In visita a Ramallah il ministro degli Esteri italiano ha esibito il massimo di deferenza per il presidente Abu Mazen, sottolineando che l’incontro si svolgeva con lui e non con Hamas.
Ci mancherebbe altro.
Le incaute aperture di credito del governo italiano a un impossibile dialogo con Hamas hanno scatenato una specie di guerra diplomatica.
Il responsabile della politica estera europea Javier Solana, su questo punto, è stato altrettanto netto di Condoleezza Rice (forse persino di più, visto che le aperture di D’Alema mettevano in discussione il suo ruolo personale).
Il premier israeliano Ehud Olmert aveva protestato direttamente con Romano Prodi per le posizioni del suo vice che Prodi stesso era parso avallare, seppure con una dichiarazione contraddittoria e incomprensibile.
La risposta dello stesso presidente palestinese Abu Mazen è stata nettissima, ribadita ieri nella nuova condanna del golpe di Hamas a Gaza, espressa alla presenza di un imbarazzatissimo D’Alema, al quale il premier del governo palestinese ha ripetuto, chiaro e tondo, che chi vuole un dialogo con Hamas commette un gravissimo errore.
Per Salam Fayyad i dirigenti di Hamas debbono “andare al diavolo”, altro che dialogo.
Solo D’Alema si dice convinto della assoluta linearità della sua condotta, ribadisce di non aver mai avuto alcun dubbio sull’esigenza di appoggiare in tutto e per tutto gli sforzi di pace di Abu Mazen, il presidente che gli uomini di Hamas hanno tentato più volte di assassinare.
Se le cose stessero così, perché mai i leader della formazione golpista e terrorista che sottopone la striscia di Gaza a una feroce oppressione, avrebbero più volte ringraziato il governo di Roma, indicandolo come esempio di indipendenza dall’America e dallo stesso quartetto?
Evidentemente per D’Alema sono gli altri, tutti gli altri, a non aver capito niente, non lo sfiora neppure il dubbio di essersi, almeno, spiegato male.
Così, anche quando recita l’autodafé a Ramallah, appare insopportabilmente arrogante.
Ferrara a pg 3 de www.ilfoglio.it del 5 settembre ’07
saluti




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