Prato riduce flotta, personale e Malpensa.
No di Formigoni e Moratti
Il 7 settembre si ricapitalizza
Roma. Maurizio Prato ha tracciato la nuova roadmap per chiudere la penosa vicenda Alitalia. Sarà Citigroup a svolgere il ruolo di advisor per l’individuazione di nuovi potenziali acquirenti. Il consiglio di amministrazione ieri ha anche approvato un piano di “sopravvivenza/transizione”. Confermato il ridimensionamento di Malpensa, la cui nuova missione sarà quella di sviluppare le attività charter, cargo e low cost attraverso la controllata Volareweb. Hub della compagnia tornerà a essere Fiumicino. Ai politici milanesi che avevano preventivamente minacciato azioni di ritorsione in caso di disimpegno, Prato invia un messaggio conciliativo: il principale nemico di Malpensa si chiama Linate, rivedete la ripartizione dei voli tra i due aeroporti e noi torneremo a puntare sul nord Italia.
Una mano tesa respinta dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, che parla del piano Alitalia come contrario a qualunque logica di mercato, e dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, secondo il quale le scelte di Prato sarebbero irrazionali.
Il vertice aziendale ha comunicato che si dovrà procedere anche ad una riduzione degli organici, senza quantificare il numero, facendo ricorso agli ammortizzatori sociali.
Il piano prevede una riduzione della flotta.
Per quanto riguarda Alitalia Servizi, si sta valutando di riportare nel perimetro aziendale le attività di manutenzione.
Confermato che si dovrà ricorrere a un nuovo aumento di capitale, il quantum sarà deciso il 7 settembre. Si tratterà quindi della terza iniezione di denaro in cinque anni.
Nel 2002, sotto la gestione di Francesco Mengozzi, Alitalia incassò 1,4 miliardi di euro (advisor Imi San Paolo), mentre nel 2005 Cimoli raccolse dal mercato e dal Tesoro un altro miliardo di euro (advisor Deutsche Bank). In tutte le circostanze i capi azienda si sono giustificati affermando che si rivolgevano al mercato per errori dei loro predecessori e per scongiurare il rischio di insolvenza. Rimesse le cose a posto, assicuravano, l’azienda si sarebbe sostenuta con i ricavi.
Il nuovo presidente ieri non ha anteposto questa premessa-promessa. Non ha trovato infatti conferma lo scenario ipotizzato che voleva Prato deciso a rimandare di dodici mesi la privatizzazione perché convinto di dover prima ristrutturare l’azienda.
La domanda che gli osservatori si pongono adesso riguarda il come della privatizzazione.
Da quanto risulta al Foglio il mandato di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa è quello di vendere la società senza porre condizioni sulle modalità tecniche.
Le opzioni sarebbero due. Nella prima il nuovo soggetto sottoscrivendo interamente l’aumento di capitale, diventerebbe l’azionista di controllo (attualmente Alitalia capitalizza poco più di un miliardo di euro) e il Tesoro diluirebbe a meno della metà la sua quota attualmente del 49,9 per cento.
Questo schema avrebbe un punto di forza: i soldi spesi dal compratore rimarrebbero in azienda e potrebbero essere reinvestiti, cosa che non accadeva con il precedente bando dove il nuovo azionista avrebbe dovuto rilevare la quota pubblica e poi provvedere a finanziare l’azienda.
Inoltre, in questa ipotesi “anche se si superasse la soglia del 30 per cento, non scatterebbe l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto - precisa Eugenio Ruggero dello Studio Visentini Alpeggiani – L’articolo 49 del Regolamento emittenti della Consob prevede l’esenzione di opa proprio in caso di aumento di capitale di una società in crisi, se in presenza di un piano di ristrutturazione del debito comunicato alla commissione. Esenzione che non c’è invece se la soglia si supera per l’acquisizione di quote da un altro azionista”.
La seconda strada, più improbabile, sarebbe la riproposizione della gara con la cessione della quota pubblica a un nuovo azionista senza anteporre questa volta vincoli e paletti. Il compratore dovrebbe poi decidere come procedere all’obbligo di aumento di capitale, se riservarlo a se stesso oppure chiedere il sostegno del mercato.
www.ilfoglio.it del 31 agosto 2007 pg 1
saluti




Rispondi Citando
.....la storia è piena di similcasi.