An è alle prese con la sua ennesima fase di rilancio e lo fa rifiutando polemiche sterili e scegliendo di essere con chiarezza la destra. Il che non vuol dire che non si debba riflettere su errori che sono emersi anche nell’assemblea nazionale del partito. Dove non abbiamo taciuto. Purtroppo c’è sempre una valutazione superficiale del dibattito interno ad An. Personalmente non da oggi ho criticato una serie di errori. Tra gli altri la sopravvalutazione di esponenti che, assecondati in ogni pretesa, non hanno corrisposto a questa eccessiva generosità, che si è rivelata quello che era: un errore politico. Alcune prese di posizione, dal diritto di voto agli immigrati alla fecondazione assistita, sono state rintuzzate senza attese o esitazioni. Ed oggi le posizioni prevalenti nel partito sono quelle di chi ha parlato da subito un linguaggio di destra.
Anche in questi giorni, a fronte degli errori dei nostri alleati sul sistema elettorale tedesco, che Berlusconi – anche alla luce della valutazione negativa dell’intera An – sembra aver archiviato, è spuntata l’anomala comparsata di An accanto a Di Pietro. Tonino talvolta dice cosa di “destra”, ma alla coerenza sull’indulto ha preferito la poltrona. Da magistrato fustigò molti, ma fu prudente con i diessini. E il Tar ha appena, e logicamente, bocciato la sua decisione di annullare gli appalti di importanti opere pubbliche, paralizzate dalle decisioni sue e del governo. Lasciamo Tonino al suo destino. Un conto è condividere con lui la scelta referendaria, altro è mettersi fianco a fianco per intergruppi e altre cose mai discusse e approvate in An.
Bisogna riprendere l’abitudine alla discussione all’interno dei partiti. Non considerando un dramma eventuali opinioni diverse, né subalternità il tentativo di cercare, soprattutto in momenti delicati, lunità interna. Io su una scelta chiara a destra non ho mai avuto dubbi. Né avverto la sindrome della novità a tutti i costi. Sindaci di sinistra scoprono le emergenze sicurezza e droga. In Inghilterra il primo atto qualificante di Gordon Brown, uomo di sinistra succeduto a Blair, è stato quello di proporre norme severe contro la marijuana. La cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy, d’accordo con il liberista commissario Ue Mandelson, propongono barriere all’acquisto di aziende europee da parte di capitali pubblici cinesi o russi. Merkel e Sarkozy sono leader del Ppe e sposano la tesio del “patriottismo economico” contro l’aggressione asiatica. Sono poco moderni? Poco liberali? Non credo. E’ passatista difendere la nostra identità cattolica di fronte all’espansione dell’Islam, non fatto solo da terroristi, ma ambiguo con il fondamentalismo?
E mettere sotto processo il’68 quarant’anni dopo? A quell’ondata dobbiamo l’attacco al merito nelle scuole e nelle università, l’iperambientalismo che ha bloccato il nucleare e causato emissioni inquinanti, la cultura dello sballo con l’uso di massa di droghe, il ritorno della violenza nella politica con il terrorismo. Insomma sbaglia chi pensa che stare a destra voglia dire scegliere il “vecchio”. E’ anzi la nuova frontiera che sceglie anche una sinistra cialtrona e assai meno credibile di noi. Né c’è bisogno di fare gare a chi è la destra. Purchè abbia la voglia, la grinta, il cuore per esserlo fino in fondo. Se si tratta di fare questo bene, tutti ai remi. Anche correggendo errori organizzativi e forzature in alcune scelte. Qualche mediocre faccia un passo indietro. Chi ha voglia di fare agisca, indipendentemente dai pennacchi, spesso male attribuiti. E l’esempio venga dall’alta. Il nostro è un partito-comunità, che ha bisogno di passione più che di fogli d’ordine. Si sono perse delle occasioni, oggi tutti per il partito unitario fuori tempo massimo, ieri dubbiosi quando io lo proponevo. Non siamo all’ultima spiaggia. Ma non possiamo nemmeno considerare l’ombrellone l’unica meta.
Fonte : http://www.gasparri.it/html2/editoriale.php?id=177




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