello di imitarne la brutalità della reazione e della violenza.
Tornando a Vittorio Messori, non ci pare che la sua conversione, simile forse a quella di Paolo sulla via di Damasco, di colui che perseguitava la Chiesa (da fariseo) mentre forse Messori la osteggiava da agnostico e razionalista, lo abbia in qualche modo reso più docile all'insegnamento di quel Gesù su cui ha scritto una notevole messe di nozioni nella sua fortunata "Ipotesi".
Certo da quel libro, con interviste e bografie a papi e cardinali ne ha fatto di strada e si è trovato forse suo malgrado come una specie di guru, nel senso sia positivo orientale buddista, sia dispregiativo e abusato giornalistico, del cristianesimo cattolico.
Non c'è trasmissione dove non venga chiamato: una volta con bacchetta alla mano per indicarci come la Sindone sia autentica, e nel dettaglio come Gesù Cristo sia passato da quel lenzuolo di lino, in una guisa tale da lasciare quella e non quell'altra impronta.
Poi appare come mètre a penser sulla vita della Chiesa e come conoscitore di Papa Wojtyla, col quale pare abbia avuto una tale confidente familiarità da essere al corrente anche di particolari (del tutto insignificanti per altro) cui si attribuisce invece una sorta di cabala delle coincidenze e delle apocalittiche profetiche intersecazioni, che farebbero invidia all'altro esperto tuttologo pontificio Antonio Socci, al quale il video, in considerazione del suo carattere infuocato savonaroliano, non ha portato molto successo, nonostante i tanti appoggi esterni.
E poi esperto di etica e di bioetica, di coppie di fatto (ahi! che brutto nome) e di procreazione assistita e non assistita, e poi ancora di santi e di beati, di miracoli e di miracolati, di demoni ed indemoniati, di visioni e di vionari, di veggenti e di stigmatizzati.
Un'enciclopedia vivente, una Summa teologica in carne ed ossa del fenomeno religioso dal trash al mistico, dal misterico al paragnostico.
Vittorio Messori d'Aquino: con lui nascerà una scolastica della teologia per non teologi, anzi una religione o un sapere religioso quasi ateologico, per esegeti senza conoscenza delle lingue originali, per profani desiderosi di dottrine chiare come il sole, un prodotto naif, che - nell'universale ignoranza - venderà milioni di copie ed uno stuolo di giornalisti - anche laici- pronti a sponsorizzarlo.
L'importante è la fede! Non il sapere della fede, o teologia!
Ciò che conta - e che rende!- è la fede....
Lo sanno bene gli atei devoti, denominati Teo-con, tanto amici di Messori....
E' alla Chiesa sotto l'egida dell'Opus Dei e di Comunione e Liberazione, che il concreto Messori (concreto nel senso anche degli affari, dato che la scuola di Don Giùs - vezzeggiativo del don Giussani usato dai suoi adepti - ha formato pure buoni e determinati amministratori di quel Mammona cui Gesù invece diceva di guardarsi dal servire: uno per tutti il governatore ciellino Roberto Formigoni, anche lui, come Messori, figlio di padre che aderì alla Repubblica di Salò, e anche lui molto abile come lo scrittore a costruire una sua immagine e una sua carriera, anche remunerativa, molto stimata anche dall'intellighentia laica e liberale.
Dite che siano sciocchi questi discepoli di Giussani?!
Con la fede hanno incontrato anche tanto danaro, e come non pensare che vi sia la mano della Divina Provvidenza in così tanto evidente successo?
Quel "centuplo quaggiù" di cui parlava Gesù per i suoi discepoli, ecco che loro lo hanno potuto veder realizzare, sotto i loro occhi, in banca e nella moltiplicazione degli introiti: la fede paga.
Del resto, questa Chiesa di papa Ratzinger, che viene eletto attraverso la mano dell'Opus Dei (dai più maligni indicata come Santa Mafia e dai più benevoli Massoneria cattolica ) che guida quella dei cardinali in conclave, che tiene a battesimo i ciellini, come pure celebra i funerali del fondatore ( li fece il cardinal Ratzinger alla vigilia dell'elezione) volete che resti indifferente a chi le ha portato paginate e paginate gratis sui giornali più importanti ? (in genere di vuote esaltazioni e trionfalistici panegirici dei papi in carica e del cattolicesimo militante ). Volete che resti indifferente il teologo tedesco salito al soglio di Pietro, in merito a dissertazioni, più spesso inutili e artatamente impostate, sulla "sana laicità" e sul "riprovevole relativismo o deriva nichilista", che avrebbe invaso la nostra società moderna, e cui abboccano per una sorta di senso rovesciato di inferiorità (legge del contrappasso sessantottino?) i noti laici non laicisti che vanno per la maggiore ed ai quali è consentito per diritto insindacabile degli Editori miliardari di scrivere insieme con gli obbedienti vaticanisti storici, sui massimi giornali della patria ( i laicisti: nuovo conio ratzingeriano e ruiniano , sarebbero quelli che non accettano il loro smisurato potere di decidere le sorti - non soltanto etiche - della Repubblica Italiana e in genere vengono messi ai margini del pensiero unico contemporaneo accettabile ).
Come mai si è passati in Italia da un pensiero unico ( l'uomo ad una dimensione direbbe Herbert Marcuse) di sinistra, cioè da un'antropologia materialista socialista, ad un pensiero unico confessional - cattolico, sposato da tutti i Partiti dell'arco costituzionale repubblicano ? (ad eccezion fatta per i partiti numericamente minori: la Rosa nel Pugno di Radicali e Socialisti, i Verdi e forse Rifondazione Comunista e il PDC, questi ultimi molto meno agguerriti anti-clericali ).
Perche è in auge da destra a sinistra il pensiero unico cattolico che decide le sorti etiche del Paese, non tanto nei comportamenti cocreti quanto nei proclami politici?
E perchè ormai l'antropologia (e i suoi teoremi assiologici,cioè di valore) o è credente e cattolica o antropologia non è, bensì deriva nichilistica e radicalismo distruttivo?
In tal modo si proibiscono le libere scelte responsabili dei cittadini, si sopprime in campo etico la libertà di decidere, per sacrificarla ad una autorità statale che trasmette come cinghia di trasmissione le volontà dell'Autorità religiosa che sta in Vaticano.
Che gioco si sta giocando sulla pelle di tutti noi?
Vorrei concludere- senza pretesa alcuna di esaustività- questo excursus su Vittorio Messori, che chiama in causa ed in cauda (in coda) tutta una realtà di Chiesa, direi posta agli antipodi almeno ideali di quella intesa dal Cardinal Martini (esiliato per sua volotà a Gerusalemme) o del Vescovo don Tonino Bello, ormai defunto nel senso sia reale che ideale,, oppure lo stesso Vescovo Luigi Bettazzi, discepolo del Cardinal Lercaro, come pure quella amata dal Cardinale di Torino padre Michele Pellegrino.
In cauda dicevamo, e secondo l'antico detto "in cauda venenum" (in coda il veleno, come per il serpente), vorrei riportare cosa ha detto Messori circa la Chiesa di oggi, per lo meno per ciò che riguarda quei poveri preti omosessuali che ne farebbero parte, e che l'Ansa ha così pubblicato nel suo lancio:
CHIESA: VITTORIO MESSORI, TROPPI GAY NEI SEMINARI
(ANSA) - ROMA, 11 AGO - ''Il problema? Troppi gay nei seminari'': e' il titolo di un'intervista oggi sulla Stampa a Vittorio Messori, che segnala come ''prima la Chiesa era molto attenta a mettere delle barriere all'ingresso'' in seminari e monasteri, poi pero' ''il no alla discriminazione ha permesso l'ingresso in forze degli omosessuali e ora la Chiesa paga quell'imprudenza''.
''Casi come quelli esplosi in questi giorni, la Chiesa li ha sempre ricondotti sotto il proprio controllo'', rileva Messori, che ad una domanda sugli 'ultimi casi giudiziari di don Gelmini e dei sacerdoti ricattati a Torino', cosi' risponde: ''Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora?
Se fosse cosi' per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora?'' Alla domanda se 'la Chiesa non controlla piu' i sacerdoti', Messori ricorda che ''nessuno osa piu' comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina... ci si indigna dei peccati dei sacerdoti ma se l'autorita' ecclesiastica cerca di imporre le regole scoppia il finimondo e si grida alla repressione, all'autoritarismo, alla discriminazione''. (ANSA).
Bene, dopo l'iniziale tentennamento di Ratzinger al quale del resto si debbono i primi provvedimenti per far pulizia di quel "marciume" a cui si riferiva nella tradizionale Via Crucis al Colosseo, adesso il suo guru pensatore, gli indicherà quella mano forte, il classico pugno in un guanto di velluto, da usare ope legis contro i vili sodomiti che infangano il buon nome della Santa Romana Chiesa.
Era più che scontato che questo profeta di sventure, quasi novello Geremia, doveva alzare la voce contro gli odiati gay e le odiate lesbiche (a proposito non si è occupato mai il Messori delle suore? mi dicono che di donne lesbiche ve ne sono molte nei conventi e monasteri, e forse qualcuna nemmeno del tutto casta, Dio mi perdoni l'ardire! vedi : "Ho saltato il muro " biografia dopo 40 anni di clausura di una suora uscito nei primi anni '90 da una casa editrice poco conosciuta ).
Si una bella epurazione stile Genilini anche dentro la Chiesa cattolica, una volta per tutte!
Quando si dice un convertito, uno che non credeva neppure (magari era meglio!) che ritrovata la luce, abbacinato, vuol costringere a credere tutti, e per primi vuol far fuori i gay e le lesbiche che attentano alla santità di una Chiesa vergine e madre (ossimoro?), s'intende con maniere forti ma non violente, cioè adeguate ai tempi moderni.
Mi rifiuto infatti di immaginare che avrebbe fatto con le sue idee in testa un Messori, accanto ad un Benedetto XVI per esempio
sul finire del '500, cioè a ridosso dei casi Galileo Galilei e Giordano Bruno !
Non pensiamoci....
Adesso i preti gay (l'ultimo di cui narrano le cronache fu' un frate carmelitano issato su un palo co un cartello al collo che recitava "Sodomita!"e portato con pubblico ludibrio - eh l'antica saggezza popolare! il popolo di Dio! - per le vie di Napoli nel 1820)
avranno vita breve, i seminaristi ancor più breve!
E le giovani vocazioni nemmeno più speranza.
* CHIESA CRISTIANA ANTICA CATTOLICA E APOSTOLICA
(non romana) del Primo Millennio